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Editoriale

Matrimonio tossico

È un matrimonio tossico, che, dopo mesi di discussioni, conferma il forte movimento di concentrazione mondiale nel settore dell’agro-chimica. Il colosso tedesco Bayer ha piegato la multinazionale Usa Monsanto, in vista di un fusione/acquisizione da record: per una società tedesca è la più grande, che supera quella di Daimler-Chrysler del ’98 e, nel settore, è un nuovo tassello dopo Du Pont-Dow Chemical e altri matrimoni di interesse. Bayer offre 66 miliardi di dollari (59 miliardi di euro) per il controllo di Monsanto, con in vista un gruppo monopolistico di 23 miliardi di fatturato.

È il matrimonio tra il grande produttore di pesticidi (Bayer), accusato di essere il killer delle api, con il leader mondiale delle semenze Ogm, oltre ad essere il produttore del Roundup, il diserbante diventato il simbolo della predazione del denaro sull’agricoltura. A suon di miliardi, Bayer entra così nel mercato Usa e può permetterselo, perché nel mondo della finanza girano molti e troppi soldi, i tassi di interesse sono bassissimi e i prezzi delle materie prime sono in calo, favorendo gli appetiti. Ormai, quest’ultimo episodio conferma la tendenza negativa di un mercato mondiale della chimica e delle sementi, dominato da enormi mastodonti dell’economia.

In ballo c’è la corsa ai brevetti e la battaglia delle biotecnologie. I brevetti riguardano anche le produzioni vitali per la sopravvivenza delle popolazioni, anche e soprattutto dei paesi più poveri. Sulle coltivazioni ogm pesano enormi incognite, ma le devastazioni create dalle piogge di pesticidi, per esempio in Brasile e Argentina, sono state ampiamente documentate, con le tracce indelebili che lasciano nelle vite e sulla pelle di coltivatori e abitanti. Bayer, forte nel settore farmaceutico e che aveva delle debolezze sul fronte delle sementi, adesso unisce le forze con il gigante dell’agrochimica, delineando un futuro dove le preoccupazioni e le ragioni del rispetto dell’ambiente, tanto declamate dai politici per motivi elettorali, sono travolte dalla priorità degli interessi economici.