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Editoriale

Il gossip degli anti-animalisti

Come premessa, occorre dire che il caso di «Caterina e la vivisezione» si configura come uno scandalo montato ad arte. Si potrebbe sospettare che sia una sorta di ritorsione per la vittoria ottenuta con la chiusura di Green Hill, dopo anni di lotte, repressione e manifestazioni, anche di massa. Ricordiamo che a metà luglio il mostruoso allevamento di cani beagle, destinati a esperimenti di ogni genere in tutta Europa, con sede a Montichiari, di proprietà della multinazionale Usa Marshall Farms Inc., è stato chiuso dalla magistratura, che ha incriminato i vertici dell’azienda.

Per ispirazione, come sembra, d’interessi assai corposi, il caso della studentessa gravemente malata, insultata in rete dagli immancabili mentecatti per aver difeso la sperimentazione su animali, è stato artificiosamente gonfiato dai media di ogni tendenza, che ne hanno stravolto il senso e le proporzioni reali, riducendolo a gossip da vacanze di Natale. Nel corso di questa blaterazione scandalistica, che parte da un presupposto indimostrabile – gli autori degli insulti virtuali sarebbero rappresentativi dell’«animalismo»- si sono perse densità e profondità dei dilemmi e della stessa elaborazione teorica dell’antispecismo. La quale ha antecedenti assai illustri: fra tutti basta citare la Scuola di Francoforte.

Pochi sono stati finora i commenti, da parte non antispecista, che si siano misurati con la complessità della questione. Si sa, è tipicamente italiano prendere la parola pubblicamente su qualsiasi tema – e su questo più che su altri – pur non avendone alcuna competenza.

Come prototipo del genere di articoli che si pretendono colti ed equidistanti, ma che scontano una conoscenza approssimativa del dibattito antispecista e non solo, assumiamo quello del teologo Vito Mancuso: Sull’”antinaturalismo” degli animalisti, apparso il 29 dicembre scorso su La Repubblica e ripreso nella prima pagina di MicroMega online.

Per cominciare: Mancuso dà per scontato che a insultare Caterina Simonsen siano stati «gli animalisti», mentre la sola cosa certa è che sono esponenti della vasta categoria di imbecilli che, grazie alla volgarità dilagante e alla caduta dei freni inibitori indotta dalla rete, vomitano insulti contro chicchessia.

Non solo: il teologo si rivela alquanto ignaro degli orientamenti, teorie, dibattiti che attraversano il mondo, assai eterogeneo, degli interessati alla sorte dei non umani. Così che, non distinguendo tra zoofili, animalisti, antispecisti, infila tutti nel medesimo calderone. Dà per scontato, per esempio, che ad accomunare gli «animalisti» sia il fatto di «volere per gli animali gli stessi diritti dell’uomo». E invece vi è una corrente antispecista, perlopiù d’ispirazione anticapitalista, marxista e/o libertaria, che rifiuta di parlare di diritti animali e pone l’accento sui processi di liberazione, riguardanti umani e non umani.

Inoltre, Mancuso attribuisce abusivamente agli «animalisti», quale tema etico fondamentale che li caratterizzerebbe, la questione violenza/nonviolenza: dilemma serio, ma che, almeno in questo articolo, è trattato in modo discutibile, proiettando sugli altri – gli «animalisti»- una questione che è sì centrale, ma anzitutto nel suo pensiero. Di conseguenza, egli assimila, quali vittime della violenza umana, patate, cipolle, batteri, topi e primati (gli ultimi due non nominati esplicitamente, ma la sperimentazione animale, si sa, ha loro tra le vittime principali).

In realtà, se il teologo si fosse confrontato con qualche buon saggio, non necessariamente antispecista in senso stretto – per esempio, con L’animale che dunque sono di Jacques Derrida -, saprebbe quali siano le domande principali: gli altri animali sono capaci di gioire, soffrire, comprendere? Non sono forse delle singolarità irriducibili?

Altrettanto convenzionale è la concezione mancusiana dei non umani. Non per caso egli, tra tutti i filosofi che, almeno a partire da Montaigne, si sono posti la questione, cita proprio e solo Kant: ovvero colui del quale Theodor W. Adorno ha criticato l’odio e l’avversione per gli animali, e la morale priva di compassione o commiserazione.

Tra i tanti passaggi di questo articolo improntati al senso comune, la frase «A parte quella umana, nessuna specie cesserà mai di seguire l’istinto sotto cui è nata» appare non troppo degna di uno scritto che si pretende colto. Da lungo tempo studiosi in vari campi, compresi gli etologi, hanno messo in discussione la nozione di istinto, ammettendo che numerose specie animali possiedano intelligenza, sensibilità, intenzionalità, singolarità, capacità di simbolizzazione e di empatia, nonché cultura: intendendo come elemento minimo basilare di quest’ultima l’attitudine a elaborare soluzioni differenziate per risolvere uno stesso problema nel medesimo ambiente.

Inoltre, l’affermazione di Mancuso «L’uomo al contrario [degli altri animali] ha imparato a poco a poco a estendere gli ideali di giustizia a tutti gli esseri umani, compresi quelli dalla pelle diversa» è contraddittoria oppure è il frutto di un grave lapsus. Egli, infatti, colloca questa frase dopo un passaggio nel quale scrive: «nessuna specie animale estenderà mai alle altre specie i diritti di supremazia che la natura lungo la sequenza della selezione naturale le ha concesso». Forse che gli esseri umani «dalla pelle diversa» (diversa da chi?) appartengono a una famiglia altra da quella di Homo Sapiens? En passant, aggiungiamo che il teologo sembra ignorare che certi primati, in particolare i bonobo studiati da Frans de Waal, conoscono sentimenti e comportamenti quali altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza, sensibilità, perfino moralità, estesi anche al di là della loro specie.

In sostanza, Mancuso ripropone come universale la vecchia dicotomia natura/cultura, tipicamente occidentalocentrica, sconosciuta a tanta parte dell’umanità, che ha elaborato, invece, ontologie e cosmologie fondate sul paradigma della continuità. Questa dicotomia è stata abitualmente articolata in funzione di una serie di antitesi complementari quali innato/acquisito, eredità/ambiente, istinto/intelligenza, spontaneo/artificiale: opposizioni arbitrarie, che discendono da un’ideologia legata a una forma peculiare di razionalità – quella strumentale – che raramente si è interrogata o ha messo in questione il proprio arbitrio o la propria parzialità.

E’ proprio la razionalità strumentale – figlia del cogito cartesiano, a sua volta erede della «filiazione giudaico-cristiana, dunque sacrificalista» – che produce oggi un livello tale di assoggettamento e mercificazione dei non umani che, per citare ancora Derrida, «qualcuno potrebbe paragonarli ai peggiori genocidi».

  • Nanni OMODEO ZORINI

    MASTURBAZIONI MENTALI: umani e non umani? Gli animalisti rifiutano le sperimentazioni su animali a vantaggio presunto di umani (responsabili della distruzione del pianeta). E dichiarano di aborrire il consumo alimentare dei loro corpi. C’è addirittura chi sostiene che anche gli organismi vegetali vadano difesi. Appartengo al genere umano, non mi ritengo personalmente responsabile dello scempio perpetrato dai miei simili sul pianeta, e su tutti i viventi e i i non viventi. (A mo’ di esempio: cementificazione, Seveso, nucleare, discariche tossiche, pulizie etniche, colonizzazione…) Comprendo le argomentazioni addotte a difesa degli altri ospiti della terra. Se ci fosse vita su altri corpi celesti il discorso si potrebbe allargare. Mi permetto di osservare dal nostro contesto: sono partigiano degli umani, soprattutto gli sfruttati, schiavizzati, bombardati, denutriti. Da una visione prospettica preferisco individuare delle priorità: prima gli umani massacrati e martirizzati, poi tutti i viventi e non. Forse é possibile una campagna di mobilitazione degli umani vittimizzati, contro i loro aguzzini e carnefici. Che sono gli stessi nemici del pianeta. Ingenuamente una amica e stimata vegetariana e animalista mi diceva che io e quindi anche lei in quanto umani siamo direttamente responsabili (non chi gestisce e guida la baracca xké siamo troppo deboli x impedirglielo??). Posso capire il masochismo autolesionista, ma non approvarlo. Le generalizzazioni tranchant (tutti gli uomini,le donne, i neri, i gay, “quelli che”…..) sono inadeguate, in quanto generiche e imprecise. Ciascuno é responsabile solo x i propri atti o per le proprie omissioni!..
    … Condivido l’ ANCHE, cercavo di sostenere qs aspetto col mio “liberarsi liberando”. E credo che x qnt riguarda l’alimentazione e il consumo scellerato del pianeta sia una questione anche di utilizzo razionale delle risorse, oltre che di eticità verso altri viventi da macello. Sull’amore che gli animali domestici danno, oltre che il risultato di un patto reciproco di convenienza, evoluzione di rapporti , c’è quel che spesso si definisce maggior “umanità”(benché qui termine improprio) degli animali rispetto agli umani. L’eticità però e attribuibile solo agli umani: il carnivoro predatore non é meno buono della sua preda. É nel suo dna e mappa genetica. Anche se effettivamente è toccante vedere atteggiamenti di amorevole familiarità di cani, delfini, balene… Sembra siano amichevoli e benevolenti nei nostri confronti. Converrebbe sentire/leggere l’etologo Danilo Mainardi ,molto laico e presidente onorario dell’Unione Agnostici Atei Razionalisti,ed evitare di attribuire comportamenti o emozioni umani a chi umano non é!Linguaggio, strutturazione del pensiero, visione sono negli animali, anche in quelli superiori, decisamente diversi, altri, rispetto agli umani.Con buona pace di chi é convinto che il suo gatto lo capisce quando parla o vede con lui la TV! Una violenza ideologica è quella di umanizzare gli animali! Il cane che ci viene incontro festoso e scodinzolante non ha l’intenzionalità umana. Considerazioni queste che faccio qui di pura oggettività. Consideriamo gli animali come esseri viventi decisamente diversi da noi; da rispettare e a cui evitare assolutamente inutili feroci sofferenze. I viventi devono alimentarsi: meglio se il carburante non sono corpi di animali gonfiati artificialmente per essere divorati; il consumo prevalente di vegetali (comunque esseri viventi!) riduce sprechi giganteschi di risorse energetiche. Personalmente continuerò ad occuparmi nel limite delle mie possibilità di umani che soffrono. Sono profondamente alieno dalle battaglie ingenuamente settarie e perciò parziali e con orizzonti ristretti; con taglio integralista. Rifiuto perciò per il futuro di riprendere discorsi riduttivi. Lotta di sociale organizzato, per autotutela e conservazione del pianeta, tutto compreso (entità biotiche e abiotiche). E’ scomparso un post che accostava il cane accogliente e il marito che picchia la moglie. Inconfrontabili posizioni. Un po’ come accostare x chiedere cosa sia meglio tra…:le ciliegie ferrovia e la spending review… Per chi segue religiosità conseguenti: fatti suoi; escludo dai miei pensieri questo prodotto artificiale e malato che é la superfetazione delle menti umane chiamato religione. Con buona pace di animalisti, vegetariani, vegani, quaccheri, mormoni, ufologi, inseguitori di tifoni, giocatori di tombola napoletana!…
    Non me ne vogliano. Preferisco occuparmi di altro. Non farò nulla per impedire che manifestino il loro pensiero. Mi limiterò a spegnere la radio.

  • feminoska

    Felice di vedere pubblicato sul Manifesto un articolo con questo taglio, dopo tutto quello che è toccato leggere in questi giorni! Peraltro, è stata a gran voce richiesta una presa di posizione da parte degli animalisti/antispecisti in merito, e quando c’è stata… nessuno se l’è filata! Allego pertanto, per allargare gli orizzonti della discussione, questi link ad articoli scritti in questi giorni sul tema, sperando che stimolino un dibattito serio e neutralizzino polemiche a base di “e perchè, le piante?”:
    – un comunicato di Contro Green Hill https://www.facebook.com/photo.php?fbid=471863206257143&set=a.109915389118595.15617.109096332533834&type=1&theater
    – due articoli su Asinus Novus: http://asinusnovus.net/2013/12/29/solidarieta-a-caterina-ma-non-tutti-i-malati-sono-uguali/
    http://asinusnovus.net/2013/12/31/estremisti-animalisti-prendono-le-distanze-da-estremisti-animalisti-di-nuovo/

    – due su intersezioni: http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/12/29/lultima-frontiera-della-sperimentazione-animale-strumentalizzare-malati-per-ottenere-consenso/
    http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/12/30/il-paradosso-del-paragone-tra-animaliste-pro-life-una-riflessione/

    – tre su Gallinae in Fabula: http://gallineinfabula.wordpress.com/2013/12/30/umani-troppo-umani/
    http://gallineinfabula.wordpress.com/2013/12/30/considerazioni-di-un-medico-veterinario-sul-caso-simonsen/

    http://gallineinfabula.wordpress.com/2013/12/31/sulla-degenerazione-dei-nazi-animalisti-e-il-caso-caterina-s-2/

  • Giuseppe

    Secondo me l’argomento centrale continua ad essere il dibattito sull’utilizzo o meno degli animali e della vivisezione per la ricerca scientifica. Gossip si ma anche tante opinioni, forse non troppo specialistiche, le ho trovate su vari giornali, incluse Vito Mancuso, Silvio Garattini e Manuela Kuan su Repubblica e anche su altri giornali. Sul Manifesto di cui sono abbonato, se non mi sono perso qualche cosa per strada, solo questo approfondimento per me anche troppo evoluto. Avrei preferito una presa di posizione più chiara. Sarebbe anche interessante si approfondissero le affermazioni del primo paragrafo su “scandalo montato ad arte” e “possibile ritorsione”; a me sembrano un po’ eccessive.

  • Gisella Rossi Rossa

    un articolo interessante, non avevo letto quello di Mancuso che peraltro ho spesso stimato per le sue posizioni di credente laico….sono animalista, vegetariana (proprio in sintonia con la mia vocazione a favore del rispetto degli amici non umani – ammesso che il termine umano sia ancora applicabile alla nostra razza scellerata) e riterrei un’ottima dimostrazione di civiltà e civismo il rispetto per chi non appartiene alla razza dei parlanti (visto che in quanto a intelligenza troppo spesso dimostriamo di essere alquanto limitati). Sui commenti vergognosi e incivili di presunti animalisti contro Caterina, senza sapere se la ragazza sia realmente affetta da tali malattie o se sia strumento di manovre speculative, mi dissocio con assoluta determinatezza.

  • robi

    Gentile Nanni, il suo punto di vista è antico. L’etologia più recente ha finalmente capito che cercare di eliminare le nostre “risposte” più spontanee e naturali agli atteggiamenti degli animali che ci fanno istintivamente sentire che gli animali non umani condividono con noi emozioni e diversi gradi e livelli di intelligenza sarebbe non solo impossibile ma anche improduttivo. ovvero, se a chi si trova in contatto con gli animali è evidente che una scimmia, un maiale, un pappagallo, un topolino provano emozioni è perché probabilmente è così: affermare che stiamo solo proiettando le nostre emozioni su animali che cartesianamente sono invece solo macchine è pressoché affine ad affermare che se vedo un neonato piangere e penso di volta in volta che ha fame o sente la mancanza della madre o ha paura sia solo una mia proiezione. Gli animali, ormai è acclarato anche dal punto di vista scientifico, sono intelligenti (un maiale adulto ha la stessa intelligenza di un bambino di 3 anni) e provano emozioni, e sono in grado di mettersi in relazione con specie diverse dalla loro. Tutte capacità che leggendo il suo pezzo dubito lei possegga. I miei migliori auguri per un 2014 di emozioni e compassione.

  • gianfranco laccone

    Nei giorni scorsi mi è capitato di definire : ” Volete Gesù o Barabba? ” l’atteggiamento di quanti provano fastidio anche per il solo fatto di sollevare la discussione sul rapporto con gli animali (altri ). Non mi ripeto, vi segnalo l’articolo:
    http://restiamoanimali.wordpress.com/2013/12/29/caterina-e-la-vivisezione-ovvero-volete-gesu-o-barabba/
    Volevo solo aggiungere l’invito a guardarvi allo specchio la mattina, sorridere e poi pensare ad un felino qualsiasi. Chi tra voi due ha denti per mangiare carne? (per non parlare dell’apparato per digerirla….).

  • Daniele Sgaravatti

    Robi, lei fa un passaggio ingiustificato dal fatto che gli animali non sono macchine al fatto che sono uguali agli esseri umani. Ha ragione invece Nanni, sono esseri viventi dotati di una loro vita mentale, ma diversa da quella umana. Dire che un maiale ha la stessa intelligenza di un bambino di tre anni illustra chiaramente il suo errore. Primo, un bambino di tre anni padroneggia una lingua complessa, cosa che un maiale non sa fare. Il maiale senza dubbio fa altre cose, alcune delle quali il bambino non è in grado di fare. Il mio punto è che il paragone è privo di senso, non si può usare una stessa scala per misurare l’intelligenza di forme di vita diverse. Ma anche ammettendo per amore dell’argomento che in qualche senso un maiale sia altrettanto intelligente di un bambino, gli animalisti spesso indietreggiano rispetto alle conseguenze delle loro stesse affermazioni. Se da una casa in fiamme lei ha la possibilità di portare via uno, ed uno solo, fra un maiale ed un bambino di tre anni, lei ha dei dubbi? Io non credo. E se mi dicesse, per cercare una forma di coerenza, che si possono avere dubbi, io direi che questa è la riduzione all’assurdo della sua posizione.

  • Paolo Scatolini

    io aspetto sempre che gli anti-specisti, animalisti e quant’altro si offrano volontari per la sperimentazione al posto dei poveri animali..allora forse inizierei a prenderli sul serio. E se invece di titolare i loro appelli “no alla sperimentazione animale” titolassero “sì alle cavie umane in ogni fase della sperimentazione dalla prima all’ultima” (oggi si sperimenta sugli umani solo dopo che la sperimentazione animale ha dato risultati soddisfacenti) la cosa sarebbe più sincera. Comunque pur non essendo anti-specista mi piace molto l’idea di continuità tra natura e cultura dipende da come si intende

  • Daniele Sgaravatti

    Un articolo inutile e retorico almeno quanto quello di Mancuso, se non di più. Non è perché si fa appello alla auctoritas (assai dubbia) di Derrida che si va oltre il tifo da stadio, Qua non si affronta minimamente il tema posto dalla vicenda, né la questione di fatto se i test su animali abbiano un valore scientifico – ovviamente assieme ad altri strumenti – e se, in quel caso sia lecito o anche doveroso farne uso – ovviamente evitando tutte le differenze evitabili.

  • Nanni OMODEO ZORINI

    Certo, interessante arricchimento argomentativo. Un punto di vista antico e non specialistico in etologia e psicologia animale, il mio! La ringrazio. Cerco di occuparmi di tematiche attinenti la sofferenza degli animali umani; mi spiace non ruscire ad approfondire i ricchi contenuti che lei conosce. Faccio militanza con forze che trattano: diritti umani (Amnesty); cittadinanza (coordinamento migranti GENTES); Assopace; alfabetizzazione in italiano; tratta di donne per prostituzione forzata (Liberazione e speranza); antimafia (Libera)… Riconosco i miei limiti… Quando riuscirò cercherò di colmare le mie lacune. Un invito non formale o polemico a collaborare “anche” per gli animali umani. Voglio sperare l’invito sia inutile, e in tal caso me ne dispiace.

  • ابن بطوطة

    Davvero Mancuso ha detto queste cose? Alcune sono veramente impensabili da parte di un uomo di cultura come lui. Effettivamente temi come l’antispecismo non sono ancora assimilati, e neanche minimamente masticati vista la poverta’ di termini che mostra chi si improvvisa opinionista in questo campo. Soprattutto nell’intellighenzia “di sinistra” molti si sentono di dire la propria sulla base di luoghi comuni, frasi sentite dai nonni, saggezze piu’ o meno popolari.
    E cosi’ anche sul manifesto si leggono alcuni commenti come quelli qui sotto, dal “quando gli uomini si sostituiranno agli animali” al trito “prima gli umani massacrati poi tutti i viventi”, ecc…
    Ancor peggio sono le idiozie che si sentono alle varie sagre della salamella con Cheguevari e bandiere della DDR appese dietro alla cassa, quando si ha la ventura di chiedere se c’e’ del cibo non animale.
    E’ un discorso appunto complesso ma anche complessivo, che purtroppo a sinistra non fa breccia, come non ha mai realmente fatto breccia per esempio una vera lotta al sessisimo, con tutti quei “compagni” seduti in poltrona a leggere Unita’ e manifesto mentre la moglie lava i piatti.
    E’ lo stesso, identico principio.
    Matureranno i tempi, forse.

  • ابن بطوطة

    Ma chi dice che siano uguali agli esseri umani?
    Soffrono come gli esseri umani, punto.
    Almeno questo concetto molto di base riusciamo a darlo per scontato? E poi Daniele, santo cielo, si legga qualcosa di serio in rete sull’antispecismo, piantatela di parlare come al bar, per cortesia!

  • ابن بطوطة

    Il solito sciorinamento del curriculum; “io sono attivo in amnesty, in libera ecc.”, per cui posso parlare di tutto senza documentarmi.
    BEEEEP. Squalificato. 😉

  • Grendelica

    Daniele, se il punto di vista antropocentrico è fallace e insufficiente, lo è anche per dichiarare che il maiale è un essere inferiore e che quindi può essere smembrato, confezionato e servito in tavola, come un oggetto, a differenza di un cane o di un bambino di tre anni. L’intelligenza è certamente misurata secondo criteri antropocentrici, ma credo, quando si fanno questi paragoni di certo un po’ semplici, che ci si voglia riferire al diritto alla vita, che è dato a ogni essere vivente al di là del livello di intelligenza e conoscenza. Tanto più che se misuriamo l’intelligenza secondo criteri diversi (ad esempio: la capacità di adattamento ad un ambiente) non ci facciamo, come umani, una gran figura.
    Riguardo alla retorica di salvi un bambino / un maiale, le posso dire: a) che ogni specie ha in sé un istinto di autoconservazione, e che in una circostanza di emergenza all’incirca tutti gli umani salverebbero il bambino – il che non dimostra né aggiunge nulla, se si tenta di intavolare, invece, un ragionamento legato al quotidiano. b) che questa circostanza (salvi un bambino o un maiale, un topo, un elefante?) nella vita reale si verifica raramente – o meglio mai, ma viene utilizzata a profusione per manipolare l’interlocutore. Perché non la smettiamo di prenderci in giro?

  • Nanni OMODEO ZORINI

    Io non mi arrogo il compito di dar voti o giudizi. Peccato lei non abbia saputo o potuto cogliere il messaggio: = mi occupo di problemi degli umani (non mi resta tempo a sufficienza) a lei le altre forme viventi. Mi scuso di aver usato la lingua italiana, ma é quella che conosco e di cui mi servo. Gli scambi li faccio in lingua italiana.

  • Nanni OMODEO ZORINI

    Ma legge davvero il manifesto? E riesce a seguirlo? Non fidarsi mai delle traduzioni da robot computer!

  • Daniele Sgaravatti

    Primo, lei continua a cambiare discorso; io parlo di ricerca scientifica, non di alimentazione. E, se quello che dice Caterina nel famoso messaggio incriminato è vero, la situazione è simile a quella del mio esempio immaginario, perché si salva una vita umana attraverso il sacrificio di vite animali. Secondo, riguardo all’esempio, io dico non (solo) che chiunque di noi salverebbe il bambino, ma che chiunque di noi dovrebbe fare questo, che sarebbe moralmente sbagliato fare diversamente o anche solo esitare. E anche se l’esempio è immaginario, serve a fare un punto che riguarda i nostri valori morali. Io non credo sia retorica, ma piuttosto l’espressione della mia visione del mondo, dei miei più profondi convincimenti etici.

  • Daniele Sgaravatti

    Per me gli animali (non-umani) chiaramente soffrono, ma poiché per me un essere umano ha un valore superiore a quello di un altro animale, la loro sofferenza non ha lo stesso valore di quella di un essere umano. Credo di sapere cos’è l’antispecismo (ho letto ad esempio Peter Singer) e di non essere d’accordo. Io penso che sia lecito discriminare fra animali in base all’appartenenza di specie. Faccio del mio meglio per parlare seriamente, tanto su questo forum quanto al bar; mi spiace di non raggiungere uno standard per lei accettabile, ma spero che possa comunque rispettare anche il mio punto di vista.

  • Grendelica

    Mi scuso per aver scritto “smembrato, confezionato e servito in tavola” invece di “tagliuzzato, dissezionato e torturato”: sempre sfruttamento animale e sofferenza sono. La differenza è solo nella sua testa.
    Insisto, l’esempio (che tra l’altro riguarda solo i *suoi* valori morali, non certo i *nostri*) è sbagliato. La sperimentazione animale non è accidentale e episodica come un incendio in una casa; è sistematica e razionalmente organizzata: come, piuttosto, un campo di prigionia.

  • Isabella Elise Siciliano

    Paolo, forse non lo sai ma la sperimentazione umana è già obbligatoria sempre dopo quella animale (perchè quella animale non è predittiva). Quindi di fatto le cavie umane servono già per ogni fase della sperimentazione. Evitare passaggi fuorivianti anzi servirebbe a proteggerle di più ed a risparmiare soldi usandoli in tecniche alternative (che in parte già esistono tra l’altro). I risultati soddisfacenti sulle cavie animali può creare disastri sulle cavie umane. Il 96% dei risultati positivi falliscono miseramente nella fase sull’uomo…

  • Daniele Sgaravatti

    Parlare di alimentazione o di ricerca è la stessa cosa, perché oggi si sopravvive anche senza mangiare carne, mentre, sempre se ha ragione chi sostiene questo, la ricerca sugli animali salva vite umane. E io non credo che sia un dettaglio. In ogni caso non userei il termine “torturato”; nessun ricercatore ha fra i suoi scopi quello di infliggere sofferenze. Quanto ai valori, sicuramente la risposta che dò al mio esempio riguarda i miei, ma la domanda riguarda i nostri. La domanda è se la vita umana abbia o no più valore della vita di altri animali, a parità di altre condizioni.

  • antonella furlotti

    ottimo articolo, mi fa piacere vederlo sul Manifesto. Purtroppo, è ben più frequente assistere all’esempio di uomini e donne, (comunemente considerati intellettuali) che, avendo capito poco o niente della questione animale, stilano un compendio dei peggiori luoghi comuni, spacciandoli per argomentazioni di un intelletto serio. Peccato poi, che ci sia ancora un’italietta (per fortuna, lentamente, ma tenacemente in fase di decadenza) che ancora riscontra un alto senso dell’umanità nelle loro insipide , perbenistiche esibizioni

  • Pablo Bruni

    Daniele, ad oggi non sappiamo con precisione quante vite umane possa aver effettivamente salvato la sperimentazione animale, sappiamo però quanti milioni (miliardi?) di animali, cioè di esseri senzienti, sono stati sacrificati sull’altare di questa scienza medica ottocentesca e retrograda. Ormai abbiamo la certezza che la sperimentazione animale non solo non è efficace, ma è anche un fortissimo limite all’adozione di metodologie alternative e sostitutive in grado di fornire dati certi e scientificamente attendibili. Al dato etico quindi, assolutamente incontrovertibile, si aggiunge anche quello scientifico, ossia che la sperimentazione sugli animali, oltre che aberrante ed inaccettabile, è anche ascientifica (i dati non sono predittivi per l’uomo) e quindi impossibile da difendere. Riguardo al termine “torturato”, lei come definirebbe la sistematica induzione di malattie, quali ad esempio tumori, in soggetti senzienti sani?

  • Pablo Bruni

    Innanzitutto, per chi non lo sapesse, l’antispecismo ha nel suo DNA tutte le lotte e le rivendicazioni inerenti alla società umana, per cui antirazzismo, antisessimo, antimilitarismo, lotta all’omofobia e alle discriminazioni di genere sono il background culturale di ogni attivista antispecista. Purtroppo però, come si evince dal suo intervento, non tutti gli attivisti per i diritti umani sono altrettanto interessati alla causa della liberazione animale. Peccato. Non è catalogando, dividendo, mettendo gli uni contro gli altri che salveremo questo pianeta. La comunità dei viventi è una, tutti siamo collegati e la vera sfida è quella di mescolare ed unire le lotte di liberazione, ognuno per la propria parte. Non esiste un “prima” ed un “dopo”, non può esserci una liberazione dell’uomo senza prendere in considerazione quelli che sono gli sfruttati per eccellenza, gli animali.

  • Pablo Bruni

    Sono anni che seguo “Il Manifesto” e quando leggo articoli come questo mi sento orgoglioso di esserne lettore ed abbonato. La tematica della liberazione animale, del diritto alla vita di ogni essere senziente non può più essere considerata come un fenomeno di folclore. Purtroppo anche a sinistra la mentalità antropocentrica limita fortemente la possibilità di creare uno spazio antagonista che sappia riconoscere diritti e libertà per ogni componente della comunità dei viventi. La capacità del capitalismo di trasformare qualsiasi cosa in merce da utilizzare per trarne profitto è tanto più visibile nel caso degli animali cosiddetti “da reddito” o “da laboratorio”, vere e proprie vite reificate in nome della produzione. Se il capitalismo è il cancro di questa società, l’antispecismo può essere la via per un cambiamento radicale.

  • Daniele Sgaravatti

    Se avessi io tutte queste certezze.. credo che sappiamo che parecchie vite umane, e anche di altri animali, sono state salvate dalla sperimentazioni, anche se non sappiamo quante. Ma potrei sbagliarmi. Per quanto riguarda la domanda, la definirei ricerca scientifica, se è fatta con lo scopo di trovare una cura ai tumori e facendo il possibile per evitare sofferenze che si possono evitare senza compromettere la la ricerca stessa.

  • Nanni OMODEO ZORINI

    Sono grato per le sue precisazioni e per la correttezza con la quale le pone. Forse chi fa attività per i diritti umani pecca di ecocentrismo per una visione parziale, derivantegli del suo punto di osservazione. Spesso purtroppo però, a mio modo di vedere (molto limitato naturalmente), l’egocentrismo è presente in molte persone e nelle realtà associative in cui si riconoscono. Provi a mettere di fronte per esempio militanti di 2 organizzazioni contigue che ritengono di battersi per i diritti umani (evito di citarne anche solo a mo’ di esempio per evitare radiazioni, espulsioni, anatemi…): non riusciranno assolutamente a trovare elementi comuni, che pur ci sono, per condurre battaglie insieme. con maggiore forza ed energia e probabilmente risultati più efficaci. La difficoltà sempre presente ritengo sia quella di riuscire a parlare un linguaggio comune e avere una visione il più possibile chiara e semplice della realtà complessiva. Chiara e semplice per l’esigenza di venire facilmente compresa diffusa e socializzata dal maggior numero di persone; per evitare di restare appannaggio di una nicchia privilegiata di illuminati. Altro punto che trovo particolarmente interessante, é laddove dice che non tutti gli attivisti per i diritti umani ( o similari presumo) sono interessati alla causa per la liberazione animale. É probabile. É mia impressione che solo una parte di coloro che amano gli animali, anche perché ci vivono volentieri insieme, hanno una tale visione. L’osmosi tra le cerchie di persone, almeno tra quelle di coloro che ritengono di aver delle idee e di praticarle, favorirebbe il superamento di settarismi, visioni circoscritte e limitate, parziali… Purtroppo spesso, dall’interno delle iniziative che conosco e seguo verifico che talvolta l’organizzazione vicina ignora assolutamente l’iniziativa che tu stai conducendo, per quanto non possa che sottoscriverla, perché coerente con la sua visione del mondo. Ritenendola di rango inferiore e subalterna. Condivido con lei tutte le altre argomentazioni. Concludo rilevando infine che “mettere gli uni contro gli altri” è un’azione che si fanno da loro stessi(gli uni e gli altri) per il gusto e la generalizzata incapacità di parlarsi e di confrontarsi.

  • http://bodrato.it/ Pare

    La mia impressione, sulla «filiazione giudaico-cristiana» è che più che legata all’idea del sacrificio, sia, per quanto riguarda il mondo animale, legata al libro di Genesi 1,28, nel quale dio dice: “[…]riempite la terra; soggiogatela e dominate su [tutti gli esseri viventi]”.
    Comunque, anche se non è certamente il mio campo, mi risulta che anche la teologia si stia muovendo per riconoscere agli animali quella dignità che meritano, con buona pace di Mancuso, che sicuramente è un personaggio in vista ma non è detto che sia rappresentativo dei teologi. Chissà cosa ne avrebbe pensato la Zarri.

    Comunque concordo con l’ultimo paio di commenti (Bruni, furlotti), fa piacere trovare qui riflessioni pacate ed argomentate su un tema su cui la maggior parte dei media furoreggia rumorosamente.

  • Pablo Bruni

    Condivido la sua analisi: in effetti c’è molta confusione sotto il sole, specialmente nel panorama italiano. Spesso gli stessi termini vengono usati come sinonimi generando confusione nei “non addetti ai lavori”. Evitando etichette che non servono a nessuno, gli “amanti degli animali” spesso sono “amanti di certi animali” (di solito di quelli che hanno in casa) e magari onnivori; con “animalisti” si intende un coacervo di sigle, associazioni, individui che spesso non hanno una visione comune, in alcuni casi manca la capacità di un’analisi storico-politica che permetta una chiara definizione di una filosofia, una visione del mondo, di prassi e strategie comuni; con “antispecisti” si dovrebbe intendere quello che ho scritto nel post precedente (almeno per me), ma anche qui uso il condizionale perché a volte si usano termini e sigle, anche qui, in modo non coerente. Chi non ha un buon retroterra politico-culturale magari non si accorge delle dinamiche passate e presenti, posso dire che esiste un certo “qualunquismo animalista”, che si definisce di solito apolitico e che a volte ha posizioni reazionarie se non (più o meno) apertamente fasciste. Siamo giunti in questa situazione, però, perché la sinistra alternativa non ha saputo presidiare adeguatamente questo territorio, per cui siamo arrivati all’assurdo che alcune formazione di estrema destra (Casa Pound, Forza Nuova) hanno cercato di introdursi scimmiottando alcune parole d’ordine e generando confusione, soprattutto tra i più sprovveduti. Sigle come PAE (Partito Animalista Europeo), 100% animalisti, La foresta che avanza fanno riferimento a questo pseudocontesto culturale: al di là dei singoli militanti che vi partecipano, chi dirige tali associazioni e partiti è parte integrante dell’alveo dell’estrema destra e non ha niente a che fare con l’antispecismo. Detto questo, sì, la divisione, la frammentazione, l’egocentrismo delle singole associazioni e movimenti è sicuramente fonte di disgrazie. Servirebbe una riflessione teorica comune su che tipo di società costruire per il futuro, strategie, obiettivi, forme di lotta e mescolare la forza di questo movimento con gli altri che chiedono un cambiamento radicale.

  • Emilio Lombardo

    per citare Neruda: di giorno si suda ma la notte no…

  • ابن بطوطة

    Lei è specista, bene, almeno lo dichiara senza mezze misure.
    Tra duecento anni magari questa sua “autodenuncia” sarà trattata come quelle degli antropologi razzisti del primo Novecento, chissà.
    E il suo punto di vista lo rispetto nella misura in cui rispetto quello dell’antropologo razzista di cui sopra.

  • Gianfranco Nicora

    Anch’io , che stimo, rispetto, ma non condivido tutte le legittime posizioni di Vito Mancuso, ritengo la sia posizione su questo tema superficiale.
    Come esponente della Teologia degli Animali, invito chi lo desidera a documentarsi su queste tematiche( Vedi ad esempio Istituto Italiani Di Bioetica alla voce Bioetica Animale la sezione dedicata alla Teologia degli Animali) ma soprattutto a leggere le opere di Paolo De Benedetti.
    Io mi permetto semplicemente ricordare che tutti gli esseri viventi sono ANIMAti dallo stesso soffio vitale del Creatore: gli umani, gli animali domestici, gli animali selvatici, le piante,i fiori… e io aggiungo anche gli Angeli, spesso considerati oggetto di credenza infantile!
    Il vero fondamento teologico di questa visione sta nel Libro della Genesi, dove Dio affida animali, piante e la creazione all’uomo non perché sia IL PADRONE, ma Colui che se ne prenda cura come il Pastore si prende cura del suo gregge.
    E’ stata sempre molto interessato l’uso del verbo DOMINARE, che traduce e manipola il verbo del testo originale, che indica invece l’azione del prendersi cura e certo non ci si prende cura di un vivente facendolo soffrire o peggio torturandolo e uccidendolo
    Anche il comandamento di Dio non dice NON COMMETTERE OMOCIDIO, ma NON UCCIDER

  • Andrea Cocito

    Molto “intelligente” il gioco sofistico del maiale che “ha la stessa intelligenza di un bambino di 3 anni”. Però come tutti i giochi dura poco ed è facile da terminare: quel maiale resterà sempre un maiale (o con l’intervento dell’uomo potrebbe diventare un buon cotechino). Quel bambino, invece, domani potrebbe essere un pittore, un cantante, un filosofo, un cretino che usa trucchi dialettici da quattro soldi in un commento per sostenere una religione o magari un medico. Un medico che potrebbe salvare la vita a mio figlio, o al suo.

  • FedFranBo

    Sono sempre felice quando trovo gli editoriali di Rivera, e soprattutto
    quelli così ben scritti. E’ davvero importante che il manifesto ospiti
    la “questione animale”, è importante che nell’oppressione e nello
    sfruttamento raccontato quotidianamente dal giornale trovi spazio
    l’ampliamento di sguardo sull’oppressione e lo sfruttamento come
    condizioni essenziali e trasversali da combattere, su tutti i fronti.
    Faccio
    i complimenti a Rivera quando riesce (non sempre ma sicuramente questa
    volta) a tenere insieme all’interno di uno stesso articolo differenti
    sensibilità e visioni dell’antispecismo, è importante farlo all’interno
    di un quotidiano rivolto a un variegato spettro di lettori.
    Leggiucchiando
    i (tanti per fortuna) commenti qui sotto, mi permetto di consigliare un
    pò d’attenzione nell’appellarsi o rivolgersi all'”animalismo” o agli
    “animalisti” come fossero categoria omogenea. Per fortuna la forza
    dell’eterogeneità è rigogliosa qui.
    Saluti