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Internazionale

Gantz sfascia Blu Bianco e sceglie l’alleanza con Netanyahu

Israele. Il leader centrista, con un colpo di scena impensabile appena qualche giorno fa, ha aperto le braccia al suo rivale di destra regalandogli il quinto mandato consecutivo e la guida del governo per altri 18 mesi. Furiosi i suoi ex compagni di partito

Benny Gantz

Benny Gantz

Lo stallo politico che durava dalla fine del 2018 e che ha portato gli israeliani per tre volte alle urne in meno di un anno, è terminato ieri pomeriggio. Il leader del partito centrista Blu Bianco ed ex capo di stato maggiore Benny Gantz, con un colpo di scena impensabile appena qualche giorno fa, ha aperto le braccia al suo (ormai ex) nemico di destra e capo del Likud, Benyamin Netanyahu, regalandogli il quinto mandato consecutivo e la guida del governo per altri 18 mesi. Un periodo che si prevede centrale, in cui Netanyahu, con l’atteggiamento del padre della patria, guiderà Israele nella lotta al coronavirus ponendo le basi per una sua riconferma alla testa del paese sebbene sia tenuto ad affrontare un processo per corruzione, frode e abuso di potere. È evidente che l’accordo per la nascita del governo di emergenza preveda che Netanyahu rimanga premier senza curarsi più di tanto dei guai con la giustizia. Per il leader delle destre è un successo indiscutibile.

Appena qualche giorno fa Gantz e Blu Bianco lavoravano alla presentazione di un progetto di legge per impedire a chiunque sia stato rinviato a giudizio o sia sotto processo di diventare capo di governo. Bersaglio della legge era proprio Netanyahu e il leader di Blu Bianco, incaricato il 17 marzo di formare un nuovo esecutivo, pur di mandare a casa Netanyahu aveva resistito alle pressioni del presidente Rivlin volte a creare un governo di unità nazionale di fronte al pericolo del coronavirus. E non aveva esitato ad accusare Netanyahu di aggirare le istituzioni e le regole della democrazia al fine di realizzare un potere autoritario. Senza dimenticare che per qualche giorno, dopo il voto del 2 marzo, si è affacciata l’ipotesi della nascita di un governo di centrosinistra, di minoranza, con l’appoggio esterno dei partiti arabi (15 seggi, terzo gruppo parlamentare).

Ieri come un fulmine a ciel sereno è arrivata la svolta seguita dalla dissoluzione di Blu Bianco – noto anche come il «partito dei generali» – che per un anno e mezzo ha rappresentato l’unica sfida concreta alla riconferma al potere di Netanyahu. Due componenti del partito, Yesh Atid del laicista Yair Lapid e Telem di Moshe Yaalon, hanno respinto l’accordo con Netanyahu e non faranno parte del governo in cui entrerà solo la corrente maggioritaria di Blu Bianco, Resilienza di Israele il partito fondato da Gantz. Lapid, che sarà all’opposizione assieme alla Lista araba, ai nazionalisti di Yisrael Beitenu e al Meretz (sinistra sionista), ieri ha rivolto parole di fuoco all’ex capo di stato maggiore, accusandolo di «essersi arreso» a Netanyahu e di aver tradito un anno e mezzo di battaglie per rimuovere dal potere un primo ministro corrotto. Velenose anche le critiche di Nitzan Horowitz, il segretario del Meretz. «Ormai Gantz è un collaboratore di un premier incriminato», ha commentato.

Gantz, nel primo discorso da speaker della Knesset, ha spiegato di aver fatto le sue scelte nell’interesse di Israele in un momento di emergenza e ha assicurato che farà di tutto per proteggere le istituzioni democratiche. «Non è un giorno gioioso per me – ha detto – ma importante. Israele prima di tutto». Poi ha sottolineato che «la democrazia ha vinto» e che non farà «compromessi sui principi per i quali milioni di cittadini hanno votato».
Non è chiaro quale sia la contropartita che ha spinto l’ex capo di stato maggiore ad accettare di governare insieme a un rivale che disprezzava solo poche ore fa. È difficile credere che Gantz lo abbia fatto soltanto per dare un nuovo governo a Israele di fronte al diffondersi del contagio da coronavirus (ieri sera i casi positivi erano circa 2600 e otto i morti). Ad attirarlo forse è stato l’incarico di prestigio di ministro degli esteri, prima di diventare capo dell’esecutivo, al posto di Netanyahu, nel settembre 2021. Ma non è detto che le cose vadano come si aspetta. Lo scaltro leader della destra potrebbe non rispettare la «staffetta» e scegliere invece una clamorosa rottura per andare a nuove elezioni e capitalizzare i consensi che, forse, guadagnerà nei prossimi 18 mesi.


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