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Cultura

Roberto Calasso, la biblioteca sontuosa che ha squadernato il Novecento e la lettura

ADDII. Un ritratto dello scrittore ed editore, scomparso all’età di 80 anni. Adelphi è stata la sua impresa cruciale. «Le nozze di Cadmo e Armonia» (1988) è il suo libro più noto. Tra la narrativa e il saggio si è mosso da Omero a Baudelaire, da Kafka a Tiepolo, da Talleyrand a Turing. Nel giorno della sua morte escono due suoi brevi testi autobiografici, uno dedicato a Bobi Bazlen, l’altro imperniato sui suoi primi dodici anni fino al 1954, «Memè Scianca». Sua la lungimiranza per scrittori della Mitteleuropa: da Joseph Roth a Karl Kraus, da Robert Walser ad Alfred Kubin e Thomas Bernhard, fino a Danilo Kiš e Milan Kundera

Roberto Calasso / foto LaPresse

Roberto Calasso / foto LaPresse

Quando, nel 2001, esce una raccolta di lezioni di Roberto Calasso – La letteratura e gli dèi – uno dei maggiori poeti americani contemporanei, Charles Simic, la recensisce sulla «New York Review of Books». Per l’epigrafe iniziale Simic sceglie una frase di Stéphane Mallarmé: «Tutto, al mondo, esiste per finire in un libro». Quella frase contiene forse il miglior saluto da rivolgere a Calasso, nel momento in cui giunge la notizia della sua morte. È banale notarlo, eppure non può non colpire che la sua scomparsa arrivi proprio nel giorno in cui escono due suoi brevi libri autobiografici, uno dedicato...

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