«Ci assicurano che non ci saranno mai soldati spagnoli che combattono in Ucraina (…) perché significherebbe, citando Joe Biden, la terza guerra mondiale. Ma non abbiamo nessuna certezza che manterranno la parola. L’escalation bellica è una bestia insaziabile che trascina tutti a fondo».

L’intervento di Ione Belarra, segretaria di Podemos e ministra dei Diritti sociali, pronunciato venerdì nel corso della III Conferenza europea per la pace che si è celebrata a Madrid, ha inaugurato l’ennesimo braccio di ferro con i soci di governo del Partito socialista.

Il confronto con gli alleati è ancora sull’escalation bellica, in un momento in cui l’esecutivo Sánchez accentua il sostegno militare a Kiev senza tener conto della posizione delle sinistre. La polemica con il Psoe è serrata su parecchi fronti ma il diverso approccio sulla guerra – definita dalla leader viola «una gallina dalle uova d’ora per le lobby militari» – è quello che provoca più frizioni.

A MAGGIO CI SARANNO le amministrative, seguite dalle elezioni politiche, e Podemos continua a subire l’iniziativa dei socialisti. Nonostante Up sia riuscita a condizionare il Psoe, ottenendo misure avanzate in fatto di politiche sociali ed economiche e di diritti civili, sul capitolo guerra Pedro Sánchez e i suoi non cedono di un millimetro, legando il partito di Belarra a scelte non condivise.

Anche se la legge di Bilancio del 2023 ha previsto un aumento record della spesa sociale, il Psoe ha imposto anche un boom del 26% della spesa militare, portata da 10 a 12,8 miliardi di euro senza contare gli ulteriori stanziamenti nascosti nei bilanci dei vari ministeri.

Nelle settimane scorse Madrid è stata tra le prime capitali a dare il proprio assenso all’invio a Kiev dei Leopard e dei missili, di nuovo senza considerare la contrarietà dei viola. «Per conquistare la pace occorre prima vincere la guerra» aveva chiarito Josep Borrell, alto responsabile dell’Ue per gli Affari esteri e dirigente socialista catalano.

DURANTE L’INCONTRO internazionale delle sinistre promosso proprio da Podemos, Belarra è tornata a chiedere al Psoe un deciso cambio di rotta sull’invio di nuove armi a Kiev. Un grave errore che contribuisce all’escalation bellica, ha detto Belarra, che poi ha invitato gli alleati a costruire un’alternativa basata sul negoziato insieme al Brasile di Lula, all’Argentina di Fernández e alla Colombia di Petro.

«La Spagna può diventare parte della soluzione e smettere di essere parte del problema (…) Non vogliamo vedere Madrid mandare truppe per nessuna guerra pianificata dai potenti di altri paesi, ed è proprio lì che ci sta portando l’irresponsabilità di alcuni» ha denunciato Belarra tra gli applausi del pubblico e dei rappresentanti di una ventina di formazioni di sinistra, dalla Linke al Partito belga del Lavoro passando per la France Insoumise, Syriza, il Partito democratico dei Popoli (Turchia), Potere al popolo e Sinistra italiana.

«MADRID DEVE SMETTERE di seguire gli interessi di Washington (…) La gente vuole pace, diplomazia e negoziati» ha concluso la leader viola, denunciando al tempo stesso la «guerra imperialista» dichiarata ormai un anno fa dal regime russo «nemico del progresso, dell’uguaglianza, dei diritti umani e della giustizia sociale».

Non si è fatta attendere la replica del premier spagnolo, impegnato in un tour in Austria, Croazia e Slovenia. «È importante non essere equidistanti tra aggressore e aggredito. Noi stiamo con la vittima – ha detto Sánchez a Lubiana -. Vogliamo la pace, ma sulla base di quanto chiede la parte attaccata».