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Editoriale

La costruzione di un mito, tra totem e tabù

L’informazione «dragata». Non c’è media che, non elaborando l’immagine reale dell’uomo delle tre vite, non tessa su di lui una tela mitologica di alacre soccorritore della sfera pubblica

Mario Draghi

Mario Draghi

Stalin modificava la storia della Rivoluzione d’Ottobre cancellando nelle foto ufficiali via via tutti i suoi oppositori – e non solo dalle foto. Con Mario Draghi sta avvenendo il contrario: secondo l’adagio “io lo conoscevo bene”, il suo reale alto profilo diventa un totem, ma popolare. L’operazione è iniziata con la foto di studenti dell’esclusivo liceo gesuitico Massimo che ha rivelato nientemeno una amicizia con il presentatore tv Magalli. Non c’è media che, non elaborando l’immagine reale dell’uomo delle tre vite – dalle privatizzazioni selvagge in Italia, alla finanza privata e ai poteri forti delle istituzioni finanziarie internazionali attive non solo contro la Grecia, per arrivare alla sua innovativa pressione a fare invece, in piena crisi pandemica, “debito pubblico” – non tessa su di lui una tela mitologica di alacre soccorritore della sfera pubblica.

Ecco allora Mario Draghi, nell’album fotografico presunto, senza giacca e cravatta con Bucharin al Congresso dei Soviet sulla Nep; poi, è lui che fa capolino, enigmatico, tra lord Keynes e Bertrand Russell; e che appare precoccupato a Weimar col banchiere-ministro Rathenau; è sempre lui, in camicia verde oliva, sudato – quando mai? – nel lavoro manuale della Zafra con Fidel e il Che a Cuba; infine con sguardo umile prende un caffè con il mentore Federico Caffè – che sul fiscal compact si sarà rigirato nella tomba…Però, davvero nessun tabù verso Mario Draghi. Conte, uno e bis, non era certo il sol dell’avvenire, la politica, con i M5S che avevano gareggiato con l’antipolitica della Lega, era già devastata. E la sinistra non c’è più. In fondo è una sfida antisovranista: ma al governo con chi? Intanto troneggia da eroe il « saudita» Matteo Renzi. La sua foto con il criminale principe bin Salman – no, non è un diversivo – la mettiamo subito nell’album. Delle verità.

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