closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Europa e Islam, chi è Charlie veramente?

Tra innocenza e ipocrisia. Il problema dei valori e dell’identità rischia di nasconderne altri, più autentici, come i rapporti geopolitici e le ipocrisie dell'Occidente e del mondo arabo. Non a caso i sauditi frustano un blogger e tutti tacciono

Una giovane manifesta per Charlie Hebdo in una piazza di Aleppo

«Solidarietà idiota». Con questo titolo provocatorio, apparso qualche giorno fa sul quotidiano libanese Al Akhbar, il giornalista Amar Mohsen definiva l’affannarsi mediatico dei musulmani a prendere le distanze dagli attacchi a Charlie Hebdo.

Affanno che si trasformava nell’hashtag #JeSuisCharlie (il più popolare della storia di twitter), magliette, foto viralmente diffuse in rete e su facebook. Tutti impegnati a dire: sono musulmano, ma sono anche Charlie. E come ogni singolo musulmano era chiamato a scusarsi a nome dell’intera sua specie per un atroce gesto commesso da uno sparuto gruppo, così l’attacco di due (per quello che ne sappiamo) persone contro la redazione di un giornale è diventato immediatamente il tentativo di espugnare il più prezioso dei nostri beni: la libertà di espressione.

Come in una catena di figure retoriche, abbiamo tutti classificato i fatti di Parigi come un attacco al «valore europeo» per eccellenza. E giù ancora un’altra, infinita catena di hashtag, foto e dichiarazioni di cittadini musulmani che fanno pubblica ammenda, che urlano «non in mio nome», perché io, «io sono Charlie».

Ma, come fa notare Mohsen, ripreso anche da Haaretz, il quotidiano progressista israeliano, «quello che è successo a Parigi è un attacco francese alla Francia».

I quattro sospetti, di cui tre ormai impossibilitati a parlare e una sparita nel nulla, non sono forse cittadini francesi, nati e cresciuti in Francia, seppur di origine araba, e musulmani?

Così come era di origine araba, e musulmano il povero poliziotto, Ahmed Merabet; eppure, per le leggi della République che ha difeso con la vita, francese.

Come, per citare una soltanto delle vittime, il grande Georges Wolinski: che era cittadino francese, ebreo, nato in un paese arabo, da padre polacco e madre tunisina. Un inno al multiculturalismo à la française, si direbbe.

Perciò chi è «Charlie» veramente? Perché i musulmani di tutto il mondo devono affannarsi a dire: «anch’io sono Charlie»? Perché essere musulmano ed essere francese dovrebbero essere elementi in contraddizione fra loro in un paese fondato sull’égalité?

Forse, come fa notare Mohsen condannando la naivetè della «solidarietà idiota», sarebbe il caso di riflettere su come la Francia abbia cresciuto questo Islam dentro casa.

Sarebbe il caso di rivedere i margini concessi a paesi come l’Arabia Saudita nella gestione di moschee e scuole islamiche.

L’Arabia Saudita è il paese che ha condannato il blogger Raef Badawi a 10 anni di galera, una multa di oltre 200.000 dollari, e mille frustate pubbliche, in piazza, per venti settimane successive (la prima dose di 50 è stata somministrata venerdì). Badawi chiedeva pubblicamente di affrontare alcuni argomenti spinosi per la monarchia saudita come l’abolizione della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (qualcosa di molto simile a quello che l’Isis ha istituito nelle zone sotto il suo controllo).

Eppure la Francia, l’Occidente intero, tace sull’Arabia Saudita. Anche rispetto a temi come l’avversione alla rappresentazione della figura religiosa massima dell’Islam, Maometto. Se facessimo un passo indietro nella storia dell’Islam e del suo rapporto con le immagini (chi vuole approfondire la questione può leggere i saggi della storica dell’arte Christiane Gruber sull’evoluzione della rappresentazione di Maometto nei secoli) troveremmo diverse raffigurazioni del profeta in miniature e manoscritti. La corrente realmente iconoclasta è quella wahabita, apparsa a partire dal XVIII secolo, la cui sorte è intimamente legata alla storia dell’Arabia Saudita e al patto di ferro fra la dinastia al-Saoud e Mohamed al-Wahab.

Perciò di quale Islam parliamo quando parliamo di Islam? Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha condannato pubblicamente gli atti barbari di Parigi. Anche autorità religiose iraniane come Ahmed Khatami (non il presidente riformista, come fa notare giustamente sul suo bel blog Antonello Sacchetti), condannano l’attentato in Francia e lo dissociano dall’Islam. Potremmo concludere allora che l’Islam sciita di Iran ed Hezbollah è «migliore» di quello wahabita e ultraconservatore dei wahabiti (e in più non ha nemmeno problemi di iconoclastia, come si nota dalle soap opera iraniane che ogni anno a Ramadan rappresentano figure religiose islamiche senza alcun problema).

Non di una guerra di Islam diversi, più o meno conservatori, si tratta; ma di una guerra di controllo geopolitico della regione fra l’Iran e il Golfo arabo

Ma in realtà non di una guerra di Islam diversi, più o meno conservatori, si tratta; ma di una guerra di controllo geopolitico della regione fra l’Iran e il Golfo arabo, in prima fila Arabia Saudita e Qatar.

Quando Nasrallah condanna il terrorismo a Parigi il messaggio va in realtà a Riad o a Washington e alleati: colpevoli di sostenere la bomba del jihadismo sunnita in Siria, ormai scappata loro di mano ed esplosa nel cuore dell’Europa.

Noi ne facciamo una questione di attacchi alla «libertà di espressione», ai «nostri» valori «europei».

Leggo i commenti inorriditi alle email del produttore esecutivo di Al Jazeera English, Salah-aldin Khadr, che scrive ai suoi di stare attenti alla «logica binaria» che costruisce opposizioni fra il (supposto) valore europeo per eccellenza , la libertà di espressione, e l’Islam retrogrado. Gente scandalizzata per il tentativo di una rete di proprietà araba di affossare la libertà dei suoi dipendenti occidentali.

Non so quanti hanno capito che anche quei musulmani che hanno ucciso altri musulmani nell’attentato a Charlie Hebdo erano in realtà europei, francesi, che hanno ucciso altri europei, altri francesi. Non so quanti hanno capito che non si tratta di difendere libertà e principi astratti, quando nel concreto non esiste più un «noi» verso un «loro», in una fase in cui gli interessi economici e geopolitici fanno e disfano alleanze, in cui le economie di un paese sono connesse a quelle di un altro (e tutte sottomosse alla realpolitik del capitalismo finanziario).

Non sapevo quanti l’avessero capito, fino a quando ho visto la foto di una ragazza siriana che faceva capolino dietro un cartello con scritto «Je suis Charlie». Si era fatta fotografare, da sola, nella piazza di un’Aleppo ormai fantasma, svuotata dalla gente ma con questa piccola donna siriana scesa per manifestare la sua solidarietà. Ho ripostato la foto insieme alla mia disperazione.

E forse, per la prima volta da quando uso twitter, ho ricevuto migliaia di messaggi di gente dal mondo intero, che diceva grazie a questa piccola siriana; ed esprimeva la sua, la nostra, vergogna per essere tutti noi Charlie ma non essere mai voluti essere quella Siria in cerca della sua libertà nelle piazze di una primavera 2011 che le leggi della geopolitica e della finanza globale hanno deciso di affossare.

Segui @donatelladr su twitter

  • O. Raspanti

    Editoriale confuso e nell’insieme costernante. Che la tragedia di Charlie Hebdo sia una questione franco-francese e la difesa della libertà di espressione una semplice maschera, appaiono affermazioni di una pochezza analitica desolante.
    E i musulmani di Francia e dél mondo non hanno espresso una solidarietà idiota: bisogna non avere alcuna coscienza del grado di tensione nel quale si vive in UE grazie ai movimenti xenofobi e alle azioni di terroristi islamisti (Londra, Madrid, Tolosa…) per esprimere un concetto così…idiota.

    Non è pubblicando simili frattaglie che il manifesto ritornerà ad essere un quotidiano autorevole.
    Donatella Della Ratta sarà anche specialista dei media del vicino oriente (ohibò) ma mi sembra capisca poco d’Europa e di Francia.

  • Spartacus

    Questo articolo è un oltraggio e un’impostura. Vivo e lavoro in Francia da più di 20 anni e sono un lettore del manifesto come di Charlie.
    Della Ratta non conosce nulla della storia di Charlie H., ma lo prende in ostaggio per contrapporlo ai morti siriani o d’altrove.
    Charlie è così recuperato, come ha ricordato uno dei pochi sopravvissuti della redazione,Willem, di chi fino a qualche giorno fa l’avversava con tutti i mezzi (anche illeciti) e di chi lo strumentalizza per mettere insieme teoremi miserabili e confusi.

    JE SUIS CHARLIE, lo ribadisco con forza, e anche il manifesto lo è, malgrado lo scarso livello di consapevolezza di alcuni collaboratori.

    p.s.: la vignetta di Biani va nello stesso senso di questo intervento piuttosto superficiale: viene da pensare che nessuno di costoro hai letto e riflettuto sul ruolo politico e culturale di Charlie, il che francamente mi fa cadere le braccia.

  • gdg94

    Articolo pertinente . . . che da tutta la misura dell’idiozia “ambiente” della gente . . . che nell’apoteosi della manipolazione oggi sfilerà qui a Parigi con la stessa gente che ha inventato l’ISIS e continua ad armarlo . . . oggi gli scervellati manifesteranno con Netanyau l’israeliano cha ha appena finito di ammazzare 2500 palestinesi, con Hollande che partecipa a differenti teatri di guerra . . . capisco che voi pecoroni italiani della politica estera non ne capite nulla . . . ma un minimo di cervello vi avrebbe fatto capire che non siete Charlie . . . che non c’è mai stato una messa in causa della libertà d’espressione (la libertà d’espressione termina quando entrano in gioco giochi di potere ricordate sempre che proprio voi pecoroni italici avete ancora il reato di vilipendio . . . )e che le vignette satiriche su mahomet non hanno nulla di guerra ai Jihadistes, ma solo una scelta di redazione per la vendita del giornale e alimentare questa fobia anti-mussulmano che c’è qui in Francia da parte delle frange xenofobe di estrema destra : il resto sono “castronerie” e mi meraviglia che debba essere un giornale “libanese” a fare il vero punto della situazione e ricomporre la realtà delle cose : che gli stati (che sono coscienti di aver provocato il problema jihadiste) cerchino di cavalcare la tigre : daccordo, ma che un’insieme di persone si prestino a questo gioco . . . e lamentabile !
    S V E G L I A . . . cercate di usare il vostro cervello, certo sarà più faticoso che farsi imbeccare , ma eviterete di passare per dei deficienti !

  • Max lo scettico

    Ti pagano per scrivere queste idiozie o lo fai gratis ?
    Il giorno che decimeranno la redazione del manifesto ne riparleremo, magari con più cognizione di causa e con più lucidità.
    Per adesso rimani, come molti altri, nell’aberrazione di un discorso pseudopolitico.
    Il dato di fatto è che Charlie Hebdo, settimanale di liberi pensatori “gauchistes”, è stato annientato.
    Rimani pure a baloccarti nel tuo salotto con il risiko.
    La realtà è altrove.

  • Basta

    mi aspettavo “questo” articolo dal manifesto, ma è molto peggio di quanto temevo

    argomentazione e logica a livello di forum non moderato (i terroristi che in realtà sono francesi come tutti, wolinski che in realtà non era poi diverso da loro …). Il jihadismo (parola tabu negli editoriali del manifesto) tende a produrre gli articoli peggiori di questo giornale, ma questo raggiunge un nuovo record negativo.

    A voler seguire la non-logica di della ratta, dei francesi hanno compiuto un attentato (che detto così sembra quasi che abbiano scritto dei graffiti su un muro) per delle ragioni che non hanno niente a che vedere con la libertà di espressione, per colpa della geopolitica francese nel mondo arabo, che non dovrebbe essere solidale perché l’islam è vario e comunque non c’entra niente in tutto questo

    Che dire? sono sicuro che queste favolette convinceranno i complottisti estremi alla gpgetc che qui scrive. Per tutti gli altri la domanda è se l’inevitabile attacco prossimo venturo sotto le nostre finestre servirà ad aprire gli occhi. O se al manifesto anche in quella occasione continuerà a non fregargli nulla delle vittime e del motivo per cui sono stati uccisi – o dobbiamo usare il neologismo “sono stati attentati”?

    che vergogna

  • funes el memorioso

    I cadaveri sono ancora caldi, e pubblicate un articolo di questo tenore ?
    Non ci sono parole difronte ad un tale abisso etico.
    Condivido quindi i commenti “critici” su questo editoriale che a me pare lontano anni luce dalla cultura politica del manifesto.

  • gdg94

    Nessun giornale corre rischi qui in Francia su Charlie hebdo si sapeva da tempo, soprattutto quando Charbonnier comincio ad andare in televisione a continuare la sua campagna anti-islamica . . . ma non mi meraviglia che scervellati del suo stampo senza sapere un bel niente delle cose, ma cercando solo di riconoscersi nella stupidità generale ragioni cosi : certo io staro’ in casa qui a Parigi lontano dalle grida di “pecoroni del suo stampo!
    invece di andare sui blog a scrivere castronerie : allenate il cervello . . . ma domandare all’Italia il paese dei pecoroni è troppo domandare . . . una volta era : tutte le occasioni sono buone per fare la festa : ora è tutte le occasioni sono buone per far uscire tutta la cretineria che avete dentro !
    e la sua stupidità tocca l’apice con : . . . Charlie Hebdo . . . settimanale di liberi pensatori “gauchiste”. . . dove le avete lette queste cose ? non mostratevi più ignoranti di quel che siete . . . il direttore di Charlie Hebdo (Philippe Val) quando divento’ direttore di France Inter (per lei che è un ignorante : si tratta della Radio di stato ) la prima cosa che fece fu di licenziare due giornalisti che in emissioni radio facevano la satira del potere, e non riusci con un terzo che aveva la sua trasmissione il pomeriggio, ma fu licenziato a fine anno . . . la scuso perchè lei parla di argomenti di cui non ne sa assolutamente nulla . . . avrebbe dovuto andare alla redazioni di Charlie e dire che erano dei Gauchiste . . . e vedere la loro risposta !

  • Federico_79

    Scusate, a me invece questo articolo é sembrato interessante. Aiuta a non vedere il massacro in termini di islamici contro europei, visto che i due termini non sono affatto antitetici – sia i boia sia le vittime, fra cui per altro gli stessi boia, sono europei islamici

  • Giovanna

    Non capisco: l’8/1 Dinucci ha scritto un articolo riproponendo la solita teoria del complotto che porta avanti su queste pagine da anni (e questa volta aggiungendo alla solita CIA i servizi segreti francesi). E nessuno ha protestato….
    Oggi DdR riporta i contenuti di un articolo, certo di Al Akhbar quotidiano del gruppo mediatico di Hezbollah (finanziato dall’ Iran e i suoi alleati, e in cui ha a lungo lavorato Meyssan “creatore” della teoria del complotto), ma molto meno schematico della posizione “complottista” europea e tutti s’incazzano…..

    Boh?

  • serendipity

    Io invece concordo con Della Rattaa e non mi sorprendo della reazione “in-orridita” di molti dei commenti che leggo..Credo di poter continuare il pensiero dell’articolista, probabilmente troppo evidente per essere compreso, dicendo che gli attacchi della satira di Charlie Hebdo non erano contro i mussulmani, tanto da averne assunto uno per farsi proteggere, quanto contro il sistema globale “mafioso” che li ha evidentemente uccisi “moralmente” prima che fisicamente.. Ecco ,questo è il modello che le matite francesi in realtà dileggiavano, un modello descritto tempo fa compiutamente in un bel libro di Cavallaro http://tecalibri.altervista.org/C/CAVALLARO-L_modello.htm

  • funes el memorioso

    Lei è di un’ignoranza crassa: Val è stato buttato fuori da Charlie.
    Il resto non vale nemmeno la pena di commentarlo perché è dello stesso tenore delirante delle tesi sostenute da questo editoriale.

  • funes el memorioso

    La sua confusione fra islamici e islamisti è significativa del livello di coloro che condividono i termini di questo editoriale scritto coi piedi.
    La cosa mi sorprende un po’, perché in genere apprezzo i suoi interventi.

  • WalterD

    Non ci si può’ nascondere dietro il “politically correct” tutte le volte. C’e’ un problema grosso come una casa che sta nella natura stessa dell’islam e che e’ incompatibile con i principi fondamentali dell’uomo, non e’ compatibile con la democrazia , con la libertà’ di espressione e con il diritto di vivere come diavolo ci pare. Questi problemi sono stati risolti in altre religioni, per la natura di alcune di esse. Il cristianesimo per esempio ha vissuto la contraddizione secolare di veicolare principi che nulla avevano a che fare con il messaggio cristiano. E’ stato pero’ costretto dalle rivoluzioni illuministe e sociale a tornare nei limiti della sua tradizione originale. Critiche interne (San Francesco) hanno contribuito a rompere il potere temporale statale e finalmente a limitare la chiesa dove e’ oggi. Nell’islam tutto cio’ non e’ avvenuto e non ci sono segnali positivi. Feroci dittature religiose sono in piedi e floride, altre nuove sono in fase di crescita. Ed i religiosi, imam, preti autorità’ sono tutti contenti che cio’ avvenga. Ovviamente con lo stato islamico , tutte le autorità’ religiose sono fonti di potere e di ispirazione delle leggi. Questo avveniva nell’Egitto dei Faraoni, avveniva a Babilonia, quando ci ha provato nel medio oriento romano, e’ stato sconfitto , il tempio distrutto e gli ebrei dispersi. L’occidente secolare ha dimostrato più’ volte di saper usare il potere religioso ed il potere religioso quello secolare ma con le regole di un bilanciamento di poteri, a volte conflittuale a volte complice. Questo problema nell’islam va risolto e cio’ non implica la cancellazione della religione , ma la distruzione dell’ideologia dell’islam. La verifica e’ semplice: se in una paese arabo, altre religioni riescono ad avere dignita’ simili all’islam, se gli atei possono pubblicamente dichiarare la propria convinzione in Arabia Saudita, se a Teheran si può’ avere un pubblico dibattito sui diritti politi e sia possible criticare pubblicamente la politica degli imam che detengono il potere allora vuol dire che l’islam, se un giornale che pubblica vignette satiriche sul islam non viene attaccato a bombe e mitraglia allora vuol dire che l’islam si sta avviando alla riconciliazione con il resto del mondo. Per il momento e’ e resta una ideologia fascista e come tale va combattuta. Essendo società’ democratiche le cose per noi sono più’ complicate. Non tagliamo teste e mani, non chiudiamo chiese o luoghi di riunione , non limitiamo la circolazione della gente , ne’ quello che dicono ,scrivono o leggono. Abbiamo gente che critica, vota , sceglie e dobbiamo rispettare tutti.

  • Carmine Marino

    ieri hanno frustato un blogger in Arabia saudita…pero quest’ultima invitata oggi…una del tante ipocrisie dell’europa (come armare “i guerrieri della democrazia in Siria”)–mi viene d vomitare

  • Spartacus

    Ignoranza crassa quella di gdg94? È un complimento! Ignora perfino la storia del gruppo Hara Kiri-Charlie e ne parla.
    Costernante! Documentati prima di parlare ché sei un asino presuntuoso.
    Il gruppo di Hara Kiri-Charlie è in effetti identificato come anarchico-gauchiste: in Francia lo sanno anche i sassi. Mi chiedo in quale parte della Francia vivi per ignorare una cosa di questo genere.
    Philippe Val ha fatto parte del collettivo fino a che, avendo cambiato d’ideali, è stato buttato fuori (pur detenendo parti importanti di quote del giornale). Dopo e solo dopo è potuto approdare a France Inter.
    Per dare un’idea è come se, in Italia, qualcuno facesse l’amalgama fra il Mieli di Lotta Continua e quello della Stampa e dell’elogio della DC.

    Comunque ignorare la storia di Hara Kiri-Charlie Hebdo e dare dell’ignorante agli altri è veramente il colmo.
    Caro gdg94, non solo sei un asino, ma anche appunto un presuntuoso: un’amalgama pericolosa.
    Del resto quando “on est con, on est con”, come cantava un altro anarchico (Brassens).

    Ha ragione Max, continua a baloccarti col risiko nel salotto di casa.

  • Max lo scettico

    Quando la pezza è peggio del buco: ESILARANTE, meglio di un pezzo di Charlie!
    Ma chi è questa capra di gdg94 che non conosce nemmeno la storia di Charlie Hebdo e ne straparla (a vanvera)?
    E poi, confondere un laico ateo come Charb (Stéphane Charbonneau) per un anti-islamico è un’altra prova delle conoscenze che gbg94 ha della materia su cui pontifica.
    Oncle Bernand, economista, consigliere comunale a Parigi per i Verdi, ha scritto uno dei più bei libri degli ultimi anni su Karl Marx!
    Sei grande gbg94! Un altro sforzo e ti prendono al Bagaglino! Hai la stoffa!

  • http://www.michelinux.it/ Michelinux

    Ringrazio Donatella Della Ratta per il coraggio e l’indipendenza di pensiero dimostrata con questo articolo, che ha l’unica colpa di rivolgersi alla testa delle persone, e non alla loro pancia come le campagne mediatiche sui social networrk del tipo #JeSui­sChar­lie. Anche a me dà molto fastidio questa esemplificazione assoluta in chiave manichea: occidente = mondo civile = i buoni, medio-oriente = mondo arretrato = i cattivi, che impedisce di distinguere gli attori in campo nel conflitto medio-orientale, e le varie responsabilità che hanno condotto all’attuale situazione. E’ evidente che la comunicazione a singhiozzo dovuta ai messaggi a 140 caratteri e ai post fugaci in rete ben si presta ad esemplificazioni e a equivoci; la riflessione che giustamente suggerisce la dott.ssa Della Ratta cerca appunto di rimediare a questo vuoto di comprensione, senza colmare il quale ogni adesione a campagne del tipo #JeSui­sChar­lie non ha alcun valore (a mio avviso) utile al superamento del problema, se non la rassicurante sensazione di stare dalla parte dei buoni, pacificarsi con la coscienza, e continuare a voltarsi dall’altra parte ogniqualvolta si parli di problemi del medio-oriente NON in chiave terroristica.

    La dott.ssa Della Ratta in questo articolo non fa altro che porre delle domande, ed evidenziare incongruenze nella politica estera di “civilissimi” stati europei nei confronti dei vari soggetti del Golfo Persico; è davvero singolare che tanti lettori che si battono il petto per la libertà di stampa e aderiscono istintivamente a #JeSui­sChar­lie, neghino poi quella stessa libertà di opinione ad una giornalista del loro stesso paese. Ma la libertà di opinione di #JeSui­sChar­lie non valeva universalmente per tutta la stampa, e dunque anche per la Della Ratta?

    Io sinceramente torno nuovamente a ringraziare «Il Manifesto», l’unica testata italiana che ha il coraggio di uscire fuori dal coro e di stimolare lo spirito critico dei propri lettori. Per me, personalmente, serve a poco aderire supinamente a campagne mediatiche senza porsi gli interrogativi che si sono posti Al Akh­bar, Haaretz
    e per ultima la dott.ssa Ratta con questo (a mio avviso) necessario articolo.

  • Basta

    ” è davvero singolare che tanti lettori che si battono il petto per la libertà di stampa e aderiscono istintivamente a #JeSui­sChar­lie, neghino poi quella stessa libertà di opinione ad una giornalista del loro stesso paese. Ma la libertà di opinione di #JeSui­sChar­lie non valeva universalmente per tutta la stampa, e dunque anche per la Della Ratta?”

    SÌ certo, infatti noi che critichiamo questo articolo vogliamo che a della Ratta sia tolta la libertà di pubblicare quello che vuole. Anzi, adesso prendiamo i nostri mitra e facciamo un blitz nella redazione del Manifesto.

    L’unica traccia di un’idea nel tuo post è la solita menata che tutto questo sia colpa della politica dell’Europa – come se davvero l’Europa contasse qualcosa, e potesse fare la differenza in questioni epocali come questa. Pensi davvero che se al governo andasse vendola tutto questo cambierebbe anche di una sola virgola?

  • http://www.michelinux.it/ Michelinux

    Lei mi attribuisce, erroneamente, idee che non sono le mie. A parte il fatto che nelle ultime politiche non ho votato Vendola – ma questo peraltro non dovrebbe interessarle -, ovviamente non ritengo che sia tutta colpa politica dell’Europa. Perché leggere il mio commento alla luce di tali pregiudizi? Io ho solo asserito che – a mio avviso – gli interrogativi che ha posto la Della Ratta non sono campati in aria. Comprendo che chi abbia aderito alla campagna di #JeSui­sChar­lie possa risentirsi in qualche modo per i giudizi di ingenuità di Amar Moh­sen, però se si hanno risposte serie e argomentate alle domande ventilate dall’autrice, perché non risponderle con gentile fermezza, invece di usare toni astiosi e indignati come ho letto in tanti commenti? Non si tratta di prendere il mitra; si tratta di avere rispetto per le opinioni altrui anche se differenti dalle nostre. Altrimenti si finisce per presupporre che le proprie convinzioni siano a priori superiori alle altre, atteggiamento che – a mio parere – è l’abito mentale del fascismo.

  • Uncane

    Non mi sarei mai aspettato una simile reazione a questo articolo. Allora davvero le menti pensanti sono in via di estinzione o di atrofizzazione definitiva.

    Ma come? Cos’è che non vi torna in questo articolo? Nel mare di boiate retoriche e violente che ho letto in questi giorni questa è una lieve boccata d’aria.

    Solo chi non vede l’ora di vomitare rabbia odio e ignoranza può pensare a una contrapposizione culturale e religiosa e tirare ancora in ballo islam e compagnia bella. E trovo anche io patetico e vergognoso che milioni di persone di fede musulmana si debbano sentire in obbligo di dissociarsi da un atto criminale. E’ un modo subdolo per circoscrivere ancora una volta e in modo ancora più stretto i cattivi in una definizione, estremismo islamico. Ed è ancora una volta uno specchietto per allodole per far credere a milioni di superficiali osservatori che tutto dipenda da un fantomatico scontro di culture. Allora cerchiamo di essere onesti, le culture non si stanno scontrando, le culture dialogano e chi invece soffia sul fuoco guerrafondaio ha tutto l’interesse a cancellarla la cultura, a seminare ignoranza, a dare sfogo con patetiche solidarizzazioni alla frustrazione di non potere fare nulla, e di non capire nulla. Abbracciate le vittime di questo attentato e non vi sognate minimamente di capire cosa accade in Nigeria, in Siria, in Sudan, in Afghanistan, nella Repubblica Centrafricana, in Ucraina… e in tanti tanti altri posti del mondo. Capisco che lo shock sia maggiore quanto le vittime appartengono a un mondo che riconosciamo come “nostro”, ma almeno a mente fredda si dovrebbe avere l’onestà di riconoscere che questi morti non valgono di più o di meno di tutte le altre migliaia di morti, vittime di guerre tele guidate da governi e istituzioni che nessuno mette in discussione, perché fa più comodo pensare che sia un problema religioso(!). Ricadete sempre negli stessi tranelli, armi di distruzione di massa, passaporti dimenticati sui luoghi degli attentati e via così, sono anni e anni che operazioni cosiddette False Flag muovono gli equilibri internazionali, continuano a venire smascherate e ciononostante continuano a funzionare, perché basta alzare il polverone, i fiumi di parole poi mischieranno tutto e la verità non importerà a nessuno. Vi intossicate con le bugie che vi raccontano, l’importante è avere poi un’occasione e un appiglio per formare la vostra squadra, occidente vs oriente, cristiani vs musulmani etc etc. Queste centinaia di migliaia di persone nelle piazze cosa vogliono dimostrare? Contro chi o per cosa? Contro il governo francese? Contro gli USA? Contro i musulmani cattivi? E aggiungo, ha ragione chi scrive in questo articolo: la libertà di espressione non c’entra nulla con quanto accaduto a Parigi in questi giorni. Se un pazzo entra in un supermercato e spara alla gente, cos’è, un attacco alla libertà di fare la spesa? Sono delle leggi che possono limitare la libertà di stampa, sono i ricatti politici, sono l’esercizio di un potere mediatico, non gli attacchi terroristici, che sono atti criminali.

  • Basta

    ah, ecco, anche fascista, naturalmente. Grazie, bell’esempio di dibattito democratico.

    ps l’astio e l’indignazione, credimi, sono perfettamente giustificati

  • Basta

    “Se un pazzo entra in un supermercato e spara alla gente, cos’è, un attacco alla libertà di fare la spesa? Sono delle leggi che possono limitare la libertà di stampa, sono i ricatti politici, sono l’esercizio di un potere mediatico, non gli attacchi terroristici, che sono atti criminali.”

    sì certo, ovvio …

    potevi anche aggiungere “e poi quelli sono morti di merda” già che c’eri ….

    immagino sia perfettamente inutile ricordarti chi era Georges Wolinski, il ruolo che lui ha avuto nel 68 etc etc? e che cosa rappresenta dunque la sua uccisione? per le libertà duramente conquistate dal 68 in poi, intendo?

    Prova a iniziare da qua:

    http://www.liberation.fr/societe/2015/01/07/cohn-bendit-charlie-c-est-la-radicalite-anticlericale-c-est-pour-ca-qu-ils-ont-ete-tues_1175497

    ps la gente oggi sta manifestando per il diritto, che è anche il tuo, di non essere ucciso per delle opinioni

  • Giovanna

    Che confusione!
    Non sono riuscita a trovare l’articolo di Amar Moshen. Qualcun* meno imbranat* di me ha qualche link in francese, inglese o spagnolo?
    Comunque anche se è difficile distinguere nell’articolo di DdR cosa è “riportato” e cosa è opinione della giornalisa, cerchiamo di capirci:

    1. Non è mancato chi nel mondo arabo ( Sonallah Ibrahim…) o occidentale (Meyssan, Dinucci…) ha abbracciato la tesi del complotto. Ovvero, come per l’11 settembre, gli integralisti non c’entrano nulla, tutto è stato orchestrato dai servizi segreti occidentali per screditare i musulmani, giustificare la propria xenofobia e continuare a opprimere e sfruttare il mondo non occidentale…. Versione molto diffusa nei discorsi “da bar” nel mondo musulmano in MO o nelle periferie occidentali (e in molte scuole di periferie alunni hanno rifiutato il minuto di silenzio). Versione speculare di chi pensa che l’islam sia in sé “il male”; solo che per loro è l’occidente ad essere “il male” in sé.Con anche la versione mista rossobruna in cui pure di allagare il fronte occidentale si ci allea anche con fascisti xenofobi.

    2. Devono o no i musulmani in quanto tali desolidarizzasi dai terroristi? Molti l’hanno fatto spontaneamente in rete coi cartelli not in my name, Altri si sono rifiutati sostenendo che avrebbe simbolicamente marcato un rapporto tra l’essere musulmano e l’essere terrorista. Ma allora che dire dei cartelli not in my name alzati nelle nostre manifestazioni contro le guerre occidentali? Accettavamo cosi un legame tra l’essere occidentali e fare guerre? Polemica che mi sembra politicamente poco rilevante..
    Più significativo: autorità e associazioni musulmane europee si sono già più volte pubblicamente espresse contro il terrorismo, ma i media non le ascoltano continuando a chiedere loro di “prendere posizione”. E alla fine uno si stuffa….

    3. I massacri parigini sono solo un’affare franco-francese? E’ ovviamente insopportabile sentire chi sistematicamente dimentica che gli autori dei massacri erano francesi -e forse sarebbe ora di smetterla con l’appellattivo “immigrati di seconda generazione”-, ma se il problema non è l’islam “in sé” ma l’islam politico, che ora si è fatto anche stato, non si puoi ridurre quei massacri solo a una questione franco-francese.

    4. I giovanni musulmani hanno subito un'”immense umiliazione da colonialismo e neocolonialismo occidentali”? E tutto (Samir Amin) è colpa di Usa e Europa?
    Certo ma hanno sopratutto subito un immensissima umilazione di classe da parte di élites occidentali e non che li hanno lasciato senza futuro. Con sinistre occidentali che spesso hanno preferito cianciare di identità “culturali” (che finiscono spesso nella solo religione” invece di fare i conti con le identità materiali.

  • francesca

    Not only terrorrism

    We accept to see a veiled woman, a polygamous Saudi man
    followed by his three wives walking about Knightsbridge in London or via Montenapoleone in Milan: we
    are actually agreeing to what is going on.
    It took us five hundred years, from the
    end of the middle ages, to gain democracy, secularism, enlightenment, freedom
    and prosperity. The west retains superiority in virtually every field of human
    activity: scientific, cultural, humanistic. No shame for that.
    There should be a total ban on new mosques and churches.
    Zero tolerance for sharia enclaves anywhere. The West has the world’s
    most sophisticated legal system and we do not need nor should we respect a law
    that advocates stoning adulterers.
    A zero tolerance policy toward overt
    islamic symbols or demands: the veil should be banned across the board because
    it’s a symbol and it represents islamic submission of women. Stop shameful
    disregard for rights of women and gays.
    be shamed of your article. vive la libertè.

  • francesca

    gente come te causa fascismo e razzismo. te ne rendi conto, signora ratta?

  • Romano

    Unfortunately you have a very naive idea of the progress of history, typical of people who have no education or perhaps of children (but they are, of course, excused). You have no knowledge whatsoever of the islamic culture, apart from few pathetic streotypes that you have acquired from media. You sound like the typical American who can hardly read a newspaper (forget about historical books). Please read Gadamer and you will get over your blindness. Thank you.

  • francesca

    gadamer, popper, who are they? oh my god. no, I ll read just romano.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Editoriali e commenti ne abbiamo ospitati diversi in questi ultimi giorni. Forse prima di spargere ie tue disinformate opinioni potresti leggerne qualcuno. Sono qui: http://ilmanifesto.info/sezioni/editoriale/

  • jom

    Sono francese e vivo in Toscana da qualche anno. L’asprezza del dibattito e le ingiurie reciproche mi lasciano un pò perplesso. Non mi ci vorrei inserire, ma dare qualche appunto.
    Sono stato lettore di francese negli anni 1970 come giornale anarchico e “liberopensatore” e ne ho ripreso la lettura negli anni 1990 per gli articoli keynesiani di Oncle Bernard (l’economista Bernard Maris, di cui sono stato stato studente un anno a Tolosa nel Sud-Ovest della Francia): la cultura volteriana, anticlericale e anticonformista ereditata dall’illuminismo mi piaceva e mi sembrava infatti descrivere uno spazio di libertà nella tradizione dei Brassens, Leo Ferré e Coluche. Negli anni 2000 l’ossessione di Charlie Hebdo ad attaccare l’Islam alleggerendo la satira sulla Chiesa cattolica, le Chiese protestanti e il giudaismo mi ha allontanato: mentre in Francia l’ideologia islamofoba del Fronte Nazionale cresceva, mi sembrava pericoloso e infedele ai principi anticonformisti spingere le caricature in una direzione parallela di amalgama tra i fanatici islamisti e la religione musulmana.
    All’estate 2008, il vignettista Siné è stato malamente espulso da Charlie Hebdo per disegni contro la politica israeliana nei confronti della Palestina, disegni che non mi sembravano diversi nello stile di quelli degli altri vignettisti contro l’Islam. Nel 2009, l’ex-direttore Philippe Val, amico di Clara Bruni, è passato alla direzione della radio di Stato France Inter e moi mi è risultato minimamente che fosse prima espulso da Charlie Hebdo! Poi infatti durante la sua presidenza si è caratterizzato per un management padronale autoritarrio, licenziando 2 giornalisti critici e cercando di licenziare Daniel Mermet “Là-bas, si j’y suis”, un giornalista vicino all’altermondialismo; Philippe Val: non proprio un esempio di libertà di espressione!
    Non ho una idea precisa come diversi interventori del blog: il Charlie Hebdo di ieri mi pare un pò una caricatura pseudo-anticonformista ed istituzionalizzata del settimanale “bète et méchant” che leggevo 40 anni fa, ma la strage mi ha scosso e indignato lo stesso, in quanto “non sono d’accordo con cioè che scrivi, ma voglio che tu lo possa scrivere in piena libertà” (Voltaire). In Francia, nonostante la sfilata oscena dei leaders europei in ricerca di rileggitimazione, sarei andato alla marcia per difendere la libertà di espressione e dunque la democrazia, pur dubitando che Charlie Hebdo ne sia stato oggi l’espressione più libera.
    Tornando al dibattito del blog, chiederei a molti bloggers di essere meno disprezzanti ed arroganti: cosi Charlie o non Charlie, potremo essere più attenti alla libertà di espressione che a parole è il nostro valore comune:
    “Je suis Charlie”: bof? Sì, lo sono in quanto erano/sono figli della libertà di spirito, della critica ai poteri forti (tutti!) e dell’illuminismo contro il fanatismo.

  • Basta

    è un modo per prendere le distanze da questo articolo? “diamo voce a punti di vista diversi etc.”?

  • Utente

    “La notte del 23 aprile 1999 la Nato bombarda gli studi della RTS, la
    televisione nazionale serba a Belgrado, stroncando la vita di sedici
    persone: Tomislav Mitrovic, 61 anni, regista; Ivan Stukalo, 34 anni,
    programmista; Slavisa Stevanovic, 32 anni, programmista; Ksenija
    Bankovic, 28 anni, mixer video; Jelica Munitlak, 28 anni, truccatrice;
    Milovan Jankovic, 59 anni, meccanico; Dragan Tasic, 31 anni, tecnico;
    Aleksandar Deletic, 31 anni, cameraman; Darko Stoimenovski, 26 anni,
    tecnico; Nebojsa Stojanovic, 27 anni, tecnico; Slobodan Jontic, 54 anni,
    montatore; Slavina Stevanovic, 32 anni, programmista; Dejan Markovic,
    40 anni, guardia; Milan Joksimovic, 47 anni, guardia; Branislav
    Jovanovic, 50 anni, programmista; Sinisa Medic, 33 anni, tecnico;
    Dragorad Dragojevic, 27 anni, guardia.”

    Nessuno è mai stato processato per questa vicenda in virtù dell’assioma che tutto quello che fa l’occidente è giusto. (Nel frattempo i poveri Kossowari vanno a ingrossare le file dell’ISIS).

  • Oana

    Il merito di questo articolo – oltre all’apparente coraggio che ci vuole per scostarsi dalla retorica solenne e assordante dell’Europa sotto minaccia – è quello di attirare l’attenzione sull’attacco come episodio del conflitto medio orientale tra wahabiti (e il terrorismo sunnita che finanziano) e sciiti. Tra Golfo e Iran, come sintetizza la Della Ratta. Una battaglia per l’egemonia assoluta sulla regione. Una crociata portata avanti dai sauditi e supportata dall’intero Occidente. Che sta tenendo in ostaggio vastissime aree del Medio Oriente, mentre giustifica l’oppressione della comunità europea musulmana. E i cui danni fino ad adesso, in termini di vite umane, sono responsabilità di tutti noi.

  • Alessandro Lupi Ci

    Mah,
    un articolo confuso e inutile. L’attacco è certamente contro la libertà
    europea (e gli ebrei) e insieme è conseguenza della guerra in corso fra
    salafismo wahabita e sciismo. Perché negare il primo corno della
    questione?

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Tuttt’altro. E’ un modo (l’unico) per continuare a ragionare.

  • Basta

    “Queste centinaia di migliaia di persone nelle piazze cosa vogliono dimostrare? Contro chi o per cosa? Contro il governo francese? Contro gli USA? Contro i musulmani cattivi?”

    manifestano la loro volontà di difendere il diritto (che è anche il tuo) di non essere ammazzato per esprimere le loro opinioni

    “Sono delle leggi che possono limitare la libertà di stampa, sono i ricatti politici, sono l’esercizio di un potere mediatico, non gli attacchi terroristici, che sono atti criminali.”

    certo, come no …

    la tipica opinione che solo la Storia può correggere, e di solito, lo fa.

  • Basta

    ok, se è così come dici tu, chiariscimi questo dubbio perchè i terroristi hanno colpito un giornale e un negozio ebraico? Perché, per dire, non hanno colpito una banca e una stazione di polizia?

  • Giuseppe

    Non è esatto dire che nessuno abbia parlato sui media del blogger-eroe saudita: ad esempio Giuliano Ferrara lo ha ricordato, di fronte a milioni di spettatori, nella ultima puntata di Porta a Porta.

  • Oana

    Prima di tutto sospenderei il giudizio sul termine ‘terrorista’. Non perché l’attacco non abbia creato terrore, quanto perché spererei in un’indagine più accurata e l’individuazione non solo di chi l’ha realizzato (che, per adesso, non ci può fornire alcuna testimonianza) ma anche dei finanziatori e mandanti. Purtroppo, 9/11 docet, queste indagini si risolvono in attacchi oltre le frontiere (e innumerevoli vittime innocenti). Per questo sarebbe giusto che ci andassimo più cauti. In secondo luogo, di qualsiasi attori di trattasse (che fossero solo dei francesi musulmani esasperati, dei militanti interni a un’organizzazione oppure militanti strumentalizzati da chicchessia) penso semplicemente che nutrissero profondi sentimenti di odio verso chi ha offeso la loro religione e ucciso la loro gente (non direttamente, s’intende, ma in quanto parte della comunità ebraica sostenitrice dello stato di Israele). Allo stesso tempo dovremmo anche chiederci se un’attacco a una banca o a una stazione di polizia legittimerebbe altrettanto fortemente una radicalizzazione dello stato di polizia in patria e interventi militari all’estero. Ma la strategia della tensione italiana non ha proprio insegnato niente a nessuno?!

  • Uncane

    Ma caro Basta, tu ce l’hai questo diritto, sono leggi come la cosidetta legge bavaglio a minacciarlo, non dei pazzi facinorosi o ancora peggio un atto terroristico di dubbia matrice come questo. Se per la strada uno ti punta un coltello e ti prende la borsa non sta limitando il tuo diritto di passeggiare o di avere una borsa, ti sta rapinando e ti sta minacciando; se invece arrivano dei poliziotti e ti intimano di tornare a casa e consegnare loro la borsa, allora ti stanno negando un diritto. C’è gente che gira con la scorta per aver fatto il nome di qualche mafioso. Certamente questo limita la loro libertà di agire ma non è che metta in discussione il loro diritto di denunciare un criminale. Se mettono una bomba sull’autobus scendi in piazza per difendere il tuo diritto a prendere i mezzi pubblici? Ammesso e non concesso che l’attuale versione ufficiale dei fatti sia veritiera, gli autori di questa strage sono criminali condannati dalla legge, la stessa legge che autorizzava le vittime a pubblicare le proprie opinioni. O secondo te queste azioni dettano legge e dobbiamo ribellarci a
    qualcuno che ci impone una regola? Ti senti minacciato, ti senti in
    pericolo, credi di non poter dire quello che pensi se no qualche
    musulmano cattivo e permaloso ti ucciderà? Per questo scendi in piazza a
    manifestare? Cosa dovrebbe correggere la storia? E’ più probabile che, nemmeno tra molto tempo la Storia, come scrivi tu, dimostrerà che questo clima di terrore è stato costruito appositamente per perpertare altre guerre con l’avvallo di benpensanti impauriti, sventolando spauracchi improbabili, limitando la nostra libertà di movimento e alzando il livello di crisi che serve tanto all’economia. Non sarebbe la prima volta, ma la memoria delle persone è troppo corta, altro che storia.

  • toyg

    Perché è in realtà un pretesto per mascherare il secondo. Le massicce campagne di propaganda wahabita esistono come strumento per la guerra totale che si combatte in Medio-Oriente. Come “effetto collaterale”, questa propaganda recupera elementi dell’islamismo che vanno a cozzare con il secolarismo; è come se in una guerra tra Cattolici francesi e Protestanti tedeschi per il controllo dell’Alsazia, una delle fazioni recuperasse “il venerdì si mangia solo pesce” come concetto assolutamente necessario e differenziante, e si mettesse a fare attentati contro le macellerie cattoliche aperte il venerdì. Idem per l’antisemitismo, che deriva fondamentalmente dal conflitto americano-palestinese per un lembo di terra per poi trasformarsi in valore assoluto quando c’è da trovare un obiettivo unificante a portata di mano.

    È giusto e doveroso indicare come la stampa europea ignori tutto ciò e si limiti a leggere la questione in stile “they hate our freedoms”. C’é gente indottrinata ad odiarci come strumento di politica estera *da paesi nostri alleati*, e finché la questione non viene affrontata seriamente, continueremo ad avere questi problemi — oggi la libertà di espressione, domani il vestiario, dopodomani gli ebrei etc etc — e ad affrontare i sintomi invece delle cause.

    (Concordo che il pezzo comunque è confuso.)

  • toyg

    Anche un orologio rotto fa l’ora giusta due volte al giorno… Ferrara è un troll intelligente, ma rimane un troll.

  • Giuseppe

    Beh, visto che anche l’orologio fermo ha due possibilità di dire la cosa giusta Le dico qual’è la seconda, nella mia opinione: “ci vuole, contro questa violenza, una violenza culturale, civile, politica, militare e tecnologica incomparabilmente superiore”. Pensi se l’avessimo applicata contro Hitler.

  • toyg

    Potrei anche essere d’accordo, se non fosse che inevitabilmente i troll come Ferrara vogliono fare violenza sull’indifeso bracciante brianzol-musulmano, non su Abdullah of Saudi Arabia, Bibi Netanyahu, Ahmadinejad, Khamenei e compagnia (ovvero i veri artefici dell’attuale clima di violenza — ci aggiungerei anche Hollande e Sarkozy che in Medio-Oriente hanno fatto solo danni).

  • italo mascolo

    forse si sarebbe potuto scrivere meglio, ma condivido buona parte di questo articolo. Costernante (per riprendere un commento) vedere i manifestanti mantenere lo strascico a quei pecoroni in prima fila…Ricordo gli aforismi di Brecht sulla cosiddetta “libertà di stampa”…

  • gdg94

    Ignorante si documenti Val parti (non fu buttato fuori) da Charli hebdo nel 2009 soltanto quando fu chiamato dal suo amico Sarko alla direzione della radio . . . Caro ignorante Val fu direttore di Charlie dal 1992 al 2009 : sa quanti anni sono ? non è raccontando castronerie che si fa diventare il falso una verità e che lei sia un amatore di Charlie Hebdo come molte la cosa la riguarda : ma sul resto si informi : il buonismo non serve a nulla solo ai mentecatti . quello che ho scritto è documentabile (e fra qualche giorno vedrà che in molti smetteranno di essre “charlie” ) non è perchè si muore che si diventa migliori e riguardo a quello scritto dal giornale libanese si ricordi che a parte quei pecoroni come lei che ingoiano di tutto . . . è pressapoco la verità ha evitato di dire che le armi fornite agli assassini sono state in parte pagate col denaro di alcuni capi di governo che hanno manifestato qui a Parigi domenica !
    e l’altro mentecatto come lei che ha scritto in seguito vorrebbe fare una somiglianza tra hara kiri-charlie hebdo di Cavanna e Choron con il charlie hebdo rinato nel 92 grazie a Val : ignoranti . . .

  • gdg94

    L’ignoranza non uccide : la prova è che lei è vivo . . . e vorrebbe fare il paragone tra Hara-kiri /Charlie Hebdo di Cavanna/Choron con il Charlie Hebdo rinato nel 92 grazie a quel fango di Val (che ne è stato direttore fino al giorno che il suo amico Sarko lo chiami alla testa di France Inter e quello che prese il posto dopo era della stessa pasta . . . si informi prma di scrivere, o almeno cerchi di sapere chi erano le persone di cui lei parla e che sicuramente non ha mai conosciuto, ma ne parla come farebbe qualsiasi ignorante nella matiere .
    non le dico si vergogni perchè sicuramente lei non conosce questo genere di attitudini
    e se è vero che lei vive in Francia da 20 anni (io da molto più di lei ) vuole dire che non è mai uscito di casa o che non ha imparato la lingua per capire cosa succede in questo paese, e come funzionano le cose . . ma ne parla !

  • http://bodrato.it/ Pare

    A me sembra che a prendere in ostaggio Charlie sia una pericolosa fetta dei fautori della “guerra di (in)civiltà”. L’editoriale è forse un po’ confuso, come dice Raspanti, ma ha un pregio, che condivide con la vignetta di Biani che trovo invece apprezzabilissima: ci spinge a guardare al di là del nostro ombelico.
    Che l’ombelico sia un centro del potere economico statunitense come le torri gemelle o un giornale di satira francese, è sconcertante vedere questo richiamo alla “unità nazionale (o occidentale?)” serva alla definizione di un nemico.
    Rifiutando questa logica del nemico, l’editoriale sembra sposare l’idea secondo la quale per i mussulmani sarebbe «idiota» la solidarietà a Charlie… ma qui sbaglia! Così come è tutt’altro che idiota la dissociazione «non in nome mio» che molti di noi hanno voluto rimarcare quando si pretendeva di far guerra “in nostro nome”, o la sottolineatura «non con i miei soldi» di chi ha voluto non rendersi complice della crisi passando alla finanza etica (come il manifesto, ad esempio!), allo stesso modo è più che giusto che ci si riconosce in una religione voglia segnare la distanza da chi pretende di agire in nome di quella fede. Come la ragazza siriana, cui l’articolo regala giustamente visibilità.

  • Giuseppe

    Lei ha qualche ragione, ma non tutta la ragione.
    Ha ragione sulle responsabilità francesi, in particolare in Libia sono state chiaramente primarie, nel tentativo di questo Napoleone IV chiamato Sarkozy di rialzare le sue chance elettorali e fare un bel piacere all’industria petrolifera nazionale.
    Come anche primarie sono le responsabilità dei Saud nella diffusione e nel finanziamento non tanto del terrorismo quanto della sua matrice ideologica (e ahimè: religiosa) ossia del wahabismo salafita.
    Su Nethanyau non dico nulla: al momento je suis juif.
    Ma soprattutto: in un lapsus di political correctness o di struzzismo Lei parla di un “clima di violenza”.
    A me, non solo a me, sembra una Guerra.
    PS: e non confonda Ferrara con Matteo Salvini.

  • http://dbatools.blogspot.com Massimiliano Calcaterra

    Concordo perfettamente con Raspanti.
    Purtroppo molti analisti seguono una loro religione predeterminata. Gli uni gridando da un minareto: “si devono dissociare!”, oppure “fermiamo le moschee!”.
    Gli altri gridando, da altri minareti: “ma questa non è l’espressione del mondo musulmano!” (i buonisti). O addirittura, nel caso dell’articolo in esame “è colpa dell’occidente!” (i vetero- ideologizzati). Entrambe queste posizioni hanno qualcosa di stonato, e sempificano la realtà ad uso di una tesi preconcetta.

  • alex1

    Do not forget western civilization has, the responsibility of two World wars, despite democracy and enlightenment.

  • alex1

    E come diceva Brecht: “il nemico marcia alla tua testa…” c’e’ da rifletterci sopra.

  • giorgioforti

    Sono perfettamente d’accordo con Jom, in tutto quello che scrive. La documentazione sulla progressiva corruzione del settimanale Charlie Hebdo è tale da non poterlo più prendere come esempio di libertà di stampa.
    E penso che sia indispensabile che l’Occidente si sottragga alla soggezione completa alla politica razzista dello Stato di Israele, che è apparsa domenica nella manifestazione di Parigi come un’apoteosi del governo israeliano che pratica nel modo più feroce il terrorismo di stato

  • Uncane

    Certo, meglio generalizzare e pensare che la nostra società sia minacciata dall’ Islam, che i musulmani vogliano limitare le nostre libertà individuali, che siano una minaccia e un problema. Come gli ebrei ottanta anni fa, come i comunisti nel dopoguerra, tutta gente malvagia da cui ci si doveva difendere. Non c’è niente di più falso, di più strumentale e pericoloso. “Morti di merda” non capisco in che senso. Sai chi era Wolinski, probabilmente anche chi era Oncle Bernard (sono diventati tutti lettori storici di Charlie Hebdo) ma ti ricordo che Anna Politovskja non è stata uccisa da un commando jihadista e nemmeno i giornalisti uccisi in Palestina o in Ucraina etc etc. La lista è lunga, lunghissima, non ne so un decimo. Queste persone sono state uccise non solo per le loro opinioni ma perchè osavano dire la verità, che non è un’opinione. Le opinioni, come dimostrano questi dibattiti, non valgono molto perchè si può pensare tutto e il contrario di tutto. I fatti purtroppo rimangono sempre in secondo piano, e i fatti in questo caso sono più complessi di come li vuole vedere chi pretende le scuse di tutti i musulmani del mondo.

  • ilGae

    Schema perfetto

  • Liwang

    Denuncio per me e per chi fosse interessato, queste riflessioni.
    Per quanto io accetti la libera espressione di un giornale come Charlie, legato a indefessi rivoluzionari anarchici e irriverenti, sopravvissuti in Francia e seguiti da una minoranza di persone.
    Ritengo, oltre il dramma dei morti, quest’azione Jahadista miserabile e vigliacca,
    E’ stato fin troppo facile attaccare Charlie, i suoi giornalisti, nessuno escluso oltre che persone inermi, in nome di un Dio. Il tutto a difesa e per conto di un califfato assetato di potere e ansioso solo di essere agli occhi del mondo; cavalcando una religione e i suoi eccessi.
    E come se no bastasse, lo stesso è composto da uomini e donne fragili ed esclusi. Che come terroristi indottrinati, aiutano con falsi valori e metodi disumani un potentato musulmano che vuole e pretende rispetto e potere ad ogni costo.
    Quindi aggiungo, per essere in linea con l’articolo, che questo vile attacco è un’attacco a me, come a tutti quei francesi presenti alla manifestazione e ad altri milioni di persone uniti moralmente a loro nel mondo.
    Tutti coscienti, come in democrazia deve accadere, dell’esistenza da tempo di un giornale come Charlie. Con cui condividere o semplicemente accettare, i suoi editoriali nella consapevolezza della libertà d’espressione conquistata nel nostro continente europeo da secoli.
    Per questo il rifiuto è unanime. E’ noto che la satira e le sue espressioni più irriverenti, sono feroci tanto maggiore è il rifiuto e la condanna che segue.
    Per questo i Cristiani, viste la vignette sul Papa, la chiesa e i suoi rappresentanti, cosa avrebbero dovuto fare? Per questo, oltre che battersi per i diritti di ogni popolo o minoranza e il rispetto del suo “credo”, non possiamo alla luce della nostra formazione occidentale giustificare ed empaticamente accettare questi esaltati. Esaltati che non hanno alle spalle gli alti valori – non violenti – dell’Islam. Ma proprio questi valori distorti come scudo, per acquisire, forse gestiti da potenze superiori; potere e uno status con il bene placido delle multi-nazionali e le lobby delle armi.
    Invito tutti quindi a onorare i morti, e a fare le giuste riflessioni su questa ennesima e indegna manipolazione che ha origini e scopi poco nobili, tanto meno idealistici.

  • ulalena

    finalmente una voce che si leva dal coro…e ha il coraggio di dire le cose come stanno invece di inseguire la solita propaganda.

  • Riccardo

    Qualcun*? imbranat* ? Una revisione della grammatica italiana? Per adeguarsi al gender? E come si pronuncia? Questo modo di comunicare allo scritto, dimostra l’assenza di una lingua orale? Anche, quindi, una povertà di comunicazione orale e diretta. Povertà che rasenta l’assenza. Una tale comunicazione, che si esplicita in gran parte nei mass media globali, merita una riflessione.
    —————
    Il fatto che siamo di fronte ad un lentissimo cambiamento epocale, lo dimostra il fatto che per esprimere la nuova ideologia gender, si senta il bisogno di cambiare la grammatica. La produzione capitalistica, l’ethos del capitalismo che non ha limiti, si esprime nel desiderio dell’uomo di diversificare, come la produzione di merci (creando sempre nuovi prodotti per soddisfare desideri illimitati e indotti) anche la “produzione” di nuovi “generi” umani. In questo supportato (il genere umano) dalla tecnologia. Si paventano all’orizzonte nuovi “generi” umani? Probabilmente. Ormai la tecnica si implementa sempre più nel corpo umano.
    E la comunicazione tramite algoritmi sembra soppiantare la grammatica, legata ad un uomo “vecchio”, un uomo che non ha incorporato la tecnica. Insomma, il capitalismo (tecnica lo chiama Severino, giustamente) sta creando generi umani nuovi, essendo il vecchio uomo non più adeguato.