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Sardine, tra partito e movimento non c’è contraddizione

Corpi intermedi . Di entrambi c’è bisogno: dei primi per organizzare la partecipazione e la selezione del personale politico intorno e per attuare progetti riconoscibili e specifici; dei secondi per tener sveglia la cittadinanza attiva che non deve necessariamente stare solo nei partiti

Manifestazione delle Sardine a Roma

Manifestazione delle Sardine a Roma

Scrive Alberto Leiss su il manifesto di ieri che sulla questione se le Sardine debbano o no diventare partito ho idee contraddittorie, le idee appunto espresse nel mio intervento su la Repubblica di domenica scorsa. In quell’articolo dicevo due cose: che le Sardine non dovrebbero farsi partito; e che le Sardine svolgono una funzione importante di sveglia dei problemi nei quali annaspa il nostro paese: per esempio, la questione Meridionale e la questione Settentrionale. Incontrando i ministri Provenzano e Boccia ponevano questi problemi molto opportunamente; nel frattempo mettevano in evidenza la crisi della rappresentanza politica, poiché un movimento si incarica oggi di fare quel che in passato facevano i partiti. E qui sarebbe la mia contraddizione: non auspico un partito delle Sardine ma valuto positivamente il ruolo di quasi-partito che le Sardine hanno quando incontrano i ministri e pongono problemi nazionali.

Credo non ci sia contraddizione. I partiti non sono i soli “corpi intermedi” di cui si compongono le democrazie rappresentative. Ovvero, tra i partiti e la moltitudine dei cittadini sono necessari e utili sia le associazioni che i movimenti (le Sardine sono un movimento). Sostenere questo non significa affatto contraddirsi. I corpi intermedi sono infatti di due tipi: partiti politici e movimenti. Di entrambi c’è bisogno: dei primi per organizzare la partecipazione e la selezione del personale politico intorno e per attuare progetti riconoscibili e specifici; dei secondi per tener sveglia la cittadinanza attiva che non deve necessariamente stare solo nei partiti. Cittadinanza attiva e di sorveglianza di quel che avviene nelle istituzioni o che non avviene. Cittadinanza attiva che faccia azione di tonico e di sprone dei partiti.

Ecco perché nell’articolo su Repubblica di domenica scorsa mi auguravo che le Sardine non diventassero un altro partito. C’è anche bisogno di movimenti, non solo di partiti. Non è compito delle Sardine mettere in piedi un partito della sinistra, anche se la loro azione di attiva sensibilizzazione dovrebbe stimolare la formazione di un campo partitico che può nascere con il Pd e gli altri gruppi politici collocati alla sua sinistra. Ciò non significa che alcuni leader delle Sardine possano entrare a far parte di progetti partitici messi in moto dai partiti esistenti o in via di riorganizzazione. Ma quando si parla di corpi intermedi occorre evitare di pensare che essi siano solo fatti di partiti, o che i partiti debbano riassorbire tutte le voci e le forme di presenza attiva. Dovremmo evitare di passare da un estremo a un altro: per due decenni e più i partiti erano niente e dovevano anzi essere liquidi e liquidati perfino; oggi, in reazione a ciò, si vorrebbe che i partiti siano tutto.

Riorganizzare il partito di centro sinistra è fondamentale. E le Sardine possono aiutare questo processo facendo il loro lavoro di movimento. È evidente che questa funzione movimentista è a termine, ma mentre agisce e opera svolge una funzione importante: di sorveglianza e di attivismo di cittadinanza. I partiti del passato, organizzati come eserciti in campo, non sono più un modello per l’oggi; quella disciplina di credenze e di azione non fa parte del mondo orizzontale nel quale oggi siamo immersi. Per questo, o meglio, anche per questo, la riorganizzazione dei partiti avverrà secondo schemi e metodo diversi da quelli del passato, più deliberativi e meno dirigistici; e più attenti a quel che bolle fuori, ovvero ai movimenti che nascono nella società.

Se dovessi proporre un’immagine alla società intermediata che auspichiamo, questa sarebbe fatta di partiti e di movimenti, non di partiti soltanto; ma nemmeno di movimenti-partito (5stelle) o di partiti per il capo (Italia Viva) o di partiti del capo (Lega di Salvini). Movimenti civili di cittadinanza attiva e partiti organizzati secondo progetti identificabili, con confini e quindi non inclusivi di moli indifferentemente (come invece i movimenti) e con mezzi e strumenti (digitali e fisici) attraverso i quali sviluppare e coltivare una vita interna di deliberazione, discussione e decisione.


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