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Editoriale

Sedotti dall’arroganza di Renzi

La musica di Renzi. Le ultime villanie del premier dicono qualcosa di nuovo su noi tutti: che ci stiamo assuefacendo a una volgarità e una violenza che dovrebbero destare allarme e forse scandalizzare

Matteo Renzi

Ne ha dette, ne dice giornalmente tante e tali che non ci si dovrebbe più far caso. Ma una delle ultime esternazioni del presidente del Consiglio urta i nervi in modo particolare, sì che si stenta a dimenticarsene. «I sindacati debbono capire che la musica è cambiata», ha sentenziato con rara eleganza a margine dello «scandalo» dell’assemblea dei custodi del Colosseo. Non sembra che la dichiarazione abbia suscitato reazioni, e questo è di per sé molto significativo. Eppure essa appare per diverse ragioni sintomatica, oltre che irricevibile.

In effetti la rozzezza dell’attacco non è una novità. Come non lo è il fatto che il governo opti decisamente per la parte datoriale, degradando i lavoratori a fannulloni e i sindacati a gravame parassitario che si provvederà finalmente a ridimensionare. È una cifra di questo governo un thatcherismo plebeo che liscia il pelo agli umori più retrivi di cui trabocca la società scomposta dalla crisi. Sempre daccapo il «capo del governo» si ripropone come vendicatore delle buone ragioni, che guarda caso non sono mai quelle di chi lavora. E si rivolge, complice la grancassa mediatica, a una platea indistinta al cui cospetto agitare ogni volta il nuovo capro espiatorio.

Sin qui nulla di nuovo dunque. Nuova è invece, in parte, l’ennesima caduta espressiva. Un lessico che si fa sempre più greve, prossimo allo squadrismo verbale di un novello Farinacci. Così ci si esprime, forse, al Bar Sport quando si è alzato troppo il gomito. Se si guida il governo di una democrazia costituzionale non ci si dovrebbe lasciare andare al manganello.
«La musica è cambiata», «tiro dritto» e «me ne frego». Senza dimenticare i beneamati «gufi». Quest’uomo fu qualche mese fa liquidato come un cafoncello dal direttore del più paludato quotidiano italiano. Quest’ultimo dovette poi prontamente sloggiare dal suo ufficio, a dimostrazione che il personaggio non è uno sprovveduto. Sin qui gli scontri decisivi li ha vinti, e non sarebbe superfluo capire sino in fondo perché. Ma la cafoneria resta tutta. E si accompagna alla scelta consapevole di selezionare un uditorio di facinorosi, di frustrati, di smaniosi di vincere con qualsiasi mezzo – magari vendendosi e svendendosi nelle aule parlamentari.

Secondo un’idea della società che celebra gli spiriti animali e ripudia i vincoli arcaici della giustizia, dell’equità, della solidarietà.
Di fatto il tono si fa sempre più arrogante, autoritario, ducesco. Gli altri debbono, lui decide. Ne sa qualcosa il presidente del Senato, trattato in questi giorni come quantità trascurabile. E qualcosa dovrebbe saperne anche il presidente della Repubblica, che evidentemente ha altro a cui pensare, visto che non ha fatto una piega – un silenzio fragoroso – quando Renzi ha minacciato di chiudere il Senato e trasformarne la sede in un museo – per fortuna non più in «un bivacco di manipoli». E forse proprio qui sta il punto, ciò che non permette di liberarsi di questo fastidioso rumore di fondo.

Questa ennesima villania non aggiunge granché a quanto sapevamo già dell’inquilino di palazzo Chigi, del suo profilo, del suo, diciamo, stile. Dice invece qualcosa di nuovo e d’importante su noi tutti, che ci stiamo assuefacendo, che ci disinteressiamo, che registriamo e accettiamo come normale amministrazione una volgarità e una violenza che dovrebbero destare allarme e forse scandalizzare. Tanto più che non si tratta, almeno formalmente, del capo di una destra nerboruta.

Nessuno ha protestato, nessuno ha reagito: men che meno, ovviamente, gli esponenti della «sinistra interna» del Pd, in teoria attenti alla qualità della nostra democrazia e alle ragioni e alla dignità del mondo del lavoro. Queste parole sono scivolate come acqua sul marmo, segno che le si è assunte come del tutto normali, cose giuste dette al momento giusto. In effetti da un certo punto di vista indubbiamente lo sono. Quest’ultima aggressione si armonizza appieno con la «musica» che questo governo suona da quando si è insediato. Ma la forma è sostanza, soprattutto in politica. E il sovrappiù di aggressività e di volgarità che la contraddistingue stupisce non sia stato nemmeno rilevato.

Evidentemente ci va bene essere governati da uno che – al netto delle sue scelte, sempre a favore di chi ha e può più degli altri – non sa aprir bocca senza minacciare insultare sfottere ridicolizzare. Ci va bene la tracotanza, ci piace la supponenza, ci seduce l’arroganza. Apprezziamo la violenza che scambiamo per forza e per autorevolezza. Dovremmo rifletterci un po’ su. Dovremmo fare più attenzione alle parole dette e ascoltate, avere maggiore rispetto per noi stessi. E chiederci finalmente che cosa siamo diventati e rischiamo di diventare seguitando di questo passo.

  • Torrealata

    Egregio Prof Burgio , ho apprezzato il suo editoriale per la lucidità dell’analisi e della argomentazione (rispecchia TOTALMENTE mie riflessioni sulla Renzi/espressione) mi permetto una piccola osservazione : il fatto che il nostro premier non sia uno sprovveduto dipende, a parer mio, dal suo essere sostenuto a tutto tondo, dal sapere che il suo potere (praticamente regalatogli), è a prova di qualsiasi nefandezza sia verbale che contenutistica. Il suo eloquio volgare e aggressivo è tipico dei cialtroni ignoranti da bar che ,però. si badi bene, sanno di non rischiare pugni in faccia. Qualunque altro leader politico, se si esprimesse come Renzi,, sarebbe sì, allora, uno sprovveduto perché non consapevole della possibiltà di offendere il proprio elettorato..Lei stesso cita il fragoroso silenzio di Mattarella, (ci si poteva aspettare altro?), le mancate repliche della “minoranza dem”. L’aspetto più preoccupante oltre all’assuefazione cui lei si riferisce è che ,ovunque ci sia un “capetto” il linguaggio, l’arroganza di Renzi sta già facendo scuola. La violenza verbale ha un gran potere subliminale, si insinua, si ripete e si ripropone nei comportamenti. Anch’io mi sento offesa quando Renzi minaccia la trasformazione del Senato in museo, anch’io mi sorprendo davanti all’ignavia di noi italiani ,ma mi dico, anche, che ci vorrebbe una guida sul “che fare”.
    E una idea,si apre, allora: tutti, ma proprio tutti coloro che condividono la certezza che il soggetto vada fermato dovrebbero trovare una linea comune di “lotta” ,dagli intellettuali, ai giornalisti , ai politici…ci vorrebbe un’unione delle coscienze offese, delle categorie massacrate, anche quelle dei tanti silenziosi. Un’indicazione, un percorso, almeno da tentare. La frammentazione delle iniziative di dissenso gioca a suo favore.,
    Io condividerò il suo editoriale su Fb…ma è troppo poco, è quasi niente .non mi sento bene per questo
    Le parole, certo,hanno una funzione importantissima. non ultima l’attenzione che tengono viva sul momento che ci tocca vivere
    Condividere, prendere coscienza non basta più. Il bullo “se ne frega” –
    E il 2018 è troppo lontano Buon lavoro Donatella longo

  • http://classe.tumblr.com/ Classe Tumblr

    Comunque io trovo molto spesso più buonsenso e “progressismo” al Bar Sport che nei circoli politici e intellettuali. Secondo me bisognerebbe fare un minimo di sforzo per limare il classismo che emerge dall’utilizzo di certi luoghi comuni.

  • Pietro Pagliara

    Sono un utilizzatore di F.B. e riscontro, forse a voi vi sfugge, una volgarità e una aggressione mai vista prima nei confronti del nostro Presidente del Consiglio ed estesa anche alla moglie che, disgrazia sua, fa l’insegnante da qualche tempo. Quella sì che è volgarità! inoltre voglio farvi presente che, guarda caso, la fiducia dei consumatori è salita a 112,7, trattasi del valore più alto dal mese di marzo del 2002; l’indice di fiducia delle imprese è passato a 106,9, massimo storico dal novembre 2007. Questi sono i numeri del Governo RENZI, ma di che state parlando. L’odio offusca la mente!

  • Rolyfirenze

    Sono numeri da Superenalotto.- Lei dimentica i suicidi degli imprenditori dal 2002 ad oggi, dimentica come i giovani Laureati e Non sono imbarazzati nello scegliere uno dei tanti lavori che vengono loro proposti, Lei non ha vissuto neanche un secondo da cittadino Fiorentino, altrimenti non scriverebbe quello che scrive.- Noi FIORENTINI non odiamo Renzi lo consideriamo per quello che è, cioè meno di ZERO e brutta copia di Berlusconi, il che è tutto dire.- L’amore e l’ilodolatria non VI offuscano niente perchè NIENTE avete e sappia che la verità è sempre volgare quando ci TOCCA.- E oltre la signora Agnese introduca e ci illumini sugli affari del Signor TIZIANO.-

  • Pietro Pagliara

    Io, non ho mai votato Renzi, giudico quello che sta facendo il suo Governo e come persona civile giudico il linguaggio che viene usato nei suoi confronti. Inoltre faccio il confronto con i Governi che ci hanno amministrato in questi ultimi venti anni. Non sarò fiorentino ma per questo non vuol dire che non abbia capacità di osservazione. Dal tenore della sua risposta deduco che lei non odia RENZI ma lo straodia! Cosa c’ entrano, poi i suicidi degli impernditori, che io conosco benissimo essendo loro consulente?