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Cultura

Stati uniti: oppioidi, alcol, suicidi, come si distrugge la working class bianca

L'indagine. «Morti per disperazione e il futuro del capitalismo» di Anne Case e Angus Deaton, per il Mulino. Se la prima ondata della globalizzazione ha scosso i ghetti neri delle grandi città già alla fine degli anni Settanta, espellendo dal ciclo produttivo un numero importante di maschi adulti, nel corso degli ultimi quindici anni è toccato ai loro coetanei bianchi il cui precipitare verso il basso è stato ancor più traumatico in virtù del fatto che prima della crisi i loro «buoni» posti di lavoro nella grande industria garantivano oltre allo status, un buon salario e l’assicurazione sanitaria

Glenn Close e Amy Adams in una scena di Elegia americana

Glenn Close e Amy Adams in una scena di Elegia americana

Prima che come ovunque nel mondo diventasse tragicamente sinonimo di Covid, la parola «epidemia» era stata utilizzata negli ultimi anni negli Stati uniti soprattutto per raccontare l’aumento record di morti per il consumo di oppiodi: più che la tradizionale dipendenza dalle «droghe», una fetta crescente del Paese che abusa regolarmente di medicinali acquistabili grazie ad un semplice certificato medico. INSIEME ALLE MALATTIE epatiche legate all’abuso di alcol e ai suicidi è stata a lungo questa la causa che ha fatto registrare l’incremento più considerevole tra i motivi di decesso in America. E ad essere coinvolti sono stati prima di tutto...

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