closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

«Occasioni di lavoro» a stipendio zero, nella civile Germania

Germania, ufficio di collocamento

Si chiamano «occasioni di lavoro». C’erano quelle da un euro l’ora e, per l’anno prossimo, nella fiorente città di Amburgo, ne sono previste 500 a retribuzione zero. A offrire queste imperdibili occasioni è il senatore socialdemocratico per gli affari sociali Detlef Scheele. Destinatari del programma sono i disoccupati di lungo corso che percepiscono il sussidio di disoccupazione Hartz IV ( poco più di 300 euro per un single e un contributo all’affitto che può arrivare fino a questa stessa cifra). Buona parte di questi “posti” a zero euro riguardano il servizio nelle mense popolari di quartiere della città.

E’ il segnale di un ulteriore slittamento del welfare germanico verso il cosiddetto workfare, vale a dire l’imposizione di lavoro coatto ai disoccupati, pena la progressiva riduzione del sussidio.
Con il «salario zero» lo spirito di queste politiche, che si nascondono dietro lo slogan «attivare, promuovere, qualificare», si manifesta nella sua forma più pura. Di promozione o di qualificazione nelle «occasioni» di lavoro proposte dagli amministratori non si vede neanche l’ombra. Bontà loro, tuttavia, pagheranno i costi sostenuti per lavorare gratis, come per esempio i trasporti.
Ma non è solo una questione ideologica (il rifiuto di concedere una fonte di sostentamento senza erogazione di lavoro). Si sottolinea infatti insistentemente l’intenzione di inserire questi lavoratori in posizioni immediatamente produttive. Questo significa che il lavoro gratuito finisce con l’essere considerato una componente normale, stabile, e in progressiva espansione, della macchina produttiva. Con l’effetto di sostituire, o di rendere sempre più ricattabile, il lavoro retribuito. Andandosi a sommare alle varie tipologie di stage, apprendistati e percorsi formativi che già ad esso si sostituiscono. E’ il paradosso di una occupazione che incrementerà la disoccupazione.
Questo accade nella ricca Germania, con il suo surplus commerciale e i suoi ordinatissimi conti, e per di più nell’ultraprogressista città anseatica. Qui da noi c’è da aspettarsi molto di peggio.

  • Piero Giombi

    In Italia e’ peggio. Una mia vicina di casa, laureata in Architettura, lavora da oltre 6 mesi gratuitamente presso uno studio. E qui l’ indennità di disoccupazione e’ riservata a chi ha lavorato in regola per tre mesi nell’ anno solare. Diceva papa Leone XIII nell’ enciclica Rerum novarum: Principale compito del padrone e’ dare all’ operaio la giusta mercede. Frase scritta nel 1891, quindi troppo moderna in questo 2014. Secondo voi, la paga giusta consiste in zero euro? Per Renzi e le sue veline si, visto che permettono tutto questo.

  • Antoinette

    Ha ragione Piero Ciompi: in Italia è peggio, il lavoro gratis essendo da tempo entrato negli usi – e nelle teste- come propedeutico al lavoro pagato e
    necessario per entrare “nel giro”. Con interiorizzazione della logica “adesso mi faccio sfruttare e se me la gioco bene poi sarò io a sfruttare altri/e, e dell'”affidamento” a chi -facendoci lavorare gratis- ci offre una “opportunità da cogliere” che -forse- porterà ad un lavoro pagato. E dell’ “aggrapparsi a chi stà sopra e prendere a calci chi sta sotto e può essere concorrente”.
    Colpa solo del Pci, Pds, Pd, Renzi? Purtroppo la cosa è molto più profonda e coinvolge sia i giri “alti” (quanti sono nelle università gli “assistenti” che lavorano per anni gratis sperando che…) che quelli “bassi” (quanti negli istituti professionali e tecnici gli alunni che lavorano gratis per i loro insegnanti di
    materie tecnico-pratiche sperando poi in una mano…). Per non parlare poi del “volontario” in associazioni e ong varie aspettando
    che vengano fuori qualche collaborazione e posto pagato.

    Come venirne fuori? Una bella domanda. Ma dubbito che senza partire ognuno/a “da sé” e dal propria complicità con questa logica, si vada molto lontano..

  • Lacs Arte Angelo Giannetti

    “Qui da noi c’è da aspet­tarsi molto di peggio.”, certo, questi sono i successi dell’€uro, e con una falsa sinistra che ne sposa contenuti e fini, piegandosi al liberismo internazionale, paventando un’€uropa dei popoli che non esiste e non è mai esistita, complice della vittoriosa lotta di classe voluta dalla finanza a scapito dei lavoratori. Ma la vecchia autocritica NO?