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Editoriale

Una partita pari e patta

Usa/Cuba. Nessuno scacco matto. E Fidel che farà?

Barack Obama

Barack Obama arriva a L’Avana nel primo pomeriggio di oggi (orario di Cuba). E’ un viaggio storico, inimmaginabile fino a un anno fa. Obama ha avviato la normalizzazione dei rapporti tra Stati uniti e Cuba, impresa che non era riuscita ai suoi predecessori democratici Jimmy Carter e Bill Clinton. Lo stesso ha fatto Raúl Castro, la cui leadership è più pragmatica, meno carica di riferimenti storici e conflitti rispetto a quella di Fidel.

Da questo viaggio di Obama in territorio cubano, salvo imprevisti, non si potrà tornare indietro. La folta delegazione che accompagna il presidente statunitense è composta da imprenditori, politici e rappresentanti di associazioni che chiedono la fine di tutte le clausole del blocco economico contro l’isola. Anche il governo cubano non ha intenzione di fare marcia indietro. I rapporti con Washington sono decisivi per lo sviluppo della propria economia. L’Avana, non piegata da mezzo secolo di accerchiamento politico, economico e militare, guarda a Cina e Vietnam che beneficiano delle buone relazioni con Washington. La vigilia di questo appuntamento è già stata ricca di novità: fine dell’embargo postale e telefonico tra i due paesi, possibilità per atleti cubani di militare in squadre statunitensi, possibilità di commerciare in dollari, ripristino di voli aerei diretti e di collegamenti marittimi, nuovi via libera ai turisti made in Usa. Manca poco per archiviare il più lungo embargo della storia datato 1962. Non tutto il potere in questa materia è nelle mani di Obama, ma la sua svolta assomiglia a un ciclone che travolge le residue resistenze.

Da oggi a martedì si svolgerà dunque una partita a scacchi diplomatica tra le diplomazie dei due paesi. Si sa che Obama visiterà già questo pomeriggio La Habana vieja, il bellissimo quartiere coloniale della capitale cubana. Poi incontrerà il cardinale Jaime Ortega in omaggio alla mediazione positiva svolta da papa Francesco. Domani è invece il giorno dell’incontro ufficiale tra Obama e Raúl Castro, che dovrebbe svolgersi nel luogo altamente simbolico per i cubani del mausoleo di piazza della Rivoluzione dedicato a José Martí, ispiratore dell’indipendenza di Cuba come nazione. Proprio il tema dell’autonomia identitaria dell’isola ha riacceso negli ultimi mesi il dibattito tra gli intellettuali cubani, preoccupati di un abbraccio troppo soffocante con l’ex nemico.

Da qui il loro invito a non smarrire e rinnovare l’insegnamento di Martí e poi quello della rivoluzione del 1959. Il tema dell’indipendenza nazionale è il nervo sensibile di Cuba: ecco perché non rinuncia a chiedere la restituzione della base militare di Guantanamo. Al vertice Obama-Castro seguirà l’attesa conferenza stampa dei due presidenti di fronte agli oltre 500 giornalisti accreditati, dopo un summit tra imprese per verificare impegni economici reciproci. Michelle Obama e le figlie Sasha e Malia visiteranno ospedali e centri culturali. Lunedì si concluderà con una cena ufficiale presso il Palazzo della rivoluzione, sede del governo dell’isola.

Martedì è giornata clou. Obama terrà in mattinata un discorso sui tempestosi rapporti tra Stati Uniti e Cuba degli ultimi decenni che dovrebbe segnare lo spartiacque con il passato. La sede sarà il Gran Teatro dell’Avana, dedicato di recente ad Alicia Alonso, mito della danza classica cubana e ancora attiva nonostante i suoi oltre 90 anni. In sala è prevista una nutrita rappresentanza della società cubana, oltre alle delegazioni diplomatiche presenti a Cuba. Il discorso sarà trasmesso in diretta anche dalla televisione cubana. È un privilegio che era stato concesso solo a Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, i tre papi che hanno visitato l’isola in anni recenti. Nel pomeriggio di martedì Obama incontrerà nella sua ambasciata rappresentanti dei gruppi cubani del «dissenso». Riflettori accesi anche in questa occasione. In serata, infine, il match di baseball – sport nazionale nei due paesi – tra le rappresentative di Cuba e Stati uniti. Tra gli spettatori, quasi sicuramente, Castro e Obama.

Fin qui il programma ufficiale. I saluti sono previsti mercoledì. Non si escludono però fuori programma. Ci sarà per esempio l’incontro tra Obama e Fidel Castro? Difficile pensare che Fidel rimanga del tutto in ombra in questi giorni. Si vocifera anche della partecipazione di Obama a trasmissioni umoristiche in tv. In attesa di questo storico viaggio c’è stato infatti pure il boom di chistes, barzellette e sketch comici. Oltre a quello, in cui i cubani sono maestri, di brani musicali a ritmo di salsa dedicati al buon vicinato tra i due paesi.

Da giovedì prossimo verrà il tempo dei bilanci. Intanto godiamoci un evento che sembrava impossibile, sapendo che nel gioco degli scacchi è previsto anche il pareggio, non solo lo scacco matto per l’uno o per l’altro. Di sicuro è iniziata una nuova sfida tra le due sponde del Golfo della Florida. A L’Avana la festa continuerà il 25 marzo con il concerto dei Rolling Stones. Chissà se renderanno omaggio alla statua di John Lennon seduto su una panchina che campeggia in uno dei giardini del quartiere Vedado. A Cuba il muro della diffidenza verso il rock è caduto già da parecchi anni.

  • Paolo Camaioni

    Mentre Cienfuegos ed Il Che si staranno rigirando nella tomba, non vorrei rivedere tra qualche anno il “meraviglioso” spettacolo della Cuba prerivoluzionaria, quello di un isola governata da un dittatorello fascistoide filoamericano. Occhio compagni cubani, non fidatevi ne di bergoglio (che sta portando a termine l’opera del polacco…) ne dei camerati di luttwak.