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Editoriale

Discutere su Cuba si può?

Polemiche. Le reazioni al dialogo tra Ignacio Ramonet e Fidel Castro pubblicato dal manifesto, a cominciare da quella di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, dimostrano che le analisi di chi attacca, per dirla con Obama, non sono affatto «creative»

Nel 2014 si può discutere di Cuba senza cadere nel clima da derby Roma-Lazio? Dimostra quanto sia difficile farlo un articolo di Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera di ieri, particolarmente velenoso contro Ignacio Ramonet per una conversazione con Fidel Castro ospitata da questo giornale e contro il manifesto per le sue contraddittorie posizioni su Cuba.

Lasciamo da parte considerazioni di tipo giornalistico (scorrete google e vedrete che di quella conversazione Ramonet-Castro si è parlato da Melbourne a Berlino e quindi pubblicarla è un servizio offerto ai lettori che possono giudicare domande e risposte). Andiamo al nocciolo politico. Capita spesso di essere schiacciati tra inneggianti al castrismo che non vogliono vedere – per citare solo episodi recenti – le condanne a morte del 2003, il dissidente Orlando Zapata Tamayo morto nel 2010 a causa di uno sciopero della fame, i limiti di una esperienza storica e chi invece predica più duri accerchiamenti politici ed economici che finora non hanno dato i risultati sperati. Ha scritto Eduardo Galeano: quando si parla di quell’isola, Cuba fa male sia a chi ha creduto all’utopia del socialismo, sia a chi – in un mondo totalmente mutato dal 1959, anno della rivoluzione cubana, e dal 1989, quando cadde il Muro di Berlino – vede che quell’esperienza non si cancella.

Lo scorso 10 dicembre c’è stata una stretta di mano tra Barack Obama e Raúl Castro a Johannesburg, occasione i funerali di Nelson Mandela. L’immagine ha fatto il giro del mondo. Un mese prima Obama si era recato a Miami con l’obiettivo di fare il punto sul «caso Cuba» che dal 1959 costituisce un problema da cui gli Stati Uniti non riescono a venire a capo. In quell’occasione ha pronunciato frasi non di circostanza: «Tenete in considerazione che quando Castro andò al potere io ero appena nato, per cui non ha senso che le stesse politiche del 1961 siano valide ancora oggi nell’età di Internet e Google». Annunciando novità nelle relazioni verso l’isola, il presidente statunitense ha concluso: «Dobbiamo mostrarci creativi e ponderati, continuando ad aggiornare la nostra politica».

La stampa internazionale ha interpretato quelle parole di Obama come l’annuncio del possibile annullamento in tempi ragionevoli dell’embargo economico verso Cuba in vigore dal lontanissimo 1962. A proposito di embargo, il 29 ottobre gli Stati Uniti hanno intanto ricevuto l’ennesimo segnale politico dall’Assemblea delle Nazioni unite: 188 voti a favore della mozione che proponeva la fine delle misure di discriminazione economica, 2 voti contrari e 3 astensioni. È la ventiduesima volta che l’Onu si espime contro il bloqueo. Unico paese a votare insieme agli Stati Uniti è stato Israele. I tre astenuti occorre cercarli con la lente d’ingrandimento sul mappamondo: Palau, Micronesia, Isole Marshall. Tutto questo non è «una logora pellicola del passato», per citare Battista: è quello che accade nei nostri giorni intorno a Cuba.

Tornando al viaggio di Obama a Miami, erano presenti all’incontro con il presidente statunitense Berta Soler, leader del gruppo delle Dame in bianco (le mogli e le parenti dei detenuti politici), e Guillermo Fariñas, famoso per alcuni scioperi della fame in nome dei diritti umani e Premio Sakharov 2010 ricevuto da parte del Parlamento europeo a Bruxelles. Va sottolineato che sia Soler, sia Fariñas risiedono a Cuba: quindi, hanno ricevuto un visto per lasciare l’isola e farvi ritorno. Se ne deduce che al dialogo con Washington non sono disinteressate le autorità dell’Avana.

Il discorso di Obama a Miami non è l’unico segnale di disgelo. A settembre 2013 le rispettive diplomazie si erano incontrate per ripristinare «la comunicazione postale diretta» interrotta – pensate un po’ – dal 1963: lettere e pacchi, nelle due direzioni, passavano dal Canada prima di andare a destinazione. In precedenza, l’amministrazione Obama aveva fatto ripartire il dialogo sui flussi migratori che si era spezzato nel 2011. Merito di Obama è anche aver cancellato alcune norme volute dal suo predecessore George Bush junior che limitavano i viaggi a Cuba dei cubanoamericani e gli invii di denaro alle famiglie di origine. L’Avana è ormai piena di turisti americani che aggirano l’embargo aereo via Giamaica o Messico.

Cuba, a sua volta, non sta ferma. Almeno sul versante economico. Alcune liberalizzazioni avanzano, seppure non a ritmo di salsa. Sarebbero oltre 500 mila i lavoratori por cuenta propia (cioè, non dipendenti dello Stato) nei settori dell’artigianato e dei servizi incentivati dal governo. Il loro numero cresce periodicamente. Aziende pubbliche e cooperative possono fallire, se i loro bilanci risultano in deficit mentre se producono guadagni possono assumere e aumentare le retribuzioni dei propri dipendenti (il socialismo tutto statalizzato del passato non contemplava compatibilità economiche). Registi, musicisti, cantanti e operatori culturali possono assumere collaboratori senza la mediazione di enti statali. Mossa positiva pure in campo sportivo: via libera agli atleti che vogliono diventare professionisti all’estero alla sola condizione che paghino le tasse a Cuba. Ancora: il presidente Raúl Castro ha annunciato a metà ottobre l’avvio del processo economico che porterà al superamento del sistema della doppia moneta in vigore sull’isola dal 1994 (peso e dollaro prima, peso e peso convertibile negli ultimi anni). Cuba accelera dunque i propri cambiamenti economici mentre resta timida sul fronte politico. Gli analisti statunitensi parlano di «modello cinese in miniatura»: economia mista che convive con il potere politico centralizzato nel tentativo di non fare la fine dell’Urss di Mikhail Gorbaciov.

Altra questione. Sono passati più di 50 anni dall’avvio dell’embargo di Washington contro l’isola. Ne sono passati 24 dal crollo del Muro di Berlino e dall’avvio della fine dei cosiddetti «paesi del socialismo reale». E ne sono passati 7 da quando Fidel Castro non dirige più la politica cubana in prima persona. Possibile credere che siamo ancora qui a parlare di Cuba e del suo destino solo perché – come scrive Battista – è «una prigione a cielo aperto»? L’analisi andrebbe raffinata e bisognerebbe capire le tante ragioni che stanno dietro la «resistenza» cubana (da una rivoluzione non importata al nazionalismo anti-Usa, dalla nebulosa prospettiva di diventare protettorato degli Stati Uniti al dato di fatto che è difficile cancellare nel bene e nel male mezzo secolo di storia). Come canta il cantautore avanero Pablo Milanes, «Cuba non è una società perfetta ed è piena di contraddizioni». Non è il Paradiso e neppure l’Inferno.

Battista ha infine l’indice puntato contro il manifesto e la sua posizione contraddittoria verso Cuba. Per questo, cita gli articoli severissimi di K.S. Karol (il suo libro La guerriglia al potere è uno straordinario reportage datato 1970) e noi potremmo ricordare quelli non meno critici di Rossana Rossanda. Cuba si era incamminata negli anni settanta in un cieco filosovietismo di sopravvivenza perdendo le proprie peculiarità: giusto tagliare i ponti allora. Dopo il 1989, siamo tornati a interrogarci sul perché a L’Avana non accadeva quello che era capitato nelle altre capitali dell’Est. Se su questo giornale sono usciti acritici inni al castrismo, non recavano certo la firma di Maurizio Matteuzzi, o mia o di Roberto Livi che oggi è corrispondente del manifesto a L’Avana. Abbiamo sempre cercato di ragionare e di sottrarci al clima da stadio. Quanto alla critica al «socialismo reale», questa è stata una delle ragioni originarie della nascita del manifesto nel 1969 a cui non siamo mai venuti meno.

Scrive Galeano in modo efficace: «I fatti dimostrano che l’apertura democratica è, più che mai, imprescindibile. Devono essere i cubani, e solo loro, senza che nessuno vada a metterci mano dall’esterno, ad aprire nuovi spazi democratici e a conquistare le libertà che mancano, all’interno della rivoluzione che loro hanno fatto». Un auspicio illusorio? Chissà. Ma l’alternativa è un imprevedibile redde rationem dal sapore di guerra civile che non auspica chi vuole bene a Cuba, alla sua gente, alla sua cultura. Non lo auspica nemmeno Washington.

  • Antoinette

    Caro Aldo finalmente un articolo che come quelli di Roberto Livi, parla di Storia, contradizioni, problemi,
    a partire dal DNA del manifesto (appunto essere comunisti e proprio per questo criticare i socialismi reali) e non solo a partire da una geopolitica in cui scompare ogni differenza comunisti/fascisti, e ridotta poi su queste pagine ad un Risiko in cui i paesi sono pedine da schierare da una parte o dall’altra secondo la mortifera logica del nemico del mio nemico che è il mio amico…e relativa propaganda spacciata per contrinformazione.

    Ora se è ovvio che per Cuba e Venezuela gli Usa (per storia e vicinanza geografica) sono il nemico (anche se come ce lo riccordi dei mutamenti sono in corso) e che per necessità di sganciare dallo stra potere americano cercano di aprire ad altri partners lontani e per questo giudicati meno pericolosi, che senso ha che il manifesto ci propini l’ alleanza Cuba, Venezuela, Russia, Cina (che per ora sta politicamente un po’ in disparte lasciando allo tsar Putin il posto in prima fila), Iran, Siria… come alternativa all’imperialismo americano e al neoliberismo?

    Sperando che si apri finalmente un dibattito sulla linea politica della pagina internazionale, e che vi degnerete finalmente di informarci su con che soldi il collettivo del giornale intende ricomperare la testata…..

  • gismond

    Battista è quello che prese il posto di ENZO BIAGI in rai dopo l’ editto bulgaro:le azioni qualificano le persone in questo caso le squalificano per sempre

  • Simone

    Mi sembra assurdo il fatto che Il Manifesto debba giustificare un’intervista a causa di un attacco di un personaggio come Battista; e per di più farlo con un – anche noi abbiamo criticato Cuba!
    Viene la voglia di staccare la spina negli ultimi tempi del ‘Manifesto’.
    Un minimo di dignità!

  • Stefano

    Tanto avrei da dire sull’argomento, avendo rivolto la mia attenzione ai fatti di quel paese già da più di un decennio, ed avendo avuto anche una breve esperienza di vita la. Ma ritengo in quest’occasione farvi i complimenti perchè è già da un pò di tempo che ho notato che gli articoli proposti su Cuba rispecchiano la realtà e sono redatti con bilanciato spirito di critica.

  • Yuri Buccino

    Su Battista preferisco non esprimermi: sarei volgare. Su Cuba, invece, la miglior analisi che ho letto ultimamente è questa: http://www.lindro.it/politica/2013-12-31/113352-cuba-quale-democrazia

  • Antoinette

    Anche a me viene spesso voglia di “staccare la spina” ma probabilmente per ragioni opposte alle tue.
    Sarei curiosa di sapere cos’è per te la “dignità”?
    Stare con chi promuove insieme ai fascisti un’alleanza con Putin (come se la Russia fosse ancora -almeno a parole- una repubblica socialista) usando Cuba e Venezuela -dove ovviamente tutto è perfetto- come alibi “marxista”?
    Di sicuro non è la mia e, spero ancora, non so quanto realisticamente, non quella di il manifesto.

  • Simone

    Cara Antoniette, secondo me ‘dignità’ è pubblicare un articolo in un giornale come il Manifesto senza doversi giustificare come bravi scolaretti davanti alla severa maestra del Corriere.
    Mi pare un grave errore di metodo, in cui forse è possibile intravvedere la direzione in cui va il giornale.
    Cuba, Venezuela e Russia sono paesi differenti impossibili da accomunare, soprattutto per le differenze del terzo. Tuttavia le questioni geopolitiche sono altra cosa, e più che gli ‘alibi’ ne vanno eventualmente valutate le ragioni.
    Per tornare a noi, io ho sempre sognato un Manifesto libero dai pesi di poteri nazionali – a prescindere dalle specifiche posizioni – e lo trovo invece ogni giorno maledettamente più… vendoliano (che valga come aggettivo per descriverne l’atteggiamento)!
    Tu che ne pensi?
    .

  • Spartacus

    Cosa significa “vendoliano”? È una nuova categoria politica?
    Una sudditanza al pensiero di Niki Vendola? Niki Vendola è così importante che è all’origine di una nuova corrente di pensiero?
    Sul manifesto si cita e si ricama sul Vendola-pensiero? Al manifesto s’intonano peana a Vendola?
    Questa del manifesto”vendoliano” è una cosa che sento ripetere con una certa costanza.
    Forse mi sbaglio perché non ho un contatto diretto con l’ambiente del manifesto, ma mi sembra semplicemente che il manifesto sia il manifesto: sono abbastanza adulti e temprati per ragionare con le loro teste, tirando qualche lezione dal secolo breve (cosa che è perfettamente in linea con lo spirito dei fondatori che a questa riflessione hanno dato origine).
    Pubblicare Ramonet, uno dei pilastri della storia del Monde Diplomatique, è giustamente dare spazio ad una delle voci che hanno espresso in maniera netta il rifiuto del “pensiero unico” attraverso la ricerca perpetua di una visione “eretica” della realtà nella quale viviamo.
    È quanto, penso, animi il collettivo del manifesto.

  • Roberto

    “Cuba si era incam­mi­nata negli anni set­tanta in un cieco filo­so­vie­ti­smo di soprav­vi­venza per­dendo le pro­prie pecu­lia­rità: giu­sto tagliare i ponti allora. ”

    Per ragioni anagrafiche, capisco di non poter davvero giudicare correttamente le scelte politiche di Cuba negli anni ’70, né quelle editoriali del manifesto. Proprio per questo mi chiedo quanto senso possa aver avuto negare il sostegno all’isola che lottava, appunto, per la sua sopravvivenza, e se sia il caso, in un articolo che ripercorre almeno in parte la storia cubana, di sorvolare sul fatto che quel cieco filosovietismo fu la posizione dalla quale la Rivoluzione Cubana cercò di aprire spiragli di libertà tanto in America latina quanto, se non di più, in Africa.
    Poi concordo con quanto ha scritto Simone qui sotto: Castro è stato definito “un compagno d’armi” da Nelson Mandela, il fatto che il corriere critichi la rivoluzione da lui guidata non dovrebbe disturbare più di tanto il sonno dei giornalisti del manifesto…

  • Spartacus

    Sì, il passaggio citato da Roberto è particolarmente infelice.
    Sembra uscito da quel guazzabuglio pseudostorico che ormai imperversa dappertutto nei media (e spiace dirlo, talvolta anche sulle colonne del manifesto): si procede per decontestualizzazioni.

    È chiaro che l’esperienza cubana e il castrismo sono soggetti complessi.
    Le promesse della rivoluzione sono state solo in parte realizzate, mentre sono numerosissimi gli ambiti nei quali sono state fatte scelte sbagliate, con ripercussioni in certi casi drammatiche sulla vita dei cittadini, ed altri ancora nei quali la rivoluzione è stata semlicemente tradita.
    Come nei casi delle violazioni correnti (anche se a fasi alternate) dei diritti civili e dei diritti umani, o dell’instaurazione di un vero potere socialista.
    L’embargo imposto dagli Stati Uniti (e del quale si torna a parlare in questi giorni) e la minaccia di un’invasione, hanno condizionato pesantemente le scelte del governo socialista cubano (lo stesso Fidel, radical-socialista al momento della rivoluzione, aderisce progressivamente al movimento comunista, cercando il sostegno dell’URSS più per bisogno che per consonanza).
    Ciò non deve certo servire da alibi ma non può nemmeno essere trascurato se si vuole ragionare in termini di prospettiva storica e di geopolitica.

  • Antoinette

    Non credo che l’intento di Aldo Garzia fosse “giustificarsi” ma piuttosto usare l’articolo del Corriere per riprendere le fila di un dibattito su Cuba che ha attraversato la storia del manifesto e che molti lettori -e alcuni giornalisti del manifesto stesso- sembrano ignorare. E aprire un dibattito. Non su un intervista, e forse nemmeno su Cuba -che pure tanto gli sta a cuore- ma su di noi “sinistra”, rispetto ai grandi mutamenti – sociali, culturali e politici-a livello internazionale.
    E cosa che ha fatto con generosità.

    Mentre invece tu non rispondi alla mia domanda (e dal mio passaggio nel manifesto gruppo politico sò che trovare la domanda giusta è più difficile che trovare le risposte) ed era (la pongo da 3 anni!). ed è., semplificando,: ” Deve oggi “La sinistra” puntare su un asse antagonista (Russia. Cina. Cuba, Venezuela…..Brics e “alleati”, Siria. Iran..) per sconfiggere l’imperialismo americano e i suoi alleati? O piuttosto sulla costruzione di una rete antiliberista mondiale riflettendo su e rinforzando l’esperienza dei social forumi.”mondiali”?.
    Molto “anti-imperialismo” italiano e molti manifestini della pagina internazionale sono decisamente per la prima opzione. E io ed altri/e, no. Che ce ne frega mi dirai….. Ma ecco, a parte che non mi piacono gli articoli che fanno “propaganda” (cioè che danno le risposte senza porre le domande,, e le loro risposte non prevedono mai a loro volta alcuna domanda), c’è un piccolo problema: i rapporti del manifesto-quotidiano comunista e di molti/e dell’estrema sinistra coi fascisti
    che è venuta fuori apertamente sulla Siria.

    Mi spiego: la mia incazzatura sull’intervista di Fidel era sopratutto
    dovuta al nome della traduttrice: Marinella Correggia, Perché? Perché la sudetta signora ha promosso manifestazioni e iniziative varie insieme a fascisti italiani e siriani: Manifestazioni “pacifiste” pro Assad ovviamente annuciate e redicontate sul maniesto, e ovviamente senza mai informare i creduloni lettori della participazione dei fascisti. Ed in più la suddetta, e il più signorile Manlio Dinucci (tocca sempre alle donne fare il lavoro sporco…) intratengono regfolari rapporti con un sito (la prima per riprendere i loro articoli presi come la bibbia e farne coppia-incolla, il secondo perché ne è collaboratore da anni) molto losco.
    Si tratta di Réseau Voltaire, direttore quel narcissista-paranoico di Thierry Meyssan: Quello del libro sull’11 settembre complotto americano passato nella sua vita dall’integralismo cattolico, a gruppi gay, dalla diffesa della laicità, sempre autoproclamandosi leader e sempre riuscendo a piazzarsi su qualche poltrona. Quello che allora lodato (in modo ovviamente non disinteressato) da tutti i campioni dell’anti- imperialismo solo anti-americano e antisionista, ha avuto la rivelazione ed è passata in busta paga Hezbollah, Iran, Russia Today…): Vice direttore del Réseau Issa Al Yaoubi,dirigente del partito Nazional-socialista Siriano). Che è anche direttore di Axis For Peace che riuni per la prima volta nel 2005 varie personalità di destra e di sinistra (per l’Italia Giuglietto Chiesa.Lo Surdo…) e rappresentanze di Russia, Siria, Iran, Siria più Brics vari., Cose sulle quali chiedo spiegazioni da 3 anni al manifesto…. Senz’a mai averne… a parte la scomparsa -che speravo definitiva- della firma Marinella Correggia da questo giornale… E invece no, ancora lt e ovviamente senza chiarimenti…

    Comunque a me quell’articolo ha messo tristezza: Nessuna domanda seria fatta. Come se Fidel non avesse più niente da dire e Ramonet da chiedere…..

    Su Vendola: non sopporto il suo modo di parlare (un prete) e mi ha reso indigesta la parola “narrazione”, e conosco troppa gente (anche brave personne) che sta in Sel alla ricerca di un posticcino che gli garantisca una vecchiaia serena …
    In quanto al manifesto/Vendola. il giro -gira rigira- è ,per i vecchi del giornale, socialmente un po’ quello: intelletuali di sinistra un piede nell’establishment e -quando ci riescono- un piede fuori…..
    Il vero problema del giornale continuano da esssere l’assenza di dibattito politico al suo interno ed ognun/a chiuso/a nel suo pezzetto di pagina..

  • Simone

    Beh, è difficile rispondere alla tua domanda messa in questi termini. Non so nemmeno se ho un’idea netta all’interno del guazzabuglio geopolitico che descrivi. Tuttavia, potrei dirti che se a una manifestazione ci sono o meno fascisti, sarà orribile da dire, ma a me non importa. Credo che basicamente si ‘lotti’ per dei contenuti. Ma questo è un altro discorso.

    A me non è piaciuto affatto il tono dell’articolo e, certo, credo di averne capito il senso. Ma non ne condivido l’impostazione. In questo comunque credo di essere stato chiaro.

    Riguardo al caro Manifesto, ovvero a ciò che maggiormente mi preme, sono sempre più preoccupato. Dal mio punto di vista l’esperienza della sinistra istituzionale è da considerarsi morta e sepolta, si potrebbe semmai discutere da quanto sia avvenuto il decesso. Quindi le caricature vendoliane (e qui il signor Spartacus, che ha commentasto poco più sopra, non ne ha capito il senso) sono nel migliore dei casi inutili, ma purtroppo spesso nocive rinviando la diagnosi in virtù di alleanze che non hanno alcuna intenzione di interferire minimamente sull’ordine delle cose (tralasciamo per decenza le imbarazzanti intercettazioni pugliesi e annessi vari). Perdendo così tempo, disperdendo forze e alimentando la confusione.

    Detto questo, secondo me il Manifesto ha un senso, e perché no ‘comunista’, se sta lontano da tutto ciò. Se prova a mettersi in discussione, non confezionando spesso uno sterile, come tu dici a ragione, puzzle, ma tentando di costruire uno spazio aperto alle enormi sfide aperte (certo suona un vago e freak!). A me sembra piuttosto, e lo dico fuori dai denti, che stia strizzando l’occhio a destra e manca pur di sopravvivere. Dovrebbe essere chiaro che a queste condizioni ci sono giornali molto più esperti e completi nello svolgere questo mestiere, quindi non se ne vede la necessità.

    A tutto ciò, detto forse in maniera un po’ brutale, mi fa pensare l’articolo di Grazia.

  • Antoinette

    Caro Simone, proverò a riscrivere la mia risposta che forse per errore mio (?) non è stata “ricevuta”.

    1. Proprio perché è un guazzabuglio c’è bisogno di parlarne. Non credi?

    2. I contenutti sono più importanti degli schieramenti? Al limite o.k (sono stata per 10 anni in un istituto professionale dove quasi tutti gli alunni erano di destra e non ho mai rifiutato il dialogo con loro e anche iniziative comuni) ma non è “contenuto” del fascismo un leader forte che decide tutto (risparmiando la fatica e le difficoltà della politica), una socità gerarchizzata dove commandano “i più forti”, il razzismo, la difesi dei “valori christiani”, il patriarcato…..? E una cosa è discutere con fascisti,un’altra allearsi con dirigenti di gruppi fascisti.organizzati, O no?

    3. Non sopporto il modo di parlare di Vendola, mi ha fatto odiare la parola “narrazione” e purtroppo conosco parecchie personne (e anche brave personne) che stanno in Sel (come sono state prima nel Prc) più per cercare di sistemarsi e con l’illusione di potere contare e avere “voce”,.. per voltarlo…Comunque il giro-gira e rigira – è socialmente, per un bel po’ di ex-’68ini del manifesto, quello: intelletuali di sinistra “professionalizzati”…

    4. Anche se non demonizzo il livello istituzionale, penso come te che in un momento di grande difficoltà della sinistra è più urgente una presenza nel sociale che nelle istituzioni. E penso che il ruolo del manifesto dovrebbe essere porre delle domande e promuovere dibattito. Cosa che Rossanda ha cercato in vano di fare per anni e che Parlato ha ora riproposto. Vedremmo.

    P.S. Ultimamente ho scritto molto perché in vacanze ma domani torno a lavorare…

  • Marco Papacci

    Caro Aldo e cara Redazione del Manifesto, non mi sembra il
    caso di
    polemizzare con voi (comunque impaurirvi davanti ad un articolo di
    critica al Manifesto di Pg Batista, non è da voi) però alcune cose
    vorrei sottolinearle. In primis,
    non mi sembra corretto fare l’elenco dei giornalisti che scrivono
    “bene” su Cuba o quelli che ne scrivono in modo “critico”. Negli ultimi tempi le firme sugli articoli
    riguardanti il tema Cuba erano di diversi giornalisti/e ed io ne ho molto
    apprezzato il contenuto perchè finalmente se ne parlava con la obiettività ed
    in particolare sul caso dei Cinque antiterroristi detenuti da 15 anni nelle
    prigioni USA. Tema che nessun altro quotidiano ne ha mai parlato. L’argomento
    principale non è se schierarsi o meno dalla parte di Cuba come in una curva da
    stadio
    bensi di raccontare quello che realmente sta accadendo nell’Isola. Le
    riforme che lentamente stanno avvenendo con la presidenza di Raul
    Castro, la presidenza di Cuba nella CELAC e la presenza di Cuba di nuovo
    nella Consiglio per i Diritti Umani dell’ ONU, tutte cose che nei
    rispettivi articoli sia di quel prezzolato giornalista di Batista che
    nel pezzo di Aldo Garzia non appaiono mai.

    I passi di
    “avvicinamento” di Obama a Cuba sono solamente di forma e non di
    sostanza. L’embargo persiste in tutte le sue forme e anche una banca
    italiana ne ha pagato recentemente scotto dovendo sborsare una bella
    cifra al Dipartimento di Stato di Washington per aver eseguito delle
    transazioni finanziare con l’Isola. Poi ancora con questa storia delle
    fucilazioni del 2003 e della morte del “dissidente” Orlando Zapata o
    ancora giù a parlare dei “dissidenti” come Berta Soler, lea­der del
    gruppo delle Dame in bianco (le mogli e le parenti dei dete­nuti
    poli­tici, che già non sono più detenuti), e Guil­lermo Fariñas, famoso
    per alcuni scio­peri della fame in nome dei diritti umani e Pre­mio
    Sakha­rov
    2010. Perchè non raccontare che questi due “dissidenti” sono andati a
    pregare sulla tomba di Mas Canosa, ex responsabile della famosa
    organizzazione terroristica FNCA e si sono fatti fotografare con Luis
    Posada Carriles, meglio conosciuto come il Bin Laden dell’America
    Latina, ricercato per strage ed assassini vari e reo confesso
    dell’uccisione del nostro connazionale Fabio Di Celmo? Perchè non
    raccontare che una lunga lista di terroristi cubano americani vivono
    liberi in Florida? Inoltre questi pseudo-disidenti si sono riuniti con
    la senatrice dell’ultra destra fascista di Miami Ileana Ros
    Lehtinen,che dal suo scranno senatoriale auspica la morte dei fratelli
    Castro in modo violento e ha appoggiato la guerra in Afghanistan, Iraq,
    Libia e accetta tutte le violenze di Israele contro la Palestina. Che
    democrazia desiderano questi dissidenti? La stessa che li paga da
    Washington? Perchè non ribadire alcune certezze della società cubana
    come per esempio
    L’elevato livello di soddisfacimento dei diritti
    sociali (sanità,educazione, bisogni di base) nell’isola è noto a tutti
    confermato da statistiche, su mortalità, speranza di vita, tasso di
    istruzione. Perchè non ricordare
    la solidarietà internazionale di
    Cuba, con medici,insegnanti, agronomi, nei luoghi più funestati e
    dimenticati del pianeta? Gli esempi di cooperazione paritaria Sud-Sud –
    solidarietà, non business – avviati grazie alla nascita del gruppo Alba
    sono esemplari ( chi li conosce? Chi se ne cura?). Lasciamo che la
    Rivoluzione Cubana continui il suo percorso di riforme senza nessuna
    pressione esterna. Solo ed esclusivamente i cubani sapranno sciegliere
    se proseguire nel cammino del socialismo o scegliere altre vie.
    E poi…ci sarebbe da dire anche sul concetto e sulle pratiche di democrazia:
    è proprio sicuro che democrazia equivalga a multipartitismo all’occidentale?

    A voi del Manifesto cosa dire, fare l’elenco dei buoni e dei cattivi mi
    sembra una cosa poco corretta nei confronti dei vostri colleghi/e.

    Cordiali salutiMarco Papacci

  • O. Raspanti

    Caro Simone, forse Spartacus non ha capito il senso di “vendoliano”. Ma allora non è il solo, perché non l’ho capito e non lo capisco neanche io.
    Forse perché lo si sente ripetere un po troppo spesso, da compagni.
    Non si dà forse un po troppa importanza a Vendola che sembra così una specie di ombellico della sinistra italiana?
    Insomma, io quando leggo il manifesto non ho l’impressione di leggere un quotidiano “vendoliano”, anche se vi possono essere, su certe tematiche posizioni comuni.
    Del resto, la riflessione politica del manifesto è cominciata un po prima di quella di Vendola.

  • Simone

    Sono completamente d’accordo. In particolare ho cercato più sopra di spiegare il mio fastidio per quella lista di buoni e bravi giornalisti di cui parli all’inizio. Mi ha deluso assai.

  • Simone

    Caro Raspanti, scusami le semplificazioni dovute alla tarda ora.
    Ho usato ‘vendoliano’ per descrivere un articolo, con il timore che stia diventando buona parte del giornale, che mi ha infastidito non poco per la sua impostazione. Ora, tra parentesi ho detto che con quell’aggettivo volevo descrivere un ‘atteggiamento’. L’atteggiamento di chi strizza l’occhio e con il vestitino pulito (non più credo quello di Vendola) cerca di inserirsi, o comunque di sopravvivere, all’interno del famoso establishment.
    Certo che la riflessione politica del Manifesto è cominciata prima, altrimenti non starei a quest’ora della notte a scrivere qua sopra (scusa la battuta..), ma mi è parso di vedere forti discrepanze – e forzati addii – proprio da chi il giornale l’aveva immaginato e costruito nel tempo, e per questi basilari motivi.
    Sono d’accordo sulla relativa importanza di Vendola, ma non dimentichiamo che se le ultime elezioni fossere andate come previsto, ossia con una facile vittoria dell’asse PD/SEL staremmo qui a parlare forse di un personaggio in continua ascesa, l’ultimo bastione istituzionale della sinistra italiana. Per fortuna non è andata così e, soprattutto per merito delle ultime marachelle venute a galla, sarà destinato – spero – a scomparire.
    Non credo ci sia bisogno di questo tipo di personaggi, né di questo tipo sinistra, per combinare qualcosa di buono. Da qui l’aggettivo.
    Un saluto

  • Antoinette

    Strano; gran parte del contenuto del post di Robeto Papacci è finito ieri nelle lettere, con la firma di Marinella Correggia…
    3 possibilità:
    -M:C: ha “coppiato” R:P: sensa citarlo (e non è carino)
    – M:C; e R;P; sono la stessa personna (che si autoincensa)
    – tutti e due hanno scopiazzato un testo scritto da un/a altro/a senza citarlo.
    BOH!

    E intanto si sposta un problema di divergenze politiche in un problema di buoni e cattivi giornalisti, non rispondendo ai problemi posti da Aldo Garzia che non ha mai negato le realizazzione dell’esperienza cubana.
    Ma se tutto fosse oggi cosi rosa, perché le privatizzazioni e altre riforme? No comment….

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    da Marinella Correggia:
    Madame (Marie) Antoinette, ovviamente Lei non perde occasione come fa da anni per dire male di me. Io nemmeno La conosco e mai ho detto una parola su di Lei. Mi accusa stavolta di aver copiato la mia lettera su Cuba da qualcun altro. Sappia che io quelle cose di Cuba le ho scritte in passato – in modo sparso – più e più volte. E non le viene in mente che al di fuori del manifesto, persone amiche si scambino idee e lettere e poi le mettano in circolo? La smetta, si dedichi a compiti più utili.
    Marinella

  • Antoinette

    Cara Signora (S)Correggia,

    Davvero dico “male” di Lei?

    Mi risponda?

    1. Ha o no promosso iniziative con fascisti italiani e siriani? Quando -anni fà- ho posto questa domanda in una lettera al manifesto citando un sito fascista che La qualificata di

    “una nostra cara amica), La Sua “risposta” è stata che visto che frequentavo tale sito (al quale ero arrivata solo cercando il suo nome in rete) chissà chi dovevo essere….

    Ossià nessuna risposta. E ovviamente uma mia lettera chiarimento su chi sono non è maI stata pubblicata….

    2. E sono state queste iniziativa annunciate e redicontate sul Suo giornale senza dire una parola sulla presenza dei fascisti?

    3: Cosa sà e pensa di Réseau Voltaire e dei suoi dirigenti che hanno pubblicato il Suo articolo di delazione su Padre dall’Oglio? E’ d’accordo con la loro linea “per sconfiggerel’imperialismo americano bisogna creare un alleanza “rosso-bruna” intorno ad un assemMosca-Pechino”? Ipotesi tra l’altro condivisa anche da Dieudonné, che ha in Thierry Meyssan -presidente del Réseau- uno dei suoi mentori-, e che era presente nel 2005 alla prima riunione mondiale di Axis For Peace (presidente Issa El Yaoubi vice-presidente del Réseau e dirigente del Partito Nazional-Socialista siriano al governo con la famiglia Assad dal ’73), insieme a folte e ufficiali rappresentanze di Russia. Iran. Siria e Brics vari?

    Anche loro “persone amiche che si scambiano idee e lettere e poi le mettono in circolo”?

    Comunque si rassicuri non ce l’o con Lei. Lei è una dei tanti/delle tante alla ricerca di un sistemazione nel mondo degli intelletuali di “sinistra”.

    Ce l’ho con questo giornale che ho finanziato e diffuso per tanti anni….
    E finché non avrò risposte poltiche continuerò a rompervi le scatole.

  • Antoinette

    Mica carino fare scomparire il post della mia risposta che prima c’era….

  • Antoinette

    E neanche scrivermi come manifesto un post liquidatorio (più o meno ti abbiamo già risposto ,smettila di rompere) e poi chiudere la possibiltà di risposta nel dibattito sull’intervista di Fidel…..

    Dunque (sono testarda) ci riprovo:

    Anni fà il manifesto ha pubblicato una mia lettera che già poneva il problema del rapporto di Marinella Correggia coi fascisti italiani e siriani, e su quelli della pagina internazionale nel suo insieme,( ed in particolare di Manlio Dinucci che veniva, all’epoca, indicato come loro collaboratore) con il sito Réseau Voltaire, Presidente il “complottista” Thierry Meyssan , vice-presidente Issa Al Youbi dirgente del partito nazionale-socialista siriano, anche presidente di Axis For Peace che nel 2005 organizzo 2 giorni d’incontro a Bruxelles con antimperialisti vari di destra e di sinistra, con anche rapprentanze ufficilai di Russia, Cina, Iran, Siria, Cuba, Venezuaela e Brics vari…

    Risposte:
    – M:C : se lei Signora (e già aveva fatto la battuta su Marie Antoinette…) guarda tali siti (un sito fascista che indicavo dove era individuata come “una cara amica, e che avevo trovato cercando M:C: in rete…) Lei chissà chi é…… (e ovviamente una mia risposta su chi sono non è mai stata pubblicata…)
    – M:D invece “rispose” che non era responsabile di chi pubblica (regolarmente) i suoi articoli….

    Dunque

  • Antoinette

    Gulp! Messagio fatto partire probalimente involontariamente….

    Dunque a Marinella Co-reggia (Ah ah) che -poverina!- sostiene che dico “male” di Lei ,chiedo ancora una volta:

    1. Ha o no organizzato iniziative varie con fascisti italiani e siriani?

    2. Il manifesto ha o no annunciato e redicontate queste iniziative , non sapendo o facendo finta di non sapere (boh!), della presenza di organizzazioni fasciste ?

    3. Cosa sà e pensa di Réseau Voltaire e di Axis for peace (tra l’altro ho scoperto recentemente che a Bruxelles, nel 2005 c’era anche Dieudonné e che Meyssan è un suo mentore, insieme a Soral e Faurisson…)? E della loro linea “il nemico principale è l’imperialismo americano e sionista e per sconfiggerlo non c’è altra possibilitò che un’ alleanza rossobruna intorno ad un asse Mosca-Pechino”?

    Aspetto ancora le risposte….

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Cara Liliana, basta, dai.

  • Antoinette

    Chiunque tu sia, mi vuoi spiegare perché dovrei smettere di fare quelle domande?