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Un calesse più che una rivoluzione

Nomine Rai. Al posto del cambiamento assistiamo al solito film, con nomi di basso profilo, trattative politiche sui telegiornali, un’arroganza che speravamo di non vedere più

La cosa più risibile, se non fosse patetica, è l’utilizzo di espressioni enfatiche come «rivoluzione culturale» a fronte di un’operazione né nuova né bella ma del tutto in linea con la tradizione. Fu l’errore di Renzi ed abbiamo visto com’è finita. Ora che Foa è stato bocciato dalla Commissione Vigilanza dicono che si è fermato il cambiamento. Ma se avessero davvero scelto il cambiamento avrebbero messo la Gabanelli, o Freccero, o De Bortoli, o, perché no, uno poco malleabile come Santoro alla presidenza della Rai; e a capo della vigilanza non certo un ex dipendente di Mediaset: e scelto come...

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