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Editoriale

Ci siamo

L'intervento. In questa battaglia per una sinistra rinnovata, plurale, ricca di esperienze diverse, chiara in alcuni obiettivi comuni (non bisogna essere d'accordo su tutto), noi del manifesto ci siamo. E ci saremo. Oggi il manifesto è vivo e vegeto e spera di festeggiare la fine dell’anno con l’impresa più grande di tutte: ricomprarci la testata

Quando ci è stato chiesto di essere presenti ad una iniziativa unitaria della sinistra, a una manifestazione dove Sel ha chiamato a partecipare donne e uomini di una sinistra plurale, abbiamo accettato molto volentieri. Perché è la stessa sinistra che ogni giorno si incontra e discute sulle pagine del manifesto, il giornale che da oltre quarant’anni si batte per rinnovare la sinistra italiana.

E’ stata l’occasione per rivendicare il nostro ruolo, il nostro essere stati l’unico giornale impegnato a sostenere in modo aperto, senza autocensure, una campagna elettorale europea a favore della Lista Tsipras. Un’impresa più difficile del solito, sulla quale in pochi erano disposti a scommettere perché prima del voto la lista era assolutamente sconosciuta. Anche a sinistra. E proprio per questo è stata un’occasione da non perdere per chi non voleva rassegnarsi a votare per Renzi, né per Grillo e nemmeno ripiegare nell’astensionismo.

Non sempre le motivazioni che hanno fatto nascere la Lista Tsipras sono state rispettate. Ci sono stati personalismi esagerati, dosi eccessive di autoreferenzialità, insopportabili elenchi di buoni e cattivi. Ma, nonostante tutto, alla fine ha prevalso l’idea di rompere vecchi steccati, l’unica idea capace di moltiplicare la partecipazione, specialmente delle giovani generazioni. Questa idea si è tradotta in forza che ha poi assunto il peso del quorum elettorale.

Abbiamo cercato di dare voce a quella sinistra che non vuole chiudersi nell’autocompiacimento dello sconfittismo, o nel ruolo rassicurante di quelli destinati all’opposizione a vita.

Ma adesso come continuare il cammino?

Vista la sproporzione delle forze in campo sarebbe velleitario dire che vogliamo diventare maggioranza – in Grecia Tsipras ha avuto successo in un paese in macerie – tuttavia vogliamo che si costruisca a sinistra del Pd una forza – o un insieme di forze – che possano farsi sentire con autorevolezza sui temi legati al governo del Paese.

Se è chiaro quale può essere l’obiettivo (raggiungibile attraverso una lunga marcia che coinvolga però associazioni, partiti, liste, movimenti), dobbiamo comunque chiederci perché facciamo fatica a farci ascoltare, perché non riusciamo a rappresentare una sinistra larga e popolare, una sinistra del lavoro, dei diritti, del vero cambiamento (non quello sventolato da Renzi) verso una società più democratica e meno liberista.

Una prima risposta, che ha radici antiche, è questa: non sappiamo stare insieme, non sappiamo unire le forze. Questa incapacità è tutta ideologica: l’idea prevale sul rapporto tra le persone, per affermarsi l’idea è disposta a camminare sulle macerie, politiche e personali.

Noi a sinistra abbiamo bisogno di sincerità e franchezza. Se siamo ancora una esigua minoranza, più come rappresentanza politica che nella società italiana, non è per colpa di Berlusconi. E come non era lui in passato il problema, oggi non lo è Renzi.

Perché il problema siamo noi, sempre divisi, sempre convinti di avere la verità in tasca e guai a chi ce la tocca. Ecco, se vogliamo diventare più grandi, più forti, ognuno di noi deve cedere un pezzo della propria sovranità. Senza questa consapevolezza non solo non si fa una sinistra nuova, ma non si tiene insieme neppure un condominio.

Sappiamo che dobbiamo confrontarci con un apparato politico e un peso notevole, quale quello rappresentato dal Pd di Renzi. Ma il suo successo potrebbe non reggere sui tempi lunghi. Anzi, i dati del tesseramento del Pd sono drammatici.

Più in generale, stiamo attraversando una fase molto difficile dal punto di vista economico. Ma adesso, come ieri, sappiamo almeno con chi abbiamo a che fare. E come vent’anni fa il berlusconismo strappò alla sinistra la parola “libertà”, oggi Renzi ha sequestrato la parola “cambiamento”.

Ogni giorno vediamo l’uso spregiudicato che ne fa. Cambia la Costituzione, cambia la giustizia, cambia il lavoro. E chi trova al suo fianco? Berlusconi. E chi canta ogni giorno la serenata al presidente del consiglio? Chi è il più accanito fan del premier? Il Giornale di Arcore che vede nel segretario del Pd il giovane cavaliere che massacra le opposizioni interne e i sindacati.

Renzi e Berlusconi fanno fatica a stare in due partiti diversi, provano a inventarsi qualche motivo di contrasto, ma proprio non ci riescono. Riforme istituzionali, giustizia, lavoro: sono d’accordo su tutto. Guardate le scene di amorosi sensi quando si incontrano in Parlamento deputati e senatori del Pd e di Forza Italia: baci, abbracci, pacche sulle spalle. Guardate le elezioni delle provincie: sono spariti i cittadini e sono comparsi i listoni con Fi e Pd uniti da un’attrazione fatale.

Dovremmo lasciare che la natura faccia il suo corso, dovremmo lasciarli liberi di unirsi in un unico partito. Ma non sarà così. E a noi spetta comunque il compito di costruire una sinistra più forte, più radicata nel territorio, più socialmente utile. Siamo convinti che possiamo darci questo obiettivo? Possiamo, Podemos, come dicono in Spagna, ma ad alcune condizioni. Smetterla di essere solo contro il nemico di turno, e metterci al lavoro per qualcosa.

Come con Berlusconi, anche con Renzi la comunicazione, la televisione, l’informazione è l’arma decisiva. Oggi è persino peggio perché il conformismo, il sostegno, l’adesione, l’applausometro verso l’alleanza tra Renzi e Berlusconi è impressionante. Almeno ai tempi di Berlusconi c’era qualche programma tv, qualche tg che criticava il padrone del vapore.

Oggi tutti i telegiornali cantano la stessa canzone. Se nei giornali a qualche direttore o a qualche fondatore, scappa di scrivere che Renzi è inaffidabile, si strilla ai poteri forti. Come se Marchionne, la finanza internazionale, le banche, Confindustria, il presidente della repubblica, l’industria di stato (e perfino la massoneria) fossero delle mammolette, come se non fossero schierati come un sol uomo con il governo Renzi-Alfano, o se preferite Poletti-Sacconi.

In questa battaglia per una sinistra rinnovata, plurale, ricca di esperienze diverse, chiara in alcuni obiettivi comuni (non bisogna essere d’accordo su tutto), noi del manifesto ci siamo. E ci saremo.

Il nostro giornale ha avuto momenti durissimi nella sua lunga storia. Ma siamo andati oltre le divisioni e siamo riusciti a superare le difficoltà.

Oggi il manifesto è vivo e vegeto e spera di festeggiare la fine dell’anno con l’impresa più grande di tutte: ricomprarci la testata

Siamo convinti che le lettrici e i lettori ci aiuteranno nell’impresa, come hanno sempre fatto perché sanno che il manifesto è un bene collettivo: di quelli che lo fanno e di quelli che lo leggono, di quelli che ieri erano in piazza. Perché è un soggetto di questa sinistra, una sinistra con radici profonde, un po’ eretiche, una sinistra che non separa diritti sociali e diritti individuali, libertà e solidarietà, una sinistra fieramente dalla parte del torto soprattutto quando la ragione dei più, della maggioranza, si riconosce la trinità Renzi-Marchionne-Berlusconi.

  • Federico_79

    Questo intervento mi é parso un po’ vago.
    A mio modo di vedere, la sinistra radicale italiana non perde per una sua particolare litigiositá (questa semmai é la conseguenza isterica delle continue sconfitte). Se non conquistiamo voti é per la totale mancanza di egemonia culturale. I grandi mezzi di comunicazione sono da decenni in mano alla destra, in cui includo il fuoco amico del PDS-DS-PD che dal 1989 disprezza addirittura la visione di una rivoluzione. Il comunismo é considerato una patetica bugia.

  • Gigi Coretti

    Ti ho dato un “like”, ma non sono del tutto d’accordo con la parte finale del tuo commento. L’egemonia culturale, in Italia, è da sempre nelle mani della destra clericale e la cultura di sinistra è altrettanto sempre stata marginale. Se ancora oggi il Papa raduna folle oceaniche è perchè la laicità non fà parte del comune sentire degli italiani. Vogliono sempre e comunque sentire il senso di appartenenza ai vincitori e i perdenti non sono tali (in modo che possano diventare la volta successiva vincitori) ma SCONFITTI per sempre, come i peccatori nella sottocultura cattolica. Erano più laici certi protagonisti del Risorgimento, penso a Mazzini e Cattaneo, che certi comunisti del dopoguerra, penso a Togliatti e a Napolitano.
    Quello che manca, ripeto, in Italia è una sinistra LAICA e LIBERALDEMOCRATICA, soffocata, da sempre, dal CATTOCOMUNISMO (odio questo termine, ma non me ne viene in mente uno migliore),
    Saluti libertari.

  • renzo

    Ma Landini fino a ieri (fino a ieri?) non era amico di Renzi ?
    E Vendola non era lo stesso che voleva confluire nel PD che ha sabotato lo Statuto e partorito Renzi ?
    MI auguro e auguro alla sinistra di sbagliarmi ma con questi lungimiranti signori Tentenna ………

  • beagle1q1

    Mi spiace essere pessimista, ma queste manifestazioni all’insegna del “volemose bene”per me lasciano il tempo che trovano (il titolo della manifestazione è terrificante!!! non so se ve rendete conto, siamo al “vojo pappa” del d’Alema/Sabina Guzzanti di quasi 20 anni fa.). Si tratta di una “sinistra” dalle idee vaghe, “umanitarie”, moraliste e profondamente generica, dove alla fine ci sta di tutto. E dove pare che ci sia tutto, come diceva Tognazzi, “un ci sta nulla”. Dopo decenni di discussioni libertarie (“siam tutti diventati libertari”, cantava gaber), il capitalismo (che è l’unica cosa che funziona nel mondo, e funziona anche quando sembra che non funzioni) ha creato tante nicchie dove ognuno si accoccola come un ragno (i centri sociali, i libertari, le differenze di genere, i liberali, etc…etc..) basta che non rompa i coglioni. E i coglioni oggi si possono rompere solo con un’analisi spietata della sconfitta e con la volontà di cambiare lo stato di cose presenti (ricorda nulla?) . Mettetevi l’animo in pace, Berlinguer non era un santo ed è morto da 30 anni. BERLINGUER NON TORNA (e meno male). Non ritornerà mica allora la questione del potere e di come si conquista? (sì si conquista, avete letto bene). Perchè senza potere decisionale, si possono riempire quante piazze si vuole, se poi chi decide per noi è quell’altro. Quello che in piazza non ci va. Questa manifestazione passerà per quella dei vetero che non vogliono cambiare per i media nostrani (“colorata”, pacifica, diranno anche per dare lo zuccherino). La questione oggi è quella posta da Federico. Mancanza totale di egemonia culturale. La sinistra (?) è a rimorchio delle comunicazioni del potere (gl’importa una sega a Renzi dell’art.18, l’importante è comunicare per primo, fare la lepre). Dimenticate la bontà, per favore, la nostra unica speranza è diventare cattivi e spregiudicati. Altrimenti ci toccherà sempre la parte dell’agnello, che, come ognun sa, a Pasqua viene sempre ammazzato, senza tanti problemi di coscienza.

  • Riccardo

    Addio quindi al Partito Comunista. Beh, era nel DNA del Manifesto il rifiuto di una disciplina di partito. La strada era chiara fin dalla nascita della Lista Tsipras. Pro-euro, pro-NATO, pro-capitale. La retorica dei diritti umani, immigrazione, ideologia gender: il terreno è indubbiamente quello del capitalismo. La moltitudine deterritorializzata invece del partito, sul territorio, nella cultura dello stato in cui è radicato. La strada era chiara. Per chi vuole ricostituire il Partito Comunista Italiano, altri sono i lidi cui rivolgersi. L’iniziativa “unitaria” della sinistra si scrive. Ebbene, va ricordato che per unità qui si intende SEL, Lista Tsipras (e magari Civati…): neanche l’ombra della sinistra, quindi. Avendo rinunciato all’anticapitalismo, questo “movimento” “plurale” può avere anche un qualche successo, avendo come basi e cavalcando alcune espressioni dell’odierno capitalismo. Il successo e l’affermazione questa società può anche concederlo ad un movimento critico, a patto evidentemente che non si opponga al sistema capitalista. In questa ottica, l’acquisto della testata potrebbe divenire possibile.

  • Simone Tizi

    Non mi interessa, né perseguo, alcuna unità a sinistra del PD, troppo
    eterogenea ed interclassista per essere unitaria, laddove l’unità è
    sull’idea comune di futuro, quindi sul comunismo. Difatti è sulla parola
    “sinistra” che insistono e persistono gli errori, li chiamerei orrori,
    degli ultimi anni, e la disfatta dell’ipotesi comunista. Sono anche
    abbastanza realista, disilluso e anziano (politicamente, intendo) per
    poter inseguire sogni di scioperi e

    manifestazioni incidenti, influenti, destabilizzanti. In un contesto
    postmoderno il potere ha trovato il modo non solo di delimitare la
    portata di tali eventi, limitandoli nell’arco di poche ore annunciate e
    prestabilite, ma anche di esserne indifferente, definitivamente immune.

    Per un partito o movimento comunista, conseguentemente anticapitalista e
    antimperialista, che voglia uscire dalla NATO e dall’Europa dei
    mercati, io ci sarò sempre. Altrimenti no, non ci sarò mai più. Tutte le
    altre strade non solo hanno fallito, ma sono state esse stesse il
    motivo del fallimento. Chi non lo avesse ancora capito è destinato a
    fallire ancora, anzi ad essere esso stesso la causa del fallimento.

  • begunka

    Non ci siamo. Di questi paraculo non ci fidiamo più!!! Non capisco la linea di cieca adesione a Sel del manifesto…e mi dispiace molto. Giorno dopo giorno scopro amaramente di poterne fare a meno e dopo trent’anni mi pesa molto. Di ricomprare la testata…a queste condizioni sinceramente non mi interessa.

  • enza venezia

    chi di sel voleva confluire nel pd e’ di fatto andato via . Sel e’ a sinsitra del pd e se confuira’ in qualcosa e’ in una forza unitaria di sinistra.

  • enza venezia

    mi spieghi quale e’ la sinistra in italia secondo te? nomi e cognomi per favore se ci sono, altrimenti parliamo del nulla

  • Riccardo

    Concordiamo, quindi. Ma c’è ancora chi come Enza Venezia non sa ancora quale sia questa sinistra… Io non spreco parole a spiegarglielo. Io e te ci saremo sempre per un partito comunista. Ce ne sono molti altri. ma non in SEL & Co.

  • Riccardo

    Patto degli Apostoli… Patto dei Giuda, dovrebbe chiamarsi.

  • Max lo scettico

    Riccardo e Tizi sono le mosche cocchiere della divisione a sinistra, la quinta colonna, i frazionisti del nulla.
    Non sentiremo certo la vostra mancanza, soprattutto di Riccardo i cui sermoni sono di marca nazional-socialista (ce l’ha con gli omosessuali, gli spinelli, l’internazionalismo, ecc. ecc.: un pol-pottiano di ferro).
    Che il manifesto (e la la Lista Tsipras) non vi piaccia è un segno di salute.
    Buonanotte e a mai più rivederci (spero)

  • Max lo scettico

    Cara Enza, ma che fai di metti a discutere col pol-pottiano Riccardo?
    Quello che parla dei diritti umani considerandoli una “retorica”, che ce l’ha con gl’immigrati, gli omosessuali e gli spinelli?
    Quello che celebra la cultura dello Stato territorialmente determinato?
    Più che Marx lui deve aver letto Göbbels.

  • myeviltwinandi

    pro-Nato, pro-Capitale?
    Puoi spiegarmi perche` queste deu cose me le sono perse.
    Grazie.

  • alfa

    Veramente Sel è una forza che ancora applica la distinzione tra stare col PD e non starci, e non fa alcun sacrificio unitario. Vedi Emilia Romagna, vedi Calabria (patetiche le primarie).

  • alfa

    COMUNISMO, impara questa parola.

  • luigi

    Il punto è che non ci resta che guardare a Della Valle per trovare un po di opposizione che abbia visibilità..noi non l abbiamo e chissà se l avremo mai..il problema è.sempre di natura etica..chi è disposto a bere la cicuta? Chi è pronto ad avere tutti contro? Il cambiamento si fa anche con le finanze .Renzi dice solo con le finanze e perciò si allea con Berlusconi..a noi restano le radici, fondamentali per costruire un futuro ma forse inutili finche non diverranno visibili..

  • Andrea

    SEL non è un organismo politico comandato da una persona. Leggiti la relazione dell’ultimo congresso e poi ne riparliamo. Il male della sinistra italiana sono le persone come te che da fuori giudicano in modo speculativo sul “cosa devono fare gli altri per me”. Inizia a pensare cosa TU puoi fare per unire insieme i diversi soggetti della sinistra.

  • Andrea

    Sei in preda al berlusconismo: è sempre colpa degli altri – in questo caso parliamo di “egemonia culturale”. Quindi? Non ci resta che martellarci sulle palle? Ottima prospettiva unitaria. Mi sa che confluirai nel M5S. Auguri.

  • M.

    Concordo in parte. Basterebbe ricordarsi dell’idea più importante: lotta di classe. Sto guardando con interesse a quello che succede alla cosiddetta “sinistra del PD”, ma mi sembra sempre di più di sentire considerazioni che dividono tra buoni e cattivi o indecenti. Le cose che stanno avvenendo nel mondo e in Europa hanno mascherano sempre una sola unica lotta, quella di classe. Bisogna esprimersi in senso anti-capitalista, altrimenti si rimane non solo sul vago ma soprattutto in una logica libertaria generica nonché interclassista (socialdemocratica?)

  • Guvjc

    Cara Norma, il dibattito scaturito dal tuo interessante e condivisibile articolo, è emblematico del livello di divisione “ideologico” e “politico” in cui versa la sempre più disastrata sinistra ex “estrema” o “radicale”. La lettura in ordine cronologico degli interventi è a dir poco disarmante. Praticamente nessuno o quasi, ha colto il senso del tuo articolo e ciò che sembra interessare ai più, è solo la polemica, la rivalsa ed il rancore fine a se stesso. Considerando che chi partecipa a questo tipo di dibattiti dovrebbe rappresentare la parte migliore e più attiva della sinistra abbiamo ben poco da sperare e probabilmente Renzi è il meno peggio che ci poteva capitare.

  • Riccardo

    Vai a leggerti le dichiarazioni di Tsipras, che te le sei perse. E non solo quelle.

  • Riccardo

    Se ne vergognano, questi. Ancora peggio.

  • Riccardo

    Ti piacerebbe, vero? Fin tanto che Il Manifesto porterà la scritta “quotidiano comunista”, di comunismo mi sembra si possa parlare. E criticare certe caratteristiche di movimenti come la Lista Tsipras, che portano con sé e veicolano espressioni neoliberiste ndella società, non certo una prospettiva comuinista. E in tanti abbiamo criticato la Lista. Io non “ce l’ho” certo con l’internazionalismno, ma non vorrai negare che occorre parlare di comunismi, al plurale, perché ci sono diverse espressioni. Di certo non pensiamo un comunismo senza stato. Persino il Fusaro, che riprende Costanzo preve, ha rettamente inteso il comunismo, anche se – per ora – resta su un comunismo ideale. Ma è una possibile strada. Come vedi, SEL, Lista Tsipras & Co (Civati, poi… fate ridere i polli…) li abbiamo per bene definiti e non ci ingannano, come invece hanno ingannato tanti compagni, che pensavano trattarsi di sinistra radicale, di comunismo. Se non la pensi come noi, prosegui con SEL, Lista Tsipras, Civati, e mettici anche Renzi a questo punto. Evidentemente non pensate ad un programma di società, ma solo a vane etichette consolatrici… ed ingannatrici.

  • Riccardo

    Lascia stare immigrati, omosessuali e spinelli, che sono la bandiera di chi non ha alcun ideale e nessun programma di società da prospettare. Qui si parla di sinistra, di comunismo. E allora, non si cambi discorso, please. E’ SEL e tanta sinistra, che coprono la mancanza di ogni prospettiva per la sinistra comunista, sventolando diritti umani – cioè facendo retorica, né più né meno come la fa Obama per giustificare le sue guerre. Il che non vuol dire certo essere contro gli omosessuali e gli immigrati. Anzi.
    Ma è ora di finirla di prendere in giro i compagni, che adesso non ci cascano più, con SEL, Civati e movimenti pro-euro. Poi, non discuto la tua cultura da Ballarò & Co… ognuno ha la sua.

  • Riccardo

    Ah, non so se ti sei accorto, ma quelli con la tua posizione, qui nella discussione sono in minoranza.
    Pensa bene su chi dovrebbe sloggiare da qui.

  • O. Raspanti

    O hai disturbi bipolari o il cervello completamente in pappa: sei te Riccardo che sei intervenuto più volte su questo sito con argomenti raccapriccianti su immigrati, spinelli e omosessuali (all’epoca utilizzavi un’altro foto).
    Quindi Max ha ragione nello scrivere quello che ha scritto, almeno per quanto mi riguarda.
    Quanto poi a paragonare SEL ad Obama e considerare quella dei diritti umani una semplice retorica, è un altro orrore che solo un manipolatore (o un imbecille) può sostenere.
    Te e quelli come te lavorano a dividere la sinistra, mentre io credo che ci sia bisogno di unità, unità, unità.
    Tanto per chiarirci sono un comunista gramsciano “non pentito” ma gli pseudocomunisti come te fanno il gioco degli avversari.
    E i diritti degli omosessuali come quelli dei migranti non sono le bandiere di chi non ha un programma, ma punti cardinali di chi crede in un comunismo umanista (aggettivo che non avrebbe senso se dietro di noi non ci fossero le macerie del secolo breve).

  • mario

    Il problema in Italia non è ricostruire la sinistra radicale, ma quella moderata, quella dei funzionari assai noiosi che agiscono nell’ambito del sistema e delle burocrazie dei servizi per la difesa dei redditi bassi (sindacati, fondi pensione, enti case popolari, sanità pubblica, ecc.) ma che in alcuni momenti di passaggio critico dele paese riescono a tenere qualche capisaldo di un discorso democratico progressista. Poi la Sx radicale si può divertire a mettere un poco di pepe nella minestra riscaldata.
    Il problema della sinistra italiana è che il ceto con tali caratteristiche moderate, quello del PCI, era – molto cautamente, da destra, ma assai profondamente – stalinista-brezneviano, e agiva con la convinzione – assai sbagliata- che l’Italia sarebbe stato per secoli paese cerniera tra i due blocchi. Saltata l’URSS non c’era nessuna possibilità di salvare tutto quell’apparato, di cui Renzi, e con una certa cattiveria, attua la scontata, definitiva liquidazione.

    L’ultima colpa dei togliattiani è che hanno preferito farsi umiliare da un boy-scout che da un socialista antisovietico, gusti discutibii, anche perchè così facendo hanno tenuto in ostaggio il popolo di Sx per 20 anni, consegnandolo infine a Grillo e Renzi.

  • mario

    Gigi
    sono d’accordo (il che significa poco). Ma vai un troppo indietro con i nomi. Chi nel secondo dopoguerra è nel tuo empireo di figure preferibili: Saragat, Bordiga, Salvemini, Capitini, ….

  • mario

    Riccarso,

    avresti torto anche se tu avessi ragione. Che la Sx moderata, intrasistemica, riformista nel senso più banale sia altra da ciò che servirebbe davvero posso anche capirlo, ma che essa sia il peggior nemico e indistinguibile dalla Dx vera è la solita terribile vecchia castroneria. O no?

  • mario

    ” ma sono state esse stesse il motivo del fallimento.” Nota teoria del social-fascismo che mai ha aiutato ad andare da alcuna parte. O no?

  • mario

    già andrebbe bene, una seria logica libertaria, anche interclassista, decentemente socialdemocratica. O no?

  • mario

    “Non avete uno straccio di idea sulla società da costruire”. Dubito che qualcuno l’abbia. O no?

  • mario

    Qualcuno in redazione dovrebbe aiutare a far crescere il livello di discussione di questo blog, che è un poco abbandonato a se stesso.

  • Max lo scettico

    Innanzitutto ringrazio il compagno Raspanti per il sostegno (e per certi versi anche Mario, visto che condivido quanto scrive qui sotto).
    Ovviamente mantengo tutto quello che ho scritto sui tuoi sermoni e ti ricordo (ma hai a quanto pare dei problemi di memoria) che, ti ho già risposto altre volte, non ho la televisione quindi la mia “cultura” è piuttosto libresca oltre che contadina.
    Infine, ti dico francamente quel che penso, per me te sei un provocatore, un bel troll tondo tondo.
    Fai parte di quella schiera che ogni volta che apre bocca (e lo fai con una frequenza inaudita) è per dividere, è per contrapporre gli uni agli altri, per fare dei distinguo che allo stato attuale delle cose, per noi lavoratori, non hanno ragione d’essere.
    Io mi batto e mi batterò con tutti quelli che ci stanno: comunisti, sellini, verdi, libertari, cristiano-sociali, laici ferventi, anarchici, anticapitalisti ecc.
    Tutto il resto è manipolazione per metterlo in tasca al popolo.
    Come ha ricordato il compagno Raspanti, la parola d’ordine è una sola: UNITÀ.
    E non mi sembra, caro il mio troll della domenica, che questo t’interessi.

  • Gigi Coretti

    Be’, ovviamente, Pertini, ma anche il Pannella dei due referendum e poi Teodori, tutto lo “staff” di Micromega e pochi anzi pochissimi altri che non appartengono al circo mediatico al quale si è ridotta la politica e non solo in Italia.

  • M.

    Sono pienamente d’accordo con Riccardo. La cosa grave è che di queste idee non c’è più nemmeno la traccia nella sinistra. Sembrerebbe di dover ricominciare da capo…magari rileggendo Marx?

  • beagle1q1

    Come tu abbia fatto a interpretare il mio pensiero come un “dare la colpa agli altri” è per me un mistero come la verginità della madonna, avendo detto esattamente il contrario. Per il Berlusconismo, guarda è stato l’utlimo totem che ha riunito una sinistra morta da decenni (le 10 cazzate di repubblica, come se ce ne fregasse qualcosa con chi scopava Berlusconi, mentre il capitalismo internazione fotteva a noi). Succede spesso, anche con l’antifascismo. Bei paraventi per i paraculi.

    Però , provo a rispondere pacatamente. Prima questione: cosa vogliamo? Io non sono un fan delle elezioni. Le elezioni nelle democrazie borghesi sono come la bottiglia di Wittgenstein: da lì non esci. Quindi partecipi ad un gioco che è, non truccato bada bene, ma deciso in partenza. Deciso, dico io, anche e soprattutto da chi vota. Però, dico ancora, è possibile influire su questa società cambiandola senza partecipare alle elezioni? Per me sì, ma questa teoria non è più di moda ormai da decenni, tanto che se uno prova a dirla, minimo minimo ti mandano la digos (tanto con i Social Network non ha nepoure bisogno del lavoro si schedatura). Dunque, tolta l’ipotesi rivoluzionaria (che per un partito comunista sarebbe la strada privilegiata) rimane quella delle elezioni. Ma le elezioni, e si ritorna lì, sono blindate da leggi elettorali infami (per cui i famosi padri costituenti si rivolteranno nella tomba). Dunque, che fare? (l’aveva già detto un altro nel secolo scorso). Continuare a presentare liste raffazzonate dove dentro ci sta di tutto e che si squagliano come neve al sole alla prima difficoltà (e, soprattutto CHE L’ELETTORATO NON VOTA!) o prepararsi a lavorare duramente per un obiettivo che non siano le prossime elezioni, e neppure quelle dopo, ma costruendo un progetto dalle gambe solide, che acquisica consenso lavorando sul territorio e facendo conoscere un programma, perdio, chiaro, definito, non sull’universo mondo, ma sull’unica cosa che conti e che ha sempre contato, cioè LA POLITICA ECONOMICA? L’utopia è tale se si aspetta che qualcuno ce la porti, se si va a due manifestazioni e si dicono 3 stronzate autoreferenziali sui SN (che nessuno legge eccetto chi le scrive), ma diventa programma concreto se si comincia a lavorare, a studiare, a pensare la politica, senza legarla subito alla presa isituzionale. L’egemonia, tolta la possibiltà della rivoluzione (per ora) la si conquista facendo un duro lavoro di discussione POLITICA. Cioè: cosa vogliamo fare? Tutte le precedenti formazioni sono state (giustamente dico io) spianate perchè non hanno avuto capacità nè possibilità di farsi sentire, ma anche perchè non sapevano cosa dire. Quest’anno ricorre il 150 della 1° internazionale, cosa credi che fossero, ricchi congressisti che si dilettavano a disquisire su questioni sovrastrutturali? Erano Rivoluzionari a tempo pieno, braccati dalla polizia, inseguiti dai debiti. Eppure hanno dato vita ad un percorso che è (quasi) arrivato fino a noi? fra 150 anni, come Manzoni, qualcuno dirà “Vendola chi era costui?”. Su una cosa Renzi ha ragione. Un partito non è un circolo culturale nè un club di gentiluomini. Un partito ha come fine la presa del potere, perchè per dirla come una pubblicità “NO POTERE-NOPARTY”. Non è certo sventolando il santino di Berlinguer (che ormai lo mettono anche in parrocchia) o commuovendosi per come erano belle le feste dell’unità (ma poi erano belle?) che si riconquista l’egemonia. Invece di inseguire il cretinetti di Rignano (che poi il problema non è lui, come al solito si tratta di cortine fumogene) una sinistra che voglia dirsi tale propone argomenti, li lancia, e non va a ruota degli altri. Quala prospettiva porto io? Io non sono nessuno, ma so che non è mettendo insieme gruppi di persone le più disparate e animate da buone intenzioni che ricostruisci un partito unitario. Ma voglio concludere in un segno opposto: non è obbligatorio nè fare un partito nè partecipare alle elezioni per essere di di sinistra. Si può stare nei movimenti (distrutti però nel 2001. Ma quegli degli anni ’70 erano un’altra cosa, ragionavano sul potere e sulla conquista) e fottersene delle elezioni. Si può stare in gruppi che rivendicano diritti civili (ma i diritti civili sono solo di sinistra? non sono un tema trasversale in una società “a capitalismo maturo”?). Ma se si vuole partecipare alle elezioni non lo si fa per stare in uno strapuntino. Poche cose: un programma, un obiettivo e una cinica condotta politica (sì cinica, perchè il cinismo e la cattiveria sono parte fondante della partecipazione elettorale. Le elezioni non sono roba per educande). Il resto sono chiacchiere da caffè. Per le martellate sulle palle non preccuparti, è almeno 20 anni che ce le stanno tirando. E se si prosegue così ce le meritiamo tutte. In utlimo, ti faccio presente che per quanto abbia in antipatia il m5S, se si parla di consensi, ha il 20% dei voti. Vendola & co se lo sognano un risultato così (e certo non glieli porta Civati, che lo sa bene e infatti non verrà mai via dal PD).

  • mario

    Pannella, devo averlo anche votato, ma si tratta di un fenomeno di nicchia. La domanda è: il successo di Togliatti nel dopoguerra è all’orgine di diversi mali della Sx italiana? Se Si, quale sarebbe stata l’alternativa che – con il senno di poi ma forse anche di allora – sarebbe stato meglio avesse avuto il successo popolare che ha avuto Togliatti? Saragat (e il socialismo antisovietico)? Salvemini e il progressismo democratico? Capitini e qualche forma di religiosità acattolica, umanitaria e pacifista? Bordiga e l’antistalinismo di sinistra?

  • beagle1q1

    Scusami però io non capisco questo tuo discorso. Qui non ci sono rancori
    fini a se stessi, ci sono analisi politiche. Io non so cosa vuol dire
    “Sinistra unita”, per me è uno slogan privo di senso se uno non si mette
    d’accordo su cosa unirsi. Una cosa è trovarsi uniti sui diritti, o su
    singole questioni. Ma se, a quanto capisco (altrimenti sono davvero
    rincoglionito) si parla di un soggetto politico, mi spieghi se non trovo
    un progetto comune su cosa mi unisco? Ma poi, scusa, al di là della
    teoria, a te sembra che questi esperimenti abbiano mai funzionato?
    Quanti voti prende SEL, quanti PRC, quanti il PDCI? pochi, pochissimi.
    L’elettorato non vota questi progetti, non ci crede, li vede solo come
    espedienti di arroccamento o puri cartelli elettorali. Allora o si dice
    che SEL, PRC, PDCI hanno fallito e si fanno da parte, oppure si crede
    davvero che chiamare Vendola assieme a Civati abbia un qualche richiamo
    inseguendo nella deriva leaderista la destra cioè Renzi. Che tu dica che
    Renzi è il meno peggio vuol dire che ancora non avete capito che il PD
    Renziano è un partito di destra, reazionario, populista e autoritario.
    Al quale vanno anche bene i matrimoni gay, i diritti delle donne e
    quanti ne vuoi, tanto non gli costano nulla e passa per progressista.
    Prima di pensare ad una sinistra unita bisognerebbe pensare cosa vuol
    dire sinistra, perchè se sinistra è capitalismo + qualche accomodamento,
    io voto Berlusconi, so chi è e probabilmente mi va anche meglio sul
    piano economico. Cosa intendete per sinistra? Io non capisco. Abbiamo un
    paese senza politica estera a rimorchio totale degli USA (in estrema
    difficoltà) che ci fa mettere l’embargo su uno dei nostri maggiori
    partner commerciali (la Russia), entriamo in guerra con l’IS, senza
    sapere neppure perchè, non abbiamo più uno straccio di industria perchè
    nella divisione del lavoro siamo destinati ad essere i paria, in un
    mondo che ormai vede l’oriente dominare l’economia per i prossimi 1000
    anni. Cosa facciamo qui? Stiamo a pettinare le bambole con le marcette
    della pace (guerra brutta, pace bella?) con lo stracciamento di vesti
    per le teste tagliate, senza cercare di capire da dove vengono? Quale è
    il progetto? Se non c’è su cosa mi unisco?. Io non ho rancori personali,
    anzi ho tanti amici di destra e anche di estrema destra. MA che c’entra
    con la politica? Al confronto Andreotti era un gigante, perlomeno sapeva
    come e dove collocare sto paese.