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Il fantasma di Mao

4 giugno 1989. Deng Xiaoping - che Europa e Stati uniti amano molto perché, abile voltagabbana, gli ha reso il servizio di dire che il comunismo era un’utopia, che bisognava reintrodurre in Cina capitalismo e profitto, fare milioni di disoccupati, far pagare le scuole e gli ospedali - sta dimostrando sanguinosamente che cosa sia, a che cosa approdi, la ricetta capitalista destinata ad arricchire pochi e opprimere molti nel paese più povero e più popolato del mondo

II comunicato del gruppo di Deng, dopo un mese di silenzio, non potrebbe essere più chiaro. Parla a nome d’un partito il cui segretario generale è sparito e di un governo la cui assemblea non è in grado di sapere dove sia finito il presidente. Parla il linguaggio del colpo di stato. Bella fine per il «grande vecchio democratico» coccolato dall’occidente. Un comunicato che rivendica il massacro che si sta compiendo con gli argomenti più tradizionali e assurdi: ci sarebbe stato un complotto di poche persone «contro il popolo» e doveva essere represso. Ma il mondo intero ha veduto il...

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