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Internazionale

Cile, più che il governo poté il virus: stop alle proteste

Ma non si fermano le richieste. E ormai certa è pure la sospensione - una manna dal cielo per il governo - del plebiscito sulla nuova Costituzione che era stato convocato per il 26 aprile

Un momento delle proteste in Cile nel dicembre 2019

Un momento delle proteste in Cile nel dicembre 2019

Quello che non ha potuto conseguire il governo in cinque mesi di repressione violenta è riuscito a ottenerlo in pochi giorni il Covid-19: la sospensione delle mobilitazioni di piazza contro il governo Piñera. Anche la Primera Línea, la frangia più combattiva dei manifestanti, ha infatti deciso di abbandonare momentaneamente le strade per non favorire il contagio, esigendo tuttavia dal governo la totale paralisi delle attività e denunciandone la totale incapacità a far fronte alla crisi.

Una denuncia pienamente condivisa pure dalla più morbida Mesa de unidad social, la quale, ponendo l’accento sui ritardi nell’adozione di misure preventive, esige, tra molto altro, il controllo da parte dello stato di tutta la rete sanitaria pubblica e privata, a fronte dell’agonia in cui versa la salute pubblica: appena 2,2 i letti disponibili ogni mille abitanti, peggio di paesi come Tonga, Libano e Libia.

Sommerso dalle critiche, il governo ha decretato lo stato d’eccezione per catastrofe per la durata di 90 giorni, affidandosi in pieno ai militari, e si è infine deciso, mentre i casi di contagio superano i 340, a sospendere le attività lavorative non essenziali.

E ormai certa è pure la sospensione – una manna dal cielo per il governo – del plebiscito sulla nuova Costituzione che era stato convocato per il 26 aprile.

Una volta ottenuto il rinvio del plebiscito, poi, il governo ci metterà un attimo a trovare una soluzione più gradita, per esempio proponendo che sia il prossimo Congresso a occuparsi di redigere la nuova Costituzione. Non a caso la destra pinochetista si stava già dando un gran da fare per evitare una possibile schiacciante vittoria del “sì”, promuovendo marce per il “rechazo” benevolmente scortate dai carabineros.

E se, tra le alternative prese in esame, c’è anche quella di fissare il plebiscito per il prossimo 6 settembre e l’elezione dei costituenti per il 13 dicembre, una raccomandazione a trovare una soluzione unitaria viene dal Collegio medico, secondo cui nessuna decisione dovrà essere adottata alle spalle della cittadinanza.