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Editoriale

Perché siamo felici per Greta e Vanessa

Libere. Le critiche e le calunnie non mancheranno, ma le due cooperanti hanno resistito a sei mesi di prigionia e sapranno superare accuse infamanti di chi specula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non protesta per le spese molto più ingenti sostenute per comprare armamenti e per alimentare le guerre che devastano paesi e provocano esodi di massa di popolazioni

Vanessa Marzullo e Greta Ramelli libere! «Presto saranno in Italia», nel pomeriggio la conferma della Farnesina. Mentre scriviamo dovrebbero già essere in Turchia. Ma la notizia della liberazione era stata già diffusa prima da fonti dell’opposizione siriana, compreso il Fronte al Nusra (citato da al Jazeera) che le aveva in ostaggio.

Alle prime indiscrezioni, l’esultanza per una notizia tanto attesa e desiderata è frenata dalla consapevolezza della delicatezza dei momenti che precedono la liberazione. O forse anche dall’angoscia che ci ha paralizzato di fronte alle azioni terroristiche di Parigi. È come se quel dolore ci mantenesse in un limbo in cui è difficile provare gioia.
E invece la liberazione di Greta e Vanessa rappresenta quasi un riscatto per chi non vuole rassegnarsi alla barbarie, all’orrore. Le due giovani erano state rapite il 31 luglio scorso, durante una missione umanitaria, e solo alla fine di dicembre un video ci aveva rassicurate: erano ancora in vita. Ora sono anche libere, grazie evidentemente all’abilità di chi ha condotto la trattativa.

Noi siamo felici perché abbiamo trepidato ogni giorno pensando all’orrore di una prigionia nelle mani di gruppi jihadisti che ti potrebbero uccidere da un momento all’altro.

La generosità e l’altruismo che le aveva portate dentro l’inferno siriano per un’azione umanitaria sono un segno di distinzione dentro un mondo sempre più indifferente alle tragedie che travolgono paesi tanto vicini al nostro. Persino la loro ingenuità – criticata da molti – oggi ci appare sotto un’altra luce, perché sappiamo che non è costata loro la vita.

Non mancheranno le critiche di coloro che non vogliono la trattativa per salvare gli ostaggi, di coloro che ritengono che le donne dovrebbero starsene a casa e non occuparsi di lavori «da uomini». Sappiamo che le donne sono un obiettivo facile da colpire anche quando hanno vissuto esperienze drammatiche. Le critiche e le calunnie non mancheranno, ma Vanessa e Greta che hanno resistito a sei mesi di prigionia sapranno superare accuse infamanti di chi specula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non protesta per le spese molto più ingenti sostenute per comprare armamenti e per alimentare le guerre che devastano paesi e provocano esodi di massa di popolazioni. Sono gli stessi che vorrebbero anche respingere i profughi quando approdano in condizioni terribili sulle nostre coste.

La «fortuna» delle due cooperanti dell’associazione Horryaty è di non essere finite nelle mani dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) che ha reagito violentemente alla liberazione di Greta e Vanessa. Non che i jihadisti del Fronte al Nusra siano meno violenti ma almeno non hanno fatto dei video di ostaggi sgozzati lo strumento della loro campagna di reclutamento e di finanziamento.

Insieme a Vanessa e Greta vorremmo vedere tornare anche padre Paolo Dall’Oglio. Dovremo aspettare ancora, ma padre Dall’Oglio è un ostaggio importante e questo ci dovrebbe rassicurare sulla sua salvezza.

  • alex1

    Una sola domanda: che ci facevano avvolte nella bandiera dei terroristi, ma sopratutto chi le ha fatte arrivare in Siria via Turchia, fra I miliziani sanguinari di Al Nushra? Non credo abbiano fatto le “turiste fai da te…”. Se da una parte si e’ contenti che siano tornate, non e’ il caso che loro due spieghino le cose e nel caso, facciano un po’ di autocritica? Anche l’ingenuita’ in politica e’ una colpa. O no?

  • ulalena

    a dire il vero si protesta anche per l’acquisto delle armi. non solo, molti chiedono anche che sia fatta luce su chi continui a mandare soldi e armi ai terroristi…in ogni caso e’ positivo che queste due giovani siano state riportate a casa. Mi piacerebbe pero’ capire se il loro viaggio era stato programmato in modo corretto e con previa verifica della situazione con gli uffici ministeriali. Ho fatto solo una ricerca veloce ma non trovo molte informazioni relative alla ‘missione’ che avevano intrapreso queste due. Il tutto non per fare loro un processo o altro ma per valutare se il governo italiano si debba impegnare a vagliare queste partenze a priori.

  • Davide

    No, Sgrena…..chi del buonismo o del terzomondismo da operetta ha fatto la propria bandiera dovrebbe almeno immaginare che le cose potrebbero andare in modo diverso. Se vuoi giocare alla barricadera, alla pasionaria o a qualunque altra figura che il vostro penoso immaginifico mondo da rivoluzionari a caviale e champagne prevede, sii almeno pronta a pagarne tutte le conseguenze. Due cretine ci sono costate 6 milioni di euro ciascuna e non posso non pensare a quante altre persone ben più meritevoli languiscono nell’indigenza o vivono apaticamente la propria esistenza nella certezza che NESSUNO avrà riguardo o pietà per loro!!!!!!

  • Manola

    IO NON SONO FELICE…ANZI MI GIRANO I COGLIONI…SOLDI PER GLI ITALIANI NON CE NE SONO…MA PER QUESTE MERDE SI…DOVEVATE LASCIARLE MORIRE MALE!

  • Corillo

    Non sono d’accordo. La situazione dei paesi in guerra è, purtroppo, nota e chiara: chi ci entra attraverso un’organizzazione statale o riconosciuta dallo stato ha diritto ad essere protetto e salvato dal proprio stato; chi ci entra a titolo personale (non di rado in polemica con il paese di origine) non dovrebbe avere diritto di
    essere protetto e salvato dal proprio stato. Si tratta di fare delle scelte, non si può andare in un paese in guerra in nome dell’umanità e poi pretendere
    che il proprio stato (in nome di cosa? di un concetto ormai ottocentesco come “la nazionalità”?) metta a rischio la vita dei propri cittadini e stringa patti (anche finanziari, è inutile girarci intorno) con pazzi sanguinari. A mio avviso quando si entra in una zona guerra a titolo personale sarebbe più nobile – e di sicuro più pratico – depositare presso un notaio una dichiarazione in cui si afferma che ci si assume tutta la responsabilità per quanto potrebbe avvenire e in cui si rifiuta ogni aiuto da parte del proprio stato. In tal modo, perlomeno, si metterebbero a tacere tutti quelli che non vedono l’ora di attaccare pacifisti e operatori di ong; senza dimenticare che si eliminerebbe anche le possibilità di accordi finanziari tra i rapitori e chi conduce le trattative.

    In fondo qual è il messaggio di tutta l’operazione felicemente conclusa? Che i siriani possono crepare e che per due occidentali oggettivamente inesperte si smuovono mari e monti.

  • Federica

    Cara Giuliana, sono contenta anch’io per la liberazione di queste due ragazze, ma non condivido una parola del tuo articolo. Queste sono, ben che vada, due sprovvedute poco furbe che si sono cacciate in una situazione piu’ grande di loro……..inoltre appoggiavano dei fondamentalisti….francamente, potevano starsene a casa.

  • simona c

    Quanti luoghi comuni….dopo ciò che è successo a Parigi mi sembra chiara la situazione anche riguardo l’impegno per la democrazia e la libertà di donne e uomini su questa terra…c’è chi ha pagato con la vita…il resto è politica e compromesso

  • Massimo D’Agostino

    Il 15 novembre del 2013 avevo parlato sul mio blog del rapimento di Giuliana Sgrena e di questi riscatti. La fonte è un documento scandaloso del Copasir, del 2005, messo online sul sito del Senato.
    “I sospetti dei Servizi Segreti sul rapimento Sgrena

    La relazione del Comitato Parlamentare di controllo sui Servizi Segreti, una specie di controllo sui controllori lo potremmo definire, getta ombre terribili sul sequestro Sgrena. La notizia è che secondo questo intelligence ci sarebbero state coincidenze strane tra il comportamento dei parlamentari italiani e i messaggi dei sequestratori. Siamo a pagina 23 e il documento del 2005 dice questo: “Occorre fare piena luce sulla dinamica del sequestro della giornalista de “Il Manifesto” Giuliana Sgrena, in relazione al quale è stata rilevata, tra l’altro, la coincidenza tra la diffusione di taluni messaggi dei rapitori e lo svolgimento di alcuni delicati passaggi del dibattito politico interno sulla missione italiana in Iraq.” Più in generale il giudizio che possiamo dare è che questo Comitato aspira come tutti ad un bene comune, pur partendo da posizioni totalmente errate sulle Mafie e usando metodi diciamo machiavellici per arrivare a una sua verità. C’è sicuramente una lotta al terrorismo, ma c’è anche, aggiungiamolo, un nemico visibile, che è il terrorismo islamico, con il quale i Servizi Segreti paiono mantenere rapporti diretti, anche forse per proteggerci come ha fatto Nicola Calipari. Della morte di questo “valoroso funzionario del Sismi” si parla sempre a pagina 23, ricordando il fatto così come lo conosciamo dai documentari: Calipari è morto dopo aver liberato la giornalista e a sparare, mentre i due italiani si recavano all’aeroporto di Baghdad, è stata “una pattuglia statunitense”. Sulle indagini ci viene detto che il 21 marzo 2005 “il Governo ha fornito alcune informazioni preliminari nel corso dell’audizione del sottosegretario Letta” Il 24 maggio 2005 è stato sentito anche il generale Pollari, ma soprattutto c’è stata una commissione congiunta italo-statunitense creata proprio per arrivare a una verità sui fatti. In questo documento Italia e Usa restano paesi amici e hanno un nemico comune. E’ un nemico che non viene chiamato Al Qaida né Al Qaeda, bensì ha un nome che su Google porta a pochi articoli in italiano e semmai direttamente sul sito del governo americano, che ci fa la storia di questa cellula terroristica. Si scrive: Al Qa’ida con l’apostrofo. Non so perché questo documento non venga trovato dai giornalisti italiani o esteri, però è molto attendibile e potrebbe essere visibile per un attacco informatico subito dai siti di Camera e Senato, perché quello che ho nel mio pc proviene tutto da lì. Se per sei mesi non l’ho letto è perché la lettera di accompagnamento scriveva che “non sono emersi elementi o dati da ritenere coperti da classifica di segretezza”.”

  • Alberto Verdi

    Il rimpatrio deve (doveva) avvenire in sordina ,appena scese dall’aereo devono (dovevano) essere arrestate per aver messo a rischio nostri agenti incaricati di trattare con i terroristi islamici .Dev’essere effettuata rivalsa ,da parte dello Stato sull’importo relativo al riscatto sul loro stipendio (quinto), sulle loro famiglie nonché la onlus che le ha mandate.Ciò ad evitare che altre sprovvedute in cerca di avventura e protagonismo cerchino di emularle .Se le due signorine si fossero dedicate ad accudire nostri bambini o anziani non avrebbero corso nessun rischio però non avrebbero potuto soddisfare la loro bramosia di avventura , protagonismo e fama sulla scia delle due Simone.

  • Andrea Corona

    “chi spe­cula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non pro­te­sta per le spese molto più ingenti soste­nute per com­prare arma­menti e per ali­men­tare le guerre che deva­stano paesi e pro­vo­cano esodi di massa di popo­la­zioni. Sono gli stessi che vor­reb­bero anche respin­gere i pro­fu­ghi quando appro­dano in con­di­zioni ter­ri­bili sulle nostre coste.” facili generalizzazioni…Ben tornate a casa comunque!

  • Benedetto Fa

    mi sa che sulla padania si leggono interventi più interessanti, sigh. Povero internazionalismo in mano a gente che ragiona con la calcolatrice e che con la calcolatrice e la bilancia sentenzia chi debba o non debba essere salvato. Tutti giudici, esperti, tuttologi e sputasentenze. Giuliana Sgrena, Enzo Baldoni, Vittorio Arrigoni per voi sono degli avventurieri che se la sono cercata, da arrestare addirittura. Chissà se avevano sentito gli uffici ministeriali (ma avete mai avuto a che fare con gli uffici consolari in Israele e nei territori occupati?). Voi e la vostra giustizia punitiva. Forse qualcuno dirà: per fortuna che due sono morti, ci sono costati meno, Baldoni manco il rientro della salma. Bah. Chi siete per decidere della sorte di qualcuno, per decidere chi è degno di venire aiutato? Valutate l’intelligenza e l’utilità, la ponderatezza delle scelte e poi indicate tu si tu no. Chi si salva e le vite indegne di essere vissute. Se fosse per voi uno prima di ricevere una cura medica, o prima di subire un’operazione chirurgica o un trapianto dovrebbe dimostrare di non aver mai fumato, di non essersi mai bucato, di non aver mai bevuto un dito di vino, di non avere tare genetiche o di essere utile alla società: sano eterosessuale, fertile, produttivo insomma. E senza grilli per la testa ovviamente. Altrimenti non si meriterebbe nulla. E dovrebbe anche di essere uno “dei nostri” come ha scritto qualcuno: ma nostri di chi? credo che a me i vostri non mi offrirebbero nemmeno un caffè Tra un po’ ci mettiamo a contare le gocce di sangue “nostro”. Bella gente. Se questo è il popolo del manifesto, dio mio come siamo messi male. Come se lasciare due ragazze (sprovvedute quanto volete, e allora?) in mano a dei sequestratori avrebbe permesso di far del bene in Italia: ma al massimo a finanziare mezzo chilometro di tav o un paio di bulloni di F35. Ipocriti, vi fate spellare, rubare lo stato sociale, fottere in tutti i modi dalle varie cricche che eleggete e però, le due ragazze vanno riprese, sono loro la causa di tutti i mali (e quando toccherà agli ebrei), sono colpevoli (la colpa, eccoci al punto, dovete trovare colpevoli). D’altronde siamo il paese in cui lo sport nazionale è sparare a zero sui rom, mentre cosa nostra muove capitali a piazza affari. Che paese di pecore. Tutti muti di fronte allo schifo agli sprechi quotidiani, via dietro il cane pastore (che se la ride, dio se se la ride). Guai invece a chi esce dal sentiero, guai se mette un piede in fallo.

  • Corillo

    Non si tratta di decidere chi vive e chi muore, si tratta di capire che a volte è necessario assumersi le proprie responsabilità. Sono contrario agli F35 e sono
    pure contrario a chi si reca con slancio umanitario e pacifista in un paese in guerra e poi si fa salvare da quelli degli F35, così è più chiaro? Ripeto: alla fine, stringi stringi, il messaggio di tutta questa storia è che per i siriani nessuno si muove, per due occidentali sì. Per vivere la nonviolenza non basta
    emozionarsi e partire, bisogna capire in profondità cos’è, se no ci si riduce a fare turismo empatico e consapevole, che uno può fare in posti meno rischiosi
    per sé e per gli altri. Detto questo, sono ovviamente contento che le due ragazze siano state salvate e auguro loro tanta forza, anche quella di fare autocritica e di sapersi rimettere in gioco.

  • mario

    mah!
    Diciamo che io e te ci convinciamo che possiamo andare in un villaggio siriano a portare chemioterapici salvavita (siamo ambedue medici, e siamo stati fortunosamente contattati da un medico siriano conosciuto anni fa a un congresso medico). Andiamo una, due, tre volte, e poi veniamo rapiti da una banda di deliquenti locali che nel caos si è riorganizzata per sopravvivere via rapimenti di ‘occidentali’. Dobbiamo essere lasciati là? Direi di no! Dovevamo aspettare che a portare le medicine fossere le truppe italiane o NATO? E perchè mai?

    C’è qualcosa che non capisco nel tuo ragionamento.

    ps ‘per i siriani nessuno si muove’ mi sembra errato, le due ragazze non si sono mosse?
    Stai suggerendo un piano di evacuazione di donne e bambini dalle zone di guerra? Dovremmo ospitare più profughi nelle nostre case? Siamo tutti in ritardo su questo? Forse si, ma anche se fosse, non puoi certo giocare questa osservazione contro la decisione delle due ragazze. O si?

  • Alberto Verdi

    Proviamo a vedere il danno che hanno fatto le due signorine 1) I terroristi islamici si potranno rifornire di armi per poi riversarsi sui nostro Continente col loro carico di odio a spargere terrore e morte. 2) Il danno economico al nostro Paese per il riscatto versato, nonché danno alla nostra economia per retribuire le badanti (trasferimento nostra divisa nei loro Paesi) provenienti dalla Moldavia e dall’Ucraina, se le signorine come loro ,anziché andare in quei Paesi in guerra accudissero in nostri anziani e i nostri bambini farebbero cosa buona e giusta ,però non potrebbero appagare la loro bramosia di protagonismo e fama .Nei Paese dove sono andate loro ci sono moltissime donne e ragazze di quei luoghi capaci di accudire i loro bambini e anziani. 3) Danni psicologici ,venendo a mancare l’affetto materno,ai bambini Moldavi e Ucraini che vengono “scaricati” sui nonni . Per quel che riguarda i profughi ,moltissimi chiedono asilo come artificio per emigrare per motivi economici, ma anche se fossero veri profughi ,siccome provengono da Paesi dove la guerra è endemica dovremmo accoglierli tutti , a quel punti dovremmo emigrare noi per lasciar posto a loro. Bisogna respingere i barconi su tutta la linea.!

  • Andrea Corona

    Ecco, probabilmente lei è uno di quelli a cui si riferiva la Sgrena. Ma quale danno? Il problema non sono i 12 milioni (tutti da verificare) o cosa le ragazze, nostre concittadine, che le piaccia o no, stessero facendo in Siria ( su questo si potrebbe aprire un ulteriore discorso). lo stato ha il dovere di premurarsi dei propri cittadini quando questi si trovino in situazioni di emergenza all’estero. Il problema è: come è stata svolta la trattativa? con chi? che merce di scambio è stata usata? Chi sono i beneficiari di questo scambio? tutte cose che difficilmente sapremo a breve. Se salvare due concittadine significa innaffiare di soldi un’organizzazione terroristica, ci si chiede se non sarebbe meglio percorrere altre vie. Esiste un simpatico aneddoto circa una situazione di ostaggi che si verifico’ in Libano nell’85. La.merce di scambio utilizzata in questa

  • Corillo

    Credo che quello che non capisci nel mio ragionamento consista nell’idea di assunzione di responsabilità da parte di chi va a titolo del tutto personale in zone di guerra.

    Diciamo che siamo i due medici del tuo post: decidiamo di andare da soli in una zona di guerra, guerra notoriamente gestita da bande armate che si autofinanziano anche attraverso i rapimenti di occidentali; consapevoli non solo dei rischi per la nostra vita ma anche della possibilità di essere delle utili pedine nelle mani dei rapitori rilasciamo una dichiarazione firmata in cui rinunciamo ad ogni salvataggio, così nel caso in cui venissimo rapiti non contribuiremmo a finanziare i rapitori. In fondo come si mette in conto di finire sotto una bomba si dovrebber pure mettere in conto di poter essere fatti fuori da gente che si diletta a girare e diffondere video in cui decapita i propri ostaggi, altrimenti torniamo a quella specie di turismo cui facevo riferimento: ok do un aiuto, ma la mia vita è intoccabile in quanto occidentale. Non mi sembra così incomprensibile il mio punto di vista, francamente. Se i due medici di cui sopra volessero collaborare con i medici siriani e al contempo essere protetti dalle forze armate e dal ministero dell’interno del proprio paese allora potrebbero collaborare con ong accreditate e Croce Rossa; in tal caso sarebbero sicuramente molto limitati negli spostamenti e probabilmente non otterrebbero il permesso di recarsi a incontri con misteriosi capi delle fazioni in lotta.

    Ah, il “nessuno si muove per i siriani” era riferito agli stati nazionali occidentali, quelli degli F35, quelli che hanno salvato le due ragazze.

  • Francesca Peis

    Qui un contributo sull’argomento: http://ilrestodelcaffe.com/2015/01/16/e-io-pago/

  • alex1

    Le ragazze si sono mosse consapevoli o no, per chi fa dei siriani carne di porco. Fucilazioni di soldati, sgozzamento di interi villaggi, e via dicendo. Se sono oneste dovrebbero dire: “ci siamo sbaliate, chiediamo scusa”.

  • lola

    Non li posso guardare queste 2 furbe false..

  • http://nienteslogan.altervista.org/ mila mercadante

    Retorico e severissimo Saviano, gli manca la bacchetta per punire i criticoni, retorica fino allo sfinimento (del lettore) e fuori tema la Annunziata, almeno qui ho trovato un po’ di sobrietà, ma il discorso non convince: è ovvio che siamo tutti contentissimi per il rientro a casa delle due volontarie, ci mancherebbe altro, ma non imponeteci di osservare i fatti con superficialità. Poteva diventare una tragedia, i territori nei quali le ragazze si sono addentrate sono devastati e distrutti da una guerra dolorosa e difficilissima da comprendere e da gestire: come pensavano di cavarsela con la loro Horryaty? Non si può andare in Siria senza le dovute precauzioni, non si può e non si deve. Francamente è stancante anche il solito discorso sulle donne: Vanessa e Greta verrebbero criticate di più perché donne!! Per quanto mi riguarda sono fiera delle donne che si distinguono per le loro capacità e per il coraggio. Stavolta ho tanti dubbi e non mi sento di ringraziare le due giovanissime ragazze. Ne apprezzo la volontà di fare del bene, meno male che sono vive e vegete e basta e avanza così.

  • mario

    Grazie risposta.

    rimaniamo allo scenario di noi due medici solidali. Facciamo l’esercizio di vedere precisamente diritti e doveri.
    Lo scenario comprende la circostanza che il rischio sia alto (ok, la tua descrizione) ma non totale. Mi sembra che tu non obietti alla possibilità di andare a portare le medicine salvavita, se ‘collaborando con ong accreditate [dal proprio governo] e/o CR [e/o dalle autorità statale stesse]’?

    La mia obiezione è, perchè mai il nostro diritto/dovere di essere solidali al collega siriano dovrebbe essere vincolato a tale clausola?

    Le tue controrisposte possano essere, credo, una di due:
    1) perchè così il rischio sarebbe minore e gestibile;
    2) (che mi sembra la tua obiezione principale) perchè dobbiamo sottostare al permesso di chi, se qualcosa va storto, ci verrebbe a salvare (spendendo risorse e mettendosi a sua volta in pericolo)(il riconoscimento di ciò è quella che indichi come ‘assunzione di responsabilità’, corretto?).

    Le mie contro-contro-obienzioni sono:
    contro 1): la valutazione del rischio è questione di fatto, sempre molto fallibile, e non è detto che il governo o la CR la possano calcolare meglio di due medici con contatti locali sinceri. Forse si, forse no. E siccome lo Stato, o la CR, non ha il monopolio cognitivo di tali calcoli, l’obiezione risulta debole (il che non esclude che possiamo poi ammettere che noi stessi abbiamo calcolato male i rischi);
    contro 2): dipende molto da come vedi il rapporto tra un singolo cittadino e comunità nazionale/Stato. Lo Stato ha il dovere di aiutare il cittadino che si è messo in pericolo >solo< nei casi di atti esplicitamente permessi (o – ancora più ristrettivo – comandati) dallo Stato? o lo ha anche per atti e comportamenti di generosa (spontanea) solidarietà di un cittadino italiano verso un altro umano in sofferenza? Quali sono le tue motivazioni per sostenere che il dovere Statale non abbia tale più ampia estensione?

    fammi sapere
    m.

    ps. per la faccenda della liberatoria che proponi, temo che sarebbe vacua; per esempio dai miei doveri di solidarietà verso le due ragazze, se sussistono, non sarei esentato da una loro liberatoria (non credo abbiamo questo potere di modificare la configurazione dei miei doveri, o di quelle delle autorità pubbliche, nei loro confronti).

  • mario

    perchè? Solo perchè si sono fatte rapire, o perchè tu sai che stavano aiutando le persone sbagliate?

  • mario

    “il governo italiano si debba impegnare a vagliare queste partenze a priori”
    stai suggerendo che solo il Governo possa decidere chi, come e quando un cittadino italiano possa esprimere solidarietà, con comportamenti conseguenti, nel mondo? Perchè mai?
    m.

  • alex1

    Sicuramente hanno scelta la parte sbagliata, quella deim terroristi. Sul fatto che le hanno rapite o si sono fatte rapier non so dire, ma ci sarebbe anche questo da capire…

  • ulalena

    quando si fanno missioni di questo tipo il ministero dovrebbe essere informato. vai sul sito del ministero e controlla con i tuoi occhi. se decidi di andare in un paese in cui l’attivita dell’ambasciata e’ stata sospesa ancor di piu’ e’ necessario il coordinamento con il ministero. in che mondo vivi?

  • Corillo

    Temo che se continuiamo a cavillare sull’esempio fittizio dei due medici solidali da te introdotto non affrontiamo i problemi generali posti dal caso in questione.

    Comunque. I controargomenti che usi non tengono conto del fatto che io non ho affermato che la Croce Rossa o una ong accreditata siano al riparo preventivo da qualsiasi rischio, ma di sicuro agiscono in accordo con esercito e intelligence, pertanto è possibile che qualcosa vada storto e al contempo non è contraddittorio che chi è corresponsabile della cosa andata storta intervenga in aiuto.

    La dichiarazione firmata in cui qualcuno afferma che rifuta l’intervento di uno stato nazionale in suo aiuto potrà anche essere aggirata, impugnata etc., ma di sicuro ha l’effetto concreto di chiarire a rapitori e opinione pubblica qual è la volontà di una persona recatasi a titolo personale e umanitario in una zona di guerra.

    In generale, a mio avviso se ci si reca in un paese in guerra a titolo puramente personale e umanitario poi è contradditorio aspettarsi di essere salvati a titolo nazionale. Se si vuole che uno stato nazionale ci protegga e, nel caso, ci salvi, allora trovo più onesto intellettualmente (o perlomeno logico) agire in rappresentanza di esso; il che non vuol militarizzarsi, bensì cercare e trovare il proprio spazio all’interno della comunità che si ritiene giusto che intervenga in nostro soccorso. Inoltre, se si ritiene di non volere/potere impegnare la propria vita fino in fondo, allora è più saggio fare come Pereira, che alla sua età e col suo carattere fa quel che può, ossia scrive il suo articolo di denuncia e se ne va.

    Tornando al problema dell’assunzione di responsabilità, a me sembra che avventurarsi in certe situazioni oggettivamente e chiaramente rischiose e poi lanciare l’sos equivalga al turista alpino domenicale che sale in vetta, finisce nei guai e poi mette a rischio la vita dei soccorritori per quello che rimane un gesto romantico ma adolescenziale. Potrà sembrarti strano, ma tra un alpinista che ha esperienza e rispetto per la montagna ma a cui va qualcosa storto e un gitante che in un genuino slancio romantico si avventura incautamente su una montagna che non conosce… la differenza esiste. Se le due ragazze, da quel che è dato di capire, hanno agito autonomamente, a me pare che più che generose e solidali siano state irresponsabili. Poi certo, meglio vive che morte, né mi sognerei di offenderle come fanno tanti. La mia opinione però la dico, pur nella consapevolezza del fatto che possa ferirle se la leggono.

  • alex1

    Dal mio punto di vista, sarebbero dovute andare in un ospedale di Damasco, in accoro con le legittime autorita’ locali e dopo aver informate le autorita’ italiane. Comunicando spostamenti per tempo ed informando sulle loro attivita’. A quell punto le autorita’ italiane possono intervenire con I normali rapport diplomatici. Pensare di far perdere le proprie trace, entrare illegalmente in un paese, dal lato controllato dai ribelli fare le eroine al fianco dei loro eroi Jihaddisti e poi pretenere che lo Stato paghi per loro lo trovo quantomeno contradittorio e moralmente disonesto (riferito non tanto alle due immature, ma a chi difende a spade tratta le loro azioni da incoscenti)

  • alex1

    Tutto da dimostrare che queste due erano “non violente”.A me sembra che erano apertamente schierate con la parte piu’ violenta che vuole smembrare la Siria e distruggerne la sua classe dirigente oltre che alcune sue component etniche. Dovrebbero raccontarci un po’ di cose, che forse non diranno.

  • mario

    “hanno scelta la parte sbagliata”, sicuro? nel senso, di specifica circostanza di cronaca? o genericamente? Personalmente non ho seguito il caso, e non so per chi avessero simpatie.

  • mario

    Credo che siamo d’accordo dove siamo disaccordo: accetto lo scenario degli alpini, non contesto che ci sia la differenza, ma il mio punto è che un milite del Soccorso Alpino non posso certo esentarmi di tentare di salvare il gitante incauto. Di più, se uno del Soccorso Alpino si rifiutasse di tentare di salvare un incauto, lo cenurerei.

    C’è una piccola distinzione che perdi per strada. Scrivi: “se ci si reca in un paese in guerra a titolo puramente personale e umanitario poi è contradditorio aspettarsi di essere salvati a titolo nazionale.” Ma la questione è se io e tu abbiamo comunque un dovere di salvare anche chi è ‘contradditorio’, o no? Io credo di si. Ovvero: tu sostiene che loro non hanno più il diritto di chiedere il nostro aiuto, e inferisci che perciò non abbiamo più il dovere di aiutarle. Io trovo che questa ultima inferenza sia fallace. Il nostro dovere permane. Grazie attenzione

  • mario

    da dove desumi che abbiano preteso?

  • Corillo

    Ma io infatti non ho detto che le due ragazze non andavano salvate, anzi ho specificato che ero contento che fossero potute tornare a casa sane e salve. Se rileggi i miei post puoi facilmente verificare che le mie critiche non erano rivolte a chi si è mosso per salvare le due ragazze, ma a loro che si sono mosse con ‒ nella migliore delle ipotesi ‒ inspiegabile imprudenza. Notavo, semmai, una certa
    incongruenza nei commentatori che si scagliano contro i governi nazionali (quelli degli F35) e poi ne invocano l’intervento per salvare due connazionali (perché? perché loro sono sangue del nostro sangue?): mi sembrano contraddizioni poggianti su un retaggio nazionalista evidentemente ancora difficile da superare.

    Ricordo comunque che da quanto si può leggere sulla stampa: Horryaty non era una ong o una onlus, bensì una semplice associazione costituita da tre (3) persone; l’associazione non si è mai dichiarata esplicitamente neutrale; la missione costituiva anche nella distribuzione di kit di primo soccorso ai membri del Free Syrian Army (ossia la principale fazione ribelle in lotta, quella sostenuta dagli USA, quelli degli F35). Ora, non è che sia così ingenuo da pensare che quelli dell’esercito di Assad siano “i buoni”, ma prima di diventare attivista a titolo personale per una delle principali fazioni in lotta in una guerra civile pensando così di aiutare i civili ci penserei bene.

  • Corillo

    È che per natura sono ottimista! Le notizie circolanti presentavano le due ragazze come cooperanti impegnate nel soccorso della popolazione civile. A quanto ho potuto reperire in rete (segnalo Huffingtonpost, Fatto Quotidiano, info-cooperazione.it) la situazione era ben diversa.

  • alex1

    Vatti a vedere la foto con le due sorridenti nella biandiera bianco nero verde. Gia’ questo ti fa capire. Se poi ci aggiungi che al loro fianco nella foto della manifestazione di Milano c’era un bellimbusto pelato sul palco, fotografato anche assieme ad una Goracci sorridente, che risulterebbe da un altra foto essere il boia di alcuni soldati siriani presi prigionieri, fatti spogliare ed inginocchiare prima dell’esecuzione, non dovresti avere dubbi.

  • alex1

    L’hai visto il video delle due ochette dentro il vestito nero che supplicavano di pagare il riscatto? Salvo poi dire che “le hanno trattate bene”? Il fatto peggiore e’ che lo hanno preteso molti, che magari fino a ieri erano I primi a dire “non si tratta con I terroristi”. Comunque ormai e’ stato pagato e cosi’ sia. Dovrebbero chiedere scusa e le loro famiglie offrire almeno un parziale risarcimento allo Stato.