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Editoriale

L’appello degli intellettuali europei per Tsipras presidente

L'appello. La candidatura di Alexis Tsipras, presidente del partito della sinistra radicale greca Syriza, alla presidenza della Commissione europea esprime una forte simbologia. La Grecia è stata la cavia in un enorme esperimento neoliberale che l’ha portata ad una crisi umanitaria ben documentata. La nomina di Tsipras come il candidato del Partito della Sinistra Europea offre un raggio di speranza affinché il neoliberismo e l'autoritarismo possa essere fermato e invertito

Alexis Tsipras

Cento anni dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale e settanta anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa è a un bivio. Se le politiche neoliberiste e autoritarie attuali non saranno invertite, un disastro attende l’Europa e il mondo: un ulteriore declino della democrazia, un aumento della povertà e della disuguaglianza, la distruzione dell’ambiente, la crescita inesorabile delle forze di estrema destra e fasciste che attecchiscono nel terreno della disperazione creata dalla disoccupazione e dalle privazioni.

L’Unione europea deve riscoprire i principi di pace originari, della democrazia e della giustizia sociale.

Più in generale, l’Europa ha bisogno e merita un nuovo patto sociale basato su nuovi principi di libertà, uguaglianza e solidarietà recentemente traditi da liberali e socialdemocratici.

La candidatura di Alexis Tsipras, presidente del partito della sinistra radicale greca Syriza, alla presidenza della Commissione europea esprime una forte simbologia. La Grecia è stata la cavia in un enorme esperimento neoliberale che l’ha portata ad una crisi umanitaria ben documentata. La nomina di Tsipras come il candidato del Partito della Sinistra Europea offre un raggio di speranza affinché il neoliberismo e l’autoritarismo possano essere fermati e rovesciati.

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Etienne Balibar, Professore Emerito , Letterature Comparata Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della California. Irvine Costas Douzinas, professore di diritto, Pro-Vice Master Internazionale Links e Direttore dell’Istituto Birkbeck per le discipline umanistiche. Chantal Mouffe, docente di Teoria politica presso l’Università di Westminster. Drucilla Cornell, professore di diritto, studiosa dei diritti delle donne e di scienze politiche alla Rutgers University. Tariq Ali, scrittore, giornalista e regista , membro del comitato editoriale della New Left Review e Sin Permiso. Lynne Segal, Professoressa di psicologia e Studi di Genere presso il Birkbeck College di Londra. Slavoj Zizek, ricercatore Senior presso l’Istituto di Sociologia, Università di Lubiana , in Slovenia , e Professore Invitato presso numerose università americane. Hilary Wainwright, co- editotrice di Red Pepper e direttrice di ricerca del New Politics Progetto del Trans National Institute , Amsterdam. Athena Athanasiou, Professoressa, Dipartimento di Antropologia Sociale presso l’Università Panteion di Scienze Sociali e Politiche a Atene, Grecia. Jacqueline Rose, Professoressa di Inglese alla Queen Mary, University of London. Judith Butler, Maxine Elliot Professoressa nel Dipartimento di retorica e letteratura comparata presso l’Università della California , Berkeley & Hannah Arendt, Professore di Filosofia presso la Graduate School europea. Joanna Bourke, docente di Storia presso la Scuola di Storia, Classici e Archeologia al Birkbeck College. Wendy Brown, Collaboratore insigne per le discipline umanistiche presso la Cornell University; Professore invitato alla Columbia University. Jodi Dean, docente di Teoria politica e dei media a Ginevra , New York. Doreen Massey , professore emerito , Geografia , alla Open University del Regno Unito. Sandro Mezzadra, Professore Associato di Teoria politica presso l’Università di Bologna. Bruce Robbins, Fondazione Old Dominion Professore di Lettere e Filosofia , Dipartimento di inglese e letteratura comparata, Columbia University. Leo Panitch, Professore Emerito di Ricerca di Scienze Politiche all’Università di York. Adolph Reed, Professore, Università di Pennsylvania. Doug Henwood, Giornalista , analista economico e finanziario. Johann Kresnik, ballerina austriaca, coreografa e regista. Martijn Konings, Docente presso il Dipartimento di Economia Politica , Università di Sydney. Frances Fox Piven, professore di Scienze Politiche e Sociologia presso il Graduate Center , City University of New York. Enzo Traver, professore di Scienze Politiche presso l’Università di Picardie Jules Verne di Amiens , e docente invitato presso la Libera Università di Berlino.

listatsipras

  • O. Raspanti

    Ovviamente sostengo la candidatura di Tsipras.
    Mi pongo però una domanda in relazione all’alleanza che la lista ha concluso col Front de Gauche francese.
    Bisogna riconoscere che le posizioni del FdG non hanno avuto che poca consonanza con quelle sostenute dalla Lista Tsipras, versando spesso in un rifiuto puro e semplice dell’UE e arroccandosi su posizioni neonazionaliste (Mélanchon usa abitualmente il termine “patriota”).
    Se il FdG ha fatto evolvere le proprie posizioni tanto meglio e comunque mi sembra un’alleanza imprescindibile nel contesto dell’UE.
    Detto questo mi permetto di segnalare ai lettori del manifesto la lista Nouvelle Donne fondata da Pierre Larrouturou et dall’indignato Stéphane Hessel. Vi si ritrovano molte tematiche presenti nella piattaforma della lista per Un’altra Europa.

  • mariof

    Mi domando se fra gli illustri professori ci sia chi si occupi scientificamente di macroeconomia, perché, a differenza del FdG, qui nessuno si interroga sulla compatibilità fra ricerca prioritaria della bassa inflazione e la piena occupazione (trattati vs. costituzioni, in specie la nostra). Tu chiamalo, se vuoi, patriottismo.

  • Lorena Melis

    A me comunque fa tutto una gran tristezza, compreso Tsipras..Quando qualcuno si candida non parla mai di realtà. Furoreggia soltanto il fanatismo elettoral-progandistico

  • Russeau

    Direi che Tsipras sta parlando della realtà attuale, forse è perfino fin troppo minuzioso nel descrivere, per esempio, il disastro greco. E le proposte che portano avanti sono tutt’altro che utopistiche o, peggio, mosse dalla necessità di voti, bensì sono utili e attuabili.Solo, bisogna volerlo.

  • O. Raspanti

    È più forte di te, caro mariof, non riesci ad intervenire senza stravolgere quanto detto dall’interlocutore e soprattutto ribadendo (con una certa monotonia) una sola verità (sulla quale, fossi in te, sarei molto prudente).
    Il termine patriota è utilizzato correntemente da Mélenchon. Ed è inquietante, nella confusione dei generi. Lo stesso PCF ha preso a più risprese le distanze dal leader della coalizione, brillante oratore ma che si lascia prendere troppo spesso la mano dal “populismo”, cosa che peraltro rivendica. Che a te la cosa non dia noia, sono affari tuoi. Ma evita di ascriverla nella tradizione della sinistra social-comunista. E se le parole hanno un senso, patriota rinvia senza alcun dubbio al carattere neonazionalista del tipo di approccio che difendi.

    Con un certo sarcasmo ti domandi se fra tutti i professoroni e intellettuali firmatari ci sono degli esperti di macroeconomia. E questo è un altro segno interessante. Per essere candidati credibili adesso ci vuole l’avallo del “consiglio di amministrazione”. Insomma la politica è serva dell’economia (quando io riprendendo Clémenceau direi piuttosto che l’economia è una cosa troppo seria per lasciarla in appannaggio agli economisti). Insomma questo primato totalizzante dell’economico (che arriverebbe a discreditare qualsiasi candidato che non ha l’imprimatur degli economisti) è un’altra marca della vittoria del pensiero unico (Ramonet) e quindi dell’impoverimento politici e culturale del mondo nel quale viviamo.

    Prima di chiudere: visto che ora Borghezio sventola il tricolore, oltre ad essere ferocemente contro l’euro, una bella radunata di patrioti s’impone. Lira e moschetto, fascista perfetto (spero che prenda questo con ironia, ovviamente)

  • mariof

    Ma non è ancora chiaro che le politiche attuali, al centro come in periferia, a destra come a “sinistra”, non sono che ancelle di quell’economia vincente che ha permeato cuori e cervelli delle classi dirigenti (e non)? L’unica differenza è che chi è al potere (Van Rampuy, Barroso) ne è conscio e servitore fedele, i “competitors” rischiano di essere solo servi sciocchi o mosche cocchiere. Per questo auspicherei meno sogni e più tecnica nelle compagini alternative, altrimenti capita che i tecnici vengano ascoltati dagli innominabili, con risultati nefasti (In fin dei conti se ti butti da un tetto ti schianti che tu conosca o meno la legge di caduta dei gravi, ma se la conosci forse non ti butti).

  • Lorena Melis

    Chiarisco, più che Tsipras a farmi tristezza è infatti il mio paese

  • Lorena Melis

    anche se Grecia e Italia temo soffrano degli stessi errori

  • Russeau

    Questo è poco ma sicuro, ma non ne è certo Tsipras l’artefice.