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Editoriale

M5S, i nodi non risolti

5 Stelle. Le difficoltà attuali del partito di Grillo derivano dalla mancata risoluzione di cinque questioni strutturali: dall’eliminazione dei luoghi di discussione e decisione collettiva, alla difficoltà di presentarsi come opposizione anti-sistemica e come forza di governo

La parabola del Movimento 5 Stelle è legata a un insieme di questioni che non riguardano solo questa forza politica, ma più in generale la politica contemporanea. Le difficoltà attuali del M5S derivano dalla mancata risoluzione di cinque nodi strutturali. Il primo interessa la formazione della volontà collettiva, cioè la capacità di assumere decisioni conciliando orientamenti diversi. Il Movimento ha veicolato un’“ideologia partecipazionista”, basata sull’idea che la crisi della rappresentanza sia superabile annullando ogni mediazione politica e sociale. Il modello organizzativo sperimentato finora consiste nel tentativo di superare le tensioni presenti in ogni processo decisionale con l’eliminazione dei luoghi di discussione e decisione collettiva. Questa eliminazione è stata parzialmente compensata dalla costante chiamata degli attivisti a partecipare a sondaggi e votazioni online su questioni non strategiche per il M5S. Non può funzionare. Ciò che è escluso da una parte ritorna, più forte e complesso, dall’altra. Il Movimento è attraversato da continue tensioni tra la sua dimensione decisionistico-aziendalista, gli eletti e i gruppi locali. Grillo e Casaleggio attribuiscono queste tensioni a nemici sempre più diffusi e pervasivi (la stampa, gli infiltrati, i troll, ecc.). La mancata tematizzazione delle difficoltà oggettive legate alla decisione collettiva conduce sempre, necessariamente, al verticismo (e alla ricerca paranoica del nemico).

Il secondo problema riguarda il passaggio da movimento a istituzione. Questa era la scommessa di questi mesi. Il M5S non ha saputo gestire la sua istituzionalizzazione. L’ha negata, simulando di essere “movimento” mentre si trasformava in partito. Ha assegnato ai parlamentari una funzione meramente comunicativa, di “disvelatori” dei misfatti della casta e di veicolo del messaggio del Movimento. Non ha permesso che svolgessero una funzione pienamente politica. Così, attualmente, il M5S non è né un partito né un movimento. Il suo messaggio utopistico – i comuni cittadini si possono trasformare naturalmente e immediatamente in politici capaci – appare, dopo un anno di attività parlamentare, incrinato.

Il terzo problema è il mancato superamento della dimensione carismatica e di quella “eccezionalistica”, cioè l’apparire come novità radicalmente estranea all’esistente. Il carisma mediatico può inizialmente svolgere la funzione di facilitare l’unificazione di una galassia di soggetti privi di legami e di comunicare all’esterno un’immagine univoca, ma è in larga parte antitetico allo sviluppo e al radicamento sociale di una forza politica. Il M5S non riesce a uscirne: da un lato, il suo consenso sarà sempre legato al nome del suo fondatore; dall’altro, Grillo ha una capacità di attrazione del consenso piuttosto limitata (è considerato inadatto al governo anche da una parte dei suoi elettori) e ostacola il pluralismo interno. L’effetto novità, inoltre, si consuma velocemente.

Quarta questione: il “né destra né sinistra”. La politica non esiste senza distinzioni, divisioni e contrapposizioni. Non è possibile sostenere opzioni valoriali alternative tra loro, né la società è composta da indistinti “cittadini”. Le ideologie, inoltre, non sono finite. Sono in crisi le ideologie di sinistra, e questa crisi è dovuta principalmente a due sconfitte storiche: quella del comunismo e quella del movimento dei lavoratori. Le ideologie di destra (liberismo, razzismo, nazionalismo, autoritarismo), al contrario, stanno benissimo. Come tutte le ideologie, tendono a presentarsi come discorso anti-ideologico, come descrizione oggettiva e realistica della realtà. Se non si sceglie uno specifico campo di appartenenza valoriale, nel tempo si inclina fatalmente verso le ideologie dominanti, proprio perché sono dotate di maggior forza e rispecchiano i rapporti di forza tra i gruppi sociali. È ciò che sta accadendo al M5S, come dimostra il suo avvicinamento alla destra liberista e nazionalista dell’Ukip.

Quinta contraddizione. È molto difficile riuscire a presentarsi al contempo come forza di opposizione anti-sistemica e come forza di governo. La conciliazione tra questi due poli può avvenire solo se una classe dirigente autorevole ha già dimostrato di avere capacità di governo (per esempio a livello locale), se ha e se ha diffuso efficacemente un programma politico che appaia capace di affrontare i principali problemi di un paese, se ha stretto alleanze strategiche con soggetti sociali centrali. Il M5S non ha finora costruito queste tre condizioni. Infine, il sistema politico a cui la “forza antisistema” si oppone deve aver completamente esaurito la sue capacità di ottenere consenso. Questa condizione è stata momentaneamente aggirata dall’effetto-Renzi.

Queste cinque contraddizioni non riguardano solo il M5S. Riguardano, in forme diverse, tutte le principali forze politiche attuali. In particolare, il Pd di Renzi. Quest’ultimo si autorappresenta come antitesi alle forme consolidate della mediazione politica e sociale, ma deve costantemente mediare le proprie politiche con l’Ue e con gli attori economici che lo sostengono. Ha inizialmente agito come una sorta di “movimento” di opposizione al ceto politico, ma è diventato istituzione e governo. Si descrive come forza post-ideologica che supera la distinzione destra-sinistra, ma utilizza retoriche fortemente ideologizzate (competizione, decisionismo, ecc.). La sua ascesa è interamente basata sul carisma mediatico, sulla novità e sull’eccezionalità. Le stesse contraddizioni del M5S potrebbero quindi nel tempo riguardare anche Renzi. Il consenso al suo partito e al suo governo si basano su tre pilastri: il sostegno delle élite economiche; il sostegno dei media; la capacità di valorizzare i diffusi sentimenti antipolitici e la richiesta di rinnovamento. Questi diversi elementi possono risultare difficili da conciliare. La complessità e i tempi della politica potrebbero minare una delle fonti più importanti dell’effetto-Renzi, la serie novità-velocità-rinnovamento. In secondo luogo, le politiche economiche necessarie ad avere il consenso dei ceti medio-bassi non sono compatibili con i vincoli europei e con gli interessi delle élite economiche. Se, però, non saranno almeno parzialmente realizzate, crescerà il divario tra le speranze suscitate e l’azione di governo.

La durata della leadership renziana dipende anche da come riusciranno a organizzarsi i suoi avversari. Il M5S potrebbe avere ancora un notevole spazio politico. Ma dovrebbe affrontare i cinque nodi di cui si è detto. La reazione “fondamentalistica” alla sconfitta elettorale, invece, sembra condurlo nella direzione opposta. Anche per questo, potrebbe crescere lo spazio della sinistra, soprattutto se sarà capace di darsi un profilo riconoscibile e di non generare sfiducia, in chi le ha appena consentito di raggiungere il 4%, sulla sua capacità di sostenere progetti di lungo periodo.

  • O. Raspanti

    Io a queste cinque contraddizioni, che appunto non ringuardano solo il M5S, ma in questo sono particolarmente presenti, ne aggiungerei almeno altre due: innanzitutto l’opacità dell’organizzazione (in parte evocato nell’articolo) e l’uso di una comunicazione aggressiva fortemente impregnata di demagogia.
    Quando si pensi che il M5S ha ricevuto consensi massicci (conto tenuto di circa 25% di astenuti) alle ultime elezioni politiche senza un programma economico (elaborato e scritto solo in seguito), si misura il grado di demagogia e di credibilità della “scelta M5S”.
    È da questo brodo demagogico che possono emergere Berlinguer, la celebrazione delle virtù “comuniste”, quella del separatismo veneto, quella del capitalismo, l’oltre Hitler, Dudù, il processo ai giornalisti, la presenza a Porta a Porta, il Mussolini “grande uomo di stato”, l’aula sorda e grigia, l’alleanza con il broker nazionalista Farage e tutto quanto il lessico delirante e le boutades che abbiamo dovuto sorbirci nelle urgenze degli ultimi anni.
    3 milioni di voti sono mancati all’appello per il M5S alle elezioni europee.

    C’è qualcuno nell’aereo in grado di dare forma e senso a questo guazzabuglio per mettere il M5S in condizione di dare un contributo attivo e progressista alla trasformazione dell’Italia?
    Per non rimanere solo rigurgito.

  • Michele Anunziata

    Anzitutto le pulci: Expo & Venezia docet, ma pure Gianantonio Genovese gli ottanta euro pro manu (Achille Lauro il “Comandante” oltre le scarpe spaiate offriva pacchi di pasta per l’abbisogna momentanea) e la suadente Moretti, la parlamentare mica la birra, che racconta mirabilia della spesa che è possibile farci. Qualche giorno addietro.

    E il tormentone della Spinelli et sodali della lista Tspiras “compagni” di merende: ci vado o non ci vado a Strasburgo? Se Ferrero non fosse segretario come vivrebbe? E il buon Sel(enico) Nik ‘o Barese cerchiobottista sodale del Pd?

    In media res. Grillo e M5S. Di tutto di più e sulla riva guarda il cadavere passare. I Cinque stelle non sono un accidente della “Storia” o un taxi chiamato desiderio. Tutt’altro. Anche se in un clima di sfascio (Grillo?) generale altre che miserrimo quattro virgola uhmm per i “compagni”.

    La forma partito si è dissolta come tutto il resto (60% disoccupazione giovanile al Sud d’Italia mica d’Africa) ma i “compagni” se ne turbano poco hanno il sole dell’avvenire davanti, dientro soprattutto, a certe latitudini anatomiche, ma tant’è.

    Assisto come spettatore non pagante e da tempo agli incontri di box, non ho altri termini, dei cosiddetti grillini. Poi si vota, nero su bianco. Dev’essere quella degenerazione che ci accompagna dalla Grecia sino a Roma attraverso i milleni: democrazia. Brutta bestia.

    Assisto da tempo al confronto, i programmi e quell’idiozia politica che si chiama porta a porta dove andare a prendere, letteralmente, visioni altre del “fare” politica. Poi strano arrivano consensi: alla mia latitudini che è il Texas petrolifero italiano come ben dice il buon Prodi (le trivelle arriveranno a vedersi dalla finestra in mezzo a case e pensare che è territorio metropolitano mica deserto o spiagge balneari estrattifere, e cosa non si fa per la Patria, che non si serve solo con le armi ricordava giorni addietro il buon Benito, Mussolini mica Carxi) prima non c’era nessuno poi due consiglieri regionali. E un altro fresco al comune con duecento milioni di scasso (prossimo commissario dopo che Pdl e Pd meno elle a magioranza han manovrato come Venezia?) del Capoluogo estrattifero. Poi anche un parlamentare a Strasburgo. Poca roba cui trastullarsi, è vero. Ma intanto non si comincia o ricomincia da zero e con tanto di programma su cui poi confrontarsi. Da demagoghi, fascisti,nazisti, stupratori. Il resto? E’ archeologia industriale. Onanismo a tutto spiano infarcito di dotte analisi provenienti da un signore ottocentesco che si faceva mantenere e famiglia dal capitalista massone amico, pur essendo egli di etnia ebraica. Pallingenesi e non è refuso.

    Ah, l’ultima. Il signore che si presenta in questi happening di Cinque stelle è della Sata. Operaio, sindacalista e pure della Fiom che fa delle analisi tutt’altro che peregrine e del perché ha scelto gli “squadristi” M5S e continua a farlo, ed impegnarsi. Dev’essere senz’altro prezzolato dalla “reazione” e pare di rivedere i film don Camillo e Peppone, solo che si è nel Terzo millennio con la fine, viva Iddio, delle cosiddette ideologie a libro paga del Nuovo Ordine Mondiale, dove a tempo debito ci sono stati i “fasci” e adesso quelli del “Manifesto” o gli Spinelli vari e Zorba il greco…La Massoneria rossa in cosa si distingue da quella nera, o scelta altro colore centrista come il buon Renzi? E che chissà mai trovandosi a Bruxelles non ha fatto capatina al Bildeberg hotel olandese (http://www.repubblica.it/economia/2014/05/28/news/bilderberg_copenhagen_fiat_monti-87490149/) facendosi intervistare, tra pari, dalla buon Maggioni dopo il non più necessario palcoscenico dalle scarlatte labbra siliconate di Lilli Gruber, la rossa ex parlamentare a Strasburgo via Pd o partito dissoltosi. Pontifex massimo da La7.

  • marcello giappichelli

    Quello che abbiamo davanti
    Certo i problemi dei 5 Stelle sono tantissimi. Più di cinque. Tuttavia riproporre la prospettiva “riformistica” del capitalismo quando il suo meccanismo interno è in panne (almeno nella vecchia Europa) vuol dire protrarre soltanto una agonia senza uscita (guerra ed eliminazione di forze produttive a parte).

    Queste sono le dimensioni reali del mondo attuale e su queste REALTA’ sarà il caso di confrontarci.

    Tutto il resto sono inutili chiacchiere.

  • O. Raspanti

    Mi scuserà Marcello, ma non ho capito il senso del suo commento (e lo dico senza intenti polemici).
    Se vuole esprimere sostegno al M5S, allora sì, partecipa alle inutili chiacchiere perché Grillo ha sempre sostenuto di essere per il capitalismo e per il consumismo (precisando che non è mai stato di sinistra).
    Se invece vuole ribadire l’attualità de l’opzione comunista (per quanto possa trovarmi d’accordo, almeno nella sua accezione libertaria) mi viene da dire che non solo fa astrazione delle macerie comuniste del secolo breve (c’è anche un partito che appunto ha fatto della rifondazione la sua ragione oltre che il nome, ma non mi sembra che la fase di rielaborazione sia ad uno stadio molto avanzato) ma anche dello stato di cose presente: con quali forze? con quali consensi? con quali numeri?

    Per finire: non credo affatto che la prospettiva riformista sia esaurita. Vero è che l’UE vive sotto dittatura neoliberista da decenni e che, visti i risultati delle ultime elezioni europee, le prospettive sono ben magre.
    Ma è chiaro, per quanto mi riguarda, che bisogna lavorare ad allargare il consenso ad un’ alternativa di sinistra (eco-socialista), che visto il contesto, potrebbe conquistare vasti settori delusi dal riformismo neoliberale della sinistra socialista e socialdemocratica.
    Non è forse un caso che proprio in questi giorni si terranno in Francia delle assise che riuniscono rossi-rosa-verdi delusi dall’hollandismo.
    Il pensiero unico è arrivato a fine corsa?

  • http://www.domusdejana.org Michele Fiori

    Una considerazione: può essere dichiarato anti ideologico un movimento che dichiara (propriamente in faccia) e apertamente al suo avversario politico “non abbaimo niente da dirci : noi siamo per l’acqua pubblica, voi no, noi siamo per la scuola pubblica, voi no, noi vogliamo il reddito di cittadinanza per non far pagare agli “ultimi” il peso della crisi, voi no. Aggiungerei che il PD ha sempre qualche suo rappresentante nel gruppo Bilderberg.. ovviamente. il M5S mi sembra dichiaratemente schierato. Una delle cose più sconvolgenti che dice è questa: se mi vuoi delegare, non mi votare, vota un partito tradizionale, è necessario non un voto, ma un impegno di cittadinanza. Anche il rifarsi alla denominazione “cittadini” è un richiamo culturale e politico, che mostra uno schieramento ( dall’altra parte il sistema politico-finanziario). E’ chiaro però che non si tratta di un movimento “rassicurante”, i suoi messaqgi sono spesso netti, decisi, conditi di aggressività verbale. Il problema è stato più che altro la creazione artificiale di un’attesa di vittoria. ma questo significa anche perdere di vista che 5S ha ottenuto un consenso straordinario, e rimane una forza di opposizione anti sistema come non si vedeva da anni in Italia. Saluti

  • diossina

    sì, poi una parte vuole allearsi con Farage che ha idee totalmente opposte.

  • Stefac79

    Riguardo l’ analisi, vorrei dire cosa ne penso;

    1) sicuramente uno dei problemi da come affermato dall’articolo stesso è riuscire a mettere daccordo mentalità e pensieri diversi e questo è risultato molto difficile primo perchè non siamo in Svizzera ma siamo in Italia, secondo perchè chi partecipa non usa il buon senso ma la tifoseria ideologica. Se la gente facesse un passo indietro e usasse di più il buon senso sarebbe molto meglio.

    Sempre riguardo al primo punto voi dite che :

    ” Il modello orga­niz­za­tivo spe­ri­men­tato finora con­si­ste nel ten­ta­tivo di supe­rare le ten­sioni pre­senti in ogni pro­cesso deci­sio­nale con l’eliminazione dei luo­ghi di discus­sione e deci­sione col­let­tiva.

    Nulla di più falso, visto che il fulcro del M5S sono proprio la rete ( quindi social network, forum ecc…) e i meet-up, luoghi di incotri virtuali e non dove la gente si incontra proprio per parlare di proposte e discussioni varie.

    Per quel che riguarda la ” ricerca paranoica del nemico” vorrei dire che da quando il M5S è entrato in Parlamento ha subito un’attacco mediatico da parte di giornalisti, politici e simpatizzanti di altri partiti che non ha precedenti, basti pensare come è stato screditato venendo spesso additato come pericoloso movimento xenofobo (?) razzista (?) demagogico (?) potenziali stupratori (?) nemico pubblico numero uno (?) fascista (?) sfascista (?) ecc…

    La strumentalizzazione dell’antifascismo usata ad HOC da R. e da B. in campagna elettorale, aggiungendo la vera demagogia degli 80euro (a breve gli italioti capiranno il perchè) ha fatto una presa mostruosa nelle menti dell’elettorato medio, causando lo spauracchio fascista in arrivo ( ricordo che possiamo parlare di antifascismo quando il fascismo è realmente presente, per ora si tratta di dittatura delle élite finanziarie industriali capitaliste), condito poi dalle locuste in arrivo se l’Italia dovesse uscire ipoteticamente dall’eurozona. Per averne un’idea, basterebbe contare durante la campagna elettorale, quante volte è stato scritto o detto sia da B. ( e relativi giornali e TV) sia da R. ( con l’aiuto di giornali e TV) i termini fascista, fascismo, sfascismo, dittatura, dittatore, nazismo, nazista ecc…

    In pratica, se Hitler fosse vivo, con tutta la propaganda che gli si è fatta, avrebbe vinto le elezioni.

    Aggiungo inoltre che, com’era prevedibile, il M5S è stato minato dall’interno ( suo punto debole) da alcune persone ( troll?) che inizialmente erano in perfetto accordo e sintonia con quanto deciso e stabilito alle origini, girando poi la bandiera al momento opportuno, ossia quando il M5S era nel pieno dei consensi, a favore di alleanze varie (PD?) e scusanti del tipo movimento padronale (?), mancanza di democrazia interna (?) ecc, vedi i vari Favia, Orellana ecc…

    Nel secondo punto concordo per la quasi totalità, anche perchè il fatto di essere oltre la destra e la sinistra è un punto molto difficile da far capire a chi per anni è stato vittima del “divide et impera”, la prova che la maggior parte della gente non riesce a staccarsi dalle ideologie ed usare il buon senso, e questo per il movimento resta un bel problema .

    Terzo punto : vorrei capire una cosa : la gente considera Grillo inadatto al governo ( da quando Grillo si candida? ) o il M5S, pero’ elegge gli stessi criminali politici da 20 anni, quelli che hanno portato il paese al disastro ( FI-PDL-FI, PD ecc…) ; e qui mi fermo perchè potrei elencare 2 pagine di scandali dal ’94 in poi.

    Quarto punto ( o questione) : il M5S non si allea con Farage ( e non è detto) perchè improvvisamente è diventato un movimento ultra-liberista, anche perchè le idee presenti nel movimento e le leggi presentate fino ad oggi dimostrano tutto il contrario, ma lo fa perchè per primo è obbilgatorio schierarsi ( non allearsi come da voi affermato) altrimenti non avresti voce, e per secondo perchè il M5S, essendo contro questa europa, ha trovato in Farage l’unica figura alternativa credibile al momento possibile di contrapporsi ai tecnocrati delle élite che formano l’eurozona stessa, e Farage l’ha dimostrato.

    Quinto punto : daccordo sul fatto che la credibilità deriva dal programma, e il M5S per l’europa non ha avuto un programma valido, con posizioni utopistiche ( vedi eurobond) e altri punti in contrapposizione tra loro, quando basntiti da parte della gente, che il M5S elabori almeno 5-6 punti in più da inserire nel programma che riguarda il lavoro, per esempio dovrebbero integrare con proposte per l’aumento degli stipendi, abbassare l’età pensionistica, regolamentare il lavoro ecc…; si è parlato troppo di un RDC come unica alternativa e nessuna proposta per reindustrializzare il paese, senza trascurare un miglioramento delle condizioni lavorative che il neoliberismo ha tolto.

    Renzi : chi ha votato Renzi non ha ancora capito che in realtà ha votato la Padoan che è il maggiordomo della TROIKA stessa, Renzi è stato usato solo come calamita per voti, e ben presto la gente si accorgerà di chi è Padoan e che fine faranno gli 80 euro promessi.

    tava un punto, il secondo più votato dalla rete, che è l’uscita dall’eurzona tramite MMT ( una delle tante soluzioni disponibili), mangiandosi tutti i voti dei sovranisti e facendo scappare l’altra parte di euroscettici.Non ha avuto posizione.

    Per quel che riguarda il programma nazionale, è e resta un programma troppo scarno, specie per quel che riguarda il lavoro, un punto solo ( RDC) non basta per avere delle risposte per far ripartire l’economia. E’ molto importante, specie in questi tempi dove la crisi e il lavoro sono molto se

  • O. Raspanti

    D’accordissimo con diossina. La visione del M5S proposta da Michele Fiori è quanto meno edulcorata.
    Le cose non stanno esattamente come lui pretende. La mano di ferro dei capi si è fatta sentire più volte e i transfughi sono numerosi.
    La campagna elettorale delle europee è stata una Berezina: 3 milioni di voti in meno.
    Pizzarotti osa proporre un’autocritica e il ducetto lo minaccia di espulsione (comunque era già nella lista nera).
    Sono in molti, fra i militanti che si occupano della comunicazione, che si sono lamentati per le pesanti intrusioni di Casaleggio.
    Ho l’impressione che il cemento di questa organizzazione (opaca) è l’ambiguità insita nella demagogia: fino a che Grillo riuscirà a manipolare tutti rimanendo nell’ambiguità del discorso demagogico (buono per tutti i pulpiti e tutti i tempi), il M5S conserverà l’apparenza di un’unione, se il tappo-Grillo dovesse saltare, il partito esploderebbe.
    La scelta di alleanza sul piano europeo è rivelatore: Grillo solo avanzando l’ipotesi di un’alleanza con Farage e il suo gruppo di neonazionalisti, sottolinea la sua più totale autonomia rispetto alle scelte di campo classiche, alle ideologie, agli schemi politici tradizionali. Si pretende anti-ideologico che è poi l’ideologia (e l’illusione) del qualunquismo (sempre risorgente in Italia). Ciò che gli interessa è tirare spallate. Senza avere un’alternativa seria in mano (una buona quantità di buone proposte non fanno un programma di governo, né per l’Italia né per l’U.E.
    Quando guardiamo alle esperienze politiche di gestione del M5S negli enti locali, a me sembra che prima o poi, i rappresentanti locali entrano nella linea di mira del ducetto, perché un fatto sono le chiacchiere e un altro quello di governare una città o una regione. In quei casi l’ambiguità della demagogia non serve più: si deve scegliere. E allora dimissioni a frotte, assi preferenziali che si creano nel M5S, dialogo con l’opposizione, neccessità di scegliere confrontati al reale e all’esguità degli strumenti.
    È interessante sentire Pizzarotti quando dice : “Smettiola di dire che la colpa è sempre degli altri. La colpa è anche nostra”.
    È troppo se vedo in quest’affermazione un’incrinatura (l’ennesima) del consenso dei grillini alla demagogia oltranzista di Grillo?
    Se continuano così, i grilli sbarcano sulla luna.

  • Max lo scettico

    Post interminabile. Sembra un discorso concepito e scritto da un membro di Grillology. A Scientology non saprebbero fare meglio (forse un tantino meno confuso, sì).
    L’M5S è vittima di un complotto mediatico, tanto che noi abbiamo avuto l’impressione di leggere ormai da lunghissimi mesi, ogni giorno, su qualsiasi quotidiano o sito d’informazione, una delle panzanate del leader supremo Grillo, ma ci siamo sbagliati! Era un omonimo, nemmeno parente. Abbiamo avuto l’impressione di vederlo dialogare serenamente con Bruno Vespa? Errore! Era un sosia.

    Almeno Stefac79 riconosce che certe proposte sono state “scarne” (non sa cosa rischia! con un’ammissione del genere).
    Io credo che le scarsità siano numerose in Grillology. Come non annunciare la futura alleanza al Palrlamento Europeo, ai propri elettori. Il regolamento esiste da anni e proprio su queste colonne ne abbiamo anche dibattuto: senza gruppo parlamentare autonomo, la possibilità d’influire sul corso delle cose è minimissima. E allora cosa vanno a fare a Strasburgo che non c’è nemmeno la Boldrini da insultare? Sono debuttanti inesperti o marioli che fanno il gioco delle 3 carte ? (intendo i dirigenti della combriccola)
    Ma il discorso sarebbe lungo e ci porterebbe lontano, e non mi sembra il caso.
    In fin dei conti a chi cerca di rifilarmi cose come Torre di Guardia, gli chiudo la porta nel viso.
    Ho passato l’età delle favole.

  • Stefac79

    La ringrazio, inseriro’ al più presto nel mio CV ” membro di Grillology” .

    Essere membro della P3 mi riesce difficile, anche perchè non vorrei rubarle il posto.

  • petercap

    Quale sinistra ? La lista Tsipras che si sta sbranando internamente con il suo misero 4% e che con Sel ( come al solito) diverra’ il solito serbatoio di voti per la nuova Democrazia Gelli-Renziana ,( visto l’annuncio di Vendola al’indomani delle elezioni europee) ? Per favore lasciate perdere ..

  • petercap

    ho messo un commento ma non appare …anche qui si censura?

  • Max lo scettico

    Voi di Grillology (la setta evocata da Grillo nell’intervista data al Corriere della Sera nel 1995, con un “c’è già, c’è già….[la setta]) alla P3 siete iscritti d’ufficio, honoris causa.
    Siete manipolati e contenti, cosa volere di più?

  • Max lo scettico

    infermieraaaaaa!

  • petercap

    capisco perche’ il Manifesto sta perennemente in crisi…

  • Stefac79

    No no guardi, non rubo posti già presi da altri, non mi permetterei mai di entrare nella P2 o P3 senza il permesso del PD.
    Caso mai volesse argomentare qualcosa senza tirare fuori le solite note cazzate, quali populismi, Grillology, fascismo sfascismo, sette varie, manipolazioni, UFO, e minchiate varie ( tanto questo sapete fare), ne sarei ben felice.
    Se le riesce s’intende …

  • O. Raspanti

    Lascia fare Max, che con Stefac79 hai a che fare con un esperto di minchiate da competizione. Uno che riesce ad inghiottire tutte le minchiate di Grillo ( = 3 milioni di voti persi) e crede anche di poter dare lezioni, è veramente un fenomeno. Gli studiosi si contenderanno il suo cervello, di sicuro.
    Fino a che ce n’è come lui, il capitale (e la Grillo & Casaleggio Associati) può dormire sonni tranquilli.
    Del resto a Grillology o si è formattati per accettare supinamente il pensiero del capo o si è espulsi (quanti senatori e deputati, quanti sindaci e consiglieri, vi hanno lasciato ?).

    Per quanto riguarda la setta consiglio al nostro illuminato membro al servizio della P3 di rileggersi (se mai l’ha fatto) l’intervista a Grillo pubblicata dal Corriere della Sera-Sette del giugno 1995 (è il vostro amato e ineffabile leader che parla di setta, sì proprio di setta), e magari già che c’è potrebbe leggersi l’ultima intervista a Licio Gelli pubblicata solo qualche giorno fa: è tutto contento che ci siano i grillini.

    p.s.: ma voi a Grillology, intelligenti come siete, proprio non ci riuscite a farlo un giornale ? sù, sù, un piccolo sforzo e sono più che convinto che riuscirete a mettere insieme due o tre idee che non siano in contraddizione fra di loro.

    p.p.s.: a dimostrazione dei vostri imbarazzi con il ragionare, rimproveri a Max di parlare di complotti, UFO e “minchiate” varie. Guarda che sei te, nel tuo post, ad aver parlato di “complotto mediatico”. E Grillo in complottismo se n’intende. Ma non bisogna chiedere troppo a chi è abituato a dimenticare quello che ha appena detto per affermare, 2 minuti dopo, esattamente il contrario.

  • Max lo scettico

    Grazie Raspanti per la replica in difesa di quanto da me sostenuto, che peraltro stefac79 non ha letto (o non ha capito), non rispondendo ad alcuna delle questioni (e contraddizioni) sollevate.
    Ma non mi aspettavo altro, perché la replica è il solito guazzabuglio, un minestrone, dove ci sta tutto e il contrario di tutto.
    Senza stati d’animo né dubbi o perplessità.
    Quella del M5S che farebbe paura alla finanza è un’altra storiella buona per gli allocchi: visto che Grillo che ha dichiarato di non essere mai stato di sinistra e di sostenere capitalismo e consumismo, non si vede con quali mezzi possa fare paura alla finanza, ai poteri forti. Uscire dall’UE? La decisione sarebbe presa da un partito che rappresenta un po piú del 15% del corpo elettorale (accipicchia!) e i risultati? L’isolamento dell’Italia e lo strangolamento finanziario?
    Quando uno afferma che senza il 51% lui non governa, significa quello che significa, per chi lo vuole intendere e cioè tanto rumore per nulla e poi via in vacanza in Costa Smeralda con il suo magnifico yacht.
    È le urgenze, le necessità di un popolo che vive una grave crisi?
    Possono aspettare la seconda parte dello show. Pazientemente. I portaborse e i chierichietti si occuperanno, in rete, di tenere accesa la fiamma, come faceva il maggiordomo del duce che si occupava della luce del suo studio a Piazza Venezia, tenuta accesa fino a notte tarda (e malgrado il fatto che il duce fosse altrove o impegnato in congressi non propriamente politici).

    Facciamoci una bella risata.

  • http://www.domusdejana.org Michele Fiori

    Mi fa piacere contribuire alla discussione commentando un’altra frase-slogan di Grillo: “Il comunismo è stato applicato male, il capitalismo no, è proprio così, di rapina!” Come tutti noi sappiamo si sono riuniti in questi giorni a Copenaghen i grandissimi “lupi mannari” del gruppo Bilderberg, che molto probabilmente avranno preso delle decisioni sull’esito della crisi in Italia, Grecia, Ucraina, Spagna.. Ora il problema è quale sia la nostra decisionalità rispetto a questi esiti, in psicologia si utilizza un termine che si rifà evidentemente alla tradizione socialista e libertaria: si tratta di Empowerment di Comunità. Significa che i membri di un gruppo sociale, riconoscendosi come tali trovano il modo di pesare politicamente sulle scelte generali. Come dicevo precedentemente il problema è che il m5s non si identifica tanto con grillo quanto con l’attivismo (l’aspetto di movimento) e il metodo (la rete). rete non solo come internet ma più in generale mettere in rete, rete sociale, collegamento di gruppi uniti da ideologie e intenti sinergici. La rete in questo senso garantisce l’informazione e promuove una democrazia diretta che penso sia un obbiettivo che molti hanno sognato ormai da almeno due secoli. Rispetto alla possibilità di manipolazione io dico, certo la manipolazione deve esistere, ma da parte di tutti i partecipanti, ognuno offre la sua visuale esistenziale che ha lo stesso peso , badate bene, e la stessa possibilità di far arrivare le proprie motivazioni ( ancora uno slogan “uno vale uno”). Saludos