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Silenzi e omertà che proteggono lo stragista di Hanau

Licenza di sparare. Le norme europee e anche italiane sulla detenzione di armi rappresentano una porta spalancata non solo per il “lupo solitario”, ma anche per gruppi ispirati da ideologie di stampo xenofobo

Un proiettile ritrovato sulla scena dell’attentato di Hanau

Un proiettile ritrovato sulla scena dell’attentato di Hanau

Quante armi sono legalmente detenute nei Paesi dell’Unione europea? E quanti cittadini hanno una licenza per armi? Domande semplici, finanche banali nell’era dell’informazione in tempo reale, che diventano domande cruciali all’indomani della strage di Hanau in Germania. Tobias Rathjen, detentore di una regolare licenza per porto d’armi e per la caccia, iscritto da otto anni ad un’associazione di tiro a segno a Bergen-Enkheim, in possesso di almeno tre pistole (una Glock 17 calibro 9 Luger, una Sig Sauer e una Walther, tutte legalmente acquistate via internet) e relative munizioni, ha compiuto la strage ammazzando nove persone nel quartiere frequentato da immigrati turchi e curdi della cittadina tedesca utilizzando proprio le armi di cui era regolarmente in possesso.

Prima di lui il simpatizzante nazifascista Anders Breivik che fece 67 morti nella strage di Utoya in Norvegia nel 2011 e poi una lunga serie di mass-shooters che hanno insanguinato il mondo fino a Brenton Tarrant in Nuova Zelanda e a Patrick Crusius in Texas, per citare solo i più recenti.

Suprematismo bianco e identitario, pulsioni razziste, fascinazioni naziste, odio verso gli immigrati e chi sostiene politiche di accoglienza hanno ispirato queste stragi: sono tutti elementi al centro dell’attenzione internazionale. Poca attenzione è posta, invece, sulle norme che regolano la detenzione di armi da parte dei civili. Che non andrebbero sottovalutate. È vero: è la propaganda politica che infiamma le menti. Ma sono le leggi sulle armi che permettono di armare il braccio. Puoi avere tutto l’odio che vuoi, ma se non hai armi fare una strage diventa complicato. Lo si è visto lo scorso ottobre sempre in Germania quando il neonazista 27enne tedesco, Stephan Balliet, in divisa militare e telecamera sull’elmetto ha cercato di compiere una strage alla sinagoga di Halle. Le armi che si era fabbricato artigianalmente si sono inceppate e l’attentatore, dopo aver ucciso due passanti, ha dovuto desistere.

Non siamo negli Stati Uniti dove le armi si possono acquistare al supermercato; ma è anche vero che in gran parte dei paesi europei non è affatto difficile ottenere una licenza per armi. In Italia e nei paesi europei a qualunque cittadino incensurato, esente da malattie nervose e psichiche, non alcolista o tossicomane, è infatti generalmente consentito di ottenere una licenza dopo aver superato un breve esame di maneggio delle armi.

E non sono poche. Nell’estate del 2018, il governo Conte, su pressione della Lega e con il consenso del M5s, è infatti riuscito, unico in Europa, a recepire in senso estensivo la direttiva comunitaria che avrebbe dovuto restringere le maglie sulle armi: il numero di “armi sportive” (tra cui i fucili semiautomatici tipo AK-47 o AR-15) è stato raddoppiato portandolo da sei a dodici ed è stata raddoppiata anche la capacità dei caricatori acquistabili senza denuncia (da cinque a dieci colpi).

Un autentico regalo ai produttori di armi. Così, oggi, con una semplice licenza per tiro sportivo, per la caccia o per mera detenzione (nulla osta), è possibile tenersi in casa tre pistole con caricatori fino a 20 colpi, dodici “armi sportive” con caricatori da 10 colpi e un numero illimitato di fucili da caccia. Un autentico arsenale.

Ecco perché sarebbe importante sapere non solo quanti civili hanno una licenza per armi, ma anche quante armi sono legalmente detenute nelle case dei cittadini italiani ed europei. Si scoprirebbe, ad esempio, che vi sono diversi gruppi che detengono un ampio numero di armi altamente letali. Sono gruppi che associano pratiche di cosiddetto tiro dinamico ai “giochi di guerra simulata” nei boschi tra formazioni di tipo paramilitare con armi soft-air: un perfetto addestramento alla guerriglia. Gruppi spesso in collegamento tra loro su internet con profili riservati e non accessibili al pubblico.

Un fatto è certo: le norme europee e anche italiane sulla detenzione di armi rappresentano una porta spalancata non solo per il “lupo solitario”, ma anche per gruppi ispirati da ideologie di stampo xenofobo e razzista. Fingere di non saperlo non contribuisce alla nostra sicurezza.

*Analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa (Opal)


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