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Internazionale

Paul Kagame, il leader africano più amato dall’Occidente

27 anni dopo il genocidio. Nel luglio ’94 guidava le sue truppe fino a Kigali, ponendo fine al massacro. Oggi che incassa le scuse della Francia per le sue responsabiltà storiche regna sul Paese con il pugno di ferro. E per gli oppositori è sempre più dura: persino lo Schindler locale è diventato un "criminale"

Paul Kagame,  presidente ruandese dal 2000

Paul Kagame, presidente ruandese dal 2000

A metà luglio del 1994 Kigali, la capitale del Ruanda, era un luogo desolato e terribile. Le truppe del Fronte patriottico ruandese (Fpr) stavano per conquistare la città e i paramilitari dei gruppi di etnia Hutu insieme all’esercito nazionale preparavano la fuga cercando di portare a termine la loro opera folle di sterminio dei cittadini tutsi rimasti. I giornalisti erano quasi assenti e ciò che sappiamo di quei giorni tragici l’abbiamo appreso dalla viva voce dei superstiti, molti dei quali all’epoca erano bambini. Sono passati 27 anni e oggi le strade di Kigali sono vuote per il nuovo lockdown imposto...

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