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Editoriale

Spinelli, punto e a capo

Rodotà all'ultima assemblea della lista Tsipras

Il “caso Spinelli” guadagna in questi giorni titoli a tutta pagina negli stessi giornali che avevano derubricato a cronaca marginale la novità politica della Lista Tsipras alle ultime elezioni europee. Nulla di più di quel che già sapevamo sul pluralismo politico dei mezzi di informazione (scritta e televisiva). Tuttavia il “caso Spinelli” è invece un utile pretesto per capire il molto che c’è da cambiare nel nostro campo politico. Le aspre reazioni alla scelta del prestigioso cognome di andare a Strasburgo (dopo aver lungamente spiegato agli elettori perché avrebbe lasciato ad altri il seggio parlamentare), confermano le difficoltà del progetto unitario della sinistra radicale.

Certamente sarebbe stato meglio per tutti se una delle bandiere della Lista Tsipras avesse scelto di presentarsi alle elezioni senza se e senza ma.. Candidature come la sua (o come quella di Moni Ovadia) sono l’espressione di una cultura politica europeista e cosmopolita importante per una nuova politica europea. E il successivo “contrordine compagni” Spinelli avrebbe dovuto spiegarlo, con meno lettere e più partecipazione, alla rete dei comitati (gruppi sociali, Sel, Rifondazione…) riuniti nei giorni scorsi in assemblea per la prima volta dopo le elezioni. Dire e disdire con le telefonate e le mail non è solo un difetto di forma. La sostanza del “nuovo” che si intende rappresentare è anche nel rispetto dovuto a chi ha lavorato insieme a te per raggiungere l’obiettivo. I voti nei territori li hanno raccolti i militanti di Sel e di Rifondazione, gli attivisti dei cento comitati presenti nella battaglie sociali, ambientali, sindacali in questi lunghi anni di crisi economica e democratica.

Bastasse scrivere buoni articoli per cambiare le cose, in Italia avremmo fatto da un pezzo la rivoluzione

Naturalmente se due mesi di una campagna elettorale, senza soldi e senza informazione, sono stati sufficienti a convincere più di un milione di persone (con la novità di un elettorato giovane), strappando percentuali dell’8-9 per cento in alcune città, è evidente il ruolo giocato da un voto urbano, cioè da un consenso di opinione raccolto dalle voci critiche degli intellettuali-garanti. Così come ricevere 78 mila preferenze (pur se divise in tre circoscrizioni) per Spinelli può aver fatto la differenza spingendola al rispetto di un importante consenso.

La questione potrebbe (dovrebbe) chiudersi qui, facendo punto e a capo. Invece questo ripensamento ha prodotto un forte contraccolpo sul partito di Sel e si rischia l’effetto-domino. Non tanto per la forzata rinuncia del giovane candidato già pronto a subentrare al posto di Spinelli. Proprio per schierare il partito a sostegno della Lista Tsipras, Sel aveva impegnato i propri delegati a una dura battaglia congressuale. E’ comprensibile ora la difficoltà di controbattere a chi, avendo fortemente criticato la scelta di campo con il leader greco, oggi rimprovera alla maggioranza di volersi di nuovo chiudere o dentro un partitino identitario o in liste movimentiste, perdendo il valore aggiunto di una sinistra radicale e di governo portato dal partito di Vendola.

Dall’impasse si esce solo con la capacità di tutte le componenti, politiche, sociali e intellettuali, che hanno fatto nascere la lista per “L’Altra l’Europa” di continuare a lavorare per allargare il campo della sinistra su punti programmatici condivisi e alternativi alle larghe intese di Renzi e Alfano.