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Visioni

Riti vodoo e sadici delitti nella provincia dormiente

Cannes 67. Alla Quinzaine arriva il film di Fabrice Du Welz, Alléluja, una storia di passioni e fragilità giocato con un registro ferocemente grottesco

Cineasta fuori misura, Fabrice Du Welz si è costruito una solida reputazione da maverick, eccedendo gli angusti limiti della presto implosa nouvelle vague horror transalpina. Bizzarro animale cinefilo, Du Welz non è un Winding Refn. Al di là dei ceri accesi sull’altare dei numi tutelari della serie B e Z, possiede un gusto che osa mettere in relazione mondi estremamente distanti fra loro come dimostra, per esempio, il controverso Vinyan nel quale il macroriferimento a Oltre Rangoon s’intreccia con Ma come si può uccidere un bambino? Alléluia, che segue Colt 45, evidenzia, in maniera incontrovertibile, il limite la potenza del...

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