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Editoriale

La sfida che arriva, fare come la Grecia

Sbilanciamo l'Europa. L'esito delle elezioni di domenica in Grecia, determinerà un cambiamento storico per l'Europa. Si potrebbe riaprire la partita sull'austerità e sulle scelte di politica economica della Commissione europea. E la sinistra moderata italiana potrebbe recuperare un po’ di coraggio

Elezioni 2015 in Grecia

Le elezioni di domenica prossima in Grecia possono rappresentare un punto di svolta in Europa: se vincesse Tsipras si riaprirebbe una partita sulle politiche di austerità, sulle scelte di politica economica della Commissione Europea, sulle prospettive della costruzione europea. Niente sarebbe più come prima.

La vittoria di Tsipras forse darebbe anche un po’ di coraggio ad una parte di quella sinistra moderata e socialdemocratica che è stata in questi anni subalterna all’ideologia neoliberista e che oggi è consapevole dei disastri dell’ultimo ventennio. Sarebbe un’iniezione di entusiasmo per la sinistra anti-liberista impegnata ad invertire la rotta in Europa.

Si riaprirebbe il tema della rinegoziazione del debito (fondamentale non solo per la Grecia, ma anche per l’Italia ed il Portogallo), di una politica monetaria -con l’euro- fino ad oggi subalterna ad una linea economica restrittiva, tutta legata alle compatibilità di bilancio e alla riduzione della spesa pubblica.

La vittoria di Tsipras evidenzierebbe la possibilità concreta -nell’esercizio di una responsabilità di governo in un paese che è stata la prima cavia delle politiche di austerità- di un’alternativa alle politiche neoliberiste della Commissione Europea, che metta al centro il lavoro, il superamento degli squilibri regionali, la necessità di una comune politica economica e monetaria espansiva, l’archiviazione del fiscal compact.

È evidente a tutti che le politiche di austerità sono state in questi anni fallimentari e controproducenti: è aumentata vertiginosamente la disoccupazione, è cresciuta la povertà, l’economia europea è affondata da tempo in una fase di stagnazione e depressione ed il debito pubblico nell’eurozona è passato dal 65% sul Pil nel 2007 ad oltre 95% del 2014.

E il caso della Grecia è emblematico, nelle scelte della troika, di una gestione colpevole in nome degli interessi dei mercati finanziari e delle banche. La Grecia è anche, soprattutto, il paradigma del fallimento delle politiche europee. Tsipras e Syriza sono invece l’esempio della visione di una diversa Europa fondata sui diritti e il lavoro e non sulla moneta e le banche.

Se ci fosse l’affermazione di Tsipras in Grecia, anche la sinistra italiana dovrebbe trarne insegnamento e giovamento. Sarebbe l’occasione per abbandonare le scelte autoreferenziali e autolesionistiche di questi anni, evitando due impostazioni ugualmente sbagliate: il politicismo (la manovra politica) e l’identarismo settario.

Bisognerebbe scegliere la strada della costruzione di un processo unitario -come hanno fatto Tsipras e Syriza in Grecia in questi anni- nella direzione di un campo aperto e plurale (sociale e politico) della sinistra. Negli ultimi mesi in Italia la sinistra sociale (la manifestazione della Cgil del 25 ottobre e lo sciopero generale del 12 dicembre) ha ripreso corpo e fiato, ma non ha ancora rappresentanza politica.

Si tratta allora di avviare un processo reale per «fare come la Grecia» e riaprire la partita di una sinistra senza aggettivi capace di rilanciare la prospettiva di un’Europa sociale e del lavoro. Questa è la sfida che ci viene Tsipras e che va raccolta fino in fondo anche in Italia.