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Lettere

Il terrorismo islamico non è nato dalla Nato

Cara Giuliana Sgrena, ho letto l’articolo di Angelo D’Orsi «Terrorismo ed ingiustizia, proibito ragionare» che condivido, e non sono d’accordo con le sue critiche che ritengo condizionate dalla sua tremenda esperienza. Non c’è, nell’articolo del prof. D’Orsi, alcun accostamento del terrorista medio-orientale a Robin Hood, né è compiacente con il terrorismo, ma Le risponderà il prof. D’Orsi, se riterrà opportuno.

A me preme fare alcune osservazioni sulle cause del terrorismo, su chi giudica chi sono i terroristi. Anzitutto trovo ingannevole, vergognoso e propagandistico l’uso che fanno del terrorismo le televisioni e la maggior parte dei giornali. Si fa vedere un povero giornalista che sta per essere ucciso da un terrorista ma non c’è una parola, la minima analisi, su come e perché si sia arrivati a questo punto, come sia nato e cresciuto questo esercito dell’Isis che non è solo terrorista ma ha anche dietro il favore di una parte del popolo iracheno.

Vediamo un innocente che sta per essere ucciso da un terrorista ma non vediamo le centinaia di migliaia di vittime delle guerre Nato. Persone come Assange e Snowden che ci hanno informato sui crimini dell’Occidente, invece di essere decorati devono nascondersi come criminali. I mezzi d’informazione ed i politici non ricordano che gli attentati di Madrid e Londra sono stati una conseguenza della guerra illegale e criminale di George Bush, Tony Blair e del Primo Ministro spagnolo Aznar, contro l’Iraq di Saddam Hussein. Senza la guerra contro la Serbia, quella della Russia contro i Ceceni, le due guerre irachene, quella libica, quella siriana, senza la politica imperialista e capitalista prevalentemente statunitense ma anche europea di vassallaggio, senza le guerre Nato, oggi non ci sarebbe l’Isis e probabilmente non saremmo in una così grave crisi economica europea.

Quando si parla di terrorismo può fare giustamente impressione ed orrore il fatto che un uomo tagli la gola ad un altro ma non bisogna dimenticare che le guerre sono il massimo del terrorismo, che uccidono decine e centinaia di migliaia di innocenti generano altro terrorismo e povertà e squassano interi Stati e che noi Occidentali con le guerre di conquista e sfruttamento della Nato siamo i principali responsabili di tutto ciò (…) Il Presidente Obama parla di estirpare il cancro del terrorismo, ma a mio parere il cancro è la Nato e le metastasi sono le sue basi militari disseminate in tutto il mondo con l’aumento delle spese per gli armamenti.

A che servono le basi militari, se non a fare nuove guerre ed estendere il controllo dell’impero? In quanto al terrorismo a Gaza od in Cisgiordania, solo un cieco od una persona senza coscienza può non vedere il terrorismo di Stato, i crimini di guerra e contro l’umanità dello Stato israeliano, nei cui confronti il terrorismo di Hamas è insignificante.

Oggi, in Europa, in Italia, bisognerebbe fare un bilancio, un’analisi della politica attuata al seguito degli Stati Uniti, sul terrorismo prodotto, sulla situazione disastrosa creata in Medio Oriente, sull’impoverimento e la progressiva perdita dei diritti delle popolazioni europee, sui danni prodotti dalla Nato e sulla sua pericolosità, sulla necessità di un disarmo generalizzato, di una riforma ed un potenziamento dell’ONU come garante dei diritti umani e del diritto internazionale. Ma sembra che mettere in discussione la politica statunitense e la Nato sia un delitto di lesa maestà, troppo pochi sono gli intellettuali che hanno il coraggio di esprimere pubblicamente le loro critiche come il parlamentare Di Battista o il prof. Angelo D’Orsi e se poi anche Lei, che è sicuramente di sinistra, attacca D’Orsi, dove andremo a finire ?

Ireo Bono, Savona

Per favore le pare che si può accusare me o «il manifesto» di non criticare la politica di guerra e di massacri della Nato degli ultimi vent’anni?
Il problema è un altro: il terrorismo islamico non è la risposta, per quanto sbagliata o fallimentare, alle politiche della Nato. Il terrorismo islamico almeno recentemente nasce più di vent’anni fa in Algeria dove tagliagole come quelli che vediamo oggi in azione hanno massacrato decine di migliaia di algerine e algerini (si parla di 200.000) in nome e per conto di dio, per volere imporre la reislamizzazione del paese.

Il paradosso è che molti di questi jihadisti erano stati addestrati dagli americani per combattere in Afghanistan contro i sovietici (vi ricordate di bin Laden?). Certo, le guerre della Nato hanno aiutato la diffusione e il sostegno a queste forze ma nei paesi arabi la lotta all’occupazione straniera ha visto protagoniste forze laiche e democratiche, soprattutto donne, che non sono mai state prese in considerazione in occidente nemmeno da molti professori di sinistra, alcuni affascinati dagli islamisti. Basti ricordare quanto è avvenuto recentemente nelle rivoluzioni arabe dove i regimi islamisti appoggiati dagli americani sono stati destituiti dalla popolazione.

Per evitare continui superficialismi potrebbe leggere il mio libro «Rivoluzioni violate» che si conclude con il capitolo: Un nuovo califfato tra Siria e Iraq.

Giuliana Sgrena