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Editoriale

Migranti, chi infligge colpi mortali al codice morale

Ong. Non era ancora accaduto, nel lungo dopoguerra almeno, in Europa e nel mondo cosiddetto «civile», che la solidarietà, il salvataggio di vite umane, l’«umanità» come pratica individuale e collettiva, fossero stigmatizzati, circondati di diffidenza, scoraggiati e puniti

Negli ultimi giorni qualcosa di spaventosamente grave è accaduto, nella calura di mezza estate. Senza trovare quasi resistenza, con la forza inerte dell’apparente normalità, la dimensione dell’«inumano» è entrata nel nostro orizzonte, l’ha contaminato e occupato facendosi logica politica e linguaggio mediatico. E per questa via ha inferto un colpo mortale al nostro senso morale.

L’«inumano», è bene chiarirlo, non è la mera dimensione ferina della natura contrapposta all’acculturata condizione umana.

Non è il «mostruoso» che appare a prima vista estraneo all’uomo. Al contrario è un atteggiamento propriamente umano: l’«inumano» – come ha scritto Carlo Galli – «è piuttosto il presentarsi attuale della possibilità che l’uomo sia nulla per l’altro uomo».

Che l’Altro sia ridotto a Cosa, indifferente, sacrificabile, o semplicemente ignorabile. Che la vita dell’altro sia destituita di valore primario e ridotta a oggetto di calcolo. Ed è esattamente quanto, sotto gli occhi di tutti, hanno fatto il nostro governo – in primis il suo ministro di polizia Marco Minniti – e la maggior parte dei nostri commentatori politici, in prima pagina e a reti unificate.

Cos’è se non questo – se non, appunto, trionfo dell’inumano – la campagna di ostilità e diffidenza mossa contro le Ong, unici soggetti all’opera nel tentativo prioritario di salvare vite umane, e per questo messe sotto accusa da un’occhiuta «ragion di stato».

O la sconnessa, improvvisata, azione diplomatica e militare dispiegata nel caos libico con l’obiettivo di mobilitare ogni forza, anche le peggiori, per tentare di arrestare la fiumana disperata della nuda vita, anche a costo di consegnarla agli stupratori, ai torturatori, ai miliziani senza scrupoli che non si differenziano in nulla dagli scafisti e dai mercanti di uomini, o di respingerla a morire nel deserto.

Qui non c’è, come suggeriscono le finte anime belle dei media mainstream (e non solo, penso all’ultimo Travaglio) e dei Gabinetti governativi o d’opposizione, la volontà di ricondurre sotto la sovranità della Legge l’anarchismo incontrollato delle organizzazioni umanitarie.

Non è questo lo spirito del famigerato «Codice Minniti» imposto come condizione di operatività in violazione delle antiche, tradizionali Leggi del mare (il trasbordo) e della più genuina etica umanitaria (si pensi al rifiuto di presenze armate a bordo). O il senso dell’invio nel porto di Tripoli delle nostre navi militari.

Qui c’è la volontà, neppur tanto nascosta, di fermare il flusso, costi quel che costi. Di chiudere quei fragili «corridoi umanitari» che in qualche modo le navi di Medici senza frontiere e delle altre organizzazioni tenevano aperti. Di imporre a tutti la logica di Frontex, che non è quella della ricerca e soccorso, ma del respingimento (e il nome dice tutto).

Di fare, con gli strumenti degli Stati e dell’informazione scorretta, quanto fanno gli estremisti di destra di Defend Europe, non a caso proposti come i migliori alleati dei nuovi inquisitori. Di spostare più a sud, nella sabbia del deserto anziché nelle acque del Mare nostrum, lo spettacolo perturbante della morte di massa e il simbolo corporeo dell’Umanità sacrificata.

Non era ancora accaduto, nel lungo dopoguerra almeno, in Europa e nel mondo cosiddetto «civile», che la solidarietà, il salvataggio di vite umane, l’«umanità» come pratica individuale e collettiva, fossero stigmatizzati, circondati di diffidenza, scoraggiati e puniti.

Non si era mai sentita finora un’espressione come «estremismo umanitario», usata in senso spregiativo, come arma contundente. O la formula «crimine umanitario». E nessuno avrebbe probabilmente osato irridere a chi «ideologicamente persegue il solo scopo di salvare vite», quasi fosse al contrario encomiabile chi «pragmaticamente» sacrifica quello scopo ad altre ragioni, più o meno confessabili (un pugno di voti? un effimero consenso? il mantenimento del potere nelle proprie mani?)

A caldo, quando le prime avvisaglie della campagna politica e mediatica si erano manifestate, mi ero annotato una frase di George Steiner, scritta nel ’66. Diceva: «Noi veniamo dopo. Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach e Schubert, e quindi, il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz». Aggiungevo: Anche noi «veniamo dopo».

Dopo quel dopo. Noi oggi sappiamo che un uomo può aver letto Marx e Primo Levi, orecchiato Marcuse e i Francofortesi, militato nel partito che faceva dell’emancipazione dell’Umanità la propria bandiera, esserne diventato un alto dirigente, e tuttavia, in un ufficio climatizzato del proprio ministero firmare la condanna a morte per migliaia di poveri del mondo, senza fare una piega. La cosa può essere sembrata eccessiva a qualcuno. E il paragone fuori luogo. Ma non mi pento di averlo pensato e di averlo scritto.

Consapevole o meno di ciò che fa, chi si fa tramite dell’irrompere del disumano nel nostro mondo è giusto che sia consapevole della gravità di ciò che compie. Della lacerazione etica prima che politica che produce.

Se l’inumano – è ancora Galli a scriverlo – «è il lacerarsi catastrofico della trama etica e logica dell’umano», allora chi a quella rottura contribuisce, quale che sia l’intenzione che lo muove, quale che sia la bandiera politica sotto cui si pone, ne deve portare, appieno, la responsabilità. Così come chi a quella lacerazione intende opporsi non può non schierarsi, e dire da che parte sta. Io sto con chi salva.

  • Lele Depascalis

    solita banale domanda: revelli quanti ne ha presi a casa sua? (a spese sue, quelli mantenuti dallo stato non valgono)

  • rocco siffredi

    “Non era ancora accaduto, nel lungo dopoguerra almeno, in Europa e nel
    mondo cosiddetto «civile», che la solidarietà, il salvataggio di vite
    umane, l’«umanità» come pratica individuale e collettiva, fossero
    stigmatizzati, circondati di diffidenza, scoraggiati e puniti.” Non era ancora accaduto nerl lungo dopoguerra e almeno in Europa e nel mondo cosidetto “civile” che ci fosse un afflusso mostruoso di immigrazione clandestina non regolata dagli stati cosiddetti civili ma da scafisti privi di scrupoli. La solidarietà e il salvataggio di vite umane non consiste nel trasbordare i migranti in Italia ma nel riportarli da dove sono partiti.

  • giovanni pintimalli

    centomila persone o poco più per Lei rappresentano un afflusso mostruoso? E’ sicuro che non sia già accaduto? per esempio conosce la storia dei profughi istriani?

  • giovanni pintimalli

    Domanda disgustosa

  • Lele Depascalis

    la risposta (o la mancanza di una risposta) e’ ancora piu’ disgustosa

  • aldo rotolo

    …e tu quanti ne hai “finanziati” di scafisti e di mafiosi con il tuo proibizionismo a prescindere?

  • Fra

    più che altro una domanda ridicola. se voglio più salute pubblica mica invito gli ammalati a casa mia. esistono le politiche pubbliche da secoli

  • Fra

    ma secondo te uno di deve rispondere seriamente? voglio più finanziamenti alla ricerca = “quanti laboratori di ricerca hai costruito a casa tua?” è porprio da coglioni ragionare così

  • Lele Depascalis

    a proposito di coglioni, tu quanti ne hai presi a casa tua?

  • Lele Depascalis

    quanti clandestini hai preso a casa tua?

  • Fra

    tu quante sale operatorie tieni a casa tua?

  • Fra

    e tu quanti charlie gad hai sostenuto?

  • Albin Planinc

    a quanto pare i “diritti dell’uomo” valgono solo per gli occidentali ; forse gli “altri” non sono uomini come noi, dopotutto. Come non lo erano gli ebrei.
    Legislazione per la difesa della razza….

  • Alfredo

    Grande articolo…..il nocciolo della questione è che se passa questo pensiero siamo fottuti!

  • DD

    Sinistri falsi anti storici zero pragmatici. Sparirete nel prossimo governo. Siamo stufi di stronzate utopistiche e diffamazioni costanti. Fuori dalle balle.

  • Albin Planinc

    i partigiani hanno lottato per permettere anche a te di destra di esprimere questo tuo sofisticato pensiero; dovresti essere loro grato.

  • rocco siffredi

    E per Lei cosa rappresenta un afflusso mostruoso? Esiste un numero limite oppure no? Molti sedicenti rappresentanti della sinistra sostengono non esservi un numero limite: anche Lei è di questa opinione? Ma il punto è: chi lo regola il flusso di migranti? Lo Stato italiano o i trafficanti e le ONG?

  • Lele Depascalis

    quanti clandestini hai preso a casa tua?

  • Lele Depascalis

    quanti ospiti non invitati hai preso a casa tua?

  • Solaria

    ti s’è incantato il disco e/o il cervello?

  • Roberto Covre

    l’accusa è “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” non “estremismo umanitario”, così per precisare
    se poi per lei il fatto che qualcuno telefoni agli scafisti e prenda appuntamenti restituendogli persino i gommoni con cui organizzano tratte di esseri umani è “umanitario”non siamo messi benissimo.