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Alias Domenica

Wildt, carcerato del marmo e maschera di guitto

Adolfo Wildt torna nella sua Milano, alla Galleria d'Arte Moderna. Un virtuosismo che conduce a esercizi spericolati, sempre sul limite della retorica: merito dell’allestimento, teatralizzare, e così stemperare, questi vizi. Ma in quella bottega di vizi si formarono Fontana e Melotti...

Adolfo Wildt, la sala della serie «Vir Temporis Acti» (Uomo antico)

Adolfo Wildt, la sala della serie «Vir Temporis Acti» (Uomo antico)

Quando ero giovane e lavoravo per gli altri, mi chiamavano “l’oreggiàt”, tanto bene scavavo e modellavo gli orecchi. Ne avrò fatti più di mille»: così Adolfo Wildt si raccontava, confidandosi a Ugo Ojetti nel 1926. C’è molta onestà in questa autorappresentazione: ammette il virtuosismo, che è abilità ma può essere anche trappola; ammette la serialità, che caratterizzerà sempre la sua vicenda artistica. Di Wildt negli ultimi tempi ci si sta occupando molto. La cosa un po’ può sorprendere, perché il gusto che esprime sembrerebbe molto lontano dalla sensibilità di oggi. È ben noto il debole che ha avuto per lui...

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