closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Commenti

Una morte che pesa come un macigno

Moussa Balde. C’è, nella sua morte, il segno di una condanna inespiabile per tutto il nostro mondo supponente e indecente. Per le autorità (funzionari di polizia, magistrati, secondini) che ne hanno deciso la detenzione senza interrogarsi sull’ignominia che compivano. Per gli uomini di governo che dichiarano pubblicamente, senza pudore, che ci dobbiamo servire dei dittatori perché ci sono utili a tenere lontani da noi quelli come Moussa

Striscione contro il Cpr

Striscione contro il Cpr

«Non un nome, non un volto, ci hanno provato per giorni a farti scomparire dalle cronache della realtà». Comincia così il messaggio degli attivisti del centro sociale ’La talpa e l’orologio’ di Imperia con cui salutano il ragazzo suicida nel Cpr di Corso Brunelleschi di Torino, luogo famigerato di detenzione e stoccaggio di corpi a perdere, le «vite di scarto» di cui parla Baumann. Si chiamava Moussa Balde, veniva dalla Guinea, il 29 luglio avrebbe compiuto 23 anni. E la sua morte pesa come un macigno su tutti noi. Perché era una vittima - il giovane senza nome, appunto, di...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi