closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

È morto Valentino Parlato

Valentino Parlato in Afghanistan nel 2004

È morto Valentino Parlato, tra i fondatori del manifesto, di cui è stato più volte direttore e presidente della cooperativa editrice.

Era nato a Tripoli, in Libia, il 7 febbraio 1931.

Comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino alla radiazione, lavorato a Rinascita, fondato e difeso il manifesto in tutta la sua lunga storia.

Per ora ci fermiamo qui, abbracciando forte la sua splendida famiglia e tutti i compagni che, come noi, l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.

(English version here)

433630

Chi vuole ricordarlo, può scrivere a lettere@ilmanifesto.it

Una selezione dei suoi articoli dal 2013 a oggi qui.

Domani, 3 maggio, in edicola un’edizione speciale per Valentino.

  • Paola Polvara

    Io gli ho voluto bene anche se non ho avuto il privilegio di conoscerlo personalmente. Ci mancherà, e tanto

  • magda

    c’è stato un tempo in cui si amavano le persone anche senza conoscerle personalmente. non era importante il personalmente era importante la fiducia, era vera la rappresentanza, non frutto di nomine ma di lavoro e studio. io amavo Valentino lo leggevo lo ascoltavo e mi era più vicino di tante persone che conosco “personalmente”. dire che mi mancherà è, per questo, ancor più vero

  • Genesio Nardoni

    RIP COMPAGNO

  • Gigliola Donadio

    Ciao Valentino,
    ci rincontreremo nuovamente ad Alghero con Delfina, il piccolo Matteo, Valentina ed Aldo,una bottiglia di vermentino, 2 o 3 pacchetti di sigarette, in uno splendido pomeriggio d’agosto sulla spiaggia a commentare soddisfatti del nuovo governo marxista, eletto senza bisogno di succedanei o facenti funzione, e di un paese finalmente laico,evoluto, includente, solidale, aperto, con una disoccupazione da prefisso telefonico, senza sperequazioni sociali e di classe e, perché no, dell’aumento vertiginoso delle vendite del Manifesto.
    Ciao compagno, a presto,allora…io e Aldo ci contiamo

  • marco

    ciao starai già facendo un assemblea con lucio vittorio e luigi e tutti gli altri ribelli per una verifica di democrazia in paradiso

  • George Orwell

    guardava oltre, e non lo fa più nessuno.

  • Fra’Diavolo

    Per tutti quelli come me e te che sono considerati perdenti perché hanno un’ideale e sono di parte voglio a proposito citare Gramsci:

    “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

    L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

    Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

    Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

    11 febbraio 1917

    Ciao Compagno.

  • Agide Melloni

    Non mi piaceva quella sua sigaretta fumata a pochi centimetri dai nostri nasi, quando veniva in via Avesella, sede del Manifesto di Bologna, ma mi piaceva quel suo convinto e convincente modo di parlare da comunista che aiutava a colmare le mie lacune di giovane operaio e militante. Grazie Valentino, te ne vai ancora troppo presto ma è valsa la pena condividere una buona parte della mia esistenza con le tue idee.

  • Max lo scettico

    Un caro e commosso saluto al compagno Valentino, al quale tanto deve la mia formazione politica, intellettuale ed etica.