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Editoriale

Il sistema Marchionne? Cancellare l’esistenza del sindacato

Lavoratori in gioco. L’insegnamento Fiat. E Whirlpool

Gli operai Indesit bloccano l'autostrada

Gli avvenimenti di questi giorni relativi alla Fiat e all’Indesit mostrano ancora una volta come nel nostro paese siano tante le persone senza memoria e senza spirito critico.

Qualche mese fa la Indesit, dopo una gara sostanzialmente finta, a cui partecipavano i cinesi della Haier e gli americani della Whirlpool, fu ceduta a questi ultimi, probabilmente per le strette relazioni di amicizia che legavano l’amministratore delegato dell’azienda ex-italiana all’impresa acquirente.

In realtà l’offerta cinese era migliore ed avrebbe forse assicurato, come il più delle volte accade quando intervengono le imprese del Paese di Mezzo, almeno in Europa, un futuro dignitoso ai dipendenti del gruppo, anche in relazione alle grandi possibilità di assorbimento del loro mercato interno e alle risorse finanziarie che comunque essi sono in grado di mettere in campo.

Si sa che normalmente i cinesi pensano soprattutto, in effetti, allo sviluppo delle imprese acquisite e gli statunitensi già il giorno dopo cominciano invece a studiare quanti dipendenti potranno mandare a casa. Più ne licenzieranno e più crescerà il valore del titolo in borsa.

Ma, naturalmente, al momento dell’acquisizione dell’azienda, i dirigenti della Whirlpool avevano assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali sino al 2018, mentre Renzi aveva subito salutato l’acquisto parlando di operazione fantastica e attribuendo al suo governo molti dei meriti della magnifica operazione. E fantasticamente gli stessi dirigenti ora annunciano la chiusura di tre stabilimenti e 1350 esuberi, per la gran parte poi al Sud, in una zona, quella di Caserta, che aveva già subito la chiusura di un altro impianto qualche tempo prima. Invece gli impianti già Whirlpool non subiranno alcun ridimensionamento.

E il governo ora fa finta di meravigliarsi e di deprecare l’accaduto; o forse ci aveva creduto per davvero? Non si sa quale delle due alternative sia la peggiore.

E veniamo a Marchionne. L’amministratore delegato del gruppo FCA ha annunciato solennemente l’avvio di un nuovo sistema di incentivazione retributiva per i suoi dipendenti.

La notizia arriva intanto in un periodo in cui le vendite di auto sembrano crescere, ciò che da adito da qualche tempo ai giornalisti dei nostri grandi quotidiani di tessere lodi e ringraziamenti al geniale imprenditore e al grande manager. Ora l’annuncio di questi giorni non fa che rincarare la dose.

Ma di che si tratta nella sostanza? Marchionne vende il nuovo sistema come un grande passo in avanti nel coinvolgimento delle persone nel raggiungimento degli obiettivi aziendali. Nel nuovo approccio, come ha spiegato il nostro soggetto davanti ad una platea di sindacalisti gialli in estasi di fronte alle sue parole, accanto al salario di base si aggiungeranno due elementi retributivi ulteriori: uno legato all’efficienza dei singoli stabilimenti, l’altro ai risultati economici complessivi ottenuti dal gruppo in Europa e in Medio Oriente.

Si apre un’era di nuove relazioni industriali, commenta un sindacalista, si rendono finalmente partecipi i lavoratori alle decisioni aziendali, aggiunge un altro; estendiamo il sistema ad altre grandi imprese, chiede ancora speranzoso qualcuno.

Mah, c’è veramente di che restare allibiti di fronte alla proposta ed ai commenti.

In effetti in Fiat prima della crisi – e del resto in tante imprese italiane ancora oggi vige ancora lo stesso sistema- si registrava un premio di risultato che però l’azienda discuteva, insieme a tante altre cose, in sede di trattativa con i sindacati. Ora, apparentemente, passata la crisi (?), il premio potrebbe ritornare, ma se corrisponderlo e in quale ammontare, in relazione poi a quali obiettivi e che saranno misurati chissà come, spetterà ormai solo al padrone, secondo linee che deciderà da solo.

Nella sostanza, del resto in piena sintonia con le decisioni del governo Renzi, Marchionne va avanti nel suo piano di cancellazione di qualsiasi ruolo per il sindacato e questo con il pieno appoggio di Cisl ed Uil. Quale miracolo!

O meglio, ai sindacalisti resterà comunque ancora il compito di applaudire, cosa cui molti di essi si stanno già esercitando con molta diligenza; del resto, si tratta di uno sport da sempre molto praticato nel nostro paese, anche se l’oggetto degli applausi ogni tanto cambia.

Qualcuno ha tirato in campo a sproposito il confronto con il modello tedesco: ma in realtà in quel caso le principali decisioni, comprese quelle retributive, vengono prese dopo ampie discussioni con il sindacato.

Resta solo da ricordare che, non a caso, da qualche tempo Elkann e Marchionne fanno intravedere la possibilità di cedere tutto il gruppo a qualche concorrente, sia esso la Volkwagen o la GM. Ulteriore riprova questa del fatto che le strategie delv geniale manager non portano alla lunga da nessuna parte e che la FCA non sarà mai in grado di sfidare le grandi case del settore. Speriamo almeno che a comprare questa volta siano i cinesi…