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Internazionale

«Cosa importa se muori», un viaggio nell’incubo delle prigioni egiziane

Egitto. L'ultimo rapporto di Amnesty International: per i detenuti politici celle sovraffollate e sporche, assenza di cure mediche e pestaggi. Una forma di tortura volutamente coltivata dal regime

Prigionieri in Egitto

Prigionieri in Egitto

Come da tradizione, lunedì, giornata nazionale della polizia, il presidente al-Sisi ha graziato migliaia di detenuti. Ieri il ministero dell’interno ha dato i numeri: 3.022 i prigionieri tornati a casa domenica. Saranno sottoposti a cinque anni di sorveglienza speciale. Tra loro non ci sono prigionieri politici, o meglio non ci sono condannati per «terrorismo», categorie che nell’Egitto post-golpe spesso coincidono: è tramite la legge anti-terrorismo che dal 2013 le carceri si sono riempite (si stima) di 60mila detenuti per ragioni politiche. Tanto piene da costringere a costruirne un’altra decina, senza tuttavia risolvere il problema enorme dell’affollamento. Che è di per...

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