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Alias Domenica

Martin Barré, nulla di espressivo nel tubetto

A Parigi, Centre Pompidou, la mostra su Martin Barré, a cura di Michel Gauthier. Aveva cominciato, negli anni cinquanta, attaccandosi fuori tempo a Malévitch; poi, sostenuto da Pierre Restany, abbandona quelle forme anacronistiche in favore di un sottile monismo lineare, da leggere in paralelo con il monismo cromatico di Yves Klein

Martin Barré,

Martin Barré, "100 x 81", 1956, Parigi, Centre Pompidou

[caption id="attachment_493301" align="alignnone" width="469"] Martin Barré[/caption]   «È dalla metà degli anni cinquanta che ho cominciato veramente a manifestarmi. Le prime tele di quegli anni non avevano niente che rassomigliasse all’astrazione geometrica, né all’astrazione lirica; diciamo che cercavo di situarmi altrove». Così nel 1985 parla del proprio lavoro l’artista francese Martin Barré (Nantes, 1924 – Parigi, 1993). Un artista dall’intelligenza sottile che non ha mai opposto il valore costruttivo al sentimento poetico; al contrario, l’uno ha sempre stimolato l’altro e viceversa. È proprio grazie a questa dote dialettica che Barré rivitalizza già a partire dai suoi esordi il quadrato di...

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