closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Triste carnevale

Ognuno, nel drammatico ballo in maschera in Ucraina, prova a indossare la maschera e il costume dell’occasione. Ma davvero con brutti risultati.

In primo luogo è smaccata la menzogna dell’avvenuta ”invasione russa” dell’Ucraina con cui molti giornaloni hanno addirittura aperto ieri le prime pagine. Non c’è nessuna invasione. A meno che non si voglia dare per buona la fandonia del governo autoproclamato a Kiev che ha annunciato venerdì sera: “Duemila paracadutisti sono entrati in Ucraina, è invasione”. Per il semplice fatto che la Russia non ha alcun bisogno di muovere duemila soldati – un po’ pochini per una invasione – giacché le forze militari della Russia sono stabilmente, per ora, all’interno del territorio ucraino dove, in Crimea, c’è la grande base della flotta del Mar Nero, con quasi 30mila uomini, tra cui migliaia di truppe scelte, più di 350 navi da guerra con portaerei, cacciabombardieri ed elicotteri d’assalto. Ecco perché è preoccupante l’autorizzazione data ieri dal Consiglio della Federazione russa a Putin ad utilizzare, “in difesa della popolazione russa”, le truppe di stanza a Sebastopoli. Quella base c’è per accordi internazionali intercorsi tra Kiev e Mosca, accettati fin qui dalla comunità internazionale. Per ora c’è solo una minacciosa promessa di guerra. Perché se l’Occidente, cioè la Nato, andasse fino in fondo con la scellerata strategia dell’allargamento a Est – con le forze armate ucraine già coinvolte in un pericoloso partenariato – per denunciare quegli accordi verso l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica, allora la situazione potrebbe davvero precipitare. Ricordando in questo modo lo scenario del 2008, quello della Georgia che, spinta in modo irresponsabile dalla Nato e da Washington ad attaccare per prima la separatista e filorussa Abkazia, venne ben presto abbandonata per ritrovarsi 500 carri armati in casa e una guerra devastante che è costata la leadership e la faccia al leader georgiano “filo europeo” Shahakashvili.

Poi c’è Yanukovitch, il presidente detronizzato dai rivoltosi di Kiev, che ricompare a Rostov in Russia e prova a rimettersi la maschera di capo dello stato, proclamando “Il presidente sono ancora io e ritornerò quando ci sarà sicurezza”. Una figura non più riproponibile, soprattutto alla luce della violenta repressione, della sua corruzione e delle sue ostentate ricchezze – l’imponente villa, l’amante e il figlio maldestro (che lo fanno assomigliare tanto ai satrapi nostrani). Ma alcune verità le dice perfino lui. Che deve valere, lo ripete anche Mosca, l’accordo del 20 febbraio che impegnò l’Europa, la Russia e gli Usa, che prevedeva una sua uscita di scena ma con una transizione ed elezioni concordate. Quell’accordo è saltato perché a Kiev si è andati ad un colpo di mano. Ad una prova di forza anche armata che ha visto al centro la destra estrema nazionalista, xenofoba, neonazista e antisemita.

Ora anche le organizzazioni neonaziste di Pravi Sector e Svoboda provano a mettersi la maschera. Mentre restano inascoltati gli appelli del Congresso mondiale ebraico che denuncia queste formazioni e chiede espressamente all’Unione europea e agli Stati uniti di non accreditarle come interlocutori. Fatto che invece sta incredibilmente accadendo, anche perché il nuovo governo autoproclamato – usiamo questo termine perché in Ucraina vivono 40milioni di persone e a Majdan ne abbiamo viste forse duecentomila – ha inserito nell’esecutivo ben tre ministri neonazisti. Intanto il nuovo governo del premier 39enne Arseny Yatsenyuk indossa il costume di “neofita e inesperto”, così inesperto da essere legato a filo doppio all’oligarca Timoshenko, e da avere occupato la carica di ministro degli esteri e presidente della Banca nazionale ucraina. Ora il presidente statunitense Obama dà il suo appoggio “totale” al nuovo governo ucraino. Ma ha capito bene chi appoggia? Non gli è bastata l’esperienza della Libia prima e della Siria poi, e qualcuno gli ha raccontato come è finita in Georgia?

Ma il costume carnevalesco più incredibile tra quelli indossati è quello dell’innocenza dell’Unione europea. Ricordiamo che la crisi è esplosa quando Yanukovitch – eletto nel 2010 con elezioni certificate come democratiche da Ue, Osce e Onu, e dopo il fallimento della Rivoluzione arancione – provò ad applicare la strategia per la quale gli elettori gli avevano dato il mandato, quella della “neutralità tra est e ovest”. Il presidente ucraino ora in fuga in Russia, di fronte al persistere della crisi economica precipitata anche lì nel 2009 con le banche del Paese per più della metà in mano al capitale finanziario occidentale, cercò di avvicinarsi strategicamente di più a Bruxelles; mettendo in chiaro che la rottura con l’unione doganale dei paesi della Comunità degli stati indipendenti, legata alla rinata Russia, avrebbe voluto dire perdere seccamente almeno 20 miliardi di euro insieme ai prezzi di favore del gas faticosamente contrattati. Che cosa ha risposto l’Ue di fronte a questa richiesta? Nulla, ha preso solo tempo. Né ha chiarito l’equivoco che l’eventuale trattato di associazione equivalesse ad una adesione tout court in pochi giorni. A questo invece hanno pericolosamente creduto e credono gli ucraini. Che non sanno a quanto pare dell’euroscetticismo dei paesi già dell’Unione per la cura dell’austerità che li massacra e ne mette in discussione sovranità e costituzioni. L’Europa reale è questa qui, senza progetto di sé né del suo allargamento, in crisi di credibilità e senso. L’unico allargamento “progettuale” sul tappeto è quello militare, di basi e scudi antimissile, della Nato. Un allargamento di guerra. Vera, non una carnevalata.

E poi c’è Putin che indossa la maschera di Putin. Ha appena gestito, con la mano di ferro che lo contraddistingue, i giochi di Sochi. Aspetta. Sicuro del fatto che lì, in Crimea, è in ballo non la leadership mondiale e neoimperiale della Russia ma l’immediata sicurezza dei suoi confini.

“Noi con chi stiamo?”, mi chiede un giovanissimo lettore. Con nessuna delle maschere della festa. Né con Putin e Yanukovitc, né con i leader dell’Unione europea e Obama, tanto meno con le macchine di guerra della Nato, e certo non con la destra neonazista che ha preso di forza la leadership della protesta e controlla Majdan, ma nemmeno stiamo con le milizie armate filorusse. Siamo contro ogni nazionalismo e contro la guerra. Stiamo con i non invitati alla festa macabra in corso, con i soggetti disperati, milioni di donne e uomini che in Ucraina da anni pagano la crisi sociale con la disoccupazione e l’emigrazione, e che da tempo sono sottoposti alla “cura” del Fondo monetario internazionale, da anni arrivato a Kiev con i suoi diktat e tagli, e che in questi giorni tenta di mascherarsi anche lui da “nuovo”. Siamo per una rivolta sociale, democratica e organizzata.

Concludendo, non invitata alla festa di carnevale c’è la sinistra alternativa, europeista ma contraria a questa Europa solo moneta, dei mercati e del neoliberismo. Una sinistra residua, che in questi giorni ha indossato troppo spesso il costume del silenzio, non dicendo praticamente nulla su quello che accade a Kiev, prodotto delle macerie d’Europa. Mentre è chiaro che, nel ritardo dei movimenti alternativi e dell’unificazione almeno elettorale, a sinistra, della Lista Tsipras, la destra estrema nazionalista rischia di prendere l’iniziativa della protesta in tutta Europa. E Majdan precipita sulle piazze antagoniste di Sintagma, Zuccotti Park, Gezi Park e Tuzla.

  • Antoinette

    Felice di sapere che il manifesto non é ” Né con Putin e Yanu­ko­vitc, né con i lea­der dell’Unione euro­pea e Obama, tanto meno con (….) la Nato, e certo non con la destra neo­na­zi­sta (…..) , ma nem­meno stiamo con le mili­zie armate filo­russe”. Anche se due “aggiunte”: “le mac­chine di guerra della Nato”, e “la destra neo­na­zi­sta che ha preso di forza la lea­der­ship della pro­te­sta e con­trolla Maj­dan”, annulano questa equidistanza. E questo quando “le mac­chine di guerra della Nato” -almeno fin’ora- in Ucraina non si vedono, e che la leadership neonazista è tutt’altra che scontata -a parte ovviamente nella propaganda russa.

    Ora se l’avanzata dell’estrema destra vi -e ci- preoccupa perché non fare almeno un po’ di chiarezza “a casa vostra” sulla presenza sulle vostre pagine di firme di personnaggi che con l’estrema destra hanno rapporti politici?
    Da Giullietto Chiesa, noto sostenitore della teoria del complotto di Thierry Meyssan (direttore di Réseau Voltaire).Presente l’anno scorso (con Marinella Correggia) all’adunata fascista romana pro-Assad. Nel 2005 presente alla conferenza di Axis for Peace (presidente Issa El Yaoubi dirigente del partito nazional-socialista siriano) insieme al fior fiore dell’estrema destra “antiimperialista”. E nel 2009 candidato per il parlamento europeo in Lettonia (!!!) con una lista rappresentante la minorità russa di quel paese…
    A Manlio Dinucci che -poverino!- non è mica responsabile, e neanche il manifesto che lo paga, di dove finiscono i suoi articoli, ovvero in quel croggiolo rossobruno di Réseau Voltaire di cui per lungo tempo risultava collaboratore.

    E forse anche Tsipras (che sostengo) si dovrebbe preoccupare del sostegno dato al sua lista di tali
    personnaggi.

  • Paolo Rizzi

    Prima di pontificare, vatti a leggere le posizioni di Tsipras e della European Left sull’Ucraina.

  • Zopir

    Fatto è che finora l’opposizione non ha fatto uso dell’antisemitismo come arma politica. L’unica parte che lo ha fatto era il regime depositato. Le unità della polizia speciale Berkut hanno pubblicato disegni antisemiti sulla loro pagina facebook, e le sinagoghe attaccate erano tutte nella parte controllata da forze filo-russe. Il governo di transizione NON ha abbollato la lingua russa come lingua ufficiale nelle zone est, invece si è cercati di ravvicinarsi alla popolazione russofona. D’altra parte la macchina di propaganda russa ha lanciato con enorme successo la voce che si tratti di sollevazioni fasciste: sia la sinistra occidentale lo crede, sia la popolazione russofona. La Russia usa già da lungo le popolazioni russofone in altri paesi per i propri interessi (come nella Georgia). E la sinistra occidentale ci casca.

    Concordo che la presenza nazista è inquietante: il senato degli stati uniti ha rilasciato una risoluzione dichiarando che antisemitismo e il fomentare di odio etnico non verra accetato. Da parte della Ue invece non ho sentito ciò?

  • Federico_79

    Bell’ articolo, come sempre Di Francesco mantiene la rotta.

  • Antoinette

    Forse la pax europea significa allearsi con i russi al posto degli americani? Non mi sembra.
    E neanche allearsi coi fascisti.