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Editoriale

Sabir chiama in causa l’Occidente

A un anno di distanza, il Parlamento italiano, nonostante le decine di migliaia di firme raccolte dal Comitato 3 ottobre, non ha ancora approvato la legge che istituisce la Giornata della memoria e dell’accoglienza, in ricordo dei migranti morti in mare innanzitutto a causa dell’attuale legislazione che impedisce gli ingressi legali.
Solo pochi giorni fa il testo di legge, depositato da mesi, è stato calendarizzato in Commissione alla Camera, un testo molto scarno e senza previsione di spesa. Servirà però una reale volontà politica del Parlamento perché il provvedimento completi il suo iter, giungendo a buon fine. Si arriverà dunque a celebrare quest’anniversario con una politica per troppo tempo sorda o quantomeno inerte di fronte al moto di indignazione che ha scosso la coscienza di gran parte dell’opinione pubblica mondiale all’indomani della più grande strage avvenuta nel Mediterraneo. Una politica che, istituendo quella Giornata dal forte valore simbolico, avrebbe almeno in parte riconosciuto dignità alle vittime e compiuto un doveroso atto di giustizia nei confronti delle loro famiglie.
Il 3 ottobre l’Arci, oltre a ricordare a Lampedusa quei morti nelle iniziative organizzate dal Comitato che da quella giornata ha preso il nome, sarà in tante altre piazze italiane, insieme ad organizzazioni sociali, reti e semplici cittadini, per manifestare la propria indignazione per questa politica, che assiste alle migliaia di morti di frontiera senza assumersi le responsabilità che spettano a un grande Paese come il nostro e senza realizzare scelte in grado di intervenire all’origine di queste tragedie.
In molte città ricorderemo i morti di quella strage, ma anche tutti quelli che purtroppo abbiamo dovuto contare successivamente, in questo 2014, morti non per un destino cinico e baro ma per le decisioni assunte – o colpevolmente non assunte – nelle aule del Parlamento o nelle stanze dei vari governi che si sono succeduti negli anni.
E chiederemo che il governo in carica non metta fine al programma Mare Nostrum, resistendo alla propaganda razzista che ne pretende l’immediata chiusura. Si tratta infatti dell’unico provvedimento adottato che ha consentito di salvare concretamente migliaia di vite umane, ben sapendo che si tratta di una scelta che non risolve il problema ma che ne attenua gli effetti nefasti.
Ben altro dovrebbe infatti fare l’Europa per poter continuare a definirsi un continente civile.
Nel resto del mondo l’Unhcr (Alto Commissariato Onu per irifugiati) gestisce centinai di crisi, dando risposte ai profughi in fuga da guerre e persecuzioni. Non si capisce davvero perché, in un momento nel quale conflitti e crisi nell’area del Mediterraneo producono centinaia di migliaia di persone in fuga, i governi dell’Unione Europea non possano ricorrere a chi di questo si occupa, in base a un mandato internazionale, per gestire il passaggio in sicurezza di quelle persone dal nord Africa all’Europa. Ci chiediamo perché in Giordania dalla Siria sì e invece dalla Libia o dalla Tunisia in Italia no.
E’ urgente aprire canali umanitari, affidati dalla Ue alla gestione dell’Unhcr, se davvero si vogliono neutralizzare i trafficanti e impedire altre stragi.
Da oggi al 5 ottobre l’Arci promuove, con il Comitato 3 ottobre e il Comune di Lampedusa e Linosa, il Festival Sabir sull’isola. Oggi Lampedusa, nell’immaginario collettivo, è legata soprattutto ai grandi flussi di migranti, alle tragedie che nel canale di Sicilia si sono consumate, ad un’accoglienza quasi sempre fornita in condizioni di emergenza, nonostante la solidarietà di cui spesso hanno dato prova i suoi abitanti. L’intento del Festival è quello di restituire all’isola un’immagine diversa, di valorizzarne il potenziale sociale, economico e culturale, di rafforzarne il ruolo di ponte tra le due sponde del Mediterraneo.
Durante i 5 giorni del Festival si alterneranno dibattiti con ospiti internazionali, laboratori, eventi teatrali e musicali, spazi dedicati alla letteratura. Una riflessione collettiva, che utilizzerà vari strumenti, perché di frontiera non si debba più morire.
* vicepresidente nazionale Arci