Canti e cinguettii di uccelli, rami intricati e balenanti, oggetti che si accendono e spengono nella penombra, telefoni che inviano messaggi risvegliando attività banali e confondendosi con il paesaggio sonoro (riprodotto con artificio) della natura.

Foto Lorenzo Morandi

UNA PRIMA SALA immersiva in cui lo spettatore non riceve informazioni se non sensoriali ed emotive e un’altra, invece, dove si alza il sipario sull’intento concettuale che struttura l’intera mostra, attraverso documenti, scie acustiche, elementi messi in risalto. È questa l’esperienza totale che propone l’artista Eugenio Tibaldi (Alba, 1977), chiamato a rappresentare l’Italia nella prima edizione della Biennale di Malta. Per farlo, nella selezione anche dei reperti, ha lavorato in stretta consonanza con Heritage Malta (team di scienziati di varie discipline che si che si occupa della tutela del patrimonio culturale locale). Sul piatto artistico, c’è la Storia rimossa, un inconscio politico che torna in superficie.

Foto Lorenzo Morandi

IL SUO PROGETTO Informal Inclusion, allestito nel padiglione di Villa Portelli, Kalkara, a cura di Francesca Guerisoli e Nicolas Martino (promosso dalla Direzione generazionale creatività contemporanea del Mic, in collaborazione con l’Ambasciata, l’Istituto di cultura di La Valletta, la Quadriennale e prodotto dalla Fondazione La Rocca), è un «dispositivo estetico costruito intorno a una consapevolezza tragica», scrive Martino, che scaturisce dall’aver trasformato il Mediterraneo in un «sottosuolo» abitato da sogni di morti.
È un giardino degli imprevisti quello coltivato da Tibaldi che lascia riaffiorare memorie culturali e coloniali, narrando storie solo in apparenza marginali le quali, in frammenti tutti connessi fra loro, finiscono per abitare quello spazio.

LE DESCRIZIONI dei volatili, la sapienza ornitologica, il loro canto, il tracciamento delle rotte migratorie degli uccelli che dalle coste africane si fermano per una notte a Malta, prima di riprendere il viaggio, si fanno metafora di tragitti umani millenari. Quegli uccelli passeggeri, liberi di andarsene e un giorno di tornare seguendo la stagionalità della vita, per Tibaldi «disegnano» un poetico escamotage per raccontare altri flussi, in un parallelismo che rimanda anche alle dinamiche naturali e sociali.

COSÌ VOLATILI E UMANI, specie diverse di viventi che condividono destini simili, sulla terra e sul mare, diventano gli alfieri di un nuovo mondo radicale. Sono le «voci» collettive di un Mediterraneo che invece di far affondare negli abissi preferisce increspare la sua distesa d’acqua al passaggio dei migranti, non imprigionando nessuno ma lasciando che chiunque si autorizzi a desiderare senza morirne