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Editoriale

Il nostro striscione su Salvini e il conformismo di via Bargoni

Ha sventolato tranquillo dal nostro terrazzo per una settimana poi, ieri, la OcsImmobiliare di via Bargoni 8 ci ha chiesto di «rimuovere lo striscione affisso sulla facciata del palazzo perché non è autorizzato dalla proprietà, ha dimensioni troppo vistose, viola l’estetica del palazzo e denota un messaggio offensivo».

Su telo bianco avevamo dipinto con vernice nera un faccione barbuto simil salviniano, con due righe cubitali: «lui rompe», «iorompo.it», e naturalmente la testata il manifesto come firma.

Effettivamente lo striscione si faceva vedere anche da lontano, come è vero che era un segno disturbante che violava la morte civile della triste skyline del palazzone tutto uffici. Non che l’opera piacesse proprio a tutti, ma si sa, de gustibus non disputandum.

Ma sul «messaggio offensivo» non siamo d’accordo, come non lo eravamo quando vigili del fuoco e polizia hanno cominciato a togliere gli striscioni dai balconi degli italiani.

Nel nostro caso poi siamo anzi convinti che nemmeno Salvini si sentirebbe offeso dal nostro, perché scrivere «lui rompe» in un certo senso è rendergli merito (a Cesare quel che è di Cesare).

Così come «io rompo» è un vanto per noi, perché è nella nostra natura da 50anni. Tanto che oggi iorompo.it è diventato lo slogan della campagna per raccogliere fondi contro i tagli del governo gialloverde, 5Stelle in testa, all’editoria.

Lo striscione è finito piegato in un cassetto, il palazzo è tornato al più assoluto anonimato. Ma voi, care lettrici e cari lettori, ora avete un piccolo motivo in più per aiutarci a rompere il muro del conformismo.