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Editoriale

A carte scoperte

Il sindaco Marino ha ritirato le dimissioni. Lo ha fatto, come aveva annunciato, entro i venti giorni previsti da quel 12 ottobre quando la scelta di dimettersi era arrivata sull’onda di alcuni esposti per la vicenda degli scontrini fasulli. Ora, finalmente, il Pd, quello romano screditato dall’inchiesta di mafia-capitale e quello nazionale governato dall’uomo solo al comando, è nudo di fronte alla questione romana che in sé, per la via “extraparlamentare” che l’ha connotata, riassume la questione democratica.

Il ritiro delle dimissioni toglie di mezzo alibi e ipocrisie, fa piazza pulita della foglia di fico degli scontrini usati per gestire, con un commissario di gradimento renziano, l’importante partita del Giubileo. È peraltro curioso l’accostamento – da parte del governo – tra la manifestazione cattolica del pellegrinaggio religioso con l’Expo, una manifestazione laica misurata più che con il soffio dello spirito santo con i bilanci tra costi e ricavi. Ancora più curioso che un assessore del Pd, il torinese Esposito, sia andato a spiegare in tv il gran peso avuto, nella vicenda delle dimissioni di un sindaco, dalla “scomunica” del papa in missione a Filadelfia. Come se l’aria di Roma provocasse repentine conversioni.

La scelta di portare la crisi romana nell’aula del consiglio comunale ripulisce un po’ l’aria mefitica provocata da questa brutta commedia gestita dal commissario Orfini in modo catastrofico, e di certo su mandato di Renzi. Perché è evidente che un presidente del consiglio non può “sfiduciare” un sindaco eletto direttamente dai cittadini. Perché è chiaro che un segretario di partito non può decidere di colpire un “suo” sindaco colpevole di nulla quando si è fatto gran vanto di indossare la maglia del politico garantista anche verso dirigenti di partito e amministratori locali indagati dalla magistratura. Oltretutto la linea di far dimettere i consiglieri del Pd potrebbe ottenere il clamoroso risultato, annunciato dalle voci della sera, di incassare addirittura la firma di Alemanno. Un vero capolavoro.

Quali sono allora le colpe politiche del sindaco di Roma? Qual è il bilancio di questi due anni di sindacatura? E quando sarebbero state avvistate queste magagne politiche, se il Pd fino all’anatema papale e fino alla bolla degli scontrini non ne aveva mai fatto questione?

Come mai, dopo mafia-capitale, Marino era considerato un esempio di buona amministrazione, un nemico dei poteri capitolini, un avversario delle potenti lobby (dai vigili urbani, alle alte porpore, ai commercianti, a certi consigli di amministrazione…) e ora, invece, è giudicato un incapace della peggior specie? Le buche nelle strade, la sporcizia, gli autobus scassati, qui, nella capitale, non godono delle attenuanti che vengono riconosciute alle altre amministrazioni (mancanza di fondi, politiche di tagli ai servizi). Anzi abbiamo sentito rispolverare il cliché di Milano capitale morale – il magistrato Cantone ha la memoria molto corta – e magnificare la performance dell’Expo come se né l’una, né l’altra avessero rischiato di affondare negli scandali, nelle ruberie, nelle attività delle grandi famiglie mafiose. E meno male che il presidente della repubblica mantiene il doveroso riserbo, altrimenti il palmarés del sindaco marziano avrebbe fatto il pieno.

La situazione è grave ma non è seria. Chi ne farà le spese, in un modo o nell’altro, sarà il Pd. Ma a essere colpita è anche la gestione democratica di questa vicenda che doveva essere trattata alla luce del sole, in Campidoglio, non nelle stanze del Nazareno, non nel modo fazioso di larga parte dei quotidiani nazionali (quelli locali hanno fatto una opposizione “edilizia” dall’inizio della sindacatura), non attraverso informazioni pilotate e interessate. Marino non è il migliore dei sindaci, il mestiere politico non è il suo, si è mosso fidandosi soprattutto dei “suoi”, del suo cerchio magico. Ma sicuramente non è peggiore di quelli che vogliono fargli le scarpe.

Fin qui abbiamo assistito al primo e secondo atto della tragi-commedia romana. Ora aspettiamo il gran finale. Che per più di qualcuno non sarà indolore. E poi si vada alle elezioni al più presto.

  • RossoVeneziano

    Ma quanto vi piacciono gli “eletti direttamente dal popolo” e quanto disprezzate ormai gli organi elettivi, dal Parlamento ai consigli comunali e regionali! La conversione al presidenzialismo della sinistra radicale è ormai completa. Todo cambia. Viva l’uomo solo, purché ça va sans dire sia il nostro uomo!

  • http://www.villaraspafactory.org/ Peppe Di Santo

    Questa ignominia segna l’inizio della fine di Renzi.
    Troppo grossa e clamorosa la carognaggine antidemocratica a servizio dei poteri secolari occulti e degli apparati e consorterie delle varie mafie. Troppo spudorata la campagna quasi totalitaria di denigrazione che i mezzi di comunicazione di massa fin dall’inizio della sindacatura hanno messo in atto. Su queste cose anche la base ormai piccola ed esausta dei “bravi” cittadini aderenti al PD romano non ha potuto non aprire gli occhi: hanno potuto non voler vedere lo stupro della Costituzione, l’attuazione della peggior politica di destra liberista, le alleanze e connivenze con i cascami del crimine organizzato nelle istituzioni, ecc…, ecc.., ma rispetto alla vita istituzionale e politica della propria città è diventato impossibile non rendersi conto.
    Marino, con tutti i suoi limiti politici e contraddizioni, nel suo essere alfine, messo alla strette da una gogna inqualificabile, persona libera, si è riveluto giustamente molto punk!
    In tutto questo tragico ed affascinante rivelatore vortice umano e politico, dove sta e che fa quella che aspirerebbe ad essere la Sinistra romana?
    Perché cincischia, fa i distinguo, – Eh, ma Marino è liberista…-, -A Luglio si è fatto ingabbiare da Renzi.-, ecc…, ecc… Questi sono i frangenti storici dove, se ci fosse un corpo militante sano e legato alla realtà della Roma proletaria che desidera un’altra città da quella dei decenni trascorsi, questa Sinistra avrebbe già dovuto capire che non si può all’infinito continuare a fare i “terzisti”. Come si diceva: -Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!- Qua stanno giocando tutti gli altri tranne che noi.

  • Festa Rustica

    Analisi lucida ed estremamente corretta. Brava Norma Rangeri !

  • Capitan Arlock PerTsipras

    qualche riga cara signora Rangeri anche sulla vergognosa esperienza di SEL non sarebbe stato il caso di scriverla? vorrei ricordare che qualche tempo dopo l’elezione, Marino, con la sua giunta, avallò gli sgomberi violenti del movimento per il diritto all’abitare, senza che nessuno, ne Peciola, che pure aveva fatto man bassa dei voti della sinistra romana dei movimenti, nè tanto meno in vice sindaco Nieri – dimissionario per aver accattonato un misero posto di lavoro a mafia-capitale – muovessero ciglio o ponessero una pregiudiziale politica. SEL ha invece aspettato che si svolgessero i giochi interni al PD per dichiarare l’uscita dalla giunta, un partito che senza appello si rivela colonizzato da Renzi

  • Michele Anunziata

    Bravo. La sinsitra e quella “radical chic” con flute e tartina alla Manifesto acqua passata è.