closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Perché la tassa immobiliare è giusta e possibile

È bastato che dal ministro per la Salute venisse una ragionevole apertura verso la progressività del pagamento sui ticket sanitari per ascoltare toni da Vandea. Tanto per fare un esempio, Il Giornale di mercoledì è arrivato addirittura a titolare “Arriva la sanità comunista”.

Ogni volta lo stesso copione: non appena si accenna ad applicare il principio costituzionale della progressività dell’imposizione fiscale scatta il finimondo. Il primo ministro Conte ha spento sul nascere ogni velleità redistributiva affermando che non se ne farà nulla. Ieri davanti alla platea di Assolombarda ha anche aggiunto che non è prevista alcuna tassa patrimoniale.

Pur comprendendo che è dannoso lanciare proclami senza che siano seguiti da concreti provvedimenti, questo atteggiamento di chiusura su ogni ipotesi di redistribuzione porterà, come diceva brillantemente ieri su queste pagine Alfonso Gianni, alla inefficacia di ogni prospettiva di cambiamento. L’obiettivo di privilegiare la parte più povera della popolazione può invece consentire alla sinistra e ai sindacati di aprire una stagione di proposte in grado di ribaltare le logiche che da trenta anni hanno premiato i ceti più abbienti.

Si potrebbe partire ad esempio dalla tassazione immobiliare. Da quel cespite vengono circa 23 miliardi e tutte le prime abitazioni, dagli alloggi che non superano il valore dei 200 mila euro (la stragrande maggioranza) a quello più ristretto degli immobili che hanno un valore superiore al milione di euro.

È una evidente ingiustizia sociale. Non si comprende come possa essere ancora tollerato che i proprietari di case dal valore di milioni di euro non debbano pagare un’imposta che non pesa assolutamente sul proprio reddito. È dunque ragionevole che in tempo di crisi per queste famiglie venga reintrodotto il pagamento differenziato dell’Imu. Si tratterebbe di una misura di equità e ragionevolezza.

Forse è proprio per scongiurare questa prospettiva che si sono alzate alte grida quando, pochi giorni fa qualche esponente del governo ha parlato di revisione dei valori catastali. È noto che sono tenuti al pagamento dell’Imu solo i pochi immobili classificati lussuosi (A1). La maggior parte degli altri sfugge al prelievo poiché ha una classificazione vetusta pur di fronte ad un valore reale altissimo.

L’amministrazione del catasto possiede questi valori e sarebbe possibile studiare in tempi brevi la soglia di valore in grado da esentare tutte le prime abitazioni del ceto medio e lasciare la tassa solo ai più abbienti.

Questa prospettiva potrebbe essere accompagnata anche da un altro provvedimento. Come è noto, tutti i possessori di seconda casa pagano – giustamente – l’Imu. Anche chi è proprietario di un unico alloggio nel comune di origine.

Case avute in eredità e oggi prive di rendita perché ubicate nell’Italia interna e nel sud dove a seguito della crisi del 2008 il loro valore è diventato pressoché simbolico. Non c’è quasi nessuno disposto ad investire in quegli alloggi perché la prospettiva è di non ricavarne nessun incremento di valore, visto che il mercato immobiliare è fermo. Così, oltre allo spopolamento, l’Italia minore sta subendo un diffuso degrado del patrimonio alloggiativo.

La tassa sulle prime case di alto valore economico potrebbe dunque essere utilizzata per esentare dal pagamento dell’imposta tutte le seconde case di valore immobiliare inferiore ad un certa cifra e ubicate nei comuni a forte declino economico e demografico.

Anche in questo caso occorre naturalmente trovare un valore di riferimento al di sopra del quale si continuerà a pagare l’imposta, ma è indubbio che le cifre risparmiate dalle famiglie più povere torneranno molto più utili degli 80 euro renziani.

Conte ha bloccato, per ora, la revisione delle modalità del pagamento dei ticket sanitari. Dobbiamo continuare la battaglia perché così si toglie consenso ai sovranisti della flat tax.

La sinistra deve tornare a difendere la maggioranza delle famiglie italiane colpite dalla crisi e per quanto virulenta sarà la campagna di interdizione dei giornali amici dei rentier, il messaggio delle nostre proposte arriverebbe all’opinione pubblica forte e chiaro. Non sarebbe un risultato di poco conto se vogliamo riaccendere una speranza di uguaglianza.