closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

La guerra del dissesto idrogeologico

Belpaese?. Dopo decenni di incuria e di attacco alla qualità del paesaggio, il Governo Renzi ha perpetuato e alimentato le cause del disastro. Prima con il Ddl Lupi e ora con lo «Sblocca Italia»

Catanzaro, novembre 2013

Le cifre che stanno venendo fuori a proposito dei disastri territoriali di questi giorni – con eventi meteo esasperati dai cambiamenti climatici che si abbattono su un territorio indebolito dalla ipercementificazione – sono da autentica guerra.

Un Rapporto Cresme/Ance ricorda che nel periodo 1985-2011 si sono registrati quasi mille morti da dissesto idrogeologico, per oltre 15 mila eventi calamitosi e un danno economico da circa 3,5 miliardi di euro all’anno. Se si computa dagli anni sessanta, a partire dal disastro del Vajont e dalle alluvioni di Venezia e Firenze i morti diventano più di 4 mila.

L’Italia paga le conseguenze di decenni di incuria e di sostanziale attacco alle sue stesse caratteristiche eco-paesaggistiche. Esse, fino a qualche decennio addietro, avevano correlato virtuosamente ambiente e insediamenti; di più, avevano sempre connotato questi ultimi secondo le caratteristiche ecologiche e culturali dei contesti. Da cui il soprannome di Belpaese.
Negli ultimi decenni, la grande trasformazione ha significato grande cementificazione: il Belpaese si è trasformato in «città diffusa»; con salti di senso comune, e anche semantici e lessicali. Le grandi componenti eco-paesaggistiche del territorio italiano sono state via via rinominate nelle logica dell’urbanizzazione: la Val Padana è diventata «megalopoli padana»; la «grande conurbazione costiera» ha occupato l’intera cimosa litoranea adriatica; e analogamente sono nel tempo emerse «la città estesa dell’Emilia», «la media città toscana», «la campagna urbanizzata romana» e «Gomorra», l’infernale marmellata insediativa del napoletano, inquinata, congestionata, ad alto tasso di illegalità.

E ancora la città costiera continua calabra, a fronte dello svuotamento dell’interno; gli orridi abusivi siciliani – che offendono un paesaggio altrimenti notevole; le «grandi macchie urbane» delle città sarde.

Gli entusiasmi per la modernizzazione antropizzata del Paese si sono da tempo trasformati in preoccupazioni per le conseguenze di un insediamento abnorme e quanto dannoso e paradossale: oggi in Italia abbiamo, oltre a qualche miliardo di volumi industriali e commerciali e tante incompiute infrastrutturali spesso inutili, un edificio ogni 4 persone, ma un alloggio su 4 e oltre 20 milioni stanze risultano vuote; tuttavia fanno notizia i disagiati, tuttora senza casa, e tra di essi, il migliaio di occupanti, probabilmente legittimati da tale situazione). Con costi ambientali e sociali che infatti sono cresciuti sempre più.

Oggi, la criticità di questa condizione irrompe in tutta la sua drammatica evidenza. Da Genova a Milano, dal Piemonte al Veneto, da Roma alla Sicilia, i temporali causano disastri: rilievi e versanti abbandonati franano sugli insediamenti sottostanti; la pioggia rigonfia fiumi, torrenti e ruscelli, che diventano condotte forzate, trovano le aree di propria pertinenza trasformate in brani di città e rompono alla fine gli argini, anche perché le costruzioni hanno bloccato le vie di fuga dell’acqua. Si registrano così i fenomeni dei «vasconi urbani», dentro cui annegano oggi quartieri di Genova e Milano, come di Roma e, qualche mese fa, di città e paesi emiliani, veneti o sardi.

Il Governo tenta adesso di scaricare ogni colpa sui predecessori o sulle Regioni; ma – fino alla drammatica emergenza di questi giorni – ha perpetuato e addirittura alimentato le cause del disastro. Lo dimostrano il Ddl Lupi –che pretenderebbe di accentuare ulteriormente la deregulation e svuotare la pianificazione di potere normativo e descrittivo – e lo «Sblocca Italia». Quest’ultimo provvedimento è teso a promuovere altre attività ad alto impatto ambientale: dalle trivellazioni, a nuovi impianti a rischio, alle autostrade, a nuova Alta Velocità. Al suo interno, prima degli eventi tragici degli ultimi giorni, la lotta al dissesto idrogeologico era appena una citazione di opportunità: 3 miliardi dichiarati per 200 milioni realmente disponibili.

E a fronte dei quasi 5 miliardi stanziati per le operazioni ad alto impatto; tra cui si resuscitano progetti di autostrade da tempo superati, come la bizzarra Mestre-Orte o la Pi-Ru-Bi cara alla massoneria filodemocristiana. Nelle ultime ore – sull’onda emotiva degli eventi – l’esecutivo annuncia lo sblocco di 2,2 miliardi antidissesto, e quindi un piano di 9 miliardi in 7 anni.

Serve che gli impegni si traducano in risorse reali e per un programma molto più ampio: è necessario un piano di risanamento del territorio da 50 miliardi di euro nei prossimi dieci anni; di cui almeno il 10% da impiegare subito. Se si pensa di ricorrere per questo ai «300 miliardi di euro di investimenti europei promessi da Junker» si rischia di restare agli annunci o di dilazionare troppo le operazioni. Lo «Sblocca Italia» – come hanno già proposto gli ambientalisti – deve diventare «Salva Italia», finalizzando le risorse PER INTERO E SOLTANTO al risanamento del territorio, e cancellando tutte le altre opere inutili e dannose contenute nel provvedimento.

Deve essere ripristinata una strategia invisa al nostro attuale premier: le politiche devono basarsi sulla pianificazione di territorio e paesaggio.

  • Mario Salvatore Gravina

    Se ci fermiamo ai confini del ‘BruttoPaese’ quale siamo diventati, allora non possiamo prescindere dal fatto che un luogo, i suoi toponimi dati dall’ uomo, la sua struttura, non diventano brutti dall’ oggi al domani. E non bisogna prescindere dalla bruttezza e dalla povertà di spirito che ci sta caratterizzando da circa 40 anni. Siamo tornati ad essere brutti e bruti ma non abbiamo alcun margine di miglioramento socio culturale economico e quant’ altro. Se ci fermiamo entro i confini del Paese che siamo diventati, non abbiamo alcuna speranza dato che a governarci attraverso dei fantocci senza spina dorsale e soprattutto pagati profumatamente, sono gli interessi finanziari di pochissime famiglie della Terra. Questo è l’ effetto della globalizzazione e soprattutto è l’ effetto della confusione che regna sovrana. Non credo che sia un problema politico. La politica è migliore se il livello culturale e l’ onestà dei singoli è migliore. Altrimenti la politica è sempre soggetta alla depravazione, allo sciacallaggio, alla confusione quando non si ha la cultura e l’ onestà, per essere migliori. Questo del contrappelo di lana pecorina è, il nazismo, il fascismo o il comunismo o l’ anticlericalismo o il clericalismo del futuro. Probabilmente abbiamo l’ opzione di tacere …. quanto meno acquistiamo in dignità. La gente le cose le deve sapere e sarebbe la cosa più normale e giusta possibile! Ma succede sempre più spesso che la gente non sa più nulla perché, gli si vuol far sapere tutto il lecito; per il tutto illecito c’ è sempre tempo ma già basta e avanza il lecito. Il lecito parossistico! Alla fine la gente, implode e si rannicchia nel suo alveolo di miseria cavernicola. Non sono solo la cementificazione o i disastri idrogeologici ormai irreparabili a creare i danni maggiori. Chi ci salverà dalla cementificazione e dai dissesti idrogeologici delle coscienze? Prima dei singoli individui e dopo, da piccole masse di quartiere soggette alle lusinghe del clientelismo dei loro caporali remunerati all’ insaputa degli altri? Vedi Tor Sapienza il caporalato di Alemanno ed Alemanno stesso all’ insaputa di tutti, niente altro che becero fantoccio di sistema che fomenta, sobilla e pure finanzia i suoi caporali? Tutte queste cose sono dei veri e propri abomini della coscienza? E se Alemanno ridiventasse sindaco ahi Roma, le parti si invertirebbero in questo gioco recita senza fine e a sobillare, a fomentare, a finanziare, sarebbe certa sinistra di governo che non merita nemmeno di essere considerata sinistra? Non bastano in verità 50 miliardi in pochi anni per riprendere il Paese. Penso che mantenendo la linea da lei mostrata Alberto Ziparo, ne occorrerebbero almeno il doppio. Ma qua non è problema secondo me, di riprendere il Paese … qua la Questione è quella di riformare tutti gli abitanti del Paese e allora sì che il problema tornerebbe ad essere politico e magari i soldi sarebbero il cruccio minore con la riacquistata sovranità del popolo come da costituzione! Non è che siamo messi bene a rispettare Mes con pareggio di bilancio in Costituzione, a pagare per tanti anni 50 miliardi a fondo perduto per il fiscal compact, a comprare la moneta a tassi di interesse anche se adesso allo 0.50% dopo che per anni abbiamo comprato la nostra stessa moneta a tassi che andavano fino all’ 1%. Questa moneta ci è costata fino ad ora tantissimo! E se i trattati restano tali noi già abbiamo una previsione negativa di rialzarci non prima di 60 anni, penso che questo Paese diventerà brullo, incolto fino ad essere completamente disabitato. Come quei vecchi giardini nobiliari che conobbero fasti e che conoscendo decadenza e declino, si infestano di spine erbacce e quant’ altro! Manca il giardiniere e il miglior giardiniere sarebbe Peter Sellers si ricorda quello di ‘ Oltre il giardino ‘? Ma di giardinieri così in giro non se ne vede l’ ombra a parte il tentativo di Grillo che però sta risultando ai più, potenza del rancore e del livore nonché potenza dei media tentativo ‘velleitario’ ed ‘utopistico’ …. perché ha scelto un simbolo e dei colori poco consoni alla politica italiana! Avesse messo una pennellata di rosso e allora avrebbe raccolto falene a sinistra o di neroazzurro e allora le falene sarebbero state quelle di destra. Questione cromatica.