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Editoriale

Ai lettori e non solo. Sì, il dibattito sì!

Che pensate del possibile nuovo governo? E del governo appena finito?

Poche volte abbiamo vissuto una fase politica così interessante, urticante e cruciale. C’è un grande bisogno di discuterne e confrontarsi, magari al di là di un like o un tweet.

Forse i partiti non esistono più e sempre più spesso le piazze sono diventate luoghi virtuali ma il manifesto c’è, «apre i microfoni» e mette volentieri a disposizione le proprie pagine al popolo della sinistra e non solo.

Manifestatevi, parliamoci, scrivete a [email protected]

Le lettere del 28 agosto 2019

Dieci punti e microfoni

Primo movimento malizioso. Leggo l’elenco completo dei firmatari dell’appello per un governo che ritorni alla Costituzione e mi dico:
ci sono quasi tutti. Secondo movimento malizioso.
Leggo le indicazioni programmatiche fornite all’auspicato governo e mi chiedo se queste sono credibili, visto che le variegate culture antagoniste dei firmatari (e io faccio parte di quella galassia) non sono
state capaci dal 1976 in poi di fare un partito di sinistra in grado di durare più di dieci
anni senza rompersi tra favorevoli e contrari a un’alleanza o a un governo.
Sono d’accordo anche io che, se esiste, è questo il momento del possibile riscatto.
Ci vorrebbe una doppia rivoluzione: una nel Pd e una nei 5 Stelle. Per cominciare mi accontenterei di due congressi e un conclave, come suggerito da Romano Prodi.
Che il Manifesto ci perdoni e ci aiuti, nella sua infinita misericordia, a promuovere un coinvolgimento largo, pubblico e consapevole della nostra gente.
Mario Dellacqua sempre in bici e ancora in Calabria

Per ripartire davvero dalla Costituzione

L’appello dei tanti intellettuali della sinistra, che condivido in pieno e sottoscrivo totalmente, mi sembrerebbe azzardato per un governo di sinistra vera con un consenso popolare esteso. Proporlo ad un’intesa Pd-5Sstelle, figlia di errori dell’ultra destra salviniana, mi sembra da sognatori. Vorrei restare con i piedi per terra: vogliamo e possiamo sconfiggere uno stravolgimento costituzionale che ci ha sfiorato, con un governo di centro sinistra. Centro è quello che possiamo attenderci dai pentastellati e un po’ di sinistra (ma non troppa, viste le scelte degli ultimi anni del Pd). E non mi sembra poco, vista la serietà del momento attuale e quello che abbiamo rischiato come Paese. Non chiediamo la luna, ripristiniamo un po’ di democrazia.
Paola Franchin

Il male minore, ma anche qualcosa di più

Baciare il rospo? Dico sì. Scegliere il male minore, di fronte al pericolo maggiore: elezioni con governo di destra, autoritario, liberticida e regressivo. L’espressione “male minore” deriva da altri due dati: i tempi strettissimi della crisi e lo stato liquido dei M5S, refrattari ad una direzione chiaramente progressista, basta pensare alla loro condivisione delle politiche securitarie e xenofobe della destra e, tema importante, la politica restrittiva del diritto all’informazione, se non distorta, tesa a favorire la sacralità della Rete.
Ci sarebbero tanti distinguo da fare: come la gestione del movimento della piattaforma Rousseau, il distorto uso privatistico di un movimento.
Altra cosa è l’umore “di sinistra” dei suoi elettori, purtroppo manipolato,
come ho detto, per politiche regressive.
M5S, Partito democratico e sinistra radicale hanno bisogno di rigenerarsi con una nuova classe dirigente ed una politica contro le disuguaglianze, ma non possono farlo soltanto dai banchi del governo e del parlamento, devono mettere i piedi nel fango, tornare ad ascoltare seriamente un paese frastornato dalla propaganda, in ginocchio sui temi del lavoro e dei diritti sociali. La sfida è ardua, anche perchè ci sono molti anche a sinistra che guardano soprattutto al loro scranno (reale o desiderato) e così non si va avanti, anzi si torna indietro.
Antonio Pinna, Oristano

La situazione «urticante» e le persone

In tutta questa ricerca di “alleanze” si manifestano le personalità. Siamo in una situazione, come dite, urticante, ma tutto serve per conoscere un po’ le persone che aspirano a governare. Però mi piacerebbe veder emergere un po’ più propositi di sinistra.
Erina Defendi

C’è modo e modo di baciare il rospo

Cerco di comprendere le ragioni in ambiente di sinistra sia di chi è favorevole a un accordo, sia di chi è contrario. In ambedue i casi ci sono motivazioni razionali. Come sempre la ragione non è manichea, ma sfumata per la complessità del reale.
Personalmente sarei favorevole a baciare il rospo, ma con dignità. Difendendo, come scrivete nei dieci punti dell’editoriale, i capisaldi della Costituzione.
Sperando che il termine dignità non sia troppo forte o anacronistico. Ma forse un po’ lo è sempre stato.
Giusi D’Urso

M5s-Lega a caccia di consenso e di «carezze» all’elettore

Premetto che ho 61 anni ed ero un adolescente negli anni ’70 (così specifico subito il mio background), dove l’impegno politico e una qualunque forma di militanza erano la condizione per essere accettati dai coetanei. Quello che mi spaventa di più di questa fase non sono, appunto, gli aspetti politici ma paradossalmente l’approccio psicologico che ne consegue. Già dalla campagna elettorale per il voto del 4 marzo 2018 questo era evidente, ma oggi ancora di più. Da parte di alcune forze politiche (in particolare quelle che hanno governato negli ultimi 14 mesi), il consenso è stato cercato accarezzando l’elettore, facendogli capire che non ha mai colpe, non ha responsabilità e che, qualunque cosa succeda, è sempre colpa di qualcun altro. L’elettore va fidelizzato ma mai responsabilizzato. E il bello è che funziona. Questo vale per la Lega, uscita indenne da vari scandali, ma vale anche per il M5S, in risalita nei sondaggi attuali senza che nessuno gli rinfacci i 14 mesi di totale accondiscendenza che hanno caratterizzato il Governo ormai caduto. Questo meccanismo di contro non funziona, o funziona molto meno con gli elettori di sinistra (o con quello che più gli somiglia e tenta di sopravvivergli).
Tentare di ripristinare il sentimento di appartenenza a una comunità e il dovere per ognuno di contribuire a tenerla in piedi (oltre al ripristino della cara, vecchia onestà intellettuale), dovrebbero essere obiettivo di rinascita per la società civile. Naturalmente a lunga scadenza. Non so se riuscirò a vederlo.
Barbara Vigilante

Prima di tutto la legge elettorale proporzionale

È giusto chiedere ad un governo giallo-rosa di affrontare tutti i temi importanti che la situazione richiede (umanità, ambiente, lavoro, parità vera di genere), ma sarei veramente stupito che il gruppo dirigente Pd e M5S ne fosse capace.
In attesa di essere stupito, però, chiederei, subito, che questa nuova maggioranza mettesse in sicurezza la nostra democrazia, con una legge elettorale proporzionale pura. In attesa di una buona sinistra.
Antonio De Angelis

Sì, il dibattito sì!

Partecipo volentieri al dibattito. Il mio parere è che il Pd, purtroppo, deve farsi crescere un po’ di pelo sullo stomaco, per superare questo difficile momento. Capisco la difficoltà di relazionarsi con chi lancia ultimatum e usa categorie come “elevato”, ma, a parte la molto condivisa paura che far saltare il tavolo significa dare via libera alla destra di Salvini, il Pd ha anche bisogno di andarsi a riprendere l’elettorato che i 5S gli hanno sottratto nell’ultimo decennio, e, secondo me, questo può farlo governando e confrontandosi sulle politiche con il M5S, superandolo a sinistra.
Giovanni

Votare adesso, un regalo ad una destra pericolosa

La cosa più importante è fermare Salvini, certo le difficoltà sono enormi, i 5Stelle inaffidabili, le differenze enormi, ma andare a votare adesso vuol dire regalare ad una destra pericolosa il paese. Bisogna cercare di sostenere questa possibilità con un movimento di opinione che spinga verso il meglio. Anche con manifestazioni di piazza. Cercando di aggregare intorno al Pd tutte le forze democratiche, cercando di spingere verso provvedimenti che vadano incontro alle fasce popolari, mettendo da parte il liberismo. Speriamo bene
Marcello Cocilovo

Addio Massimo

Tre giorni fa è venuto a mancare Massimo Lampa, amico napoletano, vostro lettore e sostenitore, per alcuni anni anche paziente abbonato e, sempre, uomo di sinistra, di lotta e di pensiero. Da lui ho appreso la bellezza del ragionamento limpido, autocritico, non fazioso, sempre aperto a capire e, soprattutto, la coerenza della vita e delle idee. Ieri non ho potuto salutarlo per l’ultima volta, ma conservo gelosamente la spilletta dei circoli del Manifesto che mi ha donato anni fa e oggi il mio acquisto quotidiano del nostro giornale, una delle poche cose fisse per me in una vita precaria e nomade, è stato anche per lui e con lui. Grazie.
Maria Antonietta Larocca

Le lettere del 29 agosto 2019

C’è un punto debole: sono i 5Stelle

Cari compagni, a me pare che il punto debole del ragionamento di Norma Rangeri sia questo: tutti abbiamo paura di questa destra eversiva, ma questo è sufficiente per affidare la difesa della democrazia ai 5 stelle? E non parlo degli insulti al Pd, ma dell’attacco al sistema democratico rappresentativo (i vaffa…) sul quale è nato il movimento. In realtà il problema è la totale mancanza di una leadership di Sinistra in Italia! L’appello dei 10 punti che avete pubblicato, chi lo raccoglierà? Non certo Di Maio, ma neanche Renzi! E il povero Zingaretti. Tsipras ha scelto le elezioni anticipate e ha perso, ma ha aumentato i voti ed è ancora in piedi. Noi, con il governo Pd-5stelle, scappiamo dalle elezioni terrorizzati, ma con quali prospettive? La paura non è sintomo di ripresa, mi pare. Grazie comunque per il vostro indispensabile lavoro.
Vincenzo Fuschini

Il pre-programma è difendere la Costituzione

A me pare che siano corrette e per nulla enfatiche le grida che leggo sia su “Il Manifesto” che su altri (pochi) giornali sul pericolo che l’Italia possa cadere in mano ad un regime autoritario e antidemocratico. Sul termine fascismo si può essere più o meno d’accordo, ma ricordiamo la frase di Primo Levi: “Ogni epoca ha il suo fascismo”. O le riflessioni di Umberto Eco a tal proposito. Né l’uno né l’altro li ho mai sentiti citare negli attuali confronti im-politici. Non oso definirli politici, visto che si discute solo di nomi, di persone come al mercato del calcio e non della posta in gioco che, a mio modesto avviso, è una soltanto: disinnescare Salvini e la sua congrega non solo dal Governo, ma anche dalla società. Cioè formare un governo che ci conduca alla fine della legislatura. Certo il programma è importante, ma su questo mi accodo ai 10 punti elencati sulle pagine de “Il Manifesto” di oggi (27 c. m.). Esiste un pre-programma: difendere la Costituzione come al referendum e ispirarsi ad essa, finalmente, per attuare il programma di governo. Come scrive Gian Giacomo Migone.
Alfredo Tassone

Ottima idea aprire alla discussione

Ottima l’idea di aprire il giornale alla ldiscussione anche ai lettori sull’alternativa governo elezioni. Cercare una maggioranza in Parlamento, per fare un governo che completi la legislatura, mi sembra un dovere e una possibile cura per un paese come l’Italia, drogato dalla propaganda elettorale e dai sondaggi d’opinione. Se era legittimo il governo M5S-Lega (primo e terzo partito, che ha spaccato l’alleanza pre-elettorale del Centro Destra), più legittimo ancora è il governo M5S-Pd (primo e secondo partito), che si limita ad accostare due forze alternative ma limitrofe. Certamente non sarà un governo di sinistra: ma visti i rapporti di forza nella società e nel contesto globale, mi accontenterei di un governo che contratti con le rappresentanze sociali e con l’Europa, politiche economiche redistributive, salvaguardia dell’ambiente e gestione organizzata delle migrazioni. Un governo democratico e costituzionale, insomma, con meno tweet e dirette Facebook. Un abbraccio a tutto il giornale, insostituibile voce della Sinistra.

Marco Acquistapace (delegato Fiom-RSU Almaviva)

È l’occasione per lavorare al campo della sinistra

È vero: il manifesto è ancora un “ponte” tra le varie sinistre. E meno male che dal 28 aprile del 1971 resista ancora. Quello che manca invece è un partito o meglio un insieme di partiti in grado di far vivere la partecipazione politica. Non c’è più il “grande” partito, ma neanche i partiti della nuova sinistra distrutti anch’essi da personalismi e cretinismo elettorale. Il Pd ha avuto un ruolo determinante nell’assecondare le spinte antipolitiche che hanno demolito i partiti, tutti i partiti italiani. La fine del finanziamento pubblico ai partiti è la metafora di questo suicidio assistito dal governo Letta e dal duo Pd-M5S. Idem con la fine gialloverde dei finanziamenti alla editoria. Oggi con la farsa del 2 per mille tutti i partiti prendono meno di una sola delle minuscole confessioni religiose con l’8 per mille. Per il finanziamento dei partiti lo Stato spende 18 milioni di euro l’anno, per le confessioni religiose spende invece 1 miliardo e 300 milioni di euro l’anno. Per la democrazia e la partecipazione occorrono risorse, che sono state azzerate. Smeriglio fa bene a chiedere una partecipazione del popolo alle future scelte del governo giallorosso. Lavoriamoci tutti. Ma dobbiamo sapere che per farlo veramente dobbiamo puntare sulla ricostruzione di un campo organizzato e largo della sinistra italiana. E questa sfida difficile della ricostruzione di un campo e di uno o meglio due partiti di sinistra vale molto di più di un governo Pd -5S che pure vedo come una scelta obbligata.
Gianni Melilla

Il processo democratico ripartirebbe

Il nuovo governo, ammesso che si riuscirà a costruirlo, se davvero vorrà divenire popolare dovrà assumere forti provvedimenti sui temi dell’ambiente e sociali. Difesa attiva del territorio, sostegno a sanità e scuola pubbliche, ripresa della legislazione a tutela dei lavoratori e dei diritti e non misure generiche per le imprese, sostegno alle donne ed alla maternità, agli anziani ed ai bambini promuovendo tutte le forme di cooperazione possibili. Sviluppare il “terzo settore”quindi, sostenendo direttamente le persone coinvolte, turismo e cultura in prima fila a valorizzare il nostro paese. Reddito alle persone: separare la funzione sociale delle banche da quella commerciale, lotta alle mafie ed all’evasione fiscale. Infine, ma non per ultimo, ritorno al proporzionale con lo sbarramento al 3 per cento. Tutto questo richiede l’alleanza tra governo sindacati ed associazioni. Sono sogni? Forse, sogni di una democrazia che riprenderebbe ad esistere, finalmente.
Giancarlo Trotta, Pescara

Ricominciamo con senso d’umanità e misura

All’origine della crisi italiana c’è un fatto umano, troppo umano. Senza scomodare Caligola o Hitler o Stalin o Elstin, molti italiani e molti “buoni europei” ci siamo spaventati della tortuosa follia di un ministro degli interni che ormai dimostrava segni evidenti di squilibrio, un uomo che mentre chiudeva i porti, ballava sulle spiagge con la lingua di fuori, faceva ormai solo foto, si scatenava con le cubiste e chiedeva “pieni poteri”, annunciava manovre epocali, zittiva giornalisti e intellettuali e uomini comuni e religiosi, baciava continuamente crocifissi e rosari nei luoghi più improbabili, faceva leva e demagogia sulle paure piu’ elementari e infine voleva votare e diventare “dittatore folle” sull’onda di sondaggi continui in crescita e di veri deliri di onnipotenza. La storia umana è più semplice di quanto venga spiegata da Cacciari o altri: la follia del potere va stoppata. Punto e ricominciamo con maggiore umanità e senso della minima misura.
Luigi Vavalà

Avrei perso la scommessa

Che dire, ho 72 anni e se mi avessero proposto una scommessa sul futuro dell’Italia avrei scommesso uno a cento che non sarebbe andata cosi. Deluso ma non rassegnato, aspetto il rimbalzo che sempre avviene dopo i tonfi. Ma certo non sarà in questo forse accordo PD 5st. Rallenterà la caduta ma non è una inversione e allora meglio Salvini? No!, ma certo non mi scalda il cuore, ma neanche un mignolo. Questo Pd ancora renziano con questi ignoranti 5 stelle andranno poco lontano, auguri comunque, anche i francesi per fermare Le Pen hanno eletto Macron. A quando i nostri gilet gialli?
Franco Montagni

Ripiegare produrrà gnomi

Caro manifesto, ripiegare sempre al massimo ribasso produrrà gnomi e gnometti a servizio della finanza speculativa. Il Tav ne è la dimostrazione. Il Pd (trasformista) garantisce un argine alle politiche liberiste?
Enzo Timperi

Che Rousseau ce la mandi buona

Il paese è ridotto ad un colabrodo, l’opinione pubblica ingozzata dal minestrone sovranista che ogni giorno scorre sui social, è arrabbiata, esausta, ignorante e vendicativa. Il M5s rappresenta un pericolo molto insidioso per chi si reputa di sinistra: delegittimazione del parlamento, centralizzazione delle decisioni dentro gli uffici di una s.r.l. che di fatto domina e controlla i parlamentari, attacchi populisti e reazionari all’Europa, al migrante, totale connivenza anche semantica con l’antipolitica di Salvini che vede nella Boldrini o in un Soros qualsiasi i complotti di una società sinistroide e rammollita. Il rospo l’abbiamo baciato il giorno in cui, per affossare il Renzismo ed una sua possibile “deriva autoritaria” (sic!) abbiamo perdonato i vaffanculo, riso sul PD-L, creduto alla loro buona fede No Tav. In bocca al lupo compagni e speriamo che Rousseau ce la mandi buona.
Fulvio Aquino

Le lettere del 30 agosto 2019

Godiamo l’attimo

Le madonnine invocate da Salvini – quella di Milano, quelle dei suoi rosari – hanno fatto la grazia: l’hanno ciecato e lui s’è buttato. Indimenticabile agosto. Adesso? Godiamo l’attimo. Perché poi ci sarà poco da godere. Immaginare un governo che duri fino alla scadenza del Capo dello Stato è fantascienza. Immaginare un governo che veleggi verso obiettivi tipo i Dieci punti dell’appello che avete pubblicato il 27, è più delirio che illusione. Perché di qua ci sono i 5 Stelle, settari per nascita e costituzionali (eventualmente) per caso, e di là il pd con – ancora e purtroppo – Renzi. Ossia Renzi tout court. Basta la parola, come per il confetto Falqui.
Marco De Luca, Milano

È il male minore

Non sono le idee ma gli eventi che cambiano il mondo, sosteneva Hannah Arendt. Se cosí è, un governo 5S-Pd -invece di un possibile (post-elazioni) Lega-Fdi – mi sembra un cambiamento significativo. Molti sono i motivi per diffidare, da sinistra, di 5S e Pd. Ma la scelta del male minore appare la più saggia.
Giuseppe Dimola, Vittuone

Grazie. E mettiamo a disposizione la sede

Condivido l’iniziativa di aprire le pagine ai lettori: c’è bisogno di molta discussione e anche iniziative (e per settembre ne sono già previste molte). Vedremo cosa tenterà Mattarella e quanto Di Maio riuscirà a ritrarsi un po’. Come prime iniziative per il prossimo governo c’è di sicuro qualcosa di forte contro i cambiamenti climatici (neanche tentato niente dai gialloverdi), il dissesto idrogeologico, la lotta alle plastiche e poi il lavoro, adeguamento delle pensioni, ritiro decreti sicurezza (bruttisimo segnale la ri-chiusura dei porti di salvini/trenta/toninelli, temo che non sia «un’ordinaria amministrazione») etc etc. Facciamo una proposta: mettiamo a disposizione la nostra sede di Circolo Zannabianca di Legambiente di via Bellezza 16a a Milano, per tutti quei lettori de “il manifesto”, ma anche speriamo molti altri, che vogliano ritrovarsi, discutere, preparare azioni, etc, ma anche organizzarsi per la distribuzione del quotidiano, raccogliere sottoscrittori e in particolare curarsi de l’Extraterrestre, ormai diventato insostituibile come strumento di analisi e indagine ambientalista. invitiamo tutti a contattarci alla mia mail, noi saremo già aperti da mercoledi 4 settembre, ore 15-17.30, accettiamo proposte di apertura e utilizzo della sede.
Marco Armanini

Tra i dieci, manca un punto

Ho molto apprezzato i “dieci punti per ripartire dalla Costituzione”: sarebbe davvero un ottimo programma per un governo prossimo. Sui 10 punti, due cose: la prima è che ne manca uno, affinché gli altri possano essere realizzabili, ovvero l’applicazione concreta dell’Articolo 11 della Costituzione. Eliminando le spese militari, facendo rientrare tutti i militari dalle zone di guerra si risparmierebbe così tanto da rendere fin da subito realizzabili gli altri 10 punti. Ma oggi non c’è un solo partito che davvero voglia realizzare quei dieci punti, figuriamoci l’undicesimo. Quindi dobbiamo desistere? Certo che no. (…)Partiamo con chi ci sta, ma andiamo avanti.
Francesco Giordano

Sono perplessa

Il governo possibile mi lascia estremamente perplessa. È evidente che si tratta di una scelta fatta strumentalmente da partiti e parlamentari, per evitare le elezioni rischiose per tutti. D’altra parte questa scelta “obbligata” viene vantaggiosamente presentata come un mezzo per ridurre le potenzialità di successo di Salvini, e in effetti le uniche due cose certamente utili che mi aspetto da un governo come quello che -forse- avremo, sono: a) il contenimento di Salvini. b) il tempo liberato alla sinistra sparsa nel nostro paese, che dovrebbe approfittarne per discutere , mettere in comune una serie di punti programmatici, e studiare come ripetere il percorso che fece Syriza, per avvicinarsi e poi schierarsi insieme su programmi condivisi. Non mi aspetto granché: se riducessero i parlamentari reintroducendo la legge elettorale proporzionale, e riuscissero a non fare aumentare l’Iva sarebbe già un grande risultato. Mi piacerebbe che cancellassero anche i due decreti sicurezza, ma chi sa se piacerà a loro. Sul governo così detto giallo verde penso che sia stato uno dei peggiori avuti finora, per incapacità, inadeguatezza, ferocia e impreparazione. E purtroppo non abbiamo avuto in Parlamento una opposizione capace di arginarne i guasti.
Silvia Acquistapace, Roma

Rospo baciato, e allora?

Si il rospo lo abbiamo baciato ed ora? Sto leggendo il Manifesto: contro i migranti continuano le nefandezze di Salvini & C. Conte tace, il Pd pure. E’ questa la svolta? La discontinuità sarà Minniti (un nome, una garanzia) o Di Maio agli interni (ricordate i taxi del mare)? Mah.
Silvana Lamberti

Ora una sinistra fuori dalla spocchia

Grazie per questa apertura ad un dibattito che vede in campo una sinistra divisa come sempre alla ricerca delle proprie ragioni e verità. Da lettrice di vecchia data non nascondo di avvertire spesso anche io quella “spocchia” a sinistra frutto di arroganza e rivendicazione di certezze che mal si coniugano con la liquidità del modello culturale attuale. Ai cinque stelle riconosco il merito di aver portato in un parlamento invecchiato volti e talenti di una società che mai sarebbero entrati nel palazzo. Poi governare un paese senza una maggioranza assoluta finisce comunque per condurre ai risultati già visti. Oggi l’alleato è il Pd che fa venire il mal di pancia non solo ai grillini ma anche a chi ha militato nella sinistra più radicale allora che siano le persone a fare la differenza per dare una risposta più accettabile e condivisibile che non significa la migliore possibile. L’alternativa a ciò? È’ comunque andare al voto e trovare alleanze perché il cortocircuito è comunque assicurato da questa legge elettorale.
Enrica Palmieri, Roma

Attenti, i rospi sono due

Credo che il principale obiettivo attuale sia evitare le elezioni invocate da Salvini (per impedire che si consolidi, a furor di popolo, un regime reazionario, bigotto, disumano, populista, salvinian/fascista). Occorre quindi baciare i rospi (sono due quelli che stanno trattando per fare il Governo) per non chiudere gli occhi sui disastri maggiori che piomberebbero addosso a tutte/i noi ed alla democrazia costituzionale, sempre più in affanno, se si tornasse alle urne in tempi brevi o si ricostituisse l’obbrobrio Salvini-Di Maio. Avendo comunque ben chiaro che sarebbe necessario un miracolo per cambiare i rospi, non dico in principi ma in soggetti normali (il Pd con Minniti è stato un precursore delle politiche contro i migranti – che Salvini indubbiamente ha portato avanti con maggiore determinazione e cattiveria – ed i 5Stelle hanno avvallato, senza pentimenti, tutti gli atti delinquenziali del Ministro della Paura). Sperando che la strana coppia, avvertendo l’emergenza democratica che incombe (e riuscendo ad inserire nella propria attività di governo atti concreti in relazione all’emergenza climatica), dia il meglio – che certo non è gran ché – di se stessa. Avendo presente che in ogni caso, nel tempo guadagnato finché dura il cosiddetto governo rosso-verde, è obbligatorio ricostruire un soggetto che sia punto di riferimento per quel popolo di sinistra attualmente allo sbando (“un volgo disperso che nome non ha”, che non vota più, o che ha votato 5Stelle, illudendosi sulla sua natura).
Moreno Biagioni, Firenze

I 5S e la macchinetta della democrazia

Che stranezza, un partito, i 5 Stelle, non fa assemblee per decidere, ma si rivolge ad una macchina. La macchina decide da sola? È chiaro che chi la gestisce la fa parlare come vuole. Questo strumento, che viene spacciato per democratico, non è assolutamente tale. È, invece, una caricatura della democrazia. È incredibile che in tempi moderni si possa turlupinare così il popolo, nell’indifferenza generale.
Ezio Pelino

Bene fermare Salvini. Ma il «come» è importante

Fermare il nereggiante Salvini? Giusto e indispensabile. Ma il come dovrebbe ancora interessarci. Conte è diventato statista dopo qualche “visita” e un velleitario quanto fallimentare convegno internazionale sulla Libia. I 10 punti dell’appello che avete pubblicato ieri l’altro fanno giustizia delle vaghezze di Zingaretti, dell’impunito Di Maio, e del comico che sta orientando la vita politica italiana. Si potrà mai lavorare, su quei 10 punti, con chi rivendica tutto ciò che ha fatto prima del tradimento spiaggiaiolo, e chi vive da lustri la politica solo come variante liberista e ossessione governativa? Poi Trump, Bill Gate…Governo giallorosso? Mah. Il modo dovrebbe interessarci. Quello adottato in questi giorni, coi comportamenti, la mediatica, e il sempliciume, mi è parso abominevole. Con vera e longeva amicizia (di più).
Tullio Masoni

Le lettere del 31 agosto 2019

«Mattarella traditore»: un carabiniere da licenziare

Nel pieno delle consultazioni sulla crisi di governo, il capogruppo della Lega al consiglio comunale di Sarzana ha definito su facebook il Presidente della Repubblica Mattarella “traditore della patria”. Questo esponente fascioleghista, già balzato all’onore delle cronache locali per aver definito i comunisti “malati mentali”, di mestiere fa il carabiniere. Come giustamente notato dal compagno Jacopo Ricciardi siamo di fronte non a una legittima critica politica ma a un caso evidente di “vilipendio del Capo dello Stato”. Cioè di un reato assai grave, incompatibile con l’appartenenza all’Arma. Quanto accaduto rientra nel clima di autoesaltazione dell’estrema destra che circonda Salvini. Non è accettabile che chi porta una divisa insulti in questa maniera le istituzioni democratiche. Se si consentisse che carabinieri, militari, poliziotti di estrema destra possano insultare il Presidente della Repubblica diventeremmo un paese in cui nessun cittadino potrebbe sentirsi al sicuro. Questo signore va perseguito penalmente ma soprattutto va licenziato sulla base delle norme per il personale militare e del pubblico impiego. E non dicano i leghisti che si tratterebbe di un provvedimento eccessivo. Ricordo che una insegnante a Torino è stata licenziata per aver semplicemente gridato contro polizia schierata a protezione di manifestazione neofascista. Se una cosa del genere l’avesse scritta un’insegnante o un dipendente pubblico comunista o dei centri sociali i leghisti avrebbero immediatamente chiesto il licenziamento. Presenteremo un esposto per evitare che la vicenda venga insabbiata.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Camminiamo su un filo sospeso

Le sensazioni provate in questi giorni sono abbastanza altalenanti; da elettrice di sinistra mi sento un po’ come le persone sulle navi delle Ong sballottate a destra e sinistra in attesa di trovare un approdo sicuro. Certo vedere le facce torve di Meloni e di Salvini, che si sono resi conto di aver fatto la più grande “cazzata” della loro vita politica, non ha prezzo! Questo governo che forse prenderà vita nei prossimi giorni, spero abbia la consapevolezza di dover fare politiche serie e veramente al servizio della gente. Altrimenti se questo non avverrà per la destra becera e razzista si aprirà un’ autostrada a sei corsie. Stiamo camminando su un filo sospeso ad altezze vertiginose e il Pd, mai come in questo momento, ha l’opportunità di fare un “mea culpa” per tutte le politiche dannose fatte dal suo governo. Dovrebbe ritrovare la sua identità mettendo in campo politiche mirate alla salvaguardia delle persone: riduzione del cuneo fiscale, lotta all’evasione fiscale, redistribuzione della ricchezza, welfare, etc. Ma questo ce lo siamo detto da sempre senza purtroppo trovare una sponda nella sinistra italiana. Come dice il vecchio detto: “Chi vivrà, vedrà?” Vedremo se saranno in grado di invertire la rotta di 360° e riportare il nostro Paese sulla china giusta che ci aiuti ad avere un futuro, o almeno provare ad immaginarlo.
Tiziana Pompili – Roma

È prematuro l’appoggio di Leu

Sono critico verso il Pd che non ha fatto minimamente i conti con le ripetute sconfitte elettorali e sociali e sostiene l’ideologia neoliberista-Calenda e Renzi docent- e verso il contraddittorio,confuso movimento pentastellato, tuttavia, realisticamente penso che rappresentano il male minore rispetto alle politiche securitarie,autoritarie ed antiumaniste di Salvini. Evitare le elezioni è una necessità inderogabile. Ma sono solo la premessa per la svolta per chi si sente e vota a sinistra. Per segnare la discontinuità il futuro governo deve da subito aprire i porti ai migranti, attuare una riforma fiscale equa e progressiva e contrastare con determinazione l’evasione che sottrae all’erario cospicue risorse, considerare una priorità assoluta, non più a parole, come ascoltiamo da decenni, il Sud e la scuola. Altro che grandi opere! Per dare credibilità al nuovo governo occorre che esso prenda provvedimenti concreti per il lavoro,i giovani l’ambiente. Ho trovato, pertanto, prematuro l’appoggio da parte di Leu a questo governo. Non sarebbe più logico,conveniente e giusto per una forza di sinistra autentica valutare il governo che sta per nascere sulle scelte,le misure,le politiche che segue di volta in volta?
Domenico Mattia Testa

È il trionfo della politica personalizzata

Siamo a un punto di rottura nel sistema politico italiano, molto più forte di quelli già registratisi a suo tempo con i diversi passaggi di formula elettorale che fecero scrivere (erroneamente) di Seconda Repubblica. Arriva a compimento, nell’accettazione da parte del Pd del reincarico a Conte, un processo di personalizzazione nel quadro dell’annullamento delle distinzioni ideali e progettuali tra i diversi soggetti politici. Si tratta dell’intercambiabilità della “disintermediazione” che propone così, nell’indifferenza delle scelte politiche mutuate esclusivamente attraverso i singoli, una sorta di “Costituzione materiale” molto più pericolosa di quella a sfondo presidenzialista che mai si era materializzata nel concreto ma la cui pratica effettiva aveva contribuito a mutare profondamente la natura e la pratica del potere in Italia, assieme – ovviamente – al cambiamento del quadro internazionale. Siamo davvero “in mare irato, in subita procella”.
Franco Astengo

Di Maio teme di rientrare a Pomigliano in Panda…

Di Maio atterrito dall’idea di rientrare a Pomigliano in Panda. Di Battista affaccendato a reclamizzare il suo nuovo “libro”. Renzi perenne battitore libero per restare a galla con le paperelle. Calenda, neoiscritto al Pd e già dimissionario. Il grande fratello Salvini in diretta h24 per dare sfogo alla sua amarezza di ex barone rampante e ora visconte dimezzato. La Meloni, a mezzo busto, pronta a difendere la Repubblica al passo dell’oca dei suoi manipoli. Nelle retrovie, ma con l’illusione telematica di esserci, una massa acritica di indignati odiatori per noia, (…) persuasi soprattutto che la libertà risieda in una tastiera o in un foglietto di carta vistato dietro una tenda. E mentre tutti sanno, tutti vogliono, tutti parlano ma nessuno ragiona(…) altri invece hanno nostalgia di valori antichi: la direzione collegiale, il centralismo democratico, il silenzio d’oro, l’umiltà operosa, la militanza disciplinata e la fiera appartenenza, il buon senso cartesiano, il senso dello Stato (o dell’Antistato), il senso del vero e del giusto, o almeno quello del ridicolo quando si posta un selfie.
Valerio Cordiner

Complimenti per l’Extraterrestre

Leggo sempre con molto interesse il vostro inserto settimanale dedicato ai temi dell’ecologia e desidero congratularmi per la passione e la competenza che emergono dai diversi scritti. In particolare sono stata molto colpita sia dall’inserto del 29 agosto che da quello di giovedì 22, in quanto ho visto che siete riusciti a trattare con un approccio tecnicamente corretto e nello stesso tempo con un linguaggio chiaro e facilmente comprensibile, temi di non facile divulgazione. Come esperta di ecologia forestale e docente della materia, apprezzo moltissimo il vostro impegno in questa direzione e vi ringrazio per il contributo che portate alla divulgazione di argomenti importanti e delicati che spesso noi, addetti ai lavori, non siamo in grado di comunicare al largo pubblico. Buon lavoro!
Maria Giulia Cantiani

Va bene, è governicchio ma l’alternativa qual è

Sarà tutto vero, che questo governicchio nasce fragile, che non sarà la rivoluzione e nemmeno granché di sinistra, che i pentastellati, affermando di non essere né di destra né di sinistra, sono collocabili automaticamente a destra, che sarà un compromesso al ribasso, etc etc. Però l’alternativa è dare tutto il potere alla peggior compagine regressiva e reazionaria di sempre. Alle porte ci sarebbero perdita di diritti e sconfessione di valori che in una società civile sono normali. Siamo a un’ ultima spiaggia. Tutte le forze di sinistra e anche le solo moderatamente progressiste e liberali dovrebbero fare uno sforzo di convergenza su alcuni punti minimamente condivisibili che ci mantengano in Europa . Il livello di confusione, divisione, narcisismo, individualismo spinto che regna nel campo nostro, purtroppo, non è motivo di conforto.
Sandro Nanetti

Siamo alla democrazia solo esecutiva

La crisi di governo in corso – e la storia politica degli ultimi decenni – dovrebbe far riflettere sulla questione: la forma di governo parlamentare “pura” è ancora operante? Oppure, in virtù di un leaderismo sempre più bramato da eletti ed elettori, ci si muove, inesorabilmente, verso una parziale democrazia-esecutiva?
Pietro D’Ambrosio

Le lettere del 3 settembre 2019

Ma chi parla di elezioni sa quel che dice?

Caro Manifesto, perché per invocare elezioni subito, si dice che bisogna dare voce al popolo? In una democrazia i cittadini hanno naturalmente il diritto di parlare. Nessuno deve dare a voce al popolo, ce l’ha per conto suo, senza bisogno di gridare in piazza. Più che voce al popolo bisognerebbe dare capacità di ascolto ai governanti, che si parlano tra loro, a ruoli invertiti di maggioranza e opposizione, intercambiabili. Se non cambiano i partiti si cambia di partito/gruppo parlamentare, nella scorsa legislatura, 566, ma per soli 347 parlamentari su 945 elettivi, un buon 36,7%. Voce a popolo? Da noi gli appartiene addirittura la sovranità, che, però, gli è stata rubata come corpo elettorale. Il corpo elettorale in alcune Costituzioni è, accanto a legislativo, esecutivo e giudiziario, il quarto potere dello Stato: anzi il primo da cui tutti gli altri derivano. Persino le sentenze sono rese in suo nome. In una democrazia rappresentativa il voto è la manifestazione più importante del popolo, che elegge i rappresentanti della Nazione (art. 67 Cost.) un altro nome del popolo, come comunità. Ebbene il diritto di voto secondo Costituzione gli è stato rubato nel 2005 e mai più restituito. Gliel’hanno rubato con leggi elettorali incostituzionali dopo il Porcellum, l’Italikum e il Rosatellum. Le prime due sono state annullate dalla Corte costituzionale, un record europeo. La terza, la più ipocrita, il Rosatellum, la sarà appena un giudice la manderà in Corte costituzionale, si spera già in ottobre. Chi non è complice del furto sa che come votare è più importante di quando, o almeno altrettanto. Purtroppo, questa verità non la solleva nessuno perché le leggi elettorali incostituzionali le hanno votate in molti, utilizzate tutti e facilitate anche chi poteva bloccarle nei suoi ruoli istituzionali. Nessuno contrasta la demagogia dicendo “Cari signori non dovete darci la voce ma ascoltarci tutti i giorni, anche se non gridiamo” o ” Cari signori basta chiamarci a ratificare i vostri rappresentanti, la cui incapacità è evidente se si dovrà votare a poco più di un anno e mezzo dalle ultime elezioni”.
Adesso basta! Per prima cosa, se credete che al popolo spetti decidere, invece di dargli la voce ridategli il diritto di scegliere i suoi portavoce, come in ogni democrazia che si rispetti.
Felice Besostri

Migranti: due domande per il Presidente Conte

Presidente Giuseppe Conte, quali politiche migratorie intende sviluppare il governo che si accinge a formare e a quali ministri intende affidarle? Quali relazioni con la Libia, snodo centrale del feroce sistema criminale che sfrutta i flussi migratori dall’Africa sub-sahariana all’Europa? Le poniamo questi quesiti con inquietudine, poiché riteniamo che tali fondamentali questioni siano state affrontate in modo disastroso dal suo precedente governo in cui ha prevalso in tutto e per tutto l’impostazione leghista. Poco più di un anno fa il suo ministro dell’Interno parlava (senza essere smentito dal suo governo) di “centri per migranti all’avanguardia in Libia” e chiedeva di “smontare la retorica della Libia che tortura i migranti e non rispetta i diritti umani”. Abbiamo inoltre constatato che nel suo ultimo articolato discorso al Senato del 20 agosto la parola e il tema immigrazione siano stati del tutto assenti.
A questo proposito le chiediamo 3 minuti del suo tempo per guardare questo video (Lager Libia) e 8 minuti per leggere questa testimonianza (Se questo è un uomo, un’altra volta). Se ha a disposizione ancora qualche minuto le suggeriamo anche di dare uno sguardo alla web map Esodi sulle rotte migratorie dall’Africa subsahariana all’Europa in cui abbiamo raccolto oltre tremila testimonianze di persone assistite da Medici per i Diritti Umani negli ultimi 5 anni.
Riteniamo la questione migratoria il tema fondamentale sui cui si misurerà la qualità politica ed etica del nuovo governo che si accinge a presiedere. Probabilmente anche il più difficile, in cui il suo appello per un nuovo umanesimo dimostrerà o meno la sua coerenza.
Medici per i diritti umani

I due nemici insieme. E turiamoci il naso

Il paese si trova a subire una situazione che non lascia molte speranze al futuro, una scelta tra il peggio e il meno peggio rappresentato da un governo sostenuto da due agguerriti nemici, non avversari, e sparute formazioni esterne. Hanno dei punti di contatto come la visione liberalista dell’economia e una sensibilità non dissimile sui diritti civili (a chi spara sul M5S per il decreto sicurezza, ricordo Gentiloni e Minniti e gli sciagurati accordi con la Libia, scusate, con una delle Libie). Il peggio è il ritorno ad elezioni, che la destra, piuttosto ultra, vincerebbe a man bassa; proseguirebbero le politiche pro privatizzazioni, quindi a favore della finanza marcia e fagocitatrice di denaro pubblico, securitarie (e giù botte a lavoratori e studenti che manifestano), escludenti, protettive verso evasori, concussori e corruttori (è la storia bellezza, e non puoi farci niente); il peggio del peggio è che questo parlamento dai colori scuri avrebbe i numeri, anche grazie a franchi tiratori che non mancheranno, per trasformare l’Italia, seguendo le norme previste dalla Costituzione, in una repubblica presidenziale federale, monocamerale, con legge elettorale maggioritaria: così la frittata sarà servita. Bisogna turarsi il naso, sperare che i due nemici si comportino come Sordi e Niven nell’omonima pellicola, e che, con fatica e pazienza, lavorando dal basso, localmente, coordinati, chi vede l’economia, il lavoro, il rapporto tra esseri umani in maniera opposta a chi si accinge a governarci, riesca a fare rinascere la speranza per la rinascita di una visione socialista della società.
Arnaldo Troiani

Avviso ai governisti

Se il governo Pd – M5S si formerà davvero, sarà necessario prendere atto che comunque sarà stata provvisoriamente (e soltanto provvisoriamente) evitata un’ulteriore spinta a destra dopo di quelle impresse al sistema politico italiano dai governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Conte uno tanto per riferirci soltanto al passato più recente. Ciò affermato non è possibile aggiungere che l’esecutivo oggi in itinere possa rappresentare un passo in avanti sul piano della progettualità necessaria per affrontare le contraddizioni emergenti nelle complessità sociale. Pd e M5S per la loro differente natura e per la diversa concezione della democrazia non potranno operare efficacemente in modo da determinare una caduta del livello esasperante di diseguaglianze oggi evidenti nello stato delle cose in atto e per avviare un principio di ripristino della democrazia costituzionale così come questa è stata messa in discussione nel corso di questi anni. Per questi motivi riassunti del tutto schematicamente appare sbagliato l’atteggiamento «entrista» del gruppo parlamentare di LeU.
È indispensabile, invece, andare avanti nel progetto di ricostruzione di una sinistra autonoma sul piano culturale e politico, capace di superare antiche divisioni e di progettarsi per il futuro recuperando identità e capacità organizzativa.
Sarà soltanto attraverso il compimento di un processo di ricostruzione che sarà possibile mettere a punto il necessario discorso riguardante le alleanze possibili sia sul piano politico che su quello sociale.
Franco Astengo

Non dimentichiamo la decadenza della scuola

Il presidente Giuseppe Conte, tra le altre cose, ha indicato la necessità di un’istruzione di qualità, riferendosi ovviamente alla scuola. Allora scelga un ministro di altissimo profilo e non per forza un politico. I nomi? Tanti. Salvatore Settis, Luciano Canfora, Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Remo Bodei, Emanuele Severino, Luciano Floridi e altri scienziati o umanisti di altissimo livello, di grande visione e in grado di piegare una burocrazia tenace ed esaurita e appiattita soltanto sulle tecniche moderne e che ha fatto cadere la scuola italiana in una completa decadenza aziendale e dirigistica. Ovviamente bisogna smantellare la legge chiamata impropriamente “buona scuola”.
Luigi Vavalà

Baciare il rospo? Sì

Con la speranza, un po’ ingenua, che questo si trasformi in principe. Senza magia però, con volontà invece. Con la consapevolezza che un eventuale fallimento porterebbe con sé la ribalta del mostro: una destra priva di centro e di umanità, con mezzi comunicativi efficaci come zanne affilate e un infallibile fiuto elettorale. Siamo in tanti, a quanto pare, a sperare in una possibile metamorfosi. Non si tratta di un abbaglio, è il prodotto di un’imprevista intelligenza collettiva (…). Certo non si potrà dimenticare, eventualmente, l’aspetto originario del principe che avremo di fronte… Delle cose non ci piaceranno, altre ancora ci faranno discutere ed è per questo che noi continueremo a ragionare e agire col solito piglio critico.
Con un’unica differenza: stavolta saremo liberi dalla paura del mostro (…).
Pietro Falcone