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Cultura

Un’infanzia napoletana durante le leggi razziali, tra paura e Resistenza

Memoria presente. «Il bambino che non poteva andare a scuola», di Ugo Foà per Manni. Un libro che scarta rispetto ad un «semplice» e bel volume di memorialistica destinato ad un pubblico giovane: le pagine azzurre che ospitano delle schede storiche per inquadrare quanto narrato consentono di allargare lo sguardo, inseriscono l’esperienza di un bambino ebreo nel mondo che lo circonda e che agisce sui destini di tutti

Ugo Foà è un signore minuto con gli occhi brillanti e un sorriso ironico. Ha un parlare accurato proprio come è puntuale nel suo libro Il bambino che non poteva andare a scuola - storia della mia infanzia durante le leggi razziali in Italia (Manni, pp. 85, euro 12). Un testo tra memoria personale e schede storiche che fanno del volume un’operazione culturale importante e riuscita. La scrittura è semplice e l’esordio disarmante: «Mi chiamo Ugo, Ugo Foà, un cognome che non si fa fatica ad individuare come ebraico. Ne sono sempre stato orgoglioso, tranne in un periodo particolare della...

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