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Siamo preda di lupi artificiali. Perché una Costituzione della Terra

Diritti universali. Per la prima volta l’umanità è accomunata da un interesse generale ben più vitale del passato: quello alla sopravvivenza dell’umanità e all’abitabilità del pianeta

Ci sono problemi globali che non fanno parte dell’agenda politica dei governi nazionali, anche se dalla loro soluzione dipende la sopravvivenza dell’umanità: il salvataggio del pianeta dal riscaldamento climatico, i pericoli di conflitti nucleari, la crescita delle disuguaglianze e la morte ogni anno di milioni di persone per mancanza di alimentazione di base e di farmaci salva-vita, il dramma di centinaia di migliaia di migranti ciascuno dei quali fugge da un problema irrisolto.

Questi problemi non sono, né possono essere affrontati dalle politiche nazionali, inerti e impotenti perché ancorate agli spazi ristretti delle circoscrizioni elettorali e ai tempi brevi delle elezioni e dei sondaggi. E tuttavia è certo che 7 miliardi e 700 milioni di persone, 196 Stati sovrani dieci dei quali dotati di armamenti nucleari, un capitalismo vorace e predatorio e un sistema industriale ecologicamente insostenibile non possono a lungo sopravvivere.

È DA QUESTA banale, elementare consapevolezza che è nata l’idea di dar vita a un movimento diretto a promuovere una Costituzione della Terra. Non si tratta di un’ipotesi utopistica. Si tratta al contrario della sola risposta razionale al medesimo dilemma che si propose quattro secoli fa a Thomas Hobbes: la generale insicurezza determinata dalla libertà selvaggia dei più forti, oppure il patto di convivenza pacifica, di non aggressione e di mutua solidarietà, sulla base del divieto della guerra e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani nei diritti vitali. Ma il dilemma odierno è ben più drammatico di quello concepito da Hobbes. L’attuale società selvaggia dei poteri globali è una società popolata non più da lupi naturali, ma da lupi artificiali – gli Stati e i mercati – sostanzialmente sottratti al controllo dei loro creatori e dotati di una forza distruttiva incomparabilmente maggiore di qualunque armamento del passato. Non solo.

Diversamente da tutte le altre catastrofi passate – le guerre mondiali, gli orrori dei totalitarismi – la catastrofe ecologica e quella nucleare sono in larga parte irreversibili, e forse non faremo a tempo a formulare nuovi “mai più”. Per la prima volta nella storia c’è il pericolo che si acquisti consapevolezza della necessità di un nuovo patto quando sarà troppo tardi.

QUEL PATTO di convivenza pacifica, non dimentichiamo, era già stato stipulato dall’umanità all’indomani della seconda guerra mondiale e della liberazione dal nazi-fascismo, quando insieme alle Costituzioni rigide degli Stati liberati fu formulato quell’embrione di Costituzione del mondo che è la Carta dell’Onu e le tante Dichiarazioni e Convenzioni dei diritti umani. Ma queste Carte richiedevano norme di attuazione che sono mancate: l’attuazione del capo VII della Carta dell’Onu e perciò il monopolio sovranazionale della forza e lo scioglimento degli eserciti nazionali, la creazione e soprattutto il finanziamento di istituzioni globali di garanzia dei diritti alla salute, all’istruzione e alla sussistenza; l’istituzione di un demanio planetario diretto a sottrarre al mercato beni comuni come l’acqua potabile, l’aria, i mari, le grandi foreste e i ghiacciai. Tutto questo non è stato fatto. I diritti proclamati sono rimasti sulla carta, come promesse non mantenute.

LA COSTITUZIONE della Terra che vogliamo promuovere intende perciò integrare il costituzionalismo odierno sotto due aspetti. In primo luogo allargandolo in tre direzioni: quale costituzionalismo globale e non solo statale, a garanzia dei beni comuni e non solo dei diritti fondamentali, nei confronti dei poteri dei mercati oltre che degli Stati. In secondo luogo prevedendo, oltre alle tradizionali istituzioni legislative, giudiziarie e di governo, anche le istituzioni di garanzia dei diritti e dei beni fondamentali, nonché il loro finanziamento ad opera di un fisco globale.

UN COSTITUZIONALISMO della Terra è insomma possibile. A suo sostegno, oltre al realismo e alla ragione, c’è una novità. Per la prima volta nella storia l’umanità è accomunata da un interesse pubblico e generale assai più ampio e vitale di tutti gli interessi pubblici del passato: l’interesse di tutti alla sopravvivenza dell’umanità e all’abitabilità del pianeta Naturalmente i potenti interessi che ad esso si oppongono non consentono nessun ottimismo. Ma occorre distinguere tra improbabilità politica e impossibilità teorica, se non vogliamo occultare le responsabilità della politica e legittimare l’attuale deriva con la tesi che non esistono alternative alla realtà come è.

Siamo infatti convinti che è proprio questa la vera utopia: l’idea che la realtà possa rimanere a lungo come è, e che potremo continuare indefinitamente a basare le nostre democrazie e i nostri spensierati tenori di vita sulla fame e la miseria del resto del mondo, sulla forza delle armi e la devastazione del pianeta, senza andare incontro a un futuro distruttivo.

DI QUI LA NECESSITÀ di mettere all’ordine del giorno del dibattito pubblico il tema, finora ignorato, di un processo costituente della democrazia cosmopolitica. Per questo abbiamo progettato una scuola “Costituente Terra”, il cui ruolo non è quello di insegnare, bensì di sollecitare la riflessione collettiva e l’immaginazione teorica in ordine alle tecniche e alle istituzioni di garanzia idonee a fronteggiare le sfide e le catastrofi globali. Per questo diffonderemo il nostro appello anche fuori del nostro Paese e tenteremo di coinvolgere in questa riflessione collettiva giuristi, economisti e teorici della politica di tutto il mondo.

SE IL NOSTRO progetto avesse solo l’effetto di mettere all’ordine del giorno la riflessione teorica e politica su queste tecniche e su queste istituzioni sovranazionali di garanzia, avrebbe raggiunto un suo essenziale obiettivo.

* Si inaugura oggi alla Biblioteca Vallicelliana a Roma (piazza della Chiesa Nuova 18) la Scuola “Costituente Terra” la cui istituzione, con l’appello “Perché una storia continui”, fu annunciata sul Manifesto del 27 dicembre. Pubblichiamo la relazione di Luigi Ferrajoli che illustra l’obiettivo di una “Costituzione della Terra”


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