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Editoriale

Lista Tsipras, il lavoro da fare

Elezioni. Una consultazione on-line per scegliere il nome della lista. Un comitato per far camminare insieme il comune progetto

Alexis Tsipras

Vogliamo ringraziare tutte e tutti coloro che hanno firmato l’appello per una lista di cittadinanza unitaria e apartitica che promuova la candidatura di Alexis Tsipras a Presidente della Commissione europea alle prossime elezioni europee. Grazie al vostro impegno abbiamo superato le 14.000 firme in meno di nove giorni, nonostante il silenzio della stampa e dei media. Tuttavia le adesioni raccolte (tra cui nomi della cultura, della scienza, dell’arte, del giornalismo e dello spettacolo) sono una goccia nel mare delle elettrici e degli elettori che vogliamo e dobbiamo raggiungere. Non intendiamo infatti rivolgerci solo all’elettorato della sinistra cosiddetta radicale, ma molto al di là. A quanti non votano più perché delusi o disgustati dalla politica ufficiale o, non vedendo più l’utilità dell’Europa, consegnano il proprio destino agli attuali «equilibri».

A chiha votato Pd controvoglia, perché in assoluto disaccordo con l’accettazione supina dei trattati europei che ci condannano all’austerità e alla rovina. A chi ha votato Cinque Stelle, malgrado una leadership potenzialmente autoritaria e ondivaga, in assenza di una alternativa credibile.

Riconoscersi nella figura di Alexis Tsipras, che ha costruito una forza elettorale maggioritaria non su tematiche e appelli demagogici antieuropeisti, ma su un impegno concreto a rinegoziare i trattati e il funzionamento dell’Unione europea, rende evidente la posta in gioco di queste elezioni: un disegno autenticamente europeista, contro l’ipotesi della cancelliera Merkel e di Shulz di piegare l’Europa alla stessa logica della Grosse Koalition tedesca.

Per tutti noi che abbiamo aderito e per quelli che aderiranno a questo progetto le cose cominciano dunque ora. È assolutamente necessario organizzarci al più presto, perché il tempo stringe e le cose da fare sono tantissime.

Dobbiamo dare un nome alla lista, definirne ulteriormente il programma, scegliere i candidati, creare strutture operative e comitati di sostegno nazionali e locali, raccogliere entro il 14 aprile le firme necessarie alla presentazione della lista (oltre 150.000; 30.000 per ciascuna delle cinque circoscrizioni e almeno 3.000 in ogni Regione, comprese le più piccole, su moduli ufficiali che includano già il nome dei candidati!), nominare uno o più tesorieri e raccogliere i fondi per finanziare la campagna elettorale in maniera autonoma e indipendente.

Abbiamo deciso la via della raccolta delle firme, anzichè tentare di appoggiarci a qualche forza presente in Parlamento, per sottolineare l’autonomia della lista che con voi costruiremo, e perché lo sforzo per la raccolta delle firme rappresenta un buon inizio della campagna elettorale.

I sei promotori saranno i garanti dei principi apartitici, democratici, inclusivi e orientati a un federalismo che promuova il rinnovamento radicale delle istituzioni dell’Unione europea, scongiurando così interferenze o tentativi di appropriazione del progetto che già in passato hanno fatto fallire analoghe iniziative, nate con intenti altrettanto unitari.

Entro pochi giorni lanceremo una consultazione on-line per decidere il nome della lista, allegando un invito al suo finanziamento, e attiveremo un comitato operativo, che potrà ampliarsi in seguito, secondo le esigenze che emergeranno. Invieremo una mail per fornire a tutti le modalità per entrare in contatto con i firmatari della stessa zona e con loro avviare la costituzione di comitati promotori locali, indicando al contempo referenti che facciano da collegamento con i garanti.

Alle associazioni, comitati di lotta, club, organizzazioni politiche, culturali, civiche e ambientaliste, nonché ai partiti che intendono sostenere il progetto mantenendo una loro autonomia operativa, proponiamo di associarsi a livello nazionale e a livello locale in uno o più comitati di sostegno alla lista, secondo il modello adottato per il referendum per l’acqua.

Nella lista, in coerenza con il programma, potranno venir candidate persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo in un partito nell’ultimo decennio; le proposte relative alle candidature dovranno essere presentate entro e non oltre il 16 febbraio, poiché il 22 dello stesso mese inizierà la raccolta delle firme e per quella data i candidati dovranno essere noti e in regola con le pratiche di accettazione; saranno fissate regole rigide sulla conduzione della campagna elettorale, stabilendo che i fondi che ogni candidato avesse eventualmente a propria personale disposizione vengano divisi con il comitato operativo, in modo che le spese personali non superino una percentuale fissa della spesa complessiva.

Il 24 di febbraio inizierà la raccolta delle 150.000 firme che rappresenta il maggiore sforzo a cui sarà sottoposta l’organizzazione che tutti insieme saremo riusciti a mettere in piedi per quella data.

Quello che stiamo attivando tutti insieme è un progetto nuovo: nei soggetti promotori, nel percorso, nelle modalità. Per questo richiede a ciascuno la capacità di pensarsi dentro un percorso collettivo e non in quanto interprete di istanze di parte. Questa è la difficoltà maggiore e bisogna esserne consapevoli.

Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Paolo Flores d’Arcais, Marco Revelli, Guido Viale

  • Federico_79

    Non capisco perché tanto darsi da fare per raccogliere firme sufficienti a creare una lista autonoma e apartitica che appoggi Tsipras. Il modo di votare Tsipras é semplicissimo: votare per Rifondazione. Non crederemo mica che i partiti siano uno schifo a prescindere…

  • Teodomiro Dal Negro

    I partiti non sono uno schifo a prescindere, ma gli attuali partiti, con gli attuali dirigenti, con la voglia di piantare sempre e comunque la propria bandierina, non sono più credibili. E lo dice uno di lunga militanza, anche dentro RC

  • Paola Tessarin

    Il nostro paese ha bisogno di una lista unica di sinistra. Si ripete da tempo: fare tutti un passo indietro per farne uno più lungo in avanti. Mi auguro che tutti i partiti e movimenti confluiscano, già questa sarebbe una novità in grado di scuotere la realtà diffusa e attonita di un elettorato senza speranze. Ho 50 anni e mi vanto di aver votato sempre a sinistra del PCI. Questa sarà l’ultima volta. Se non riusciamo a costruire una lista TSIpras ITALIA non rimarrà che votare 5S. Bravi e tanti auguri a tutti!

  • Spartacus

    D’accordo su tutto, ma non voterò mai il M5S, partito antieuropeo, xenofobo, populista e soprattutto fintamente antisistema: non una sola riflessione sul padronato, sullo sfruttamento dei lavoratori, sulla finanza, sul ruolo che i sindacati devono avere in una democrazia matura ecc. ecc.
    Chiacchiere e distintivo, questo è il M5S. Buoni a fare casino, in una situazione generale che chiederebbe piuttosto un grande senso di responsabilità.

  • Giacomo Casarino

    I Magnifici Sei (Bar­bara Spi­nelli, Andrea Camil­leri, Luciano Gal­lino, Paolo Flo­res d’Arcais, Marco Revelli, Guido Viale) ai quali 14 mila ingenui hanno dato fiducia sulla base della promessa di una lista aperta, inclusiva, “tutti un passo indietro” ecc. ecc., dopo essere stati PROMOTORI, ora si erigono anche a GARANTI, a “PROGRAMMATORI” ( decisori in ultima istanza del programma), nonché a ESTENSORI delle lista stessa.

    Le salmerie, cioè le forze organizzate (Rifondazione, Azione Civile, anche SEL ecc, che credo ringrazieranno per tanta magnanimità) sono da loro chiamate ad un ruolo di sostegno, a portatori d’acqua: raccolta firme, anzitutto, attacchinaggio e volantinaggio.

    Ovviamennte, i “professoroni” ritengono di andare sul sicuro fidando sul fatto che Rifondazione, almeno, non si può chiamare fuori facendo parte dello stesso Partito europeo di Tsipras.

    Si sono appropriati, hanno scippato il nome di Tsipras non condividendone la piattaforma, che è quello del Partito della Sinistra Europea, tant’è che parlano di “perfezionare” il programma. Di più, non chiariscono a quale eurogruppo gli eventuali eletti dovrebbero far parte.

    Credo, francamente, DATO CHE IL TROPPO STROPPIA, che Tsipras, di fronte a queste scempiaggini, dovrebbe battere un colpo e cercare di mettere in riga questi “cavalli pazzi”.

  • angisar

    come hai ragione Teodomiro
    ciao da atene
    angelo saracini
    http://www.letteradaatene.blogspot.com

  • erverin irve

    E’ dal programma e dalle proposte della LINKE che la sinistra italiana dovrebbe ispirarsi e trovare soluzioni politiche e strategiche in proiezione europea ed internazionale.
    Tsipras – ormai compromesso con Merkel e SDP – da quando accetto’ di sedere al tavolo della troika,anziche’ ascoltare e seguire la protesta dei lavoratori, degli studenti universitari e dei poveri pensionati, ai quali il governo (su ordine del BCE) aveva tagliato drasticamente di quasi il 35% salari e pensioni.

  • golden

    È incredibile, ma sembra che stia succedendo proprio questo.

    6 intellettuali con 14mila firme contano più di un partito con 30mila militanti. Che se va bene dovrebbero servire a raccogliere firme ed attaccare manifesti. Boh.

    Grande è la confusione sotto il cielo. Ma la situazione non mi piace.

  • uther pendragon

    Forza, forza, forza. Questa è l’ultima speranza. I distinguo per favore metteteli nella spazzatura perché, fino ad ora, hanno significato: la sinistra fuori dal parlamento.

  • Giacomo Casarino

    No, rimane la possibilità di astenersi (alle elezioni) e poi trovare il modo di far politica attiva, altrimenti. Perché votare una lista che non si condivide? Se il “mercato politico” mi esclude, io ne prendo atto e mi comporto di conseguenza.

  • Roberto Polito

    L’unico senso di questa lista è rubare voti al M5S per poi avere un mini-partito subalterno al PD. Speriamo che pochi ci caschino.

  • Roberto Polito

    E invece RifCom, PdCi, e SEL hanno fatto molte riflessioni sul padronato, tra un’abbuffata e l’altra di poltrone e incarichi (finché hanno potuto)

  • Prc Iglesias

    La lista si deve fare con pezzi di società reale: partiti, movimenti, associazioni e sindacato. L’intellighenzia da editoriale ha già mostrato la sua autoreferenzialità e totale scollamento dalla società reale con “cambiare si può”. Intellettuali senza esercito e senza voti che vanno alla ricerca di eserciti da guidare. Non mi affascina che il garante Flores d’Arcais sia stato il filosofo di Occhetto della bolognina. La presunzione di essere i depositari dell’unica verità e la supponenza di poter decidere su chi può starci in lista oppure no e dettarne pure le condizioni è semplicemente ridicolo. La manovalanza per raccogliere firme, mettere manifesti e cercare voti trovatela su micromega se ci riuscite.

  • Federico_79

    Eh certo, “i partiti vogliono piantare la loro bandierina”.

    C’é un candidato che ti piace, Tsipras, e lo vuoi sostenere. Ha un programma che ti piace. In Italia c’é un partito, uno solo, che rappresenta ufficialmente Tsipras e ne segue il programma: RC. Quel partito ha una cosa bella, una bandierina, un’ ideologia, *e cioé quello stesso programma*.

    Secondo me, tu dovresti ora sostenere RC portandone la bandiera, ed RC rappresenterá le tue idee in parlamento. No?

  • http://porciconleali.blogspot.it/ RoobZarathustra

    Non c’entra nulla, si tratta di Europee e i conti si fanno a livello europeo, la lista Tsipras andrà nel GUE, il m5s?

  • Cesare

    Penso che anche io dall’Australia potro’ fare qualche cosa per aiutare. L’idea e’ ottima e sono sicuro cheraccogliera’ tutte le persone oneste che attualmente fanno parte del maggior partito italiano, cioe’ il partito dei non votanti.

  • Davide Racca

    Pur aderendo senza indugi, vorrei sottoporre all’attenzione due questioni a mio avviso critiche, la prima di carattere europeo e la seconda di carattere nazionale. Brevissimamente e schematicamente:
    1) posta la necessità di una critica radicale all’ideologia dominante in Europa, che altro non è se non l’ideologia della tecnica, il progetto di Tsipras saprà anche esser radicalmente critico nei confronti dell’ideologia della sinistra stessa?
    2) posta la necessità di muovere oltre i vari partiti e partitini che hanno segnato la triste storia della sinistra italiana dell’ultimo ventennio, l’appello degli intellettuali, peraltro anche questi sempre i soliti da vent’anni, saprà non chiudersi in se stesso, come sempre accaduto? saprà essere stimolo per un progetto che deve poi essere costruito dal basso attraverso una diffusa e capillare partecipazione democratica?
    L’impresa, in Europa come in Italia, è quanto mai ardua, e già si è in gravissimo ritardo. Sarebbe bene vi fossero luoghi aperti, fisici e/o virtuali, in cui poter discutere di queste cose. Sarebbe bene anzitutto coinvolgere i giovani, i più avvertiti tra i quali nutrono fiera avversione sia nei confronti dell’ideologismo della vecchia sinistra (punto 1) sia nei confronti di chi si pone aprioristicamente in cattedra (punto 2).
    In ogni modo, appunto senza indugi, io ci sono…

  • CP

    Io propongo l’esclusione dalla lista di coloro che abbiano lavorato per Micromega, Repubblica o l’Espresso nell’ultimo decen­nio.
    Propongo anche l’esclusione di chiunque creda che la posizione della Sinistra Europea sia “un impe­gno con­creto a rine­go­ziare i trat­tati”.
    La posizione della SE è disobbedire ai trattati, ed è già una posizione sufficientemente moderata. Se a qualche vecchio rottame non sta bene voti Shulz e non rompa le palle.

  • Vincenzo Lanciano

    Senza questa iniziativa non mi sarei minimamente interessato alle elezioni europee…
    Non credo ad un’operazione cinica che miri a sfruttare l’organizzazione di alcune forze politiche per poi tenerle fuori dalle decisioni che contano, ma i partiti “organizzati” devono capire che la realtà di oggi richiede forme innovative di aggregazione, che possano portare avanti gli ideali (le ideologie se volete) che un tempo avremmo detto “di sinistra”.
    L’alternativa è rimanere sotto il giogo del Pd di Renzi/Letta amico delle banche e delle multinazionali, o mettersi nelle mani di mamma Ebe-Casaleggio…
    Io preferisco cercare altre soluzioni…

  • Guest

    Rifondazione dopo quella porcata con

  • Andrea Nicita

    Rifondazione dopo quella porcata con Ingroia e il manettaro Di Pietro è arrivata al capolinea.

  • Andrea Nicita

    Se questa lista non coinvolge i movimenti, i luoghi del bene comune, parte dei sindacati, le lotte contro lo sfuttamento (vedi logistica, Electrolux, ecc.), i migranti, non va da nessuna parte. Bisogna andare in giro, parlare con questa gente non fare le assemblee nei teatri con gli intellettuali sfiatati. Ricordatevi che la lotta si fa contro il capitale.

  • andrea stagni

    Il progetto è indubbiamente interessante, e se ben gestito potrebbe essere attrattivo anche al di fuori dal perimetro storico della sinistra radicale.

    Esiste, però, un pericolo lampante, ovvero che il tutto si riduca a un passatempo per un’intellighenzia salottiera ormai stanca di Capalbio e disaffezionata al Teatro Valle.

    Bene che partecipino professori e intellettuali, ma se non si parla a operai, impiegati e disoccupati non si va da nessuna parte. E per quanto i sei firmatari siano nomi di grande rilievo, spero si rendano conto di non risultare particolarmente incisivi in un tale segmento dell’elettorato.

  • Antonio Scattolin

    Caro Roberto. io ho aderito all’appello, ma non preoccuparti, in tanti non siamo proprio dei grulli. Vedremo che aria tira nei comitati. Che la proposta passi per il Manifesto, poi, non è una garanzia per il rischio a cui accenni. Dispiace dirlo. Io ho ripreso a leggere il Manifesto, ma non dimentico che alle ultime elezioni politiche ha invitato a votare PD. Vedremo se avrà il coraggio di farlo anche per il futuro. E non creda di gabbarci con liste-civetta. Hai fatto bene ad intervenire.

  • Antonio Scattolin

    Completamente d’accordo. L’unico mio motivo di adesione, per il momento, alla lista Tsipras risiede nella speranza di creare/rafforzare una sinistra comunista in Europa. Ma vedremo come si svilupperanno le cose.

  • Francesco Iocolano

    Ritengo sia importante rilanciare il tema dell’urgenza di una sinistra italiana europeista e anti-capitalista, soprattutto per l’idea di cominciare dalla raccolta delle firme. Ottima soluzione, per superare le solite cristallizzazioni affette da hegeliti varie e nominalismi molto poco efficienti. Per adesso non c’è bisogno di nessun dibattito approfondito. Cominciamo dunque dalle firme, in Calabria ne servono 3000,divise le attuali 5 provincie non fanno in fondo molto, solo 600. Più che dai numeri la difficoltà proviene piuttosto dai rapporti politici strutturati nella sinistra diffusa a Sud e Nord del Paese, e nella resistenza a sperimentare un linguaggio comune, per chiamare e intendere unitariamente le distorsioni e ingiustizie dell’ordine economico liberista vigente attraverso la UE, BCE, FMI. Di particolare interesse risulta la consultazione on-line per decidere il nome della lista. La democrazia diretta on-line è un plusvalore a cui una forza rivoluzionaria non può rinunciare. Leggere la fase… io non leggo nella fase altro che gli unici capaci di ”sapere cosa si parla” quando si indica un’altra Europa, senza il ”potenziale” autoritarismo dell’M5S, siamo noi, i ”comunisti”, per il semplice fatto che sappiamo la difficoltà di strappare l’osso dalle fauci del capitale finanziario. Quindi è proprio il caso, anche a Reggio Calabria, che tutti i compagni, ma proprio tutti, si incontrassero per sperimentarla questa nuova unità della sinistra, mi riferisco al PRC, SEL, PDCI, PCL, CSOA, GUE/NGL.

  • Bastiano.B.Bucci

    Ancora con le bandierine? Non sono servite a niente tutte le esperienze pregresse? Davvero il cupio dissolvi della sinistra italiana non trova riscontri neanche nelle pagine più ardite di Leopold von Masoch.

  • Pablo Bruni

    Che significa disobbedire ai trattati? Io capisco il termine abrogare, non mi è sufficientemente chiaro il risvolto pratico del termine disobbedire

  • CP

    Per abrogare i trattati europei serve l’unanimità degli stati membri (praticamente impossibile oggi). La disobbedienza ai trattati, o per usare un termine giuridico più rigoroso la denuncia dei trattati, è un’atto che può essere anche unilaterale.
    L’abrogazione , così come la revisione dei trattati, non sono posizioni sbagliate di per sé. Sono semplicemente impraticabili.

  • Russeau

    Si vabbè. . . seguendo questo ragionamento ancora un po e potrmo dialogare solo con Marx in persona. Tsipras è una degnissima e, a mio parere, inteligentissima persona. Meglio sedersi, almeno momentaneamente, con la troika che morire di fame

  • Russeau

    Già dire “Micromega, Repubblica o l’Espresso” non ha senso, perché si tratta di testate totalmente diverse. Non è che se ti sei già impegnato sei da buttare eh

  • CP

    Anche parlare genericamente di “appartenenze partitiche” non ha senso. Rifondazione ha promosso e sostenuto la candidatura di Tsipras all’interno della SE, altri partiti sostengono le politiche di austerity. Questo li rende, come dici tu, totalmente diversi.
    Perché, giustamente, non è che se ti sei già impegnato sei da buttare.

    Il mio era un discorso volutamente assurdo per evidenziare l’assurdità e l’arroganza di alcune affermazioni di questo articolo.

  • Teresa de Feo

    Non riesco a firmare. All’apertura del link parte il Norton :-/. Come si fa?

  • Salvatore Legnante

    SINISTRA MEDITERRANEA.

  • nicco

    a volte un sano antintellettualismo è benifico, porta a un lucido cinismo critico, evita stupide illusioni e fa agire in modo concreto e soprattutto nella giusta direzione. Ma d’altra parte ormai a sinistra c’è anche un’assurda retorica populistica e francamente anacronistica, per cui se non si fa l’operaio o l’impiegato, ma si fa diciamo un lavoro “intellettuale” o “artistico”, peraltro in condizioni di estrema precarietà e povertà (ma questo non si conosce o non interessa), allora non si è sufficientemente degni di lottare. Per esempio al Teatro Valle ci sono persone così, guarda e fidati, estremamente differenti da Capalbio. Evitiamo per favore certa retorica.

  • andrea stagni

    Il mio punto non era criticare chi occupa il Valle, né chi svolge una professione d’intelletto. Io, per altro, rientro fra questi ultimi.

    La mia perplessità riguardava – e riguarda – la capacità di questi promotori di coinvolgere la gente. Non già per ragioni antropologiche, ma più pragmaticamente per il modo che essi hanno di veicolare programmi e idee. Viale che parla “della necessità di rinegoziare i trattati favorendo l’allontanamento del PSE da un connubio con gli accoliti della Merkel” o la Spinelli che invoca la tutela del patrimonio ambientale dalle insidie della produzione globalizzata fanno discorsi logici, ma fanno veramente breccia fra le centinaia di migliaia di cassintegrati che ora votano per Grillo?

    La storia dimostra che, purtroppo, i progetti politici sviluppati dall’aristocrazia culturale restano confinati alla produzione di libri e articoli: l’ultimo che mi viene in mente è stato la lista dei Beni Comuni. Il problema di fondo è che questi temi devono diventare parte integrante di un progetto più ampio; se ciò non accade si coinvolgono soltanto le già citate signore di Capalbio.

  • nicco

    sottoscrivo decisamente tutto quello che hai scritto! 😉 ciao