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Cultura

Un paese fermo alle porte del paradiso

Grande Iran. Intervista a Parisa Reza, autrice del romanzo «Giardini di consolazione» per le Edizioni e/o

Rana Javadi, «Quand tu mourrais» (2008, Silk Road Gallery, Téhéran)

Rana Javadi, «Quand tu mourrais» (2008, Silk Road Gallery, Téhéran)

Fotografare un trentennio difficile e carico di speranze come quello attraversato dall’Iran tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento non è semplice. Con il suo romanzo d’esordio, Parisa Reza, scrittrice iraniana trapiantata a Parigi, sembra riuscire nell’impresa. Giardini di Consolazione (edizioni e/o, pp. 256, euro 17, traduzione di Alberto Bracci Testasecca), già pubblicato in Francia due anni fa, ha vinto il prestigioso Prix Senghor, riconoscimento che il mondo della letteratura francofono assegna all’impegno nel creare dialoghi tra culture attraverso l’uso di una lingua comune. NEL 1921, il colpo di stato in Iran mette al potere lo shah, Reza Khan....

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