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Visioni

La Rappresentante di lista: «La musica tra arte e politica»

Incontri. Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina formano il duo tra i più rappresentativi della scena indie. Il grande pubblico li ha scoperti per la prima volta a Sanremo

La Rappresentante di lista

La Rappresentante di lista

La partecipazione al Sanremo 2020 del duo La rappresentante di lista si è “limitata” all’esibizione nella serata delle cover, insieme a Rancore e Dardust con il brano Luce, ma non per questo il loro passaggio non si è fatto notare. Il duo, composto da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, è senza dubbio una delle realtà musicali più sfaccettate e politiche degli ultimi anni e la conversazione non poteva che iniziare con alcune considerazioni riguardo alle polemiche sulla scarsa presenza di cantanti femminili in gara «Viviamo in un paese dove la meritocrazia è un valore ormai “assorbito” e assoggettato al sistema» esordisce Veronica «Ci hanno privato anche di questo termine e dunque ben vengano le quote rosa perché forse serve una sorta di imposizione. Per un pubblico che non riesce fino in fondo ad avere un punto di vista diverso, bisogna creare delle forzature in modo che certi concetti inizino ad essere considerati come normalità. Concettualmente è terrible parlare di quote rosa ma per creare un punto di vista diverso bisogna forzare la mano, senza mai scadere nel regime o nell’imposizione altrimenti diventa dittatura» Dario aggiunge poi «Crediamo che la donna, nell’epoca del tramonto del maschio, sia l’unico vero corpo politico della musica. La voce femminile può avere questo potere, può portare un’altra visione perché racconta un disagio e può sfogare con il canto millenni di patriarcato».

PER I DUE ARTISTI l’impegno politico è sempre andato di pari passo con la crescita musicale «La nostra esperienza artistica è nato al Teatro Garibaldi Aperto di Palermo durante l’occupazione, sulla scia del Valle a Roma” proseguono entrambi «Siamo stati impegnati fin da subito a cercare di portare una contro-narrazione rispetto a certi canoni, anche estetici. Esibendoci anche nel contesto di festival di cinema necessari e coraggiosi come il Sicilia Queer di Palermo. Quello che vogliamo è ragionare sul lessico, su una narrazione che sia politica nel senso di possibilità di una prospettiva diversa. Certe parole, con la caduta delle ideologie, si sono completamente annientate e vogliamo riprendere possesso di alcuni termini “massacrati” come rivoluzione, utopia o pace. Negli ultimi anni – parallelamente al declino dei partiti e delle ideologie del pensiero politico “alto” – la musica ha subito lo stesso deperimento. Nessuno racconta più un futuro diverso, tutti raccontano l’oggi e c’è la folle idea che per stare nel proprio tempo sia necessario raccontarlo. Quando invece penso che dovremmo immaginare il futuro e che l’arte debba essere “veggente” e guardare al di là».

DOPO I SUCCESSI crescenti – culminati quest’anno con l’inserimento del brano Questo corpo nella colonna sonora di The New Pope di Sorrentino – per Veronica e Dario il senso di responsabilità non è cambiato «Il nostro impegno è sempre quello dei tempi del primo disco, quando suonavamo dentro le macchine per due persone. Continueremo a proporre cose oblique e trasversali. Forse ora le cose sono più divertenti perché il pubblico si è ampliato e la gente ha voglia di meravigliarsi. L’idea che il pubblico sia un qualcosa che ha bisogno solo di intrattenimento è falsa. E’ un problema di chi produce musica e pensa al pubblico solo come a un contenitore nel quale sfornare hit»