Sciopero di 24 ore in tutti i porti italiani indetto da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Usb contro la strage degli operai morti per il lavoro. È accaduto ieri quando alla notizia di un operaio morto nel porto diTrieste si è aggiunta quella di un altro operaio deceduto in maniera atroce a Civitavecchia.

Alberto Motta, 29 anni, è rimasto schiacciato ieri mattina da un mezzo per il trasporto container su una delle banchine del porto di Civitavecchia. L’operaio prestava servizio per la società che gestisce nello scalo il terminal dei container.

Ventiquattro ore prima un altro morto del lavoro è caduto nel porto di Trieste. Paolo Borselli, operaio di 58 anni, ha perso la vita dopo esser caduto in mare. Dipendente dell’Alpt, l’agenzia per i lavoratori portuali, Borselli è caduto mentre era impegnato in una retromarcia con il muletto. Subito dopo l’incidente i portuali triestini hanno organizzato una protesta al varco quattro.

Dai porti ai trasporti. Andiamo a Savona. Sempre ieri un altro operaio, il capo officina dell’azienda di Trasporto pubblico locale della città ligure, è morto. Si chiamava Stefano Macciò. Aveva 53 anni ed era nato a Sassello. È rimasto schiacciato mentre di staccare un autobus da un carro attrezzi. «La tragedia ha sconvolto tutti» hanno detto il sindaco di Savona Marco Russo e Simona Sacone, presidente dell’azienda locale di trasporto pubblico. «Questa morte – hanno sostenuto i segretari di Cgil, Cisl e Uil Liguria – è l’ultimo tassello di un’inaccettabile strage silenziosa che non può e non deve rimanere tale. La politica si faccia carico di vincere questa battaglia».

Trieste, Civitavecchia, Savona. In tutti questi casi la magistratura ha aperto un’inchiesta. Ci si augura che le responsabilità siano appurate e che queste morti non siano dimenticate.

Tre operai morti in un giorno. La media della strage è mantenuta. è quello che accade ogni giorno in Italia mentre si spendono parole inutili sulla sicurezza, sugli ispettori del lavoro, sulle leggi da fare o ripensare. Tutto resta uguale. Solo nel 2022 oltre mille morti. Il capitale va avanti, lo Stato è impotente, i lavoratori muoiono come mosche sui luoghi di lavoro, oppure per raggiungerli. E non parliamo degli incidenti. Una guerra nei cantieri, ovunque feriti. Nell’impotenza di un sistema che «deve» crescere anche sul sangue.

Per i sindacati «è urgente un intervento fattivo e concreto che fermi questa strage. Ci impegniamo fin da subito, nel mettere in campo iniziative con le istituzioni e parti datoriali, mirati a produrre azioni concrete e tempestive, a partire dall’attuazione dei dispositivi che prevedono l’accompagnamento all’esodo dei lavoratori portuali». È anche “indispensabile» il rafforzamento della formazione «che ridurrebbe sicuramente l’esposizione al rischio» e «l’aggiornamento della legge sulla sicurezza e salute dei lavoratori portuali».

«Un disastro – ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini al Congresso della Fillea Cgil a Modena – di fronte al quale bisogna cambiare radicalmente anche la cultura, si continua a pensare che la salute e la sicurezza siano un costo, invece devono essere un investimento. Soprattutto bisogna superare la logica del massimo ribasso, dello sfruttamento, che è quello che sta determinando anche questa situazione. C’è bisogno che il governo intervenga. E bisogna introdurre la patente a punti».

«Se c’è una guerra da dovere combattere l’unica è quella contro gli omicidi sul lavoro. Bisogna istituire il reato di omicidio di lavoro» sostiene il sindacato Usb.

Dello stesso avviso è Peppe De Cristofaro (Alleanza Verdi-Sinistra) che ha anche chiesto l’istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare.