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Editoriale

Giù le mani dal voto greco

Quello che accade in questi giorni e in queste ore in Grecia ci riguarda direttamente, la crisi infatti non è greca ma dell’intero sistema finanziario del capitalismo globalizzato. Sono sette anni che il mondo occidentale è in aperta recessione e le sole timide uscite segnalate sono quelle di paesi che hanno la capacità di scaricare su quelli più deboli contraddizioni e costi, come fanno la Germania con i neosatelliti dell’est e gli Stati uniti con l’intera economia europea.
Il fatto che la sinistra rappresentata da Syriza sia riuscita a sventare a fine anno la manovra del premier Samaras di eleggere un “suo” presidente della repubblica per negare e rimandare la verifica elettorale è un avvenimento di portata continentale.

Tutta l’Europa in questo momento guarda ad Atene e, certo, non tutti con la stessa aspettativa.
I mercati, vale a dire la finanza internazionale occidentale, teme che la rinegoziazione dei termini del debito greco metta in discussione i criteri con cui l’Unione europea ha salvaguardato le banche invece degli investimenti per il lavoro, l’occupazione, le spese sociali; l’establishment dell’Ue ha paura che l’arrivo sulla scena del governo greco di una forza alternativa di sinistra faccia saltare l’impianto dei diktat che hanno portato alla crisi umanitaria non solo la Grecia. Ad Atene invece si apre uno spiraglio di luce, una grande possibilità. Noi che in Italia lavoriamo a ricostruire una sinistra alternativa italiana, mentre siamo alle prese con la scomparsa della sinistra e con le scelte neoliberiste di un governo come quello del leader Pd Matteo Renzi all’attacco dei diritti dei lavoratori e del welfare, vediamo l’occasione straordinaria di una svolta possibile anche in Italia e in tutta Europa. È un’opportunità europeista, perché l’Unione europea invece che nemica, com’è stata finora, diventi il continente dei diritti e della democrazia.

Sorprende e allarma, in una parola preoccupa, il dispositivo – fin qui – di terrorismo psicologico di massa che i governi europei e i rappresentanti della stessa Commissione europea hanno messo in campo. Dal presidente Juncker con le sue dichiarazioni contro Syriza, al governo di ferro di Berlino, a quello di destra di Madrid alle prese con elezioni proprio nel 2015 e con la nuova formazione di sinistra Podemos; con l’eccezione del presidente francese Hollande che almeno invita Merkel e i governi Ue a riconoscere che alla fine «il popolo è sovrano». Questo attacco subdolo e scellerato è contro il popolo greco che vuole decidere il proprio destino. Dopo tante chiacchiere sulla democrazia, scopriamo dunque che i leader e i governi europei la temono anziché difenderla e vorrebbero impedire che chi ha subìto i costi della crisi del capitalismo finanziario possa votare contro la violenza istituzionale che i tagli riformisti hanno rappresentato per la condizione di vita di milioni e milioni di cittadini e lavoratori con l’aumento della miseria e delle diseguaglianze. Così si strappa un velo: il capitalismo globalizzato non ama la democrazia reale ma solo quella rituale e svuotata di senso – vista l’equivalenza dei partiti – che allrga il baratro tra governanti e governati, alimenta qualunquismo e antipolitica, mentre crollano le percentuali di voto e vince ovunque l’astensionismo di massa e il conflitto di tutti contro tutti. Fino a favorire una nuova destra estrema xenofoba, razzista, ipernazionalista che difende nella crisi i più forti e usa i deboli contro i più deboli.

Allora, giù le mani dalle elezioni greche. Solo la democrazia reale salverà la Grecia e l’Europa dal disastro. Una democrazia reale che chiami il 25 gennaio non ad un voto qualsiasi ma ad un impegno di protagonismo milioni di giovani, di donne, di lavoratori e disoccupati. Perché sostengano l’alternativa che Syriza e il suo programma già rappresentano, perché cresca la sua forza e si allarghi il suo sostegno – nessuno a sinistra può restare solo a guardare. E perché il forte consenso che avrà, e che noi auspichiamo, sia il primo passo per coinvolgere il popolo e i lavoratori nel governo della Grecia e nella svolta in Europa.

  • Federico_79

    Un articolo da incorniciare. Bravi!

  • Riccardo

    Benissimo fa Tommaso a parlare di “democrazia reale”. A differenza di essa, la democrazia capitalistica non ha mai inteso la “democrazia” come possibilità che una forza che si oppone in qualche modo al capitalismo possa prendere il potere. E questo ormai dovrebbere essere chiaro come il sole (non siamo stati bastonati a sufficienza dal capitalismo – chiesa compresa, mai dimenticarlo, per capirlo?) E se uno pensa che quando la Merkel parla di democrazia si riferisca ad altro che alla democrazia capitalistica, prende un grosso abbaglio.

    Syriza, Podemos, possono essere la spinta per un rinnovamento? Speriamo di cuore. Ma vedere una metà degli italiani sedata e senza alcuna volontà ed interesse ad un cambiamento, fa poco ben sperare. A tantissimi va benissimo così come sta andando. E quando parlo con costoro, non sento altro che augurarsi che continui così: Napolitano un salvatore, Renzi il suo delfino. L’unica preoccupazione, per costoro, è trovare un altro Napolitano. E lo troveranno. Poi, di giullari buffoni che possono recitare la parte di primo ministro, il paese è pieno.

  • Russeau

    Ottima analisi, complimenti!

  • francescocalbi

    sarebbe grandioso se vincesse syriza

  • Paul Candiago

    Signor T. Di Francesco la metta come vuole ma dall’Italia alla Grecia e tante altre nazioni europee ci si risveglia dopo aver dormito molto e come politiche, economie, scienza e tecnologia.Accetti che l’Europa e’ invecchiata e non sa produrre nulla sotto tutti i campi che sia migliore del resto del mondo e l’odio che magari lei ha per il mercato mondiale e solo un altro indice che forse vuole fermare il tempo. Ora il libro dei conti dell’Europa mostra per motivi politici ed econmici che e’ all’impasse di stallo. E’ comune attitudine dare la colpa dei propri malanni alla stagione invernale o a qualsiasi moderna istituzione perche’ pensiamo ci ha rotto le uova nel paniere. Mi creda non e’ cosi’ le uova nel paniere europeo si sono marcite da sole. Veda lei come e dove comperare un pallaio di nuove galline per fare uova moderne nel senso di produzione industriale di tutti i generi che sia al livello della competizione di mercato mondiale e non pianga per aver perso tempo quando lo poteva fare. Speriamo che rapidamente questo continuo piagnucolamento finisca e si rimbocchi le mani. Cordiali saluti.Paul (candiago.p@bmts.com)