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Cultura

Vitaliano Trevisan, il pericoloso sogno dell’autenticità

Il ritratto. Addio allo scrittore e saggista di origini vicentine, morto all’età di 61 anni. Dal romanzo al racconto, dal teatro alla sceneggiatura, una voce che ha indagato i dettagli del proprio tempo. Tra i suoi libri: «I quindicimila passi», «Works», «Il lavoro rende liberi» e «Il delirio del particolare». La scrittura in prima persona è chiamata a rendere ragione di se stessa, e dunque del pensiero, del viluppo di connessioni e flussi mentali degli umani. La postura letteraria, etica e politica, è tale in quanto radicalmente esistenziale, rende analizzabile il caos del paesaggio, la frantumazione della vita, la crudeltà del mondo

Vitaliano Trevisan al cinema Excelsior di Trieste per il film «Primo Amore» di Matteo Garrone (2004)

Vitaliano Trevisan al cinema Excelsior di Trieste per il film «Primo Amore» di Matteo Garrone (2004)

La voce di Vitaliano Trevisan – trovato morto in solitudine venerdì 7 gennaio nella casa che abitava da qualche anno nell’alta Valle del Chiampo, in provincia di Vicenza – era insieme nitida e contorta, capace di dire il tragico dell’esistenza con la precisione di un cesellatore, che non trascura nemmeno il minimo dettaglio nel tentativo di corrispondere alla durezza e alle asperità del reale. Persino beckettianamente divertita dall’insensatezza del mondo e della vita, quella voce era tesa, tagliente, insieme cupa e ironica, visceralmente ossessionata dalla necessità di essere vera, di smascherare, attraverso un rigore insieme sintattico ed etico, le menzogne...

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