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Editoriale

Coro di ipocriti

Territori Occupati. A Gerusalemme le aggressioni ai palestinesi fanno parte della routine quotidiana. Chi le condanna?

Appiccare il fuoco a una casa, bruciare vivi un neonato – che è morto -, e sua madre e la sorellina – che lottano per la vita -, è orribile. Ma attenzione all’ipocrisia dominante, alle condanne verbali prive di contenuto.

Il ministro dell’educazione israeliano Naftali Bennett condanna il crimine; è terrorismo, è inaccettabile. Il ministro dimentica che fra i saggi rabbini che creano e alimentano lo spirito del suo partito, c’è Dov Lior.

I lettori del manifesto, così come i miei alunni e la maggioranza degli israeliani non necessariamente conoscono il libro The Law of the King, nel quale due saggi rabbini analizzano i diversi possibili punti di vista sull’attualità, e quando e come sia possibile uccidere non ebrei, bambini compresi…Lior spiega, nella breve prefazione – che nel linguaggio religioso si chiamerebbe lettera di accordo, una sorta di avallo o giustificazione -, come si tratti di un libro importantissimo; e si dice felice della pubblicazione di una base religiosa in grado di guidarci nell’attualità attraverso l’esegesi di importanti norme religiose. Meglio non definire quel testo; è un manifesto razzista, antidemocratico, criminale…

È cronaca recente l’attacco di un fanatico contro i partecipanti alla sfilata gay a Gerusalemme. Una delle vittime accoltellate è in pericolo di vita. Tutti condannano, ma dimenticano che l’incitamento alla violenza fa ormai parte della nostra esistenza quotidiana. Oggi è «orribile e deprecabile», ma una parte delle organizzazioni che hanno istigato ad azioni contro i partecipanti al gay pride di giovedì sono le stesse che sobillano attacchi contro gli arabi e i pochi militanti della sinistra rimasti.

A Gerusalemme le aggressioni ai palestinesi fanno parte della routine quotidiana. Chi le condanna?

Il coro nazionale, in testa a tutti il nostro grande primo ministro, deplora il rogo. Un atto di terrore, un crimine, inaccettabile. Faremo tutto quanto è necessario per catturare i colpevoli. Il coro è forte, le parole volano alte, tutti siamo soddisfatti e certamente fuori di Israele molti si meravigliano per la grande prova di etica e democrazia da parte dei nostri governanti.

Uccidere, bruciare un bimbo è certo terribile. Ma non sempre. Cosa risponderebbero il coro nazionale e gli imbecilli che dichiarano amicizia a Israele in Europa se facessimo una domanda molto semplice: di che colore era il sangue dei circa cinquecento bambini che le forze israeliane hanno ucciso l’anno scorso, nell’ultima guerra di Gaza? Sì, guerra.

Certo si parla di difesa…hanno ucciso settanta soldati israeliani e sei o sette civili, fra i quali un bellissimo bambino. Ma l’esercito più morale del mondo ha ammazzato oltre duemila palestinesi e riconosce che parte dei morti non erano terroristi ma effetti collaterali della logica della guerra.

Non mi emoziono granché ascoltando tutti gli ipocriti che giorno dopo giorno creano il terreno fertile nel quale vengono seminati crimini come l’attacco contro la sfilata dell’amore omosessuale, giovedì, o il rogo e l’assassinio in una casa palestinese, adesso.

Israele è in preda a un crescente razzismo, fomentato e approvato dai corifei del fondamentalismo religioso nella sua versione nazionalista, insieme agli ultranazionalisti di destra. La loro retorica è la base che induce le bande di attacco a mettere in pratica i messaggi dei vertici, sempre avvolti nella demagogia nazionalista stile «siamo l’unica democrazia e lottiamo per la sopravvivenza».

Respiriamo, mangiamo, viviamo in un momento tragico per la società israeliana, una società i cui leader evocano strombazzando ogni giorno pericoli esterni, mentre gettano le basi del razzismo colonialista che è la base del nostro dominio nei territori occupati. Quattro milioni di palestinesi chiusi nell’enorme carcere gestito dalla «unica democrazia del Medio Oriente».

Quando i politici locali parlano e starnazzano, quando i politici occidentali manifestano loro simpatia, bisognerebbe chiedere a tutti chi alimenta le fiamme di un razzismo nazionalista che ha ucciso a Gaza centinaia di bambini – per mano dell’esercito regolare – e che ieri ne ha bruciato vivo un altro, per mano di qualche terrorista creato dalla sacra unione fondamentalista-nazionalista.

(traduzione di Marinella Correggia)